Con il Decreto Lavoro e Imprese è arrivata la fine ufficiale del bonus Cashback, cioè il tanto amato sconto del 10% applicato agli acquisti su carta, se registrata al programma.

Certo i nemici del Cashback di Stato sono sempre stati molti e autorevoli, lo stesso Draghi non ha mai nascosto la poca simpatia per la misura.

Arriva così una sospensione “temporanea”, almeno per ora, in vigore dal 1 luglio al 31 dicembre 2021.

C’è però una buona notizia, perché se un bonus scompare un altro fa il suo ingresso trionfale rimpiazzandolo, cioè il nuovissimo bonus bancomat.

Si tratta di un incentivo parallelo perché continua ad erogare bonus quando si effettuano spese con carta o bancomat, ma il contributo questa volta è pensato per gli esercenti.

Consiste infatti in un triplice credito d’imposta per Partita Iva, il primo dei quali annulla di fatto ogni tipo di commissione applicata ai pagamenti con carta e bancomat, il secondo invece restituisce fino a 160 euro per le spese affrontate dai negozianti proprio per munirsi del POS.

In ultimo, il credito d’imposta più generoso rimborsa fino a 320 euro per i costi volti all’acquisto o il noleggio nel 2022 di sistemi di pagamento in grado di archiviare elettronicamente e trasmettere i dati.

Infine, vale la pena di chiarire, vista la confusione generata, che il bonus Cashback è stato per ora solo sospeso e non cancellato e che tale provvedimento in alcun modo riguarda la Lotteria Scontrini, ancora perfettamente attiva.

Bonus bancomat, triplice credito d’imposta e addio alle commissioni sul POS

L’articolo 22 del Decreto Legge 124/2019 stabiliva già la possibilità di avere per gli esercenti un rimborso del 30% sulle commissioni che di solito si applicano quando si accettano i pagamenti con il POS, cioè mediante carta o bancomat.

Il Decreto Lavoro e Imprese con l’articolo 1 va sostanzialmente a modificare ed integrare questa normativa alzando al 100% il credito d’imposta spettante, cioè il rimborso sulle commissioni bancomat effettuate dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022. Più chiaramente, fino a luglio dell’anno prossimo le commissioni sul POS saranno praticamente azzerate per gli esercenti.

L’intero bonus bancomat, con i suoi tre distinti crediti d’imposta, va a sostituirsi al Cashback di Stato, in linea con il piano più generale del governo Draghi, che è quello di eliminare i micro bonus rivolti a tutti i cittadini senza distinzione e riconvertirli in fondi utili ad erogare maggiori incentivi per la Partita Iva.

160 euro alle Partite Iva che si dotano di POS grazie al bonus bancomat

Il secondo dei crediti d’imposta, che fa parte del meglio noto bonus bancomat, arriva alla cifra massima di 160 euro erogati come rimborso per le spese sostenute, sempre dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022, al fine di munirsi di POS e accettare i pagamenti con carta o bancomat.

Le Partite Iva potranno usare questo credito per ogni tipo di spesa associata al dispositivo, noleggio, acquisto e installazione. Tuttavia il rimborso non sarà totale ma spetterà, sempre entro il limite di 160 euro, in una percentuale diversa a seconda di quale sia stato il fatturato dell’attività nella precedente dichiarazione dei redditi.

Nel dettaglio sarà restituito:

  • il 70%, ai fatturati entro i 200.000 euro;
  • il 40%, se il fatturato eccede i 200.000 euro, ma non supera 1 milione di euro;
  • il 10%, se il fatturato è compreso tra 1 e 5 milioni di euro.

Mentre il bonus bancomat non sarà fruibile dalle attività i cui guadagni superino i 5 milioni di euro annui.

Ultimo e più generoso credito d’imposta per Partita Iva: 320 euro

Il più generoso dei crediti del bonus bancomat restituisce ben 320 euro e copre acquisto, noleggio e installazione di quelli che si definiscono sistemi avanzati di pagamento, cioè che siano in grado di trasmettere telematicamente e di archiviare i dati in formato elettronico. 

Sono ammesse tutte le spese effettuate dal 1 gennaio al 31 dicembre 2022 e il funzionamento di questo credito d’imposta è molto simile al precedente, cioè sarà restituita una percentuale diversa in base all’ultima dichiarazione dei redditi, ma sempre entro il limite di 320 euro:

  • il 100%, ai fatturati entro i 200.000 euro;
  • il 70%, se il fatturato eccede i 200.000 euro, ma non supera 1 milione di euro;
  • il 40%, se il fatturato è compreso tra 1 e 5 milioni di euro.

Anche in questo caso i fatturati oltre i 5 milioni di euro all’anno non possono beneficiare dell’agevolazione.

Che cos’è un credito d’imposta e come si usa

Prima di passare agli  aggiornamenti sul bonus Cashback è bene soffermarsi a spiegare cosa sia un credito d’imposta, così da capire meglio il funzionamento del bonus bancomat.

Il credito d’imposta non è un contributo a fondo perduto, cioè non sono soldi che lo Stato versa ai cittadini, ma sono importi che restituisce ai contribuenti attraverso una riduzione delle tasse da pagare. In parole povere per le Partite Iva e le attività non si tratta di liquidità erogata, ma di uno sconto applicato sulle tasse da pagare a fine anno.

Si può infatti usare il credito d’imposta al fine di colmare i debiti con l’erario è in alcuni casi chiedere la restituzione degli importi nella dichiarazione dei redditi.

Spiegazioni più dettagliate su cosa sia in genere il credito d'imposta e il suo funzionamento le trovate nel video YouTube di Piero Pozzana:

  

Il bonus bancomat si porta via il Cashback di Stato!

Con l’introduzione di questo nuovo bonus bancomat di fatto aumentano i Ristori alla Partita Iva, ma sparisce quello che era un bonus molto popolare tra i cittadini, cioè il Cashback di Stato.

I due bonus sono infatti paralleli anche perché hanno una finalità in comune, ovvero quella di essere degli incentivi finalizzati alla riduzione del denaro contante in circolazione e quindi una forma di lotta all’evasione fiscale.

Soltanto, dove il Cashback di Stato perseguiva il suo compito erogando rimborsi ai cittadini, il bonus bancomat è invece all’opposto rivolto agli esercenti.

In realtà il bonus Cashback ha sempre avuto molti nemici, in particolare per il cosiddetto Super Cashback cioè il premio extra assegnato ai primi cinque utenti che avevano realizzato il maggior numero di transazioni con carta

Un difetto di progettazione evidente fin da subito è stato che la classifica si basa solo sulla quantità di transazioni effettuate tralasciando gli importi. Da subito quindi nacque il cosiddetto fenomeno dei furbetti del Cashback, ovvero i partecipanti al programma che dividevano una pagamento in transazioni più piccole allo scopo di scalare la classifica, ottenendo così l’effetto opposto rispetto alla lotta all’evasione fiscale.

Ma i timori di Draghi rispetto al bonus Cashback riguardano la misura nella sua struttura più profonda, questo perché i primi dati rilevati hanno mostrato come lo strumento sia utilizzato soprattutto dai ceti medio-alti e nelle aree più ricche del paese.

Secondo Draghi praticamente la misura sta erogando finanziamenti dove meno ce ne sarebbe bisogno.

Gli stessi dati raccolti hanno anche rivelato che questo incentivo costa alla Stato ben 4,75 miliardi di euro. Cioè più di quanto ci vorrebbe a riformare l’intero sistema pensionistico con la tanto richiesta Quota 41.

Forse non tutto è perduto per il bonus Cashback! 

Ribadiamo comunque che al momento il Cashback non è stato cancellato ma solo sospeso per sei mesi, così da prendere tempo e decidere se sia meglio cancellare o modificare la misura, risolvendo i molteplici problemi strutturali.

La misura del resto non ha solo nemici, ma anche una cospicua schiera di sostenitori, in primis il Movimento 5 Stelle.

Ha fatto molto discutere un post pubblicato su Facebook da Marco Furfaro che si occupa delle comunicazioni per il PD, il quale aveva dichiarato che secondo presunti “dati” deL MEF, di cui non si cita la provenienza nel dettaglio, entro il 2025 il Cashback avrebbe portato un gettito di quasi 10 milioni nelle casse dello Stato.

In realtà come molti hanno sottolineato la Corte dei Conti si è espressa in modo diverso affermando proprio l’impossibilità di valutare allo stato attuale l’impatto futuro della misura.

Un altro esponente del PD, Antonio Misano, ha invece sottolineato i microfoni di LA7 un ulteriore aspetto vantaggioso del bonus Cashback. Poiché se anche non si è dimostrato uno strumento per la lotta all’evasione fiscale o il sostegno ai cittadini più bisognosi, qualsiasi strumento volto a ridurre la circolazione di contanti dovrebbe essere appoggiato. Questo perché la produzione di denaro ha dei costi enormi, che la Banca d’Italia stima intorno ai 7,4 miliardi di euro all’anno.

Insomma, se il Cashback dovrà essere cancellato è evidente che l’esecutivo governativo dovrà lottare duramente.

Alcuni infatti spingono perché sia solo rivista la normativa, soprattutto quella in relazione al Super Cashback, introducendo ad esempio un limite minimo di importo per le transazioni valide a scalare la classifica.

La Lotteria degli Scontrini è stata sospesa insieme al bonus Cashback?

Quando ci fu il provvedimento di sospensione formale del Cashback di Stato ci fu anche molta confusione in merito ad un altro programma popolare e cioè la Lotteria degli Scontrini. 

Al momento la sospensione non riguarda in alcun modo la Lotteria, che è valida e attiva per chi volesse iscriversi al programma e partecipare alle estrazioni degli scontrini vincenti, che avvengono su base annuale, mensile e settimanale.

Infatti se entrambi gli incentivi fanno parte del cosiddetto programma Cashless Italia, cioè glil’insieme delle misure studiate al fine di ridurre l’utilizzo dei contanti, di fatto sono però anche due bonus che non hanno niente a che fare l’uno con l’altro. A gestirli sono due organi completamente indipendenti tra loro, la Lotteria degli Scontrini viene gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, mentre il Cashback dalla Consap e il MISE.

Perció per quanto simili hanno ciascuno una vita indipendente e i provvedimenti presi per uno non si applicano in modo automatico anche all’altro. Per adesso, ad ogni modo, non si parla di eventuali azioni volte a sospendere anche la Lotteria degli Scontrini.