Purtroppo, per i moltissimi cittadini affezionati alla misura, il tanto noto e chiacchierato bonus Cashback è scomparso dalla circolazione.

Per il momento è infatti oggetto di una sospensione temporanea, voluta da Draghi, che finirà il 31 dicembre di quest’anno, termine dopo il quale non si è certo delle sorti di questo bonus.

Tuttavia se il Cashback viene spazzato via si tratta piuttosto di una sostituzione, perché in concomitanza con la sparizione di questa misura debutta il bonus bancomat senza ISEE.

Un contributo questo, che si potrebbe definire parallelo al Cashback perché hanno entrambi una finalità comune, far sparire i contanti dalla circolazione e favorire al loro posto i pagamenti con carta e bancomat, per la loro tracciabilità da parte del fisco.

Si tratta insomma di una lotta all’evasione fiscale ma dove il Cashback è un incentivo di massa, il bonus bancomat è anche una forma di Ristori alle Partite Iva. Il contributo è infatti rivolto agli autonomi che avranno a disposizione un triplice credito d’imposta.

Il numero uno annulla fino al termine di giugno dell’anno prossimo qualsiasi tipo di commissione che viene applicata agli esercenti quando i clienti pagano con il POS.

Il credito numero due invece offre 160 euro alle Partite Iva perché nella loro attività installino il POS, così da accettare i pagamenti con carta.

L’ultimo credito di imposta, il terzo, assegna fino a 320 euro alle attività che nel corso del 2022 installano sistemi di pagamento di tecnologia avanzata, cioè che possano sia archiviare che trasmettere i dati fiscali.

Andiamo quindi alla scoperta di questo nuovo bonus bancomat e cerchiamo anche di capire cosa accadrà al Cashback di Stato dopo fine anno.

Bonus bancomat: commissioni azzerate sul POS per un anno

Partiamo con ordine e descriviamo il corposo pacchetto di aiuti alle Partite Iva che compongono il bonus bancomat. 

In primo luogo ricordiamo che il Decreto Legge numero 124 emanato nel 2019 stabiliva per le Partite Iva un credito d’imposta, un rimborso per meglio intenderci, che riguardava il 30% del totale delle commissioni applicate sui pagamenti con carta e bancomat accettati.

Il recente Decreto Lavoro e Imprese (art. 1) va a modificare questa precedente normativa così che il credito d’imposta spettante sia pari al 100% dei costi applicati per le commissioni sui pagamenti.

Per farla breve ogni volta che un esercente accetterà un pagamento con carta o bancomat, nell’arco di tempo compreso tra il 1 luglio 2021 e il 30 giugno 2022, non pagherà nessun tipo di commissione, perché l’importo gli sarà restituito per intero attraverso un credito d’imposta. 

In che cosa consista tecnicamente un credito d'imposta sarà approfondito nei paragrafi successivi.

Bonus bancomat e il POS alla Partita Iva lo paga Draghi

La seconda agevolazione inclusa in questo generoso bonus bancomat è un credito d’imposta che invece, per un massimo di 160 euro, offre un rimborso, sempre alle Partite Iva, se queste scelgono dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022 di munire la propria attività di un POS e iniziare ad accettare i pagamenti elettronici.

Per quanto riguarda i costi coperti sono ammesse le spese per noleggio, acquisto e installazione del POS.

Soltanto che in questo caso il rimborso non sarà completo, ma sarà assegnata una percentuale che viene calcolata tenendo conto del fatturato dichiarato nel precedente periodo d’imposta, ovvero:

  • se il fatturato non supera i 200.000 euro, il rimborso sarà del 70%;
  • se il fatturato è compreso tra 200.000,01 e 1 milione di euro, il rimborso sarà del 40%;
  • se il fatturato supera 1 milione di euro ma è inferiore a 5 milioni di euro, il rimborso sarà del 10%;
  • se il fatturato supera i 5 milioni di euro non spetta alcun rimborso.

Bonus bancomat, il più generoso dei crediti d’imposta da 320 euro 

Veniamo all’ultima agevolazione e si tratta sempre di un credito d’imposta che però verrà assegnato alle Partite Iva che nel 2022 sceglieranno di installare casse di nuova generazione, cioè con un sistema che in modo automatico archivia e invia i dati fiscali.

Anche in questo caso sono ammesse non solo le spese di acquisto e noleggio, ma anche quelle per collegamento e installazione.

Questo credito d’imposta come funzionamento è del tutto simile al precedente, ma molto più generoso, poiché i fatturati entro un determinato limite avranno un rimborso completo, per gli altri viene sempre stabilita una percentuale che corrisponde alle ultime entrate dichiarate:

  • se il fatturato non supera i 200.000 euro, il rimborso sarà del 100%;
  • se il fatturato è compreso tra 200.000,01 e 1 milione di euro, il rimborso sarà del 70%;
  • se il fatturato supera 1 milione di euro ma è inferiore a 5 milioni di euro, il rimborso sarà del 40%;
  • se il fatturato supera i 5 milioni di euro non spetta alcun rimborso.

Se volete scoprire tutti i segreti di questo bonus bancomat e come ottenerlo una valida guida e il video YouTube di Non fare lo struzzo!:

  

Come funziona un credito d’imposta?

Si è detto fin qui che questa nuovissima pensata del governo Draghi, il bonus bancomat, consiste in tre crediti d’imposta l’uno differente dall’altro, spieghiamo quindi brevemente in cosa consiste un credito d’imposta.

Partiamo dal presupposto che un credito d’imposta non è un contributo a fondo perduto, cioè non è denaro liquido erogato alla Partita Iva.

Ma si tratta di un rimborso spese che si applica mediante uno sconto sulle tasse, quindi gli importi del bonus bancomat non saranno corrisposti con un versamento sul conto corrente, ma scalati dalle tasse.

Bonus Cashback sospeso da Draghi fino a nuovo ordine!

Lasciamo adesso il bonus bancomat per occuparci del programma Cashback di Stato. Per chi non lo sapesse la misura permetteva, dopo essersi registrati associando una carta o un bancomat, di avere un rimborso del 10% su tutti gli acquisti effettuati con la stessa carta.

Il programma prevedeva poi un ulteriore premio, chiamato Super Cashback, assegnato ai primi cinque utenti che avessero effettuato un numero maggiore di transazioni rispetto agli altri.

Proprio il Super Cashback ha svelato i difetti strutturali del programma generando il cosiddetto “fenomeno dei furbetti”. Poiché molti utenti, nel disperato tentativo di aggiudicarsi il premio, frazionavano i pagamenti in transazioni piccolissime, così da pagare lo stesso importo ma accumulare un punteggio maggiore per il premio.

La questione è che uno degli scopi del Cashback, anzi forse il principale, è la lotta all’evasione fiscale, ma invece ha generato una quantità di utilizzi illeciti dei pagamenti con carta.

Se queste falle nel sistema non bastassero l’ultimo report che traccia il bilancio della misura ha rilevato dati che hanno allarmato Draghi in persona.

In primis i costi esorbitanti, con lo Stato che al posto di riformare fisco e pensioni ha speso 4,7 miliardi di euro nel Cashback.

In più la misura è stata preferita dai ceti medi e usata maggiormente nelle zone più ricche del paese e Draghi, senza mezzi termini, ha affermato che a quanto pare il Cashback ha destinato i fondi dello stato dove meno ce ne era bisogno.

A conclusione di tutto il Cashback è stato sospeso fino al 31 dicembre 2021 e al suo posto si è preferito il bonus bancomat, che è anche un aiuto alla Partita Iva. 

Cashback di Stato, la lotta per la sopravvivenza è aperta

Dunque dopo il termine dell sospensione inizierà ufficialmente la lotta in Parlamento, poiché alle sue spalle la misura ha anche molte parti che la sostengono, ad esempio il Movimento 5 Stelle è sempre stato uno dei fautori del programma.

Tra i sostenitori anche il PD, anzi proprio sul Cashback Marco Furfaro, che per il partito di occupa delle comunicazioni, ha postato su Facebook un commento a favore. Il post ha suscitato qualche interrogativo perché in questo luogo Furfaro afferma che esistono dati raccolti dal MEF che offrono una previsione, secondo la quale entro il 2025 il Cashback avrebbe portato alla Stato un guadagno di oltre 9 milioni di euro.

Il post ha fatto discutere perché non si comprende a quale testo o documento del MEF si faccia riferimento, visto che il resoconto della Corte dei Conti afferma, invece all’opposto, che allo stato attuale ogni previsione sulla misura è incerta e allo stesso tempo dai dati non si può stabilire se abbia davvero apportato benefici.

Ancora Antonio Misano sempre del PD ribadisce il sostegno alla misura, soffermando l’attenzione sul fatto che non andrebbe eliminata nessuna misura che, se pur piccolo, porti un qualche sostegno alla lotta al contante. Il motivo non è solo l’evasione fiscale, ma anche i fondi enormi richiesti ad uno Stato per produrre denaro contante e, stando alla Banca d’Italia, per il nostro paese la spesa si attesta sui 7,5 miliardi annui.

Mettendo da parte le singole questioni, da questo quadro si evince che la vita o la morte del Cashback non sarà una decisione facile da prendere.

Alcuni infatti spingono perché sia solo rivisitata la normativa ponendo fine ai difetti strutturali come quelli evidenziati dal Super Cashback. Una soluzione potrebbe essere l’introduzione di un importo minimo per rendere le transazioni valide al fine di aggiudicarsi il premio.

Bonus Cashback e Lotteria degli Scontrini: sono sospesi entrambi? 

No, nel modo più categorico! La sospensione stabilita dal governo Draghi si applica solo al Cashback di Stato, ma non alla , Le due misure hanno la stessa finalità e per certi aspetti sono anche molto simili, con la Lotteria che premia alcuni scontrini estratti a sorte con premi settimanali, mensili ed annuali.

Nonostante le due misure siano simili sono di responsabilità di organi diversi: la Lotteria degli Scontrini viene gestita in ogni suo aspetto l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; la gestione del bonus Cashback è invece condivisa dalla Consap e dal Misero dello Sviluppo a Economico.

Ad ogni modo la Lotteria degli Scontrini non è, per adesso, a rischio cancellazione o sospensione di alcun genere.

Perció chi vuole partecipare a questa iniziativa può ancora farlo andando sul sito web e registrandosi alla Lotteria.