È tempo di dire definitivamente addio ad uno dei bonus più discussi, ma allo stesso tempo più apprezzati, del 2021: il bonus caschback. Dopo tante polemiche sul suo conto, il Governo capitanato dall’ex Governatore della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha decretato la sua sospensione da luglio 2021 fino alla fine dello stesso anno.

Lo stop per il momento temporaneo, anche se non esclude un addio definitivo alla misura, è stato stabilito dal recente Decreto Lavoro ed Imprese che ha ricevuto l’ok da parte del Consiglio dei Ministri poco più di un mese fa, il 1° luglio 2021.

Anche se la notizia ha fatto torcere il naso a migliaia di cittadini “affezionati” al cashback di Stato, un’altra importante misura è stata messa a punto ed introdotta sempre nello stesso decreto per dissipare i malumori diffusi.

Stiamo parlando del bonus bancomat. Un contributo economico da erogare a prescindere dalla soglia del proprio reddito, ossia del valore ISEE, indirizzato alla categoria dei lavoratori titolati di Partita Iva ai quali spetterà un triplice contributo sotto forma di credito d’imposta.

Si consiglia la visione di un interessante video YouTube di Mondo Pensioni per scoprire quali bonus 2021 potranno essere richiesti da tutti a prescindere dall’indicatore ISEE.

Il primo dei tre livelli di contributo cancella tutte le commissioni a carico degli esercenti, collegate al pagamento degli acquisti di beni e/o servizi fatti dai clienti tramite bancomat, carte prepagate, di debiti o credito, fino al 30 giugno 2022.

Il secondo è un credito d’imposta del valore di 160 euro da utilizzare per la copertura delle spese di acquisto, noleggio e collegamento, sempre per le Partita Iva, dei dispositivi elettronici in grado di tenere traccia dei pagamenti fatti con carte e bancomat, i tradizionali POS.

L’ultimo dei tre sussidi, quello economicamente più consistente poiché può raggiungere la cifra di 320 euro, si sostanzia in un rimborso delle spese supportate qualora si dovessero scegliere strumenti di pagamento tecnologicamente più evoluti in grado sia di archiviare i dati che inviarli automaticamente.

Nei paragrafi a seguire forniremo una breve guida per comprendere meglio com’è avvenuto il passaggio dal cashback di Stato al bonus bancomat, nonché tutti i requisiti da soddisfare per poter avere accesso alla nuova misura introdotta dal Governo Draghi.

Bonus bancomat: dal decreto Draghi stop alle commissioni POS

Procediamo con ordine partendo dalla prima agevolazione concessa a favore dei titolari di Partita Iva, vale a dire l’azzeramento dei costi di commissione sui POS.

È il Decreto Lavoro ed Imprese ad introdurre significative novità al riguardo attraverso una modifica all’art. 22 del precedente D.L 124 del 2019. In verità, si tratta di un aggiustamento che ha portato all’aumento del valore percentuale della detrazione fiscale ammissibile sulle commissioni versate per i pagamenti effettuati tramite bancomat o carta.

Stando alla precedente normativa, agli esercenti attività commerciali veniva riconosciuto, tramite credito d’imposta, un rimborso del 30% dei costi di commissione che tradizionalmente gli istituti di credito applicavano nei loro confronti nei casi in cui accettassero pagamenti elettronici da parte dei clienti.

Il recente Decreto Lavoro ed Imprese agisce proprio sulla percentuale portandola dal 30 al 100%. In modo più chiaro, a partire dal 1°luglio 2021 e fino al 30 giugno 2022, i titolari di Partita Iva saranno completamente esentati dal pagamento dei costi di commissione per qualsiasi tipo di acquisto effettuato dal cliente e pagato con carte elettroniche e bancomat.

D’altra parte, il governo Draghi non ha mai fatto mistero di essere favorevole alla riduzione dei fondi stanziati per i bonus a portata generalizzata allo scopo di riconvertirli ed erogare maggiori sostegni economici alle Partita Iva

Proprio come avvenuto con la riconversione delle risorse del bonus cashback in bonus bancomat. L’unica differenza riguarda la platea di beneficiari. Questi non sono più i privati cittadini che effettuano gli acquisti, bensì i titolari di Partita Iva, ossia gli esercenti attività commerciale.

Bonus bancomat: 160 euro ai titolari di Partita Iva per il POS

Il secondo dei tre livelli di credito d’imposta introdotti dal bonus bancomat riguarda il rimborso delle spese sostenute dalle attività commerciali, nel periodo di tempo compreso tra il primo luglio 2021 ed il 30 giugno 2021, per l’acquisto, il noleggio e/o l’installazione di un dispositivo POS utile per i pagamenti con bancomat e carte elettroniche.

In tal senso, l’ammontare massimo a cui si avrà diritto non potrà superare il tetto dei 160 euro, mentre la percentuale di rimborso da corrispondere varierà al variare del fatturato della Partita IVA risultante dalla precedente dichiarazione dei redditi.

In tal senso, i titolari di partita Iva con fatturato non superiore alla cifra di 200.000 euro potranno godere del 70% di rimborso. Tra i 200.000,01 ed un milione di euro di fatturato la percentuale scenderà al 40%, fino ad arrivare al 10% per le partite Iva con fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro.

Superati i 5.000 milioni l’anno viene meno il diritto a fruire di questo particolare credito di imposta implicito nel bonus bancomat.

Bonus bancomat: l’altro credito d’imposta fino a 320 euro

Non ci rimane che analizzare l’ultimo ed il più sostanzioso dei tre crediti d’imposta implicito nel bonus bancomat, il cui funzionamento non differisce molto da quello appena trattato.

Tale agevolazione andrà a coprire le spese sostenute nel corso di tutto il 2022 per l’acquisto, il noleggio e l’installazione di nuovi e più evoluti strumenti di pagamento utili non solo ad archiviare in maniera elettrica le informazioni ma anche capaci di inviarli in modo automatico.

In tal senso, il tetto massimo di rimborso del bonus sarà di 320 euro, mentre la sua percentuale varierà a seconda dell’ultimo fatturato annuo dichiarato dalle Partite IVA.

Pertanto, entro i 200.000 euro di fatturato si avrà diritto al rimborso massimo dei 320 euro (100%)Superata tale soglia ma non quella del milione di euro si potrà godere del 70% di rimborso, mentre per fatturati compresi tra 1 e 5 milioni di euro solo del 40%.

Bonus bancomat senza ISEE e addio al cashback 

Abbiamo anticipato già in precedenza come l’introduzione del bonus bancomat, svincolato da qualsiasi soglia ISEE, sia stata diretta conseguenza della sospensione del cashback di Stato decretata dal Governo Draghi almeno per i prossimi 5 mesi. 

La misura al centro di aspre polemiche, ma anche molto gradita da una larga fetta di cittadini italiani, consentiva di ottenere il 10% di rimborso sugli acquisti effettuati presso i negozi fisici utilizzando per il pagare le spese bancomat o carte elettroniche.

In verità, il Cashback di Stato ed il bonus bancomat non sono poi così differenti tra loro, almeno per la quanto concerne la ragione che ha portato alla loro introduzione. Entrambe le misure sono state pensate e volute per incentivare i pagamenti elettronici riducendo sensibilmente l’uso del contante allo scopo di combattere l’evasione fiscale.

L’unica differenza tra i due bonus si ravvisa nei destinatari del beneficio. In particolare, ad usufruire del rimborso previsto dal Cashback erano i privati cittadini. Il bonus bancomat, invece, oltre a spingere verso il progressivo disuso del contante offre un concreto sostegno economico alle Partita IVA.

Tuttavia, la sospensione del Cashback, introdotto per mano dell’ex premier Giuseppe Conte, è stata chiesta a gran voce da molti, non solo dalle diverse fazioni politiche in capo a Montecitorio

In effetti, la normativa evidenziava molte carenze di disciplina soprattutto in riferimento al Super Cashback, ossia il premio spettante ai primi cinque utenti in classifica che mensilmente si contendevano il primato sul maggior numero di transazioni effettuate con carta.

Purtroppo, le accese competizioni hanno ribaltato completamente il fine del Cashback di Stato. Da strumento di lotta all’evasione fiscale si è trasformato nell’opposto, a causa dei “furbetti del Cashback” che ricorrevano a qualsiasi tipo di stratagemma per scalare la classifica effettuando dei micropagamenti.

In verità, la decisione di far definitivamente chiudere i battenti all’agevolazione è stata presa analizzando i dati sul suo andamento. Le stime hanno evidenziato un utilizzo massiccio della misura nelle zone più ricche d’Italia e nella classe media della popolazione italiana.

Pertanto, il timore del premier Draghi è che lo scopo del bonus Cashback sia venuto meno poiché i sostegni economici, in questo modo, verrebbero concessi a quei residenti e a quelle aree del territorio che non ne hanno necessità, considerata anche la crisi economica che imperversa nel Paese.

La preoccupazione più rilevante, però, è data dall’ammontare dei costi assorbiti dal Cashback. Si parla di una spesa complessa di 4.75 miliardi di euro, addirittura superiore a quella necessaria per avviare una nuova Riforma Pensioni, volendo fare un paragone.

Bonus Cashback: sospensione temporanea o definitiva?

Sul bonus cashback, lo dicevamo prima, non sono di certo mancate le polemiche e le posizioni contrastanti. Sebbene il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, non ha mai fatto mistero di non essere così favorevole al bonus in questione, dall’altra parte sia il PD che il Movimento 5 Stelle si sono sempre dimostrati sostenitori della misura, tanto da precisare che quella attuale non è una cancellazione definitiva del contributo ma solo una sospensione a breve scadenza.

Per i due partiti, infatti, il bonus Cashback ha ancora tanto da dare se solo venissero effettuate una serie di correzioni laddove necessario.

In tal senso, nel corso di un’intervista a l’Aria che Tira su La 7, Antonio Misiani (membro del PD), si è fatto sapere favorevole al bonus Cashback tanto da auspicare una proroga o un rinnovo della misura sebbene ancora non siano stati raggiunti i risultati sperati. 

Per l’esponente del centro sinistra, infatti, l’agevolazione mira comunque a limitare l’uso del contante e a ridurre notevolmente la spesa del Governo per la produzione di banconote.

Da un’indagine fornita dalla Banca d’Italia la cifra si aggira intorno ai 7.4 miliardi di euro annui.  Anche solo per questo motivo il bonus Cashback andrebbe preservato da ogni sorta di cancellazione definitiva.