Il bonus bancomat è inedito da un certo punto di vista, ma segue le ormai di una misura già esistente che in un certo senso è stata sostituita proprio dal bonus bancomat stesso. Infatti, il Decreto che ha portato allo stop del Cashback di Stato è lo stesso che ha approvato il bonus bancomat.

Perché Draghi ha fermato il Cashback e, soprattutto, perché lo ha "sostituito" con il bonus bancomat?

Sostituito tra virgolette perché di fatto uno è subentrato all'altro e gli obiettivi sono simili, ma il funzionamento è completamente diverso tra l'uno e l'altro.

Vediamo quindi le motivazioni che hanno portato il Governo a queste scelte e facciamo il punto della situazione su entrambe le misure, dato che del Cashback sono previsti proprio nei prossimi giorni i rimborsi, mentre il bonus bancomat, essendo neonato, è appena entrato in attività e ne vedremo il funzionamento.

Nel complesso, il Cashback di Stato non è stato ritenuto all'altezza delle aspettative, considerando anche che si tratta di una misura costosa per le casse dello Stato, dunque Mario Draghi ha deciso di metterlo da parte almeno per questa seconda parte del 2021. Nel 2022 potrebbe ritornare, probabilmente con qualche differenza rispetto a come lo conosciamo ora, proprio perché in questa forma non ha convinto per una serie di motivo.

Il bonus bancomat si pone obiettivi simili, ma lavora "solo" dal lato dei titolari di Partita Iva, cioè gli esercenti ed i negozianti. Il Cashback di Stato, invece, era un programma che si proponeva di spingere i consumatori ad utilizzare i metodi di pagamento più moderni (e cioè tracciabili), dunque la prospettiva è completamente ribaltata.

Percorriamo quindi in breve la vita del Cashback di Stato e vediamo il funzionamento del nuovo bonus bancomat.

Se fossi interessato o interessata ad approfondire questo genere di tematiche, ti suggeriamo il canale YouTube "Redazione The Wam" in cui si parla quotidianamente di bonus attivi, lavoro e sussidi. Ogni giorno viene infatti pubblicato un nuovo video in cui si affrontano tutti gli aggiornamenti più importanti e si forniscono importanti informazioni su pagamenti e tempistiche per fare domanda, come accade in questo video sul Reddito di Emergenza:

       

Addio Cashback: perché?

Come suddetto, il Cashback di Stato è pensato per spingere i consumatori ad abbandonare il contante, utilizzando quindi carta di credito, bancomat ed in generale metodi di pagamento tracciabili. L'obiettivo è naturalmente quello di combattere l'evasione e abituare i cittadini ai nuovi metodi di pagamento, soprattutto i meno giovani.

C'è infatti la tendenza nei meno giovani ad essere reticenti all'abbandono del contante, a cui sono culturalmente legati ed abituati da sempre, con anche una certa diffidenza nei confronti dei nuovi metodi di pagamento.

Il Cashback prevede (anzi, prevedeva) un rimborso del 10% delle transazioni effettuate con tali metodi di pagamento fino ad un massimo di 15 euro di rimborso a transazione e 150 euro totali.

Il rimborso spetta però solo a chi ha effettuato almeno 50 transazioni nel periodo considerato, cioè dal 1° gennaio 2021 al 30 giugno 2021. Per quanto riguarda il rimborso, vedremo nel paragrafo successivo i tempi e le modalità.

Nel secondo semestre del 2021, cioè da luglio a dicembre, doveva essere ancora attiva questa misura. Invece, Mario Draghi ed il suo Esecutivo hanno fatto delle valutazioni ed hanno ritenuto che non fosse opportuno prolungare ulteriormente una misura così costosa e deficitaria nel raggiungere gli obiettivi prefissati.

Diversi studi, infatti, sottolineano come siano solo i soggetti che già usavano metodi di pagamento tracciabili ad usufruire del cashback e, in più, il funzionamento di questa misura è molto esposto a una serie di comportamenti finalizzati all'ottenimento del rimborso in maniera non convenzionale, per usare un eufemismo.

L'altro rimborso previsto è infatti per i soggetti che effettuavano più transazioni nel semestre, entrando in una graduatoria che avrebbe permesso di accedere al super rimborso di addirittura 1.500 euro. Risultato? Moltissimi hanno effettuato tante micro transazioni solo per salire nella graduatoria ed ottenere il rimborso.

Insomma, tanti furbi e pochi nuovi paganti con metodi digitali. Una sconfitta su tutti i fronti.

Addio al cashback: ecco il bonus bancomat

In effetti, però, il Governo non ha abbandonato il suo obiettivo di combattere l'evasione attraverso transazioni tracciabili.

Per questo motivo, nello stesso Decreto che segnava la fine almeno temporanea del Cashback (Decreto n.99 del 30 giugno 2021) è arrivata l'approvazione del nuovo bonus bancomat. Un bonus rivolto ai titolari di Partita Iva che adottano gli strumenti necessari per permettere pagamenti attraverso carta di credito, bancomat e similari.

Questo bonus non è particolarmente oneroso per le casse dello Stato, soprattutto se paragonato al Cashback, e permette a questi soggetti di ottenere fino a 320 euro per l'acquisto di dispositivi di pagamento digitale evoluto (quelli comunemente chiamati POS ed altri dispositivi).

In seguito vedremo infatti nel dettaglio il bonus bancomat nel nuovo modo in cui è stato concepito, ma nel completto l'obiettivo resta quello di spingere verso transazioni cashless (cioè senza contanti) ed il più possibile tracciabili, anche per piccoli importi e per commercianti che in genere non le utilizzano.

Parliamo di attività che, per natura, fanno tante piccole transazioni come per esempio i bar, i cui clienti sono più portati a pagare con contanti piuttosto che con bancomat o carta di credito. Proprio per questo, sono anche le attività che più si prestano a fare movimenti "in nero", cioè evadere attraverso pagamenti non registrati.

Bonus bancomat: quanto spetta?

Come detto in precedenza, c'è una differenziazione interna in questo bonus legata alla dotazione di strumenti per il pagamento con metodi digitali, il cosiddetto POS, rispetto alla dotazione di strumenti evoluti di incasso, ovvero quelli collegati al registratore di cassa che, quando viene registrata una transazione, comunicano direttamente importo e dettagli all'Agenzia delle Entrate, senza che l'operatore debba fare nulla.

Nel primo caso, cioè per l'acquisto di POS, il credito d'imposta viene così calcolato fino ad un massimo di 160 euro:

  • 70 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare non superiore a 200.000 euro;
  • 40 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare superiore a 200.000 euro e fino a 1 milione di euro;
  • 10 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare superiore a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro.

Nel secondo caso, invece, il credito d'imposta arriva fino a 320 euro ed è così calcolato:

  • 100 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare non superiore a 200.000 euro;
  • 70 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare superiore a 200.000 euro e fino a 1 milione di euro;
  • 40 per cento per i soggetti i cui ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente siano di ammontare superiore a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro.

Il sistema di calcolo prevede quindi una correlazione tra quanto si può detrarre in percentuale ed il totale di ricavi e compensi nel periodo d'imposta precedente. Questo criterio permette un po' di differenziare le piccole e medie imprese da quelle invece molto grandi, garantendo alle prime una detrazione maggiore proprio in virtù delle ridotte dimensioni dell'attività.

Bonus bancomat: come funziona la detrazione?

Essendo questo bonus in detrazione d'imposta, non prevede un vero e proprio introito.

Il credito d'imposta ha un funzionamento piuttosto semplice: una volta effettuati gli acquisti degli strumenti per il pagamento digitale, si conservano tutti i documenti relativi e li si fanno pervenire al proprio commercialista, in modo che possa utilizzarli per il calcolo della detrazione come sopra spiegato.

Una volta fatto ciò, l'importo in detrazione sarà semplicemente sottratto al totale delle imposte da pagare, è un credito generico nei confronti del fisco che può quindi essere sottratto a quanto dovuto per qualsiasi imposta.

Ovviamente, sarà il commercialista ad occuparsi degli aspetti tecnici ed il suggerimento è proprio quello di avvalersi dell'aiuto di un professionista per questo genere di necessità.

Addio al cashback, ma arrivano i rimborsi

Il cashback è quindi congelato fino al 2022, quando dovrebbe rientrare in vigore per un semestre (gennaio-giugno). Per ora non è noto se davvero il Governo vorrà mantenerlo oppure no, ma certo è che nel caso verranno fatte delle modifiche, in modo da andare ad intervenire su quelli che sono stati i suoi punti deboli in questo primo semestre del 2021.

Nel frattempo, però, entro agosto devono arrivare i rimborsi.

Infatti, la legge prevede che i rimborsi ordinari del Cashback (cioè quelli del 10% delle spese effettuate fino ad un massimo di 150 euro) debbano arrivare entro due mesi dalla fine del programma, cioè il 30 giugno.

I due mesi scadono effettivamente proprio alla fine di agosto e dunque ecco che dovrebbero arrivare in questi ultimi giorni del mese.

Per il rimborso del super cashback, quello che si basa sulla graduatoria per assegnare 1.500 euro, bisognerà attendere di più. La data ultima è il 30 novembre ed in questo intervallo verranno cercate e segnalate tutte le posizioni anomale di coloro che hanno fatto transazioni sospette, i quali verranno esclusi dalla graduatoria.

Una volta terminato questo processo, verrà fornita la graduatoria ufficiale e si capiranno quindi i criteri utilizzati e, magari, si avrà anche qualche nuova indicazione su ciò che sarà il Cashback di Stato nel 2022.