Tante le novità che ci hanno accompagnato in questa estate tra cui il nuovissimo Decreto Lavoro e Imprese, con il quale il bonus Cashback è stato sospeso fino al 31 dicembre di quest’anno.

Grazie al programma Cashback i cittadini italiani potevano ottenere un rimborso pari al 10% sugli acquisti effettuati mediante pagamenti elettronici, cioè con una carta o un bancomat associati.

Le motivazioni che hanno spinto l’esecutivo governativo ad interrompere il Cashback di Stato sono molte e certo tra le più significative ci sono gli enormi costi della misura, pari a 4,7 miliardi di euro.

Tuttavia, questa sospensione va di pari passo con la creazione di un nuovo contributo molto simile e cioè il bonus bancomat. Anche in questo caso si tratta di una sorta di incentivo che rimborsa parte dei costi quando si effettuano spese pagate con carta di credito/debito o bancomat.

La differenza sostanziale tra il bonus bancomat a e il Cashback di Stato sta nel fatto che il nuovo contributo è fruibile solo ed esclusivamente dalle Partite Iva.

Più che un solo incentivo il nuovo bonus bancomat, così come viene chiamato comunemente, racchiude tre crediti d’imposta applicabili a spese diverse.

Un credito d’imposta che elimina fino a luglio prossimo tutte le commissioni applicate agli esercenti che accettano i pagamenti con carte.

Poi altri due crediti d’imposta che sommati possono raggiungere i 480 euro e con i quali lo Stato si fa carico delle spese per i costi che le Partite Iva affrontano per noleggiare o acquistare POS e registratori telematici, cioè le casse smart che archiviano e inviano i dati in modo del tutto autonomo.

Bonus Bancomat e Cashback hanno sostanzialmente la stessa finalità, cioè rientrano tra gli incentivi che mirano a combattere l’evasione fiscale attraverso premi se si utilizzano sistemi di pagamento elettronici e tracciabili, alternativi ai contanti.

Il recente video YouTube di Pensioni & Aggiornamenti spiega nel dettaglio il funzionamento del bonus bancomat:

  

Bonus Bancomat N.1, niente commissioni per le Partite che usano il POS

Per accettare i pagamenti con carta i titolari di Partita Iva sono costretti ad acquistare o noleggiare un dispositivo chiamato POS e stringere un contratto con una banca. Tuttavia ogni volta che si acquista qualcosa pagando con carta o bancomat, la banca con cui si è stretto il contratto per il POS applica agli esercenti una commissione che corrisponde ad una percentuale dell’importo totale pagato dal cliente.

Con il Decreto Legge nr. 124 emanato nel 2019 il governo stabiliva che queste commissioni sui pagamenti elettronici fossero rimborsate al 30% attraverso un credito d’imposta.

Il Decreto Lavoro e Imprese con il bonus bancomat altro non fa che modificare la normativa precedente, portando al 100% la percentuale di detrazione per le commissioni sul POS. Perciò dal 1 luglio 2021 e fino al 30 giugno 2022 le Partite Iva non pagheranno alcuna commissione quando accettano pagamenti con carta e bancomat.

È infatti previsto per le commissioni applicate sul POS un credito d’imposta pari al totale delle spese sostenute.

Bonus Bancomat N. 2 e il POS alle Partite Iva lo paga lo Stato

Il bonus bancomat, innalzando la detrazione spettante alle Partite Iva per le commissioni sui pagamenti con carta, offre un rimborso a quanti già sono muniti di POS, cioè del dispositivo che permette di accettare i pagamenti elettronici.

Tuttavia questo nuovo contributo introduce anche un altro diverso credito d’imposta che permette invece alle Partite Iva, che ancora non hanno dotato di POS la propria attività, di far sì che lo Stato si faccia carico di parte dei costi.

Gli esercenti infatti che tra il 1 luglio 2021 e il 30 giugno 2022 hanno dotato, o lo faranno, la propria attività di POS otterranno con il bonus bancomat un rimborso parziale dei costi, sempre attraverso un credito d’imposta.

Le spese saranno rimborsate in diversa percentuale a seconda di quale sia stato il totale del fatturato accumulato nel periodo d'imposta precedente all’acquisto:

  • 70%, per i fatturati massimi di 200.000 euro;
  • 40%, tra 200.000,01 e 1 milione di euro;
  • 10%, tra 1 e 5 milioni di euro.

In ogni caso la somma massima assegnata dal bonus bancomat non può superare i 160 euro e sono incluse le spese relative sia al noleggio o l’acquisto che l’installazione o il collegamento.

Bonus Bancomat N.3, 320 euro per un nuovo registratore di cassa smart

Ai fini di evitare l’evasione fiscale e facilitare il lavoro di verifica dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate le Partite Iva possono installare i cosiddetti registratori telematici. Si tratta di casse smart di nuova generazione che da sole sono in grado di archiviare i dati raccolti e poi inviarli alle autorità competenti.

Chiunque scelga di munirsi di uno di questi nuovi apparecchi nel 2022 potrà avere grazie al bonus bancomat un rimborso anche totale delle spese sostenute per acquisto, noleggio e installazione, con un importo massimo di 320 euro.

Come nel precedente credito d’imposta anche in questo caso il bonus bancomat copre una percentuale dei costi a seconda di quale sia stato l’ultimo fatturato dichiarato dalla Partita Iva:

  • 100%, per i fatturati massimi di 200.000 euro;
  • 70%, tra 200.000,01 e 1 milione di euro;
  • 40%, tra 1 e 5 milioni di euro.

In ogni caso la somma massima assegnata da questo rimborso del bonus bancomat non può superare i 320 euro e sono incluse le spese relative sia al noleggio o l’acquisto che l’installazione o il collegamento.

Bonus Bancomat e contributi a fondo perduto: una bella differenza!

Prima di concludere con il bonus bancomat e passare oltre bisogna fare qualche precisazione sulla modalità di utilizzo delle nuove agevolazioni per Partita Iva.

Tutti gli importi assegnati con il bonus bancomat, che possono superare i 480 euro, non saranno erogati mediante un contributo a fondo perduto, ma il rimborso sarà ottenuto con un credito d’imposta.

Nel caso dei contributi a fondo perduto lo Stato eroga liquidità, cioè le cifre dovute sono versate direttamente sul conto corrente della Partita Iva beneficiaria. Ma il bonus bancomat è un insieme che racchiude tre diversi crediti d’imposta, questo vuol dire che il rimborso spettante avverrà mediante uno sconto sulle tasse da pagare a fine anno, da cui sarà sottratto il totale dovuto.

Perché il Bonus Bancomat ha rimpiazzato il Cashback

Se il Cashback e il bonus bancomat hanno una schiera diversa di destinatari, dove il primo è un rimborso per i clienti mentre il secondo è un incentivo per gli esercenti, i due contributi hanno anche però la funzione comune di essere un deterrente all’impiego di denaro contante.

Il perché però di questo passaggio di testimone, con la sospensione del Cashback e al suo posto il bonus bancomat, trova spiegazione negli enormi problemi della prima misura.

Si è già parlato di come il a Cashback rappresenti una spesa gigantesca (4,7 miliardi) per le casse dello Stato, ma accanto a questo si deve tener presente che i dati di studio sulla misura hanno mostrato non solo dei costi elevati, ma anche una scarsa finalizzazione degli obiettivi. 

Ad esempio, il Cashback è stato maggiormente usato dai redditi medi o alti, con uno spreco di risorse secondo Draghi che era necessario riconvertire allo scopo di creare incentivi realmente utili, come il bonus bancomat.

Oltre alla lotta all’evasione fiscale il bonus bancomat ha infatti anche un obiettivo secondario cioè andare a concretizzarsi come una delle forme di sostegno alle Partite Iva di cui ammortizza le spese.

Bonus Bancomat, quanti problemi in meno rispetto al Cashback 

Il bonus bancomat di per sé viene a crearsi come un incentivo meno problematico. 

Che il Cashback di Stato avesse dei difetti normativi è stato infatti chiaro a tutti fin da subito. Nell'occhio del ciclone il programma ci è finito soprattutto per il cosiddetto Super Cashback, cioè il premio extra mensile che doveva essere assegnato ai primi cinque classificati, ovvero tutti gli utenti registrati che erano stati in grado di accumulare più transazioni con la carta associata all’iniziativa.

Il premio del Super Cashback ha sempre fatto parecchia gola ai contribuenti che al fine di aggiudicarselo hanno studiato un escamotage, noto come il fenomeno dei “furbetti del Cashback”. La soluzione consisteva nel pagare un importo con tante piccole transazioni di cifre minori, questo perché la normativa prevede che ad essere premiati siano gli utenti con più pagamenti effettuati e non c’è differenza tra gli importi pagati.

Insomma quella che doveva essere una misura all’insegna della tracciabilità dei pagamenti è diventata un modo per usare carta e bancomat in modo improprio, letteralmente imbrogliando.

Già da questi primi problemi in molti chiedevano la cancellazione della misura e dopo le stime dei costi e dei risultati si è deciso di procedere all’azione, per ora solo attraverso una sospensione di sei mesi.

Bonus Cashback, tanti nemici ma anche tanti sostenitori 

A onor del vero va detto però che, se l’esecutivo governativo non nasconde le speranze di cancellare definitivamente il Cashback dopo la scadenza della sospensione semestrale, c’è anche un parte del parlamento che chiede invece che siano realizzati i dovuti aggiustamenti normativi per permettere alla misura di sopravvivere.

A sostenere il Cashback di Stato sono in primis Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, che invece ritengono che sia sufficiente solo cambiare il regolamento soprattutto quello del Super Cashback, ad esempio introducendo un importo minimo per le transazioni conteggiate, senza dover pensare ad un’eliminazione permanente.

Secondo infatti i sostenitori del Cashback la misura racchiude anche molti benefici oltre i lampanti difetti. Ad esempio Marco Furfaro, del PD, ha di recente manifestato, attraverso la pubblicazione di un post su Facebook, il suo disappunto per la sospensione della misura. Secondo Furfaro un’analisi del MEF avrebbe rivelato che se rimesso in attività il Cashback porterebbe entrate allo Stato entro il 2025 pari a quasi 10 miliardi di euro.

In realtà la questione non è così semplice da chiarire perché i dati citati da Furfaro non sono ancora chiari, piuttosto la Corte dei Conti rivelava un’analisi opposta e cioè che non sono registrabili particolari benefici a conseguenza del Cashback.

Ad ogni modo questo quadro rende bene l’idea di quale sarà la situazione politica, che si prepara ad essere piuttosto accesa, quando si dovrà decidere la vita o la morte del Cashback.