Secondo i dati raccolti dalla Banca d’Italia stampare denaro contante costa alla nostra nazione ben 7,5 miliardi di euro all’anno. Senza considerare che l’impiego dei contanti rende i pagamenti non tracciabili e quindi in qualche modo facilità i tentativi di evasione fiscale.

Ecco perché sono molte le iniziative che forniscono una qualche agevolazione o premio ai cittadini che al posto di usare i contanti per i loro acquisti preferiscono pagare con carta e bancomat.

Una delle iniziative più note a questo scopo era senza dubbio il Piano Cashback di Stato, cioè la possibilità per i cittadini che aderivano all’iniziativa di ottenere il 10% di sconto, pagando con carta o bancomat.

Diciamo “era”, perché il Cashback al momento è stato sospeso fino alla fine dell’anno a causa dei suoi costi elevati e dei suoi difetti strutturali.

Tuttavia, al suo posto il governo Draghi ha deciso di istituire un altro contributo, che ha la stessa e identica finalità del Cashback e cioè combattere l’evasione fiscale e offrire un premio ai cittadini al fine di incentivare l’utilizzo dei pagamenti con carta. Parliamo del nuovissimo bonus bancomat, che però pur condividendo con il Cashback i medesimi obiettivi a lungo termine si rivolge ad una platea opposta di beneficiari.

Dove il Cashback rimborsava gli acquirenti il bonus bancomat rimborsa, per oltre 480 euro, i negozianti che accettano pagamenti con carta e bancomat.

Il bonus bancomat si rivolge infatti alle Partite Iva che adesso potranno usufruire di tre nuovi e diversi crediti d’imposta. Il primo fa in modo che siano completamente azzerate le commissioni che gli esercenti sono tenuti a pagare alle banche quando accettano che il cliente paghi con carta e bancomat.

Gli altri due crediti d’imposta hanno gli importi massimi rispettivamente uno di 160 euro e l’altro di 320 euro e coprono invece eventuali spese a cui la Partita Iva è costretta quando acquista o noleggia POS - il dispositivo che permette di accettare i pagamenti con carte - e registratori di cassa telematici.

Vediamo quindi come funziona il nuovo bonus bancomat e anche quali novità ci sono sul fronte del Cashback di Stato.

Per una panoramica esaustiva sul bonus bancomat vi consigliamo in alternativa la visione del video YouTube di Pensioni & Aggiornamenti:

  

Cashback di Stato per gli acquirenti e bonus bancomat per la Partita Iva!

Per volontà dell’esecutivo Draghi il Decreto Lavoro e Imprese istituisce il bonus bancomat, che fonde al suo interno tre diversi crediti d’imposta, con i quali le Partite Iva ottengono in pratica un rimborso dallo Stato per alcune spese affrontate.

Prima di spiegare in cosa consiste il primo credito d’imposta dobbiamo fare una piccola premessa e cioè spiegare che se il pagamento con carta o bancomat non presenta spese aggiuntive per gli acquirenti, cioè per chi materialmente paga, non è così per i negozianti. 

Ogni volta che si paga con carta o bancomat, la banca con cui la Partita Iva, ovvero il negoziante, ha stretto il contratto per ottenere il POS e accettare i pagamenti elettronici applica allo stesso una commissione, che corrisponde ad una percentuale del totale da pagare.

In base a quanto stabilito dal Decreto Legge 124/2019 i negozianti hanno già diritto ad un credito d’imposta che li rimborsa del 30% dei costi complessivi di queste commissioni.

Proprio su questo punto interviene il nuovo Decreto Lavoro e Imprese con la percentuale di rimborso per le commissioni sul POS che dal 30% sale al 100%, cioè il copre totale dei costi, fino al 30 giugno 2022.

Per farla più semplice, il bonus bancomat stabilisce che le Partite Iva dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022 non paghino commissioni quando accettano che i clienti nei loro esercizi paghino con carta o bancomat. A questi spetta infatti per questo arco di tempo un rimborso completo dei costi delle commissioni che avverrà attraverso credito d’imposta.

Quanto costa alla Partita Iva il noleggio del POS? Niente con il bonus bancomat!

Se quindi abbiamo chiarito che accettare pagamenti con carta o bancomat ha dei costi maggiori per i negozianti rispetto al contante, esistono altre spese aggiuntive che la Partita Iva sostiene in questa occasione. Poiché per accettare i pagamenti elettronici è necessario acquistare o noleggiare il POS, cioè il dispositivo dove si striscia la carta al momento di pagare.

Ricordiamo poi che quest’anno molti titolari di Partita Iva sono obbligati per legge a questa spesa, cioè a dotarsi di POS e accettare pagamenti elettronici.

Proprio per questo è stato pensato il secondo dei crediti d’imposta del bonus bancomat, poiché offre un rimborso parziale dei costi sostenuti per acquistare o noleggiare proprio il POS dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022.

Il massimo importo che si può avere con questo secondo credito d’imposta del bonus bancomat è di 160 euro e la percentuale di rimborso viene stabilita sulla base del fatturato dichiarato dall’attività nella precedente dichiarazione dei redditi:

  • fino a 200.000 euro, il 70%;
  • tra 200.000,01 a 1 milione di euro, il 40%;
  • da 1 a 5 milioni di euro, il 10%.

Registratori di cassa telematici a costo zero con il bonus bancomat 

Ma il bonus bancomat è piuttosto generoso e offre alle Partite Iva anche un terzo ed ultimo credito d’imposta, questa volta ad essere coperti sono i costi sostenuti dalla Partita Iva nel 2022 per munirsi dei cosiddetti registratori di cassa telematici.

Questi registratori di cassa permettono infatti l’invio automatico del cosiddetto scontrino elettronico, sono cioè casse digitali certificate dall’Agenzia delle Entrate che non solo archiviano i dati, ma li inviano all’organo di verifica in modo automatico.

Anche in questo caso non si tratta sempre di una scelta, perché molte Partita Iva sono obbligate per legge a dotarsi di questi registratori di cassa di nuova generazione.

Il terzo credito d’imposta del bonus bancomat aiuta proprio le Partite Iva costrette a questa spesa per obbligo o per scelta e funziona come il precedente, con l’unica ma sostanziale differenza che copre fino al 100% dei costi e arriva ad un importo massimo di 320 euro.

Le Partite Iva otterranno cioè una percentuale di rimborso diversa in base al fatturato dichiarato:

  • fino a 200.000 euro, il 100%;
  • tra 200.000,01 a 1 milione di euro, il 70%;
  • da 1 a 5 milioni di euro, il 40%.

In cosa consiste il bonus bancomat con i suoi diversi crediti d’imposta

Prima di concludere la nostra trattazione sul nuovo bonus bancomat e passare agli ultimi aggiornamenti sul Cashback di Stato, dobbiamo fare una precisazione.

Si è detto che il bonus bancomat offre un rimborso per una quantità di spese sostenute dalla Partita Iva, ma si deve specificare che esso avverrà non per mezzo di un contributo a fondo perduto, cioè non versando soldi ai beneficiari, ma attraverso un credito d’imposta, che sostanzialmente consiste in uno sconto sulle tasse.

Le ultimissime sul Cashback di Stato. Che fine fa la misura nel 2022?

Il Cashback di Stato come abbiamo detto offriva ai cittadini la possibilità di ottenere il 10% di sconto sugli acquisti pagati con sistemi elettronici, dopo essersi registrati all’iniziativa e aver associato al proprio nominativo una carta o un bancomat.

La misura presentava una serie di problemi, molti dei quali legati ad una iniziativa che affianca lo strumento principale, chiamata Super Cashback, cioè il contributo extra in denaro erogato come premio ai primi cinque classificati, ovvero i cinque utenti che avevano effettuato più transazioni in un mese.

Il problema tecnico legato al Super Cashback è dovuto al fatto che sono conteggiate tutte le transazioni a prescindere dall’importo e a vincere è solo chi accumula il più alto numero di pagamenti. Perció molti utenti hanno escogitato un sistema per scalare la classifica, che consiste nel pagare un importo in tante transazioni di valore minore così da accumulare un numero alto di pagamenti. Snaturando così l’iniziativa che al posto di combattere l’evasione fiscale finiva per autorizzare movimenti illeciti di denaro.

Tuttavia, se, come molti sostenitori della misura sottolineano, per aggirare questo problema basterebbe modificare la normativa, sono anche altre le motivazioni che hanno spinto il governo Draghi a sospendere il Cashback di Stato.

Prima fra tutte la paura legata ai costi, anche se dobbiamo dire che in merito alla misura vi sono analisi contrastanti e in ultimo durante l’audizione riguardo la Nadef (Nota di Aggiornamento al Documento di Finanza Pubblica 2021) è stato lo stesso Daniele Franco, Ministro dell’Economia, a sottolineare che il Cashback di Stato si è rivelato uno strumento importante per aumentare la quantità di transazioni con carta e bancomat e ridurre l’utilizzo dei contanti.

Questa affermazione fa ben sperare per una futura riattivazione del Cashback dopo la fine della sospensione.

In ogni caso la riattivazione del Cashback non dovrebbe mettere in alcun modo a rischio l’esistenza del nuovo bonus bancomat.

Il Politecnico di Milano a favore del rinnovo del bonus Cashback

A quanto riporta Il Fatto Quotidiano un recente studio ad opera dei ricercatori del Politecnico di Milano ha rilevato come il Cashback di Stato abbia avuto un impatto in genere positivo.

In base ai dati raccolti dall'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico, nel primo semestre del 2021 il numero di transazioni digitali in Italia è aumentato di quasi un miliardo, con un incremento pari al 41%.

E non è solo il numero delle transazioni ad essere salito, ma anche il totale delle cifre mosse mediante pagamenti digitali che è salito da 118 miliardi di euro a 145,6 miliardi di euro.

Insomma la ricerca si schiera senza mezzi termini a favore della sopravvivenza del Cashback di Stato.

Tuttavia, questa è solo una visione del problema, Mario Draghi lo scorso giugno aveva invece espresso timori in merito al fatto che il Cashback risultasse particolarmente popolare e trovasse adesione soprattutto tra i ceti medio-alti. Finendo così per destinare contributi pubblici ai cittadini meno in difficoltà e non mancano studi ed analisi anche a sostegno di questa tesi.

Insomma, la vera battaglia per la sopravvivenza del Cashback dovrà alla fine giocarsi tutta sul campo politico e si prospetta piuttosto accesa.