Con l’approdo della manovra finanziaria in parlamento si definiranno i contorni dell’intervento del governo sulla galassia dei bonus edilizi. Esistono infatti numerosissime agevolazioni, volte soprattutto a finanziare il rinnovo del patrimonio immobiliare italiano. Ristrutturazioni, interventi per la sicurezza sismica e miglioramenti energetici sono al centro dei bonus, che però stanno per cambiare. 

Il governo Draghi ha infatti intenzione di rimettere ordine tra questi bonus, diminuendone l’importo detraibile e limitando la platea che può accedervi. In questo modo ci si assicura che le agevolazioni vadano esclusivamente a chi ne ha bisogno, e non a coloro che avrebbero comunque le risorse per ristrutturare casa. 

Una delle novità principali che il governo vorrebbe introdurre, ma alla quale i partiti si stanno opponendo con forza, è l’abolizione della cessione di credito e quindi dello sconto in fattura. Questa scelta è determinata anche dalle numerose segnalazioni di frodi, basate su crediti inesistenti legati ai bonus edilizi. Ne ha parlato in un’intervista al Sole 24 Ore il presidente dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. 

Bonus casa, quali sono e come funzionano fino a fine anno

Una vera e propria galassia. Dai bonus per la sicurezza sismica a quelli per rifare il giardino, è difficile orientarsi tra i numerosissimi bonus e agevolazioni che favoriscono lo sviluppo del settore edilizio. Questo senza considerare il Superbonus 110%, che merita un capitolo a parte e che rappresenta la maggioranza degli investimenti edilizi degli ultimi anni. 

Se si trascura il Superbonus, l’agevolazione più utilizzata è il bonus facciate. Permette infatti di scontare del 90% gli interventi di rifacimento e ristrutturazione delle coperture esterne delle case. Si applica solo alle parti opache, ai balconi e agli ornamenti delle facciate, ma solo quelli visibili da aree pubbliche, e non quelli che danno su un cortile interno. 

Meno conveniente, ma molto più facile da richiedere per il tipo di interventi che include, è il bonus ristrutturazione. Questo bonus è una versione potenziata dell’agevolazione standard, che prevede uno sconto fiscale per le ristrutturazioni delle case del 36% fino a 48.000 euro di spesa. Fino al 31 dicembre 2021 la percentuale del bonus aumenta al 50%, fino a 96.000 euro di spesa totali. 

Il sismabonus invece è l’unico che favorisce interventi per la sicurezza delle abitazioni. Il suo importo cambia a seconda della zona sismica in cui si trova l’immobile, tra il 50% e l’85%. Esiste però il caso in cui i lavori del Sismabonus rispettino i limiti del Superbonus 110%, in qual caso lo sconto sale al 110%. 

L’ecobonus permette invece di avere uno sconto che può arrivare al 65% sugli interventi che migliorano l’efficienza energetica della propria abitazione. Include interventi come la sostituzione di vecchi infissi o l’acquisto di una caldaia più efficiente. 

Tra i bonus meno convenienti c’è il bonus verde, che permette di scontare del 36% gli interventi per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e la realizzazione di pozzi. La cifra massima cui può arrivare lo sconto è di 5000 euro. 

Infine esiste il bonus mobili, che permette di scontare del 50% l’acquisto di nuovi arredi per la casa. Sono inclusi anche i grossi elettrodomestici, che però devono essere tutti di classe energetica A+ minimo. La cifra massima dello sconto per il 2021 è di 16.000 euro. 

Bonus casa, quali tornano nel 2022

Ognuno di questi bonus avrebbe la propria scadenza naturale al 31 dicembre del 2021. Senza ulteriori interventi tutti questi bonus sparirebbero, ma il governo ha intenzione di attuare alcune proroghe, anche se con diverse modifiche alle modalità d’accesso e all’entità dei bonus. 

  • Il bonus facciate tornerà per il 2022, ma la sua entità sarà limitata al 60% delle spese e non più al 90%. 
  • Il bonus ristrutturazione sembrava destinato a ritornare ai suoi parametri originali, ma invece è stato prorogato. Lo sconto continuerà ad ammontare al 50% del totale delle spese fino al 2024
  • Stesso destino per il bonus sismico, che però vede cambiare i parametri del Super Sismabonus 110%, che si allinea alle modifiche al Superbonus 110%
  • Confermato fino al 2024 senza particolari modifiche anche l’ecobonus al 65%, che andrà a coprire anche tutti gli interventi ecologici su abitazioni che dall’anno prossimo non saranno più coperte dal Superbonus 110%. 
  • Per il bonus verde invece si prospetta una proroga di un solo anno. A differenza degli altri bonus, la scadenza di questa agevolazione è rimandata al 31 dicembre 2022. 
  • La fine del prossimo anno sarà anche la scadenza del bonus mobili, che però vede drasticamente ridotto l’importo massimo dello sconto. Si passa infatti da 16.000 euro a soli 5.000 euro. 

Queste almeno sono le intenzioni del governo, che ha inserito queste proroghe all’interno della propria bozza di legge finanziaria, che ora deve essere discussa dal parlamento. Inoltre nella bozza scompare anche la possibilità di usufruire dello sconto in fattura tramite la cessione di credito. Ma su questo punto i partiti sembrano pronti a dare battaglia in aula. 

Bonus casa, il Superbonus 110%

Un discorso a parte merita il Superbonus 110%. Questa enorme agevolazione, pensata dal secondo governo Conte per rilanciare l’edilizia dopo la pandemia, si è dimostrata un formidabile strumento di crescita. In tutto il paese si sono aperti migliaia di cantieri, per ammodernare le vecchie abitazioni rimaste indietro dal punto di vista energetico. 

I numeri parlano di miliardi di euro in investimenti, che hanno spinto la crescita e la ripresa di tutto il settore edilizio. Esistono però alcune preoccupazioni riguardo a questo bonus. Ad usufruirne sono ovviamente i proprietari di casa, che benché rappresentino la maggioranza della popolazione italiana, sono spesso economicamente più benestanti dei pochi che non hanno un’abitazione di proprietà. 

Il rischio è quello di scavare un solco tra chi è molto povero e non possiede una casa, e chi si ritrova non solo a possederne una, ma a poter spendere pochissimo per aumentarne di molto il valore. Per questa ragione dall’anno prossimo i criteri per accedere al Superbonus 110% cambieranno radicalmente. 

Il governo Draghi ha infatti stabilito che per gli interventi che non si concluderanno entro il 2022, gli unici che potranno usufruire del Superbonus saranno i condomini e le case popolari. Le ville e le abitazioni singole saranno escluse, dato che spesso appartengono ad una classe sociale più agiata. I partiti sono riusciti ad introdurre un’eccezione a questa regola. 

Se il proprietario di una casa singola ha un ISEE inferiore a 25.000 euro potrà comunque accedere al Superbonus. Questa norma sarà valida fino al 2023. A partire dall’anno successivo invece, il Superbonus vedrà diminuire lo sconto del 110% al 70%.

Bonus casa, torna lo sconto in fattura?

Ma la battaglia in parlamento si concentrerà soprattutto sullo sconto in fattura. Il governo era intenzionato a rimuovere il meccanismo che permette di cedere il credito che si sviluppa con lo stato tramite questi bonus, per ottenere dall’impresa che esegue i lavori uno sconto immediato pari all’ammontare del bonus. 

In questo modo anche chi non aveva la liquidità necessaria per eseguire immediatamente gli interventi, con cui lo stato rimborsa queste agevolazioni. 

La cessione di credito era anche l’unico modo con cui alcune categorie di lavoratori potevano accedere ai bonus edilizi. Si parla di coloro che aderiscono al regime forfettario, che hanno rendite provenienti soltanto da affitti su cui si applica la cedolare secca o che sono incapienti. Senza la cessione di credito quindi, la platea di chi può accedere ai bonus si ridurrebbe. 

I partiti stanno invece spingendo perché il la legge di bilancio sia emendata in modo da reinserire la cessione di credito per tutto il 2022 sui bonus edilizi. Secondo i principali osservatori dei lavori parlamentari, dall’ambiente filtra ottimismo riguardo alla riuscita di questa operazione. Nonostante questo il ritorno della cessione del credito e dello sconto in fattura non può ancora dirsi certo. 

Bonus casa, occhio alle frodi

Una delle ragioni per cui il governo voleva rimuovere la cessione del credito, è che le autorità si sono accorte che questo meccanismo è stato utilizzato per truffare lo stato. La frode funziona in modo abbastanza semplice: le aziende gonfiano i prezzi a dismisura, per poi cedere il credito del Superbonus a banche o agenti finanziari. 

La truffa è semplice, basta aumentare i prezzi o far comparire interventi che in realtà non sono stati eseguiti, per farseli rimborsare dallo stato. Se non esistesse la cessione di credito, questa operazione sarebbe molto più difficile, dato che il rimborso non avverrebbe immediatamente, ma soltanto dopo 10 anni. 

A lanciare l’allarme su questo fenomeno è stato il presidente dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia, sono emersi ben 800 milioni di euro di crediti inesistenti, dai 19,3 miliardi che in questi due anni sono stati erogati dal Superbonus. Ruffini in un’intervista al Sole 24 Ore si è espresso chiaramente:

“Il Legislatore ha previsto la cedibilità e lo sconto proprio per consentire a chi non ha possibilità finanziarie di poter comunque mettere in sicurezza la propria casa, di installare un nuovo ed efficiente impianto di riscaldamento. Ma se dietro il sistema della cessione del credito si nasconde una frode che non ha alla base alcun intervento edilizio allora il panorama cambia radicalmente.”

In sostanza lo stato deve valutare se la cessione di credito conviene, perché permette a molte più persone di effettuare i lavori necessari a rendere la propria casa efficiente dal punto di vista energetico e più sicura da quello sismico, oppure se il rischio di truffe rende il tutto troppo rischioso.