Il fondo affitti è erogato ogni anno dallo Stato alle regioni che poi distribuiscono le quote ai diversi comuni per aiutare i residenti, nuclei familiari numerosi, o persone in difficoltà economica con determinati requisiti.  Si rivolge a tutti coloro che abitano in un immobile con regolare contratto di locazione, e che abbiano la residenza nello stesso immobile oggetto del bonus.

Sono stati previsti inoltre dal 2020 fondi aggiuntivi dedicati alle nuove categorie in difficoltà che abbiano ridotto i redditi a causa della pandemia da coronavirus

Attualmente ci sono due diversi tipi di sostegno per inquilini in difficoltà, nati tutti e due dalla legge nazionale anti sfratto. Il primo è il cosiddetto fondo per morosità incolpevole, per inquilini che hanno già ricevuto notifica di sfratto, rifinanziato con 46 miliardi proprio lo scorso aprile. Ed il secondo è un vero e proprio contributo a fondo perduto erogato dal comune e dedicato a famiglie che presentano un Isee basso o altre condizioni preferenziali inserite nei regolamenti. 

Bonus affitto inquilini, come funziona il fondo morosità incolpevole 

Il fondo morosità incolpevole è stato istituito per gestire l'emergenza sfratti e dare sostegno soprattutto alle categorie svantaggiate che si sono ritrovate improvvisamente, per varie cause gravi o meno, a non poter più pagare mensilmente il canone del contratto di locazione.

Un contributo nato per arginare il grande fenomeno dell'emergenza abitativa soprattutto nelle aree ad alta densità, dove si verifica con maggiore frequenza il fenomeno del difficile accesso alle agevolazioni abitative, per carenza di alloggi cosiddetti “popolari”.  

Se si risulta idonei per l'accoglimento della domanda si può ricevere una somma che consente di poter pagare le quote affitto arretrate. Possono essere concessi al massimo fino a 8.000 euro

Per accedere al bonus affitto del fondo morosità incolpevole, occorre presentare determinati requisiti economici e certificare le condizioni che abbiano causato l'incapacità di poter pagare il canone:

come prima cosa bisogna avere intestato un regolare contratto di affitto, ed essere residenti presso lo stesso appartamento da almeno un anno. Avere già una procedura di sfratto in corso. Infatti bisognerà presentare la convalida dello sfratto, e non avere altri immobili intestati a nome del richiedente o di altri componenti del nucleo familiare. Per l'immobile in oggetto, questo non deve rientrare nelle categorie di lusso, cioè sono esclusi quelli accatastati con le sigle A9, A8 e A1

Vediamo quali sono invece le condizioni particolari da dover presentare all'atto della richiesta, cause per le quali è ammissibile la concessione del contributo:

Comprovato licenziamento non per giusta causa, oppure la riduzione dell'orario di lavoro (da certificare con lettera da parte della azienda presso la quale si presta servizio). Essere in cassa integrazione (anche quella in deroga causa covid), mancato rinnovo del contratto a tempo determinato, o interruzione improvvisa dell'attività per cause indipendenti dalla propria volontà, come ad esempio la chiusura per emergenza sanitaria. Infine un grave infortunio o la morte di uno dei componenti della famiglia che contribuiva al reddito ed al pagamento dell'affitto.

Al termine dell'istruttoria della domanda verrà pubblicata una graduatoria nella quale sarà data priorità a nuclei familiari più numerosi che presentino figli minori, anziani con più di 70 anni, o persone in stato di invalidità e disabili gravi. 

Contributi bonus affitto comunale: i requisiti e le novità 2021

Diversamente dal fondo per le morosità, i contributi per il rimborso delle mensilità di affitto degli inquilini a basso reddito, sono regolamentati in autonomia dalle regioni e dai comuni presso i quali si ha la residenza, in modo tale da individuare ogni anno soggetti più fragili a seconda delle situazioni. Il regolamento infatti può variare, anche se ci sono molte linee guida comuni a tutte le misure. 

La novità del 2021 è che sono stati istituiti fondi straordinari, a salvaguardia di famiglie che sono in difficoltà economica a causa dell'emergenza sanitaria covid19. In pratica sono già attivi su moti siti regionali i bandi per accedere ad un contributo straordinario che in molti casi prevede fino a 3 mensilità da integrare a carico del comune. La maggior parte di questi bandi offre fino a 1500 euro da utilizzare per pagare il canone di affitto

I requisiti per quanto riguarda l'ISEE, possono variare in base ai regolamenti ma in genere non si supera la soglia compresa tra i 15000 e 26000.

Ad esempio prendendo in esame uno tra i bandi attivi,  che riguarda la regione Lombardia, nella quale è in atto una vera e propria emergenza abitativa straordinaria in particolar modo per quanto riguarda il comune di Milano, come denunciato anche dal sindacato inquilini nazionale SUNIA

In questo caso, il requisito ISEE previsto per ottenere il contributo da 1500 euro, è di massimo 26.000 euro per nucleo familiare, ma ad avere priorità di accesso alla misura saranno i soggetti che hanno appunto dovuto ridurre o sospendere le attività di lavoro causa covid

Infatti per questo fondo speciale dedicato alla crisi da coronavirus, occorrerà produrre un'adeguata documentazione che attesti la perdita di una parte di reddito, rispetto all'ISEE ordinario. E autodichiarazione corredata da alcuni documenti come ad esempio la lettera di licenziamento, a prova della riduzione, perdita del lavoro, cassa integrazione, o fine contratto e disoccupazione che sia avvenuta nell'anno 2020 a causa delle restrizioni imposte alle aziende produttive e commerciali.

Quindi, come è possibile notare, nel 2021, il contributo affitti emergenziale spesso coincide e va a confluire con quello ordinario comunale, stanziando più fondi ed andando ad individuare le nuove categorie che si sono aggiunte a causa della pandemia. Differenziandone i requisiti di accesso.  

Ne è un altro esempio anche questo nuovo bando proposto dalla regione Emilia Romagna, il 13 gennaio, che individua due fasce di reddito

ISEE a 17.154 per tutti i nuclei familiari, e innalzando la soglia a 35.000 per chi invece può provare di aver ridotto i redditi da lavoro a causa del covid. In questo caso la documentazione da allegare sarà per certificare di aver ridotto di almeno il 20% i redditi a marzo, aprile, maggio 2020 rispetto all'anno precedente.

Anche per l'Emilia Romagna, ogni singolo contributo dovrà essere richiesto al proprio comune di residenza.

Come fare domanda per il contributo bonus affitto 2021

Oltre agli esempi generalizzati, delle due regioni Lombardia ed Emilia Romagna, che già hanno pubblicato le informazioni a riguardo, in tutte le altre regioni e comuni Italiani sarà possibile effettuare la domanda per accedere a questo tipo di contributo. Il consiglio è quello di andare a visitare spesso i siti istituzionali e quelli comunali alla ricerca del contributo o fondo affitti 2021.

In genere una volta attivo il bando viene messo a disposizione un portale dedicato nel quale inserire la domanda con gli allegati direttamente online. Ricordiamo anche che le date di pubblicazione dei bandi, così come i requisiti per l'accesso possono variare a seconda della regione e del comune.

Per molte, le domande si aprono prima dell'estate e terminano a fine settembre, altre invece potrebbero essere già attive. Quindi è bene anche, per la completezza delle regole a riguardo, chiedere sempre informazioni dettagliate presso gli uffici dei Servizi Sociali del proprio comune di residenza, anche mandando una mail o telefonando, per sapere quando sarà attivato il bando per il contributo affitti

Anche perchè i fondi a disposizione sono limitati e quindi viene data sempre la priorità a soggetti più svantaggiati quali: famiglie monoreddito, con presenza di minorenni o anziani non autosufficienti, incluse particolari condizioni preferenziali come ad esempio essere già seguiti dai servizi sociali o sanitari perchè in presenza di invalidi o disabili.

Occorre ricordare poi, che a parità di requisiti, in graduatoria avranno sempre la precedenza coloro che hanno effettuato la richiesta per primi

Contributo affitto: compatibilità con altri bonus e reddito di cittadinanza

Come prima cosa occorre precisare che, visto che il contributo per l'integrazione al canone di affitto è erogato in autonomia dalle regioni e dai comuni che ne gestiscono i fondi, potrebbero esserci nei vari regolamenti delle clausole di incompatibilità per le famiglie che già percepiscono altri sussidi che siano statali o a carattere locale, sotto forma di sostegno al reddito.

In linea generale però esaminando i vari bandi anche relativi agli anni precedenti si può subito considerare quali siano i bonus che sono perfettamente compatibili con il contributo affitto.

Sicuramente lo sono i vari sussidi e assegni comunali o statali previsti per i figli e per le famiglie numerose, quali: bonus bebè, bonus asilo nido, assegno ANF cosiddetto “terzo figlio” erogato in presenza di tre figli minorenni.

Oltre a questi dedicati strettamente alla famiglia con bambini, ci sono anche quelli per i nuclei familiari a basso reddito, come ad esempio la carta acquisti INPS che è cumulabile col bonus affitto in quanto la social card è strettamente dedicata agli acquisti per i generi alimentari e di prima necessità. Inoltre il bonus sociale, l'aiuto per scontare le bollette, dedicato a chi ha un basso ISEE, e che da quest'anno sarà inserito in automatico all'interno delle fatture di energia elettrica e gas per chi ne ha diritto, così anche per il bonus acqua per lo sconto della fornitura acqua potabile. La stessa cosa vale per i buoni spesa erogati dai comuni per l'acquisto di alimentari di prima necessità, destinato alle famiglie in difficoltà.   

Un diverso discorso invece merita il Reddito di Cittadinanza: infatti come sappiamo dal regolamento Rdc, il canone dell'affitto viene considerato all'interno dell'importo spettante, aumentandolo in base alla quota pagata dalla famiglia per l'abitazione principale. Bisogna però precisare che sia nel regolamento del reddito di cittadinanza, sia nei bandi precedenti dei contributi affitto non erano mai stati esclusi i beneficiari del reddito.

Inoltre lo scorso anno proprio nei primi mesi dopo la partenza di numerosi contributi comunali per l'integrazione al pagamento dell'affitto, molti si erano chiesti se questo fosse compatibile con il reddito di cittadinanza. In mancanza di una normativa che esplicitamente rende incompatibili i due sussidi, è chiaro che le quote di reddito di cittadinanza e contributo affitto siano perfettamente cumulabili.

Anche come chiarito lo scorso anno dal Ministero del Lavoro, in merito alle tante domande che erano arrivate relative alla questione affitti, ha affermato che “Reddito di Cittadinanza e contributi affitto erogati dai comuni ed enti locali sono perfettamente compatibili”.

Fermo restando il possesso dei requisiti previsti, quindi anche chi prende il Reddito di Cittadinanza potrà beneficiare del bonus affitto come aiuto al pagamento mensile del canone previsto dal contratto, ma anche, e soprattutto ad accedere al fondo morosità incolpevole, perchè, ai sensi della Costituzione Italiana e come pronunciato anche dalla Corte Costituzionale :

«Il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona».