A seguito della crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19, come risposta al crescente fenomeno della disoccupazione femminile, il Governo ha previsto nella Legge di Bilancio 2021 una serie di agevolazioni per far assumere donne da parte delle aziende. Come il Bonus Donne Disoccupate.

In cosa consiste? Tutte quelle aziende che assumeranno donne, a prescindere dall’età, avranno diritto all’esonero contributivo pari al 100% che avrà durata triennale ed entro una cifra massima di 6.000 euro all’anno.

Il Bonus Donne Disoccupate è un tentativo da parte dello Stato di far fronte a un problema da sempre presente, cioè quello della disoccupazione femminile, che con il Coronavirus ha visto una brusca e rapida impennata verso il basso.

Tutte quelle donne che avevano trovato la loro serenità con attività di aiuto domestico, insegnamento di corsi legati al fitness, apertura di associazioni culturali dedite ad attività di promozione della cultura o di didattica con i bambini, si sono viste risucchiare in un baratro nero con i vari decreti e lockdown che hanno visto l’arresto parziale o totale delle loro mansioni.

Il Bonus vedrà un’applicazione non solo per il 2021, ma anche per il 2022.

I requisiti per accedere al bonus

La Legge di Bilancio, fa una distinzione di requisiti tra l’assunzione di donne residenti in zone del Sud Italia e donne residenti nella altre regioni italiane.

Le aziende, per poter accedere allo sgravio fiscale, dovranno assumere donne disoccupate da almeno 6 mesi per quanto riguarda il Sud Italia, e da almeno 24 mesi per le restanti regioni. Per Sud Italia si intendono le regioni: Calabria, Puglia, Sicilia, Campani, Basilicata.

Ricordiamo che non c’è un limite di età per l’assunzione. E’ valida per tutte le donne maggiorenne e residenti in Italia. Ma che si intende per donne disoccupate (da 6 mesi o da 24 mesi)? Si intendono quelle donne che rientrano in queste tre categorie:

  • Non hanno svolto un tipo di lavoro subordinato (al di là del reddito percepito)
  • Non hanno svolto lavoro autonomo o, se lo hanno svolto, non devono aver superato un reddito superiore a 4.800 euro.
  • Non hanno svolto lavori para-subordinati che abbiano portato ad un reddito superiore a 8.000 euro.

Cosa deve fare l’azienda

E’ l’azienda che dovrà occuparsi dell’incentivo con cadenza mensile (versamento dei contributi INPS con modello F24) e cadenza annuale (versamenti per l’assicurazione con l’INAIL per infortuni e malattie). Dovrà richiedere il bonus in un ufficio INPS della propria regione di appartenenza o inoltrare la domanda online sul sito ufficiale dell’INPS, scaricando e compilando l’apposito modulo.

Entro il giorno successivo alla domanda, verrà fatto un controllo formale e verrà comunicato l’esito della richiesta. Successivamente l’INPS potrà fare ulteriori controlli circa la validità effettiva della richiesta dell’incentivo.

Le origini del Bonus Donne

In realtà, questo tipo di incentivi e agevolazioni per le aziende per spingere all’assunzione delle donne, non è un’iniziativa recente e dovuta alle conseguenze del Coronavirus.

Risale all’ormai lontano 2013 e alla Legge n.92/2012 che già prevedeva uno sgravio fiscale del circa 50% per le aziende che assumevano donne. Venne in seguito abolito ma stesso l’INPS ha concesso una proroga a causa dell’emergenza Covid-19.

Come accade anche per il Bonus attuale, la durata del periodo sul quale applicare lo sgravio era variabile, dipendeva dalla tipologia di contratto che si andava a stipulare tra datore e donna assunta. Nello specifico, se l’assunzione avveniva con contratto a tempo determinato l’agevolazione veniva applicata per 12 mesi, per 18 mesi invece nel caso di contratto a tempi indeterminato. Tutto ciò viene applicato anche oggi.

I requisiti per l’assunzione erano i seguenti:

  • Donne prive di impiego da almeno 6 mesi residenti nelle regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione Europea (vedi Campania e Sicilia) o donne professioniste in un settore dove si era riscontrato una disparità di genere maggiore del 25%.
  • Donne disoccupate residenti in Italia e senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.
  • Donne di almeno 50 anni di età, residenti in qualsiasi regione italiana, e disoccupate da almeno 12 mesi.

I beneficiari del bonus: chi sono

Ma come fa un’azienda a beneficiare del Bonus Donne Disoccupate? Possono partecipare sia le aziende ma anche tutti i datori di lavoro. Tranne i datori di lavoro domestico o di lavoro intermittente. L’azienda/datore deve essere in regola negli adempimenti contributivi e poi essere in linea con questi requisiti:

  • Osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro,
  • Non violazione del diritto di precedenza alla riassunzione di un altro lavoratore,
  • Non deve avere in atto sospensioni del lavoro per crisi o riorganizzazione aziendale, a meno che l’assunzione non sia finalizzata all’acquisizione di professionalità diverse rispetto a quelle dei lavoratori sospesi,
  • Rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale,
  • L’assunzione non deve riguardare l’attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva.

L’incentivo spetta, come abbiamo visto, sia per le assunzioni a tempo determinato che indeterminato. Anche in caso di part-time. Per quanto riguardo i contratti a tempo determinato, è possibile una proroga di ulteriori 12 mesi.

La disparità occupazionale di genere

Come si evince dalle parole del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali durante il Governo Conte II Nunzia Catalfo:

“E’ bene anche considerare un altro aspetto di questo genere di soluzione, che è quella della disparità occupazionale tra genere maschile e femminile che, dati alla mano, ci indica una percentuale del 17,9% in più in favore degli uomini. Significa che la disoccupazione femminile è parte di un problema sociale globale.”

Infatti, un report pubblicato da Eurostat nel 2020 sui progressi dell’Unione Europea verso i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite ha sottolineato come, ancora una volta, l’uguaglianza di genere dal punto di vista lavorativo sia ben lungi dall’essere raggiunta. Nel 2019, la percentuale di differenza tra tasso di occupazione maschile e quello maschile in Europa era dell’11,4%.

Dunque, pandemia a parte, la disparità occupazionale di genere è un fenomeno che è ancora molto radicato non solo in Italia, ma in tutta Europa. Ma dobbiamo riconoscere che si sono fatti degli sforzi per abbatterla e ci si batte ogni giorno per avere piccole (ma importanti) avvisaglie di miglioramento.

Inattività vs disoccupazione

Quello che preoccupa, secondo il report di Eurostat, è che più che disoccupate, le donne europee tendono verso l’inattività. Cioè non si preoccupano neanche di cercare lavoro perché sono totalmente assorbite dalla cura o dei figli o dei parenti anziani. Restano dunque estranee alla forza lavoro.

Invece per disoccupati si intendono coloro che sono in cerca di occupazione e non la trovano. Quindi sono caratterizzati da una grande forza di volontà e di ricerca, al di là dei risultati raggiunti.

Gli inattivi invece sono coloro che non sono classificabili né come occupati né come disoccupati. Sono in una sorta di limbo. Non sono in cerca di lavoro né si mostrano disponibili ad eventuali chiamate per assunzioni.

Le conseguenze del Covid sulle donne

Con il Covid-19, la fetta di donne italiane inattive è aumentata ancora di più. Si sono dovute dedicate ai figli, aiutandoli con la didattica a distanza. Oppure sono state costrette a farlo perché chi di loro aveva un impiego in attività legate al turismo, alla ristorazione o anche attività commerciali non ha potuto proseguire.

Dunque si sono gettate a capofitto, hanno impiegato la loro “forza lavoro” per la famiglia e i parenti bisognosi.

Ma un Paese senza donne è perduto, dunque ai è giustamente cercato di arginare questo fenomeno e continuare la battaglia contro la disoccupazione femminile.

Settori agevolati per le assunzioni

Ci sono alcuni settori particolarmente agevolati per usufruire del Bonus Donne Disoccupate come:

  • Agricoltura
  • Settore edile
  • Industria estrattiva
  • Magazzinaggio
  • Amministrazione

Sono quei settori dove si è registrata una forte disparità occupazionale di genere e dove si cerca di formare personale femminile con specializzazioni sempre maggiori e aggiornate.

Altre opportunità per le donne

Se poi le donne disoccupate puntano invece a mettersi in proprio, magari aprendo una nuova attività o una start up, ci sono numerosi bandi che offrono contributi a fondo perduto e altre agevolazioni per incentivare l’imprenditoria femminile.

La Legge di Bilancio 2021 ha istituito proprio un “Fondo a sostegno dell’impresa femminile”, con dotazione di 20 milioni di euro sia per il 2021 che per il 2022, che prevede anche corsi di formazione e orientamento verso materie e professioni richieste dal mondo del lavoro (non solo italiano ma anche europeo).

Il Fondo ha lo scopo di rafforzare l’imprenditoria femminile, diffondere i valori dell’imprenditorialità, massimizzare il contributo delle donne allo sviluppo economico e sociale del Paese. La tipologia di interventi si articolano in contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati, combinazioni di contributi a fondo perduto. Va a rafforzare anche le imprese già esistenti (costituite da almeno 36 mesi) e offre percorsi di assistenza tecnico-gestionale.

Bandi da tenere d’occhio

Possiamo poi menzionare bandi come “Resto al Sud” e “Nuove imprese a tasso zero” che si rivolgono non solo all’imprenditoria giovanile ma anche a quella femminile. 

In particolare, “Resto al Sud” incentiva e sostiene la nascita di realtà nuove imprenditoriali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e nelle aree toccate da recenti terremoti come Lazio, Marche e Umbria.

Per avere tutte le info basta andare sul sito di invitalia.it, Agenzia nazionale promossa dal Ministero dell’economia e delle finanze per l’attrazione degli investimenti e dello sviluppo d’impresa S.p.a., e approfondire la sezione dedicata a quello specifico bando.