La proroga del Superbonus 110% oltre la sua scadenza fissata per il 2022 è ormai stata ufficializzata dallo stesso premier Mario Draghi in conferenza stampa. Inoltre, un accenno alla proroga è presente anche nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza presentata e approvata gli ultimi giorni di settembre.

E dunque, se per gli italiani che intendono avvalersi del Superbonus ci sarà ancora la possibilità di ricorrevi fino al 2024, cosa potrebbe accadere con il Bonus Facciate?

Uno dei temi ricorrenti, naturalmente, è quello di riuscire a reperire le coperture finanziarie necessarie a permettere una proroga di tutti i bonus. Non solo il Superbonus, ma anche il bonus idrico, il Cashback, l’Ecobonus e, appunto il Bonus Facciate.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, infatti, in audizione presso la Commissione Bilancio di Camera e Senato, ha fatto notare come il Superbonus abbia dei «costi stratosferici», e occorrerà avviare un serio processo di valutazione dei costi-benefici.

Il Bonus Facciate, che va in scadenza il 31 dicembre 2021, ossia tra pochi mesi, sembra così destinato a vedere la sua naturale conclusione con la fine dell’anno. Al contrario, il Superbonus ha dalla sua il vantaggio di porsi in sintonia con gli obiettivi richiesti dalla Commissione Europea per l’erogazione dei fondi del Next Generation EU che consentiranno la realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Per quest’ultimo è di vitale importanza, infatti, la promozione e il contestuale finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del paese. In questo senso, il Superbonus 110%, il quale — lo ricordiamo — prevede il risarcimento per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici, si concilia perfettamente con il progetto di un Green New Deal Europeo.

Lo stesso non può dirsi però del Bonus Facciate, il quale si limita a promuovere gli interventi di restauro degli immobili. Ma andiamo per ordine. Spiegheremo innanzitutto nell’articolo in che cosa consiste il Bonus Facciate, quali sono i vantaggi e i requisiti per ottenere il rimborso. E successivamente proveremo a capire quali saranno le prospettive a partire dal 2022, sia per il Bonus Facciate che per il Superbonus 110%.

Bonus Facciate: che cos’è?

Il Bonus Facciate è una particolare agevolazione rivolta a tutti coloro che intendono procedere al restauro della facciata esterna di un immobile. L’incentivo, rinnovato anche per il 2021 dall’ultima Legge di Bilancio, promette infatti di rimborsare il 90% della spesa sostenuta per gli interventi di restauro mediante lo strumento della detrazione fiscale.

In particolare, il Bonus Facciate, mediante una detrazione sull’imposta lorda da applicarsi in sede di dichiarazione dei redditi, rimborsa la spesa suddividendo la detrazione in 10 rate di pari importo distribuite in 10 anni.

Bonus Facciate: a chi spetta?

Per poter beneficiare del Bonus Facciate, il cittadino o l’impresa che si fanno economicamente carico dell’intervento devono però al tempo stesso risultare proprietari dell’immobile. Come si legge sulla guida pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, infatti, 

«Per usufruire dell’agevolazione, i beneficiari devono possedere o detenere l’immobile oggetto dell’intervento in base a un titolo idoneo, al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio. La data di inizio dei lavori deve risultare dai titoli abilitativi, se previsti, o da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà̀.»

Va precisato che il requisito di proprietà è da intendersi in senso estensivo. Poiché per beneficiare del Bonus Facciate è sufficiente anche soltanto essere titolari di un contratto di locazione (cioè in affitto) o di comodato. Naturalmente, il reale proprietario deve non soltanto essere d’accordo con l’intervento (ci mancherebbe!) ma deve anche fornire la documentazione che attesti il proprio beneplacito alla realizzazione dei lavori.

Inoltre, possono beneficiare del Bonus Facciate non solo i proprietari o i locatari dell’immobile, ma anche i suoi familiari (o conviventi di fatto). Purché essi abbiano residenza o domicilio abituale presso la medesima abitazione che sarà soggetta al restauro della facciata. 

Come detto, non soltanto i privati (le persone fisiche) possono ricorrere al Bonus Facciate, ma anche le imprese (società semplici, società di persone, o società di capitali) nonché gli enti pubblici che non esercitano una attività commerciale.

Bonus Facciate: detrazione, sconto in fattura o cessione del credito?

Esattamente come accade per il Superbonus 110%, anche per il Bonus Facciate è prevista la possibilità di avvalersi dello sconto in fattura o della cessione del credito in luogo della detrazione.

Queste due opzioni consentono così di evitare al soggetto titolare dell’intervento l’esborso integrale del denaro necessario a coprire i costi della ristrutturazione, e che verrebbero rimborsati solo in un secondo momento nel corso dei successivi dieci anni.

Tramite lo sconto in fattura, infatti, è possibile trasferire all’impresa che si occuperà dei lavori l’onere dell’investimento per la parte rimborsabile (lo ricordiamo: il 90%). Sarà poi l’impresa edile a rivalersi sullo Stato per ottenere il rimborso di quanto investito per portare a compimento l’opera di restauro della facciata.

Mediante la cessione del credito, invece, il titolare dell’intervento di ristrutturazione può trasferire il proprio credito nei confronti di altri soggetti, il quali anticiperanno la somma spettante nella sua interezza. Questa cessione del credito, normalmente rivolta a istituti bancari o finanziari, può però essere destinata anche alle imprese che si occupano dei lavori di restauro, a persone fisiche o imprese che dispongono del capitale per poter effettuare il rimborso.

Bonus Facciate: cosa succede quando l’intervento può essere rimborsato anche dal Superbonus 110%?

Gli interventi di restauro delle facciate esterne degli edifici possono anche essere inclusi nel pacchetto di interventi che possono consentire l’accesso al Superbonus 110%. Le operazioni di restauro, infatti, possono anche includere lavori di coibentazione e generale efficientamento energetico in grado di migliorare le prestazioni dell’immobile.

In questo caso, naturalmente, il titolare dell’intervento non può ricorrere ad entrambi i bonus. Poiché ciò determinerebbe la paradossale circostanza in cui un cittadino viene rimborsato del 200% (il doppio!) di quanto speso per restaurare la facciata di un edificio. E dunque dovrà giocoforza scegliere uno dei due.

Va da sé che in questo caso occorre optare per il Superbonus 100%, il quale garantisce il totale rimborso delle spese sostenute.

E tuttavia può anche determinarsi la circostanza in cui alcuni interventi in un generale processo di ristrutturazione possono essere inclusi nel Bonus Facciate e altri nel Superbonus. In questo caso è effettivamente possibile avvalersi di entrambe le agevolazioni, a patto che ogni singolo intervento sia contabilizzato in un modo che lo distingua chiaramente dagli altri. Così da poter ricorrere all’uno o all’altro bonus a seconda delle differenti tipologie di lavori.

Bonus facciate: quali sono gli interventi ammessi?

Come detto, il Bonus Facciate è finalizzato alla promozione del restauro delle facciate del patrimonio immobiliare ubicato sul territorio italiano. E tuttavia anche in questo caso sono previsti dei vincoli che sanciscono l’applicabilità o meno del bonus.

Innanzitutto, il restauro della facciata non può prevedere lavori di demolizione e ricostruzione di essa, ma deve configurarsi come un intervento di recupero.

Inoltre, è necessario che l’edificio sia ubicato nelle zone di categoria A (agglomerati urbani di particolare interesse dal punto di vista ambientale, artistico o storico) o nelle zone di categoria B (aree parzialmente o integralmente edificate). Mentre sono escluse le aree di categoria C, D, E, F.

Tra gli interventi ammessi sono inclusi:

  • la tinteggiatura delle facciate;
  • la pulitura delle facciate;
  • il restauro di balconi o ornamenti;
  • il restauro di elementi che influiscono sulla dispersione termica dell’edificio.

Bonus Facciate: cosa accadrà nel 2022?

Se, come sembra, il Bonus Facciate andrà in soffitta a partire dal nuovo anno, i cittadini o le imprese che intendano avvalersi di agevolazioni per i lavori di ristrutturazione degli immobili potrebbero comunque far ricorso al Bonus Casa. Questa agevolazione consente infatti un rimborso delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione.

Lo scenario qui è duplice. Se il Bonus Casa rimarrà quello attuale, il rimborso potrà essere pari al 50% delle spese sostenute fino a 98 mila euro. Nel caso in cui invece non venga rinnovato in questa modalità, esso tornerà a prevedere un rimborso pari al 36% delle spese sostenute fino a 48 mila euro.

Il Superbonus 110% verrà rinnovato?

Tuttavia, sembra che il Governo di Mario Draghi sia intenzionato a rinnovare per il prossimo triennio (dal 2022 al 2024) il Superbonus 110%.

Questo consentirà ai cittadini che intendano avviare dei lavori di riqualificazione ed efficientamento energetico degli immobili di ottenere un rimborso del 110% delle spese sostenute nell’arco di dieci anni, con le medesime modalità previste anche per il Bonus Facciate: detrazione, sconto in fattura, cessione del credito.

Il Nadef approvato il 29 settembre pare infatti avere ufficializzato la proroga. Tuttavia, è concreta la possibilità che il Governo apporti delle modifiche al provvedimento, al fine di renderlo più sostenibile dal punto di vista delle sue coperture finanziarie.

In ogni caso, in questi mesi sono state introdotte delle integrazioni alla normativa che lasciano ben sperare. Il Governo ha infatti incluso tra gli interventi trainati l’installazione di pannelli fotovoltaici anche per gli immobili ubicati nelle aree A e l’eliminazione delle barriere architettoniche anche per quei nuclei familiari che non includono al proprio interno individui disabili.

Inoltre, dal punto di vista burocratico, è stata introdotta una importante semplificazione alla documentazione necessaria per poter accedere al Superbonus. La cosiddetta Cila-Superbonus consente infatti di non presentare certificazioni che dimostrino l’assenza di abusi edilizi.