Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2022, ormai imminente, sono in arrivo numerosi interventi di proroga di misure già in vigore. Tra queste vi sono certamente i bonus che promuovono gli interventi edilizi. Parliamo dunque del Superbonus 110%, dell’Ecobonus, del Bonus Casa e, soprattutto, del Bonus Facciate.

In un primo momento, subito dopo la presentazione della prima bozza della nuova Legge di Bilancio, approvata il 28 ottobre dal Consiglio dei Ministri, si era pensato a una definitiva conclusione del Bonus Facciate. Il Governo guidato da Mario Draghi, infatti, sembrava volersi impegnare per la proroga di altre misure, più adatte ad armonizzarsi con il Recovery Plan europeo e il progetto di un Green New Deal in grado di risollevare l’economia e contemporaneamente favorire la transizione ecologica.

In questo senso, se il Superbonus 110% si inserisce perfettamente all’interno di questo programma, considerata la sua vocazione verso il risparmio energetico, lo stesso non può dirsi del Bonus Facciate. Il quale si propone invece di promuovere la semplice ristrutturazione degli involucri esterni degli edifici.

In verità, però, a quanto si apprende dalle ultime indiscrezioni, la proroga del Bonus Facciate sarà inserita nella Legge di Bilancio. Ma con alcune modifiche piuttosto importanti. Nell’articolo spieghiamo dunque nel dettaglio come funziona il Bonus Facciate e quali saranno le correzioni che verranno apportate a questa misura a partire dal 2022.

Che cos’è il Bonus Facciate?

Il Bonus Facciate è uno strumento che consente di ottenere un parziale rimborso per le spese sostenute e fronte di interventi di restauro delle facciate esterne degli edifici.

Il rimborso, che viene erogato mediante detrazione fiscale, è pari al 90% delle spese sostenute. In particolare, esso si configura come una detrazione — ossia, uno sconto — da applicarsi sull’imposta lorda una volta che sia presentata la dichiarazione dei redditi del titolare dell’intervento di restauro o ristrutturazione. Tale detrazione, però, non viene corrisposta in un’unica soluzione al termine dell’intervento, ma viene ripartita in 10 rate di pari valore per i dieci anni successivi alla conclusione dei lavori.

Quali sono gli interventi ammessi nel Bonus Facciate?

Naturalmente, esiste una precisa casistica che permette di stabilire quali interventi possono essere rimborsati dal Bonus Facciate, e quali invece no.

Innanzitutto, è bene precisare, come si legge sul portale dell’Agenzia delle Entrate, che

«Sono ammessi al beneficio esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi.»

Ciò significa, in altri termini, che non sono rimborsabili tutti quegli interventi che riguardano finestre o vetrate collocate sugli involucri esterni degli edifici.

Va poi ulteriormente precisato che i lavori devono essere finalizzati al restauro o al recupero delle facciate degli edifici. Non sono dunque previsti rimborsi dal Bonus Facciate per quegli interventi che prevedono una vera e propria demolizione e successiva ricostruzione delle facciate esterne degli stessi.

Un’altra discriminante riguarda l’area catastale presso la quale è ubicato l’edificio nel quale si realizza l’intervento di restauro. Sono infatti ammessi tra gli interventi rimborsabili al 90% soltanto quelli effettuati sugli edifici accatastati in area A (agglomerati urbani che hanno una particolare rilevanza dal punto di vista storico, artistico o ambientale) e in area B (altre parti di territorio edificate in cui «la superficie coperta degli edifici esistenti non è inferiore al 12,5% della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale è superiore a 1,5 mc/mq».

Il che vale a significare che tutti gli edifici accatastati in aree C, D, E, ed F non sono soggetti ai benefici previsti dal Bonus Facciate.

Fatte queste importanti premesse, si può dunque affermare che tra gli interventi rimborsabili grazie al Bonus Facciate vi sono i lavori di tinteggiatura e di pulitura degli involucri esterni, nonché le attività di restauro degli ornamenti, dei balconi e di tutti quegli elementi in grado di limitare la dispersione termica dell’edificio nel suo complesso.

Bonus Facciate: cosa succederà con la cessione del credito e lo sconto in fattura?

Uno dei temi all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri e delle forze presenti i Parlamento è quello di decidere se prorogare o meno due strumenti che fino a ora hanno permesso la fruizione del Bonus Facciate anche a coloro che non possedevano il capitale iniziale per poter avviare gli interventi di restauro.

Grazie allo sconto in fattura, infatti, il titolare dell’intervento di restauro o ristrutturazione delle facciate esterna di un edificio, può beneficiare del rimborso del 90% delle spese in modo immediato. Trasferendo l’onere del rimborso all’impresa che effettua concretamente l’intervento, egli può ottenere uno sconto di importo pari al beneficio previsto dal Bonus Facciate sul conto da saldare all’impresa. E non dovrà attendere i successivi dieci anni per vedersi rimborsato delle spese sostenute, poiché le spese verranno anticipate dall’impresa che realizza i lavori, la quale verrà successivamente rimborsata dallo stato con le dieci quote di detrazione fiscale.

Un altro strumento simile, che ha permesso di trasferire l’onere del rimborso su altri soggetti, è la cessione del credito. Grazie a esso, è infatti possibile individuare un terzo soggetto (una banca, ma anche un privato o un impresa disposta a farsene carico) che anticipi il rimborso del 90% delle spese sostenute e che provvederà successivamente a richiedere il rimborso sotto forma di detrazione allo stato.

Ora. Tra le forze di maggioranza si è a lungo discusso se prorogare o meno anche la possibilità di usufruire di questi strumenti in relazione al Bonus Facciate. Con il Decreto Anti-Frode (il n. 157 pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 novembre 2021) sembra si sia giunti ad un compromesso.

Uno dei temi era infatti quello di evitare che attraverso questi strumenti di trasferimento degli oneri di detrazione fiscale si determinassero delle frodi a carico della Pubblica Amministrazione. Con il Decreto Anti-Fronte si sono così introdotte una serie di norme con lo scopo di evitare che ciò avvenga, e che dovrebbero dunque consentire la proroga di sconto in fattura e cessione del credito anche per i prossimi anni in relazione al Bonus Facciate (ma non solo).

In particolare, oltre al resto della documentazione, sarà necessario presentare un visto di conformità che certifichi la regolarità dell’intervento. Tale documento andrà allegato alla documentazione sia nel caso in cui sia il titolare dell’intervento di restauro o ristrutturazione ad avvalersi della detrazione fiscale, sia che egli trasferisca questo onere tramite cessione del credito o sconto in fattura.

Bonus Facciate anche nel 2022: cosa cambia?

Se è vero, e sembra ormai ufficiale, che il Bonus Facciate verrà rinnovato anche per il 2022, è altrettanto vero che esso subirà delle correzioni.

La più importante riguarda la riduzione della percentuale di rimborso delle spese sostenute. Che, a partire dal 1° gennaio 2022, passerà dal 90% al 60%.

Ciò vale a significare che, per tutte le spese sostenute a partire dal nuovo anno, saranno rimborsabili soltanto i sei decimi dell’investimento. Questo, però lascia aperti alcuni dubbi. Il primo dei quali è: che cosa accade per tutti quegli interventi iniziati nel 2021 e che termineranno solo nel 2022?

In questo caso, le spese sostenute nel 2021 saranno soggette alla normativa attuale che regola il Bonus Facciate, mentre quelle sostenute nel 2022 saranno soggette alla nuova normativa.

Il che vale a dire che, per coloro che intendono avvalersi del rimborso del 90% delle spese, come esplicitamente dichiarato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà comunque ancora possibile saldare l’intera somma prima del 31 dicembre 2021, anche se i lavori non sono ancora terminati. In questo caso farà fede la ricevuta di pagamento, e il rimborso potrà essere corrisposto per il 90% della spesa sostenuta.

Naturalmente, un pagamento di fatto anticipato delle spese per l’intervento di restauro può essere soggetto a qualche rischio. Motivo per il quale si consiglia, per chi voglia avvalersi di questa possibilità, di rivolgersi a imprese edilizie affidabili.

Bonus Facciate e Superbonus 110%: come integrare al meglio le due agevolazioni

Venendo rinnovata anche per il 2022 (e oltre) la possibilità di avvalersi sia del Bonus Facciate che del Superbonus 110%, c’è da capire come comportarsi nell’eventualità in cui un singolo intervento di restauro possa essere rimborsato sia dall’uno che dall’altro incentivo.

Se, infatti, le operazioni di restauro e ristrutturazione delle facciate esterne si concretizzano come interventi di efficientamento energetico (pensiamo agli interventi di coibentazione che possono limitare la dispersione termica) è possibile che essi siano soggetti al Bonus Facciate quanto al Superbonus 110%.

Evidentemente, non è possibile avvalersi di entrambi per un unico intervento. Allo stato attuale, ciò significherebbe farsi rimborsare una cifra pari al 200% della spesa sostenuta, e dunque ottenere dallo stato di fatto il doppio della cifra investita. Occorrerà insomma scegliere di quale dei due incentivi avvalersi.

E la scelta, in questo caso, non può che ricadere sul Superbonus 110%, il quale garantisce un rimborso di entità maggiore.

Un altro scenario possibile è invece quello in cui un complessivo intervento di ristrutturazione di un immobile preveda alcune operazioni che possono ricadere sotto la casistica prevista dal Bonus Facciate e altri che possono essere invece inclusi nel Superbonus 110%. In questo caso, effettivamente, diventa possibile ricorrere a entrambi i bonus, differenziando i rimborsi sulla base dei singoli interventi.

Naturalmente, per poter ricorrere a questa opzione, occorre che gli interventi vengano contabilizzati in modo differente, così che sia possibile identificarli con precisione e ottenere per alcuni il rimborso al 110% e per altri il rimborso al 90% (al 60% dal 2022).