I bonus non smettono mai di far parlare, in quanto ne sono stati approvati tanti e bene o male tutti sono stati oggetto di considerazioni, critiche ed analisi. Giustamente, verrebbe da dire, perché sono stati concepiti dal Governo come forme di aiuto e come tali devono essere analizzati e studiati anche a posteriori, per vedere se i benefici superano i costi.

Tra i tanti bonus, a far sempre più parlare sono in genere quelli che non richiedono l’Isee e che sono quindi aperti ed accessibili per tutti. Aspetto certamente positivo, che però a volte comporta altre complicanze, come per esempio dal punto di vista burocratico, e considera anche delle spese da sostenere.

I bonus casa funzionano proprio così: ci sono delle spese da sostenere che vengono poi rimborsate (almeno in parte) sotto forma di detrazione Irpef o attraverso lo sconto in fattura, laddove possibile. Ci sono però anche dei bonus meno consistenti che però hanno comunque dei vantaggi in termini di accessibilità e, soprattutto, non richiedono che il beneficiario anticipi il denaro.

Tra questi vi è il bonus smart working, pensato per i dipendenti che lavorano appunto con la modalità del lavoro agile. Vediamo come funziona, a quanto ammonta (e perché), come farne richiesta e per quali beni utilizzarlo.

Se fossi interessato ad approfondire queste tematiche, ti suggeriamo il canale YouTube “Redazione The Wam”, che aggiorna quotidianamente i propri iscritti sulle novità riguardanti bonus e sussidi. In particolare, in questo video viene trattata la delicata tematica dell’assegno unico e delle modalità di domanda di questa nuova misura:

Bonus smart working: perché?

Innanzitutto, definiamo di cosa si tratta: un bonus destinato ai lavoratori in modalità di lavoro agile per la maggior parte del proprio orario settimanale. Non sono pochi, lo sappiamo, i soggetti che si sono ritrovati da un giorno all’altro a dover lavorare da casa, talvolta in un’improvvisata postazione ed in altri casi senza gli strumenti necessari.

Un problema a cui le aziende, almeno la maggior parte, hanno provato ad ovviare in diversi modi. Il benessere del lavoratore deve infatti essere un tema importante per l’azienda, anche perché come sappiamo c’è una crescente attenzione a questo genere di aspetti e non si può trattare il lavoro da casa come si tratta il lavoro in ufficio, cambiando semplicemente la location.

Lavorare da casa è diverso, lo dicono molti studi ed anche l’evidenza dei tanti soggetti che in prima persona hanno vissuto questo cambiamento, con tutti i lati positivi ed i lati negativi. In un modo o nell’altro tutti abbiamo vissuto il periodo in cui era necessario stare in casa, ma chi ha lavorato in smartworking lo ha sicuramente vissuto in maniera diversa. Nessuna separazione fisica tra vita privata e vita lavorativa, orari di lavoro spesso dilatati, straordinari spesso non riconosciuti e scadenze da rispettare: una vita non facile per i dipendenti.

Certo, non tutti i lavori sono uguali e neanche tutte le aziende, ma certamente questa novità ha stravolto il ritmo lavorativo di tanti italiani. Ora, dopo aver superato le fasi più difficili, in tanti si ritrovano a lavorare comunque da casa in quanto per l’azienda può essere un risparmio importante e dunque la prospettiva non cambia. Si potrebbe addirittura passare, per alcuni, ad una forma mista con alcuni giorni in presenza ed altri da casa fino a data da definirsi, potenzialmente a tempo indeterminato. Una modalità intermedia potrebbe permettere di godersi i benefici alternativamente di entrambe le tipologie, ma è ancora tutto da vedere.

Per questi motivi (e non solo), il Governo ha pensato ad un bonus che potesse aiutare i lavoratori dipendenti da remoto ad avere una postazione più consona, più comoda e magari più moderna.

Bonus smartworking: come funziona e che importo prevede

Funziona quindi così: le aziende che hanno un certo numero di lavoratori da remoto (dimostrabile), possono fare richiesta per il bonus smartworking che verrà erogato per la cifra di 516 euro a dipendente.

Una somma importante, soprattutto se si considera che ci sono anche aziende molto grandi che possono farne richiesta. Il bonus viene erogato sotto forma di rimborso se la spesa è già stata sostenuta (anche qui va dimostrato che si tratti di beni compatibili) oppure, attraverso società che fanno da intermediarie, si possono ottenere dei voucher che verranno poi girati ai dipendenti che potranno usufruirne liberamente.

Il voucher farà riferimento ad un codice univoco e andrà a scalare partendo da 516 euro fino all’esaurimento. Un elemento fondamentale riguarda le aziende richiedenti, che devono prevedere i cosiddetti “fringe benefits”, cioè quei benefici non economici dati ai dipendenti a vario titolo.

Possono essere rimborsi spese o aiuti extra previsti proprio come incentivo e come valore aggiunto di una certa posizione lavorativa, dei veri e propri benefit, dato che siamo abituati a sentire più questa parola inglese che non la sua traduzione italiana.

Bonus smartworking: per quali beni?

Una volta definita la ratio del bonus ed il suo funzionamento, proviamo a capire quali sono i beni acquistabili con il voucher (o per cui è possibile richiedere il rimborso se è già avvenuto l’acquisto): semplicemente, tutti i beni consoni e necessari per la postazione lavorativa.

Parliamo quindi di sedie ergonomiche e scrivanie, ma anche di elementi legati all’illuminazione e tutti gli accessori che possono conseguirne. Una schiera di prodotti piuttosto ampi, che permette di rendere la giornata lavorativa un po’ più confortevole e in un certo senso personalizzata.

Un bonus che, come abbiamo visto, ha una forma diversa rispetto ai bonus classici, è vero, ma che può comunque interessare moltissime imprese e moltissimi soggetti diversi. Non ci sono particolari criteri e nemmeno un tetto massimo legato all’Isee, a maggior ragione visto che a fare domanda è l’azienda e non il singolo privato.

Tra l’altro le aziende forniscono solitamente anche i dispositivi, come cellulari aziendali e computer portatili, per poter svolgere il proprio lavoro, mentre non c’è alcuna conferma sul fatto che possa essere usato anche per la connessione ad Internet, elemento fondamentale per poter svolgere il proprio lavoro da remoto.

Infine, va considerato anche che per eventuali tablet o PC personali ed anche per la connessione a Internet di casa c’è un altro bonus, il cosiddetto bonus tablet e pc, che risulta comunque di semplice accesso e potrebbe essere un ulteriore opportunità.

Bonus smartworking: una vecchia conoscenza raddoppiata

Il bonus smartworking, in ogni caso, non è in realtà una novità nel panorama dei tanti bonus che abbiamo potuto conoscere tra il 2020 ed il 2021. Esisteva già, con criteri simili, ma con importo dimezzato, pari a 258 euro. Dunque, non è solo stato riconfermato dal Governo Draghi ma anche raddoppiato.

La prima misura era stata approvata durante il Governo Conte II, per sostenere quei lavoratori che avevano vissuto il periodo di lockdown duro (marzo e aprile 2020) lavorando in questa modalità. Poi il Governo guidato da Mario Draghi ha scelto di riproporlo, nonostante la necessità fosse nel frattempo cambiata.

Infatti, ad oggi sono certamente meno i soggetti che stanno lavorando da casa (motivo per cui si spiega a maggior ragione l’aumento d’importo), ma può essere anche un segnale di spinta. Una vicinanza istituzionale a chi ha cambiato ritmi lavorativi nell’ultimo anno ed un riconoscimento degli aspetti negativi di questo cambiamento.

Inoltre, il bonus smartworking può essere visto anche come un incentivo alle aziende a mantenere questa modalità, magari anche in maniera ibrida con alcuni giorni in presenza ed altri da remoto. Questa nuova normalità lavorativa ha permesso infatti di riqualificare alcune aree, dato che non è necessario recarsi in centri urbani trafficati e molto popolosi per poter lavorare. Una sorta di controtendenza con l’urbanizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi decenni e con la sempre più frequente tendenza a spostarsi nelle grandi città per poter essere al centro del business, al centro del mondo economico.

Questo bonus, comunque lo si voglia vedere, è una delle poche forme di aiuto pensate per i lavoratori dipendenti attivi (tanti non lo sono stati a causa della pandemia, costringendo le imprese a ricorrere alla cassa integrazione) e sarà attivo fino alla fine dell’anno, cioè di certo fino al 31 dicembre 2021.

Bonus smartworking e futuro: cosa ne pensa il Governo?

Non sappiamo che fine farà il bonus smartworking nel 2022, ma è lecito pensare che il Governo terrà gli occhi aperti in questi mesi, in attesa di vedere in quanti lo richiederanno e quale impatto avrà sulla quotidianità dei lavoratori coinvolti.

Un successo di questo bonus potrebbe portare il premier Mario Draghi e tutta la squadra di Governo a considerare una sua proroga nel tempo, magari cambiandone la forma e le modalità, ma rimanendo comunque un incentivo alla modalità da remoto, laddove possibile, fatta però con criterio e con attenzione al welfare dei dipendenti.

Una piccola battaglia rispetto a ciò che si prospetta all’orizzonte (e non tanto lontano…) per quanto riguarda il mondo del lavoro ed in particolare dei lavoratori dipendenti: è in arrivo la scadenza del blocco licenziamenti, oltre la quale il mercato del lavoro tornerà ad essere libero e non più “ingessato” dal blocco che, in ogni caso, non può essere certo a tempo indeterminato. Altre questioni riguardano i settori più colpiti, per cui il blocco potrebbe protrarsi ancora per alcune settimane, ma di certo il Governo dovrà ponderare molto bene le scelte e selezionare accuratamente le battaglie su cui giocarsi la propria credibilità  ed immagine.

Il tutto, naturalmente, con l’auspicio che le misure restrittive non siano più necessarie in futuro, con l’evolversi della pandemia che fa ben sperare e la campagna vaccinale che, finalmente, sta procedendo a lunghe falcate verso i più giovani, prospettando almeno un’estate tranquilla in attesa di capire cosa accadrà dal prossimo autunno. In ogni caso, saremo pronti a fornire ogni aggiornamento su questo ed altri fronti, come sempre in maniera tempestiva sul nostro portale.