L’Italia è uno dei paesi più vecchi al mondo, ma non per le sue origini o la formazione fisica del territorio che la caratterizza.

Secondo l’Istat, la crisi demografica che la colpisce dal 2008 non cessa di fermarsi e facendo delle previsioni future, è probabile che riesca a raggiungere un declino senza precedenti nei prossimi 10 anni.

La popolazione invecchia continuamente, i decessi aumentano e le nascite non si palesano perché manca il benessere di cui le famiglie hanno tanto bisogno.

Forse per questo motivo, il governo ha scelto di indirizzare loro il bonus mamma, un premio dall’importo interessante che potrebbe contribuire all’incremento dei nuovi nati e rimediare alla situazione.

Vediamolo in questo articolo!

Bonus mamma: come può aiutare la crescita demografica?

Nel 2050 probabilmente saremo circondati soltanto da una popolazione formata da anziani.

I giovani, spinti dalla necessità di trovare lavoro o semplicemente bisognosi di un welfare diverso da quello proposto finora dal governo, emigreranno altrove.

I nuovi nati saranno così pochi da non poter reggere il confronto con la percentuale di vecchi presenti e soltanto una famiglia su cinque, sarà composta da figli.

Nei prossimi trent’anni, quindi, il concetto di “fare famiglia” sarà ancora più precario e poco conosciuto, poiché l’aumento della popolazione interesserà solo quei micro nuclei familiari formati da singoli individui.

A risentire maggiormente di questo scenario da incubo, il Mezzogiorno, dove tutte queste dinamiche (specie nelle aree rurali) hanno un andamento già marcato rispetto al resto del Paese.

Si tratta, logicamente, di previsioni di lungo periodo per le quali è ancora difficile stabilire esattamente che tipo di cause possano esserci dietro.

Le condizioni ambientali e strutturali di determinati territori, il malessere economico, la carenza di sostegni alla natalità e l’instabilità coniugale sono solo alcune ipotesi che potrebbero contribuire a peggiorare ancor di più la situazione.

Il video di La7 mostra un'intervista al grande Piero Angela, in cui si parla proprio del calo demografico degli ultimi anni:

Potremmo dire con certezza che questo problema sia stato a lungo sottovalutato, soprattutto negli ultimi anni in cui si è preferito concentrare l’attenzione sulla popolazione anziana e la riforma pensioni, piuttosto che sull’incremento delle nuove generazioni.

Forse proprio per questo motivo, dall’entrata dell’emergenza pandemica nel nostro Paese si è pensato di fornire maggiore sostegno alle famiglie già formate e a quelle che lo stavano per diventare, erogando una serie di agevolazioni fra le quali spiccava il bonus mamma.

Un incentivo visto subito di buon occhio e molto apprezzato, ma che potrà essere richiesto soltanto fino al 31 dicembre 2021, prima di sparire nell'assegno universale di gennaio 2022.

Bonus mamma: cos'é, chi ne ha diritto e quanto spetta?

Il bonus mamma (o bonus mamma domani) venne introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 a sostegno delle famiglie con figli minori a carico e famiglie con figli in arrivo.

Tale premio alla nascita veniva corrisposto anche per l’adozione o l’affidamento pre-adottivo di un minore e non concorreva alla formazione del reddito complessivo.

A richiederlo poteva essere una fetta di beneficiari davvero molto ampia, poiché non era previsto alcun vincolo legato al valore dell’Isee, da rispettare.

Ad averne diritto erano le gestanti e le madri, siano esse cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie, purché regolarmente presenti e residenti in Italia.

Erogato dall’Inps in un’unica soluzione, tale incentivo corrispondeva un assegno di 800,00 euro a famiglia, utile per affrontare le spese  del primo anno di vita del nascituro arrivato o del minore adottato/affidato in arrivo.

Come spiega lanazione.it:

“Il premio alla nascita, chiamato anche bonus mamma domani, viene corrisposto dall’Inps […] su domanda della futura madre dopo il compimento del 7° mese di gravidanza o alla nascita del bambino, o al momento dell’adozione o affidamento preadottivo.”  

L’assegno previsto poteva essere pagato mediante:

  • bonifico domiciliato (presso l’ufficio postale)
  • accredito su conto corrente bancario/postale
  • libretto postale, carta prepagata munita di IBAN
  • conto corrente estero

Per poterlo ottenere però, non bastava essere diventati genitori di un figlio proprio o adottato, bensì fornire certificazione che uno di questi eventi fosse realmente avvenuto.

I documenti necessari per godere del beneficio previsto dal bonus mamma erano:

  • la certificazione sanitaria rilasciata dal medico dell’SSN (o convenzionato ASL) in cui si attesta la data presunta del parto o relativo numero di protocollo
  • l'autocertificazione rilasciata dalla madre in cui si attesta la data del parto e le generalità del bambino (se già nato)
  • i dati relativi ai provvedimenti di adozione o affidamento del minore che attestino la sua entrata in famiglia e la sua residenza nel suolo italiano
  • gli estremi del permesso di soggiorno (solo per le cittadine extracomunitarie)
  • gli elementi relativi al provvedimento riguardante l’avvenuto abbandono o affidamento esclusivo del figlio al padre

L'articolo di Marco Cagiano ci informa su quali altri bonus Inps dovremmo tenere presente la scadenza a fine anno. 

Bonus mamma: come e dove richiederlo?

Poiché il bonus mamma veniva erogato dall’Inps, anche l’invio della domanda di accesso doveva essere inoltrata telematicamente mediante il servizio dedicato sul portale dello stesso istituto di previdenza.

Scaricando dal menù a tendina il manuale utente, il soggetto richiedente poteva dare uno sguardo alle funzionalità disponibili e seguire le linee guida alla compilazione della domanda.

Inoltre, nello sportello virtuale era possibile consultare anche le domande già inviate in precedenza e l’accesso ad altri servizi dedicati alla famiglia, come le prestazioni a sostegno del reddito.

Come abbiamo già visto nel paragrafo precedente, la domanda poteva essere inviata già dal 7° mese di gravidanza ma, considerando le particolari avversità che possono cambiare il corso della condizione di una madre, tale richiesta poteva essere fatta anche in caso di interruzione di gravidanza.

In questo caso specifico, si poteva allegare la documentazione che comprovasse l’evento in questione e accedere comunque al beneficio.

Diversamente, in caso di parto plurimo, come spiega inps.it:

“la domanda se già presentata al compimento del 7° mese di gravidanza andrà presentata anche alla nascita con l’inserimento delle informazioni di tutti i minori necessarie per l’integrazione del premio già richiesto, rispetto al numero dei nati.”

Logicamente, nella vita di un genitore possono accadere mille cose, come quella di doversi far rappresentare da un legale in caso di problemi personali collegati all’incapacità di intendere.

Per ottenere il beneficio del bonus mamma domani, quest’ultima figura doveva essere in possesso delle credenziali del soggetto richiedente per poter accedere al sistema.

In mancanza di potestà genitoriali o presenza della madre (per decesso), a poter presentare richiesta poteva essere il padre del bambino, seguendo uguali modalità mediante il servizio dedicato.

Sebbene tale incentivo avesse riscosso un certo successo, purtroppo non è stato possibile prorogarlo al 2022 a seguito dell’introduzione dell’assegno universale.

Il termine ultimo per presentare la richiesta del bonus mamma rimane fissata al 31 dicembre 2021.

Bonus mamma, addio: arriva l'assegno universale 2022!

Dal 1° gennaio 2022 si dovrà dire addio a tutti i bonus per la natalità e la genitorialità e dare il benvenuto al nuovo assegno universale, che consentirà alle famiglie con figli a carico di ricevere più di 1.000 euro al mese.

A farci sapere dell’approvazione del decreto legislativo attuativo di questa misura lo stesso Consiglio dei Ministri, che dovrà attendere ancora l’ultimo passaggio alle Commissioni Parlamentari prima di potergli dare il via.

Come spiega gazzettadelsud.it:

“la nuova misura sarà infatti operativa a decorrere da marzo 2022 ma le domande si potranno presentare dal primo gennaio, per un periodo che andrà da marzo al febbraio dell’anno successivo, mentre ora gli assegni familiari vanno da luglio a giugno dell’anno dopo.”

Per poterne ottenere il benefico, le famiglie dovranno presentare la dichiarazione del proprio valore Isee, in base al quale verrà stabilito l’importo dell’assegno mensile.

In ogni caso, nessuna famiglia rimarrà fuori dalla corresponsione del contributo  poiché verrà riconosciuto anche in minima parte.

La cifra  per coloro che disporranno di un Isee fino a 15.000 euro, viaggerà dai 50,00 euro ai 175 euro al mese per ogni figlio ed andrà a salire qualora vi fossero più figli minori a carico, ovvero:

  • 350,00 euro: due figli
  • 610,00 euro: tre figli
  • 970,00 euro: quattro figli

senza contare le ulteriori maggiorazioni dovute se entrambi i genitori lavorano ( 30,00 euro a figlio) o se la madre è molto giovane (20,00 euro al mese).

Qualora invece, il valore dell’Isee superasse la soglia dei 40.000 euro, l’importo andrebbe a scalare.

Per i figli affetti da infermità in grado di compromettere la propria autosufficienza vengono aggiunti 105,00 euro in più al mese, che diventano 95,00 euro in caso di grave disabilità e 85,00 euro in caso di disabilità media.

Ad averne diritto saranno i figli minori a carico e i nuovi nati a partire dal 7° mese di gravidanza e a richiederlo potranno essere anche i cittadini extracomunitari a patto che siano in possesso del permesso di soggiorno.

La domanda andrà presentata sempre all’Inps in via telematica e l’assegno mensile verrà riconosciuto il mese successivo a quello di presentazione della richiesta, mediante bonifico domiciliato.

Coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza non dovranno porsi il problema di inviare la domanda, poiché il beneficio verrà riconosciuto in automatico. 

Vorresti saperne di più al riguardo? 

Segui il tweet riportato qui sotto: 



Ecco tutte le informazioni su come fare domanda, quali sono i requisiti e gli importi