Nel Dl sostegni bis era è stato previsto un bonus matrimonio per venire incontro a tutte quelle coppie che avevano organizzato la cerimonia per il 2020 e che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, hanno dovuto “congelare” tutto in attesa di nuove disposizioni dal Governo.

Sono stati dunque previsti contributi a fondo perduto per un totale di 60 milioni di euro proprio per il settore wedding. In poche parole si tratta di una detrazione del 25% destinato o alle coppie di futuri sposi come sostegno nell’organizzazione del matrimonio o come contributo destinato alle aziende del settore.

Se questo era l’emendamento appunto pensato come bonus matrimonio inizialmente, purtroppo per gli sposi, non ha superato lo step dell’approvazione della Commissione Bilancio a Montecitorio. Ma attenzione: non è stata approvata la detrazione del 25% da utilizzare stesso dagli sposi.

Resta però come contributo per le imprese che operano nel settore del wedding sia dal punto di vista della ristorazione, che dell’intrattenimento che della location (il cosiddetto “horeca” cioè hotellerie-restaurant-catering).

Bonus matrimonio: le speranze deluse degli sposi

C’è da dire che, per gli sposi del 2020, continuano ad essere difficili le cose anche nel 2021. La loro volontà di andare fino in fondo alla concretizzazione del matrimonio è messa a dura prova. 

In questo anno e mezzo di pandemia globale abbiamo visto c’è stata una “corsa al bonus” da parte delle famiglie e dei lavoratori italiani in quanto anche il minimo aiuto da parte del Governo si è rivelato fondamentale per poter andare avanti

Dal punto di vista economico certo. E soprattutto. Ma anche dal punto di vista piscologico, sapere di non “essere soli” e di venire considerati come categoria di soggetti in evidente difficoltà ha aiutato molti a non perdere la voglia di rimboccarsi le maniche, una volta cessato o per lo meno diminuito lo stato di emergenza.

Per gli sposi, o meglio futuri sposi, quindi sapere di poter avere un bonus per organizzare di nuovo il proprio matrimonio e di farlo al meglio è stata una boccata d’ossigeno. Ma, come abbiamo detto, purtroppo la parte relativa al bonus sposi è stata bocciata al momento della conversione del dl in legge.

L’approvazione definitiva del testo di legge avverrà poi a fine luglio, il 24 del mese. Per le imprese del settore wedding però non dovrebbero rivelarsi brutte sorprese e quindi, almeno loro, potranno contare sul sostegno economico previsto.

Bonus matrimonio: in cosa consisteva il bonus sposi

Cosa prevedeva quindi il pacchetto originario del bonus per gli sposi? Leggiamo su informazionefiscale.it:

“Al pacchetto originario di misure, si aggiungeva una detrazione pari al 25 per cento delle spese fino a 25.000 euro sostenute dai neo sposi per gli anni 2021, 2022 e 2023”.

Quindi si trattava di un beneficio da utilizzare anche negli anni a venire. Davvero un grosso aiuto per aiutare i preparativi e l’organizzazione dell’evento considerato da molti “il più importante della vita”.

La detrazione era, come abbiamo detto, del 25% del totale su spese documentate ed effettuate già dagli sposi, da dividere poi in cinque rate annuali ognuna dello stesso importo.

Tra le spese da considerare erano comprese quelle relative a:

  • il catering;
  • i fiori;
  • i vestiti degli sposi;
  • trucco e acconciatura;
  • il servizio di wedding planner;
  • il servizio fotografico e il fitto location.

Insomma, andava a coprire un po’ tutti i costi che si affrontano quando si prepara un matrimonio. Il tetto massimo dello sconto previsto era di 6.250 euro per un massimo totale di 25mila euro di spesa effettuata e relativa agli anni 2021, 2022 e 2023.

Bonus matrimoni: chi può continuare a richiederlo

Il settore legato al wedding può invece tranquillizzarsi e tirare un sospiro di sollievo. I contributi a fondo perduto promessi verranno confermati. Si tratta di contributi, come abbiamo visto, fino a 60 milioni di euro per il 2021.

In particolare, per il settore HORECA, verranno destinati 10 milioni di euro. Ma che si intende per HORECA? Riportiamo la sua definizione tratta proprio dal sito horeca.it:

“uno specifico settore commerciale, quello dell’”Hotellerie-Restaurant-Café” esso si riferisce alle aziende: Alberghiere; di ristorazione; di Catering, Ristoranti e bar, con questa accezione, includiamo pertanto tutte le attività connesse ai consumi fuori casa detti anche (Away From Home, AFH)”.

I destinatari del contributo quindi saranno le imprese HORECA ma anche quelle legate all’intrattenimento, al wedding e all’organizzazione di feste e cerimonie.

Inoltre saranno destinati 10 milioni di euro anche per imprese diverse dal settore del wedding, ma comunque relative all’ambito di intrattenimento e organizzazione eventi. Bisognerà però attendere un decreto del Ministero dello Sviluppo economico assieme a quello dell’Economia e Finanze per sapere come fare domanda di questa agevolazione. 

Come tempistica di attesa, si tratterà di aspettare trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl Sostegni bis

Bonus matrimoni: come funzionerà il contributo alle imprese 

Ricapitolando, il bonus matrimoni è stato bocciato per le spese effettuate dagli sposi ma resta per le imprese operanti nel settore wedding e cerimonie.

Delle risorse economiche stanziate, 10 milioni di euro andranno specificatamente al settore Horeca, altri 10 milioni saranno destinati alle imprese:

  • di wedding;
  • di intrattenimento;
  • di organizzazione feste e cerimonie;
  • di eventi diversi dal wedding.

40 milioni di euro saranno destinati in generale al settore wedding, per un totale complessivo quindi di 60 milioni di euro in contributi a fondo perduto.

Le imprese dovranno avere vari requisiti da rispettare per poter accedere al contributo (che farà riferimento alla differenza del calo di fatturato tra il 2020 messo a paragone con il 2019). Contributo che sarà del 30% rispetto al calo del fatturato che si ha dimostrato.

Tra i requisiti troviamo avere la sede in Italia, aver appunto subito un calo del fatturato e, soprattutto, avere un’identificazione con codice ATECO riferito all’attività di ristorazione collettiva o al settore matrimonio.

Bonus matrimoni: cosa succede per le aziende aperte nel 2020 

Per tutte quelle imprese che hanno aperto da poco o che comunque sono state avviate nel 2020 e non possono fare riferimento ad una differenza di fatturato rispetto all’anno prima, sarà comunque possibile richiedere il beneficio dallo Stato.

Leggiamo su borsaitaliana.it:

“nel caso invece che l’azienda sia stata avviata nel 2020 e non sia quindi possibile avere dei dati specifici per calcolare il calo di fatturato verrà corrisposto un contributo, sempre a fondo perduto, di 5.000 euro”.

Bonus matrimoni: gli altri sostegni interessanti per i futuri sposi

Per tutti i futuri sposi che sono rimasti delusi e che contavano su aiuti da parte dello Stato dopo un periodo così difficile e turbolento dal quale pian piano stiamo cercando di riemergere ma sempre con le dovute precauzioni, il consiglio è di non avvilirsi.

Ci sono comunque varie possibilità interessanti da considerare. Come ad esempio l’assegno per congedo matrimoniale. Leggiamo sul sito dell’INPS che è un assegno:

“della durata di otto giorni in occasione del matrimonio, civile o concordatario, da usufruire entro i 30 giorni successivi alla data dell’evento. L’assegno per congedo matrimoniale spetta ad entrambi i coniugi quando l’uno e l’altra vi abbiano diritto”.

Quindi si tratta di un assegno il cui importo è paria 7-8 giorni di lavoro di varie categorie di lavoratori. Inoltre c’è da sottolineare che non è cumulabile con la NASpI, con i congedi per maternità e con la cassa integrazione. 

E’ invece un tipo di assegno compatibile e cumulabile con l’indennità INAIL per infortuni sul lavoro.

Bonus matrimoni: chi può richiedere l’assegno per congedo matrimoniale

Questo particolare tipo di assegno può essere richiesto da:

  • operai;
  • apprendisti;
  • lavoratori a domicilio;
  • marittimi di bassa forza;
  • dipendenti da aziende industriali, artigiane o cooperative.

Tutti questi soggetti devono però rispettare determinati requisiti come aver contratto un matrimonio civile o unione civile, essere titolari di un rapporto di lavoro da almeno una settimana, fruire di tale congedo entro 30 giorni dal matrimonio.

In caso di soggetti disoccupati invece è importante, ai fini di percepire il beneficio, poter dimostrare di aver lavorato almeno 15 giorni come dipendenti di aziende industriali, artigiane o cooperative nei 90 giorni che precedono il matrimonio.

L’INPS sul suo sto specifica che l’assegno per congedo matrimoniale non può essere richiesto da coloro che effettuano solo e soltanto il matrimonio religioso.

Bonus matrimoni: chi non può richiedere l’assegno matrimoniale

Sempre sul sito dell’INPS è possibile visionare e controllare anche l'elenco dei soggetti che non possono richiedere l’assegno matrimoniale e cioè coloro che lavorano come dipendenti:

  • di aziende agricole;
  • del settore commercio, credito e assicurazioni;
  • presso enti locali e dello Stato;
  • presso aziende industriali, artigiane e cooperative della lavorazione del tabacco;
  • presso aziende che non sono in regola con il versamento del contributo alla Cassa Unica Assegni Familiari (CUAF).

In tutti i questi casi si deve trattare di lavoratori dipendenti e impiegati oppure dirigenti.

Anche i lavoratori extracomunitari possono richiedere l’assegno matrimoniale purché siano residenti in Italia prima della celebrazione avvenuta all’estero.

Per richiedere l’assegno, il lavoratori occupati dovranno farne richiesta al proprio datore di lavoro allegando il certificato di matrimonio, chi invece è disoccupato dovrà rivolgersi all’INPS e presentare domanda nell’area dedicata del sito entro un anno dalla data del matrimonio.

Una volta che l’INPS darà un esito positivo all’erogazione dell’assegno, verrà accreditato sull’IBAN indicato in fase di domanda o tramite bonifico presso un ufficio postale.

Bonus matrimoni: a quanto ammonta l’assegno matrimoniale

Vediamo ora a quanto ammonta questo contributo. Abbiamo visto che si tratta di una prestazione previdenziale rivolta ai lavoratori. E che corrisponde all’importo di un certo numero di giornate lavorative che in realtà non si effettuano in quanto si è in congedo per il matrimonio.

Per gli operai, apprendisti e i lavoratori a domicilio l’importo dell’assegno matrimoniale corrisponde a sette giorni lavorativi dal quale si sottrae la percentuale che di solito è a carico del lavoratore e che è pari al 5,54%.

Per i marittimi, l’importo dell’assegno farà riferimento a otto giornate lavorative, sempre considerando la percentuale del 5,54% a carico del lavoratore.

Non resta dunque che augurare buona fortuna a tutti i futuri sposi e sperare che in futuro verranno messi in campo dal Governo ulteriori aiuti e sostegni, al di là dello stato di emergenza.