Il Bonus matrimonio è tra gli incentivi alla famiglia che sono diventati legge con la conversione del Decreto Sostegni bis (DL 73/2021).

Si tratta di un contributo a fondo perduto per le aziende del settore wedding, in particolar modo il settore cosiddetto Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café e che comprende il settore Catering).

Non è passata invece la detrazione spese per gli sposi proposta inizialmente a Camera e Senato. L'emendamento che prevedeva uno sconto fiscale per tutte le coppie che sarebbero convolate a nozze nel triennio 2021, 2022, 2023 è stato infatti bocciato. 

Ma per gli sposi c'è comunque un bonus che va direttamente alle nuove coppie di sposi, valido a prescindere dal reddito Isee.

Bonus matrimonio: a chi andranno i 60 milioni di euro stanziati per il 2021

La legge di conversione del Sostegni bis ha stanziato 60 milioni di euro per tentare di risollevare i comparti che più hanno subito gli effetti della pandemia di Covid-19: i settori dell'intrattenimento, del wedding, dell’organizzazione di feste e cerimonie e del settore Horeca.

Nello specifico:

  • 40 milioni di euro sono destinati al settore wedding
  • 10 milioni di euro andranno alle imprese del settore dell’Horeca 
  • 10 milioni di euro alle imprese che operano nel settore dell'intrattenimento e dell'organizzazione di feste e cerimonie (diverso dal wedding).

Bonus matrimonio: tutti i requisiti

Per ottenere l'agevolazione, le imprese dovranno dimostrare di aver subìto un calo di fatturato tra il 2020 e il 2019. Il contributo sarà pari al 30% del calo di fatturato. 

Tra gli altri requisiti richiesti, l'impresa deve avere la sede in Italia e deve avere un’identificazione con codice ATECO riferito all’attività di ristorazione collettiva o al settore matrimonio.

L’efficacia delle disposizioni è però subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea. 

Bonus matrimoni per le imprese aperte nel 2020 

Anche le imprese che hanno avviato l'attività nel 2020 e non possono fare dimostrare un calo di fatturato rispetto all’anno prima potranno richiedere il beneficio dallo Stato pari a 5.000 euro.

Bonus sposi INPS: a chi spetta

Anche se il bonus pari al 25% delle spese sostenute dagli sposi (fino a un massimo di  25.000 euro) non ha superato l’esame della commissione Bilancio a Montecitorio, resta viva la possibilità per le giovani coppie di risparmiare sulle spese del proprio matrimonio.

L'INPS ha infatti deciso di sostenere le nuove coppie con un Bonus Sposi, un assegno che viene concesso in occasione di un congedo straordinario in occasione del matrimonio, civile o concordatario, che deve essere utilizzato entro i trenta giorni successivi alla data dell’evento.

L’assegno è rivolto ad entrambi i coniugi quando l’uno e l’altra vi abbiano diritto. L'agevolazione non è per tutti i lavoratori, ma solo per alcune tipologie:

  • operai, 
  • apprendisti, 
  • lavoratori a domicilio, 
  • marittimi di bassa forza,
  • dipendenti da aziende industriali, artigiane, cooperative.

L’assegno per il congedo matrimoniale copre 7/8 giorni di retribuzione e varia in base alla categoria di lavoratore.

Per fare un esempio: operai e apprendisti potranno ricevere un importo pari a 7 giorni di retribuzione; i lavoratori a domicilio 7 giornate di stipendio medio giornaliero; per i marittimi, l’importo sale a 8 giornate di salario medio giornaliero. In ogni caso il 5,54% della retribuzione giornaliera resta a carico del lavoratore.

Bonus sposi INPS: requisiti

I lavoratori sopra definiti devono rispettare alcuni requisiti per avere diritto alla prestazione previdenziale:

  • contrarre matrimonio civile o concordatario o unione civile;
  • far valere un rapporto di lavoro da almeno una settimana;
  • fruire del congedo entro 30 giorni dalla celebrazione del matrimonio/unione civile;
  • dimostrare che nei 90 giorni precedenti al matrimonio/unione civile hanno lavorato per almeno 15 giorni alle dipendenze di aziende industriali, artigiane o cooperative;
  • non siano in servizio per malattia, sospensione del lavoro, richiamo alle armi, fermo restando l’esistenza del rapporto di lavoro.

 I termini per presentare la domanda variano a seconda se si tratti di un lavoratore occupato o disoccupato. Nel dettaglio:

  • i lavoratori occupati devono presentare la domanda al datore di lavoro alla fine del congedo e non oltre 60 giorni dalla data del matrimonio/unione civile;
  • i disoccupati o richiamati alle armi devono presentare domanda all’INPS entro un anno dalla data del matrimonio/unione civile.

Attenzione, l'INPS fa sapere che l’assegno non viene erogato a chi contrae il solo matrimonio religioso.

(Claudia Cervi)