Il vecchio e caro bonus mobili sta per essere stravolto, ancora una volta. L’accattivante sconto da 5.000 euro per comprare arredi e grandi elettrodomestici subirà infatti un’altra modifica con l’anno nuovo e non andrà a favore dei cittadini.

Attualmente il contributo, affidato alla gestione dell’Agenzia delle Entrate, rappresenta uno sconto del 50% sul costo complessivo degli oggetti agevolabili, ma entro il limite di spesa di 10.000 euro. Con l’ingresso dell’anno nuovo il massimale di spesa scenderà a 5.000 euro e trasformerà lo sconto del 50% in un importo massimo di 2.500 euro. Tale modifica si applica a tutte le spese agevolabili che saranno effettuate a partire dal 1 gennaio 2023 e per tutto il 2024.

Il bonus mobili è indissolubilmente legato alle agevolazioni ristrutturazione, poiché come principio generale per richiederlo è necessario aver fatto i lavori in casa durante l’anno precedente. Rientrano nelle spese ammesse quelle relative al mobilio di ogni tipo e anche agli elettrodomestici che rispettano i requisiti energetici indicati nella guida fornita dall’AdE. Sono sempre esclusi i complementi di arredo dai tendaggi per finire con porte e pavimenti.

Però, a differenza di come molti credono, ci sono anche casistiche che permettono di ottenere questo contributo e cambiare il look di casa senza ricorrere ad imponenti ristrutturazioni, ma solo con operazioni di manutenzione straordinaria o ordinaria.

Come funziona oggi il bonus mobili 2022 e cosa cambierà dall’anno prossimo

Il bonus mobili è un'invenzione ormai antica nata in occasione del DL 63/2013 e che ha subito svariate proroghe e modifiche, le più recenti con la manovra finanziaria del 2021 (178/2020) e la Legge di Bilancio di quest’anno (234/2021, art. 1, comma 37). Quest’ultima ha pianificato un rinnovo triennale scegliendo così di tenere in vita la misura fino alla fine del 2024.

Ma in realtà il bonus mobili 2022 è molto diverso dal contributo che vedremo il prossimo biennio.

Al momento questa agevolazione, che considera spese agevolabili i costi per mobili e grandi elettrodomestici, da collocarsi su un’immobile oggetto di ristrutturazione nel corso dell’anno precedente(o manutenzione straordinaria in alcuni casi), consiste in un 50% di sconto di cui si fa carico lo stato su una spesa massima agevolabile pari a 10.000 euro. Facendo due conti: il ricco bonus mobili 2022 regala una cifra che può raggiungere i 5.000 euro per unità immobiliare.

Dal 1 gennaio del 2023 e per l’anno seguente, 2024, il bonus mobili, pur restando identico nei requisiti, cambia il massimale di spesa a cui può applicarsi lo sconto del 50%. Il bonus in versione 2023-2024 ammetterà una spesa massima agevolabile pari a 5.000 euro e quindi un incentivo massimo di 2.500 euro per unità immobiliare.

Queste modifiche si applicano a tutte le spese che saranno effettuate nel 2023, mentre gli acquisti avvenuti nel 2022 sono agevolati entro la somma massima di 10.000 euro.

Bonus mobili senza ristrutturazione: ecco quando è possibile

Al bonus mobili hanno diritto praticamente tutti i cittadini che hanno ristrutturato casa. L’unico requisito è che tali interventi siano iniziati prima del 1 gennaio dell’anno prima di quello in cui sono stati effettuati gli acquisti che si vogliono scaricare.

Rispondiamo quindi prima alla domanda ovvero quali sono le ristrutturazioni ammesse e vediamo poi come invece si può ottenere il bonus senza rivoluzionare casa, ma semplicemente con operazioni considerate di manutenzione straordinaria o ordinaria.

Scendendo nel dettaglio sono considerati validi ai fini di richiedere il bonus gli interventi di:

  • ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo, sulle singole unità immobiliari (rifacimento degli intonaci, modifica della facciata etc);
  • ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato da eventi calamitosi, dopo che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • restauro, risanamento conservativo e ristrutturazioni edilizie che coinvolgono interi fabbricati, solo se eseguiti da imprese o cooperative che entro 18 mesi dalla fine dei lavori vendono o assegnano gli immobili.

Ad aver diritto al bonus mobili senza ristrutturazione, sono invece:

  • gli appartamenti, gli edifici unifamiliari e le strutture condominiali che eseguono operazioni di manutenzione straordinaria (ad esempio: sostituzione degli infissi, installazione di ascensori e scale, sostituzione della caldaia, etc.);
  • gli edifici condominiali che eseguono operazioni di manutenzione ordinaria sulle parti comuni: tinteggiatura di pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti, infissi e tegole, riparazione di portoni, grondaie, cancelli). In questo caso però anche le spese agevolate dal bonus mobili dovranno essere destinate all’acquisto di arredi per le parti comuni.

Bonus mobili ed elettrodomestici con sconto in fattura: si può avere?

La risposta a questa domanda è secca: no! Mai si può avere lo sconto in fattura con il bonus mobili che rappresenta solo una detrazione Irpef in dieci anni, cioè con dieci quote dello stesso importo.

Si tratta di uno degli incentivi che non ammette l’opzione della cessione del credito da cui dipende la possibilità di sfruttare lo sconto in fattura.

Si era parlato l’anno scorso in occasione del DL Sostegni bis di un’apertura in questo, ma l’emendamento è stato espunto per mancanza di fondi. Vista la difficoltà del Governo nel reperire i finanziamenti utili alla proroga delle agevolazioni maggiori (bonus facciate e Superbonus 110% per le unifamiliari) sembra difficile che vi siano cambiamenti, cioè che si pensi ad aprire anche al bonus mobili le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito.

In quanto detrazione Irpef le spese agevolabili vanno inserite nel Modello 730 o Redditi PF e contribuiranno a ridurre l’ammontare delle tasse da pagare.

Cogliamo l’occasione per ricordare che si può rifare il look di casa con il bonus mobili anche se le ristrutturazioni sono state effettuate sfruttando uno qualsiasi delle altre agevolazioni ristrutturazioni, come bonus casa, Superbonus 110% per la parte relativa al Sismabonus (circolare AdE n. 30/2020; DL 34/2020, art. 119, comma 4) e bonus facciate.