Bonus partite IVA 2021, arrivano i contributi a fondo perduto. Il Decreto Sostegni bis ha confermato che anche i possessori di partite IVA avranno diritto a delle misure di sostegno, concedendo a questa amplia fetta di lavoratori ben tre tipologie di aiuti, che andremo tra poco ad analizzare.

In realtà, del bonus partite IVA se ne parla ormai da mesi, senza però avere la certezza che questi aiuti venissero alla fine inseriti nel testo definitivo del DL Sostegni Bis.

Il 30 giugno 2021, però, con la conversione in legge e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, abbiamo avuto l’ufficialità.

Scopriamo dunque come funzionano questi contributi a fondo perduto che andranno a garantire il bonus partite IVA, a chi spettano le somme e come richiederle.

Bonus partite IVA: fino a 150.000 euro a fondo perduto

Il bonus partite IVA, così come approvato, prevederà fino a 150.000 euro in forma di contributo a fondo perduto, che spetteranno ai possessori di partita IVA, purché ovviamente residenti nel nostro Paese.

I cittadini residenti in Italia e possessori di partite IVA, infatti, potranno richiedere il bonus se appartenenti ad una delle tre categorie seguenti:

  1. professionisti che esercitano attività di impresa
  2. lavoratori autonomi
  3. titolari di reddito agrario

Essendo previste ben tre tipologie di contributi a fondo perduto, le tre categorie indicate in alto potranno effettuare la richiesta per ogni tipologia, ovviamente alternativamente e a patto di rispettare i requisiti di cui andremo a parlare tra poco.

Bonus partite IVA: requisiti da rispettare per la richiesta

Infatti, esistono determinati requisiti che il titolare di partita IVA deve rispettare per poter rientrare a pieno titolo tra i beneficiari del bonus partite IVA.

Innanzitutto, l’anno precedente alla richiesta deve aver ottenuto ricavi non superiori ai 10 milioni di euro. In secondo luogo, deve essere attestato, durante le mensilità che vanno da aprile 2020 a marzo 2021, un calo del fatturato mensile pari ad almeno il 30% rispetto al fatturato registrato tra aprile 2019 e marzo 2020.

Questo perché il bonus partite IVA è pensato per dare un aiuto economico a tutti i liberi professionisti che hanno risentito particolarmente della crisi scaturita dalla pandemia: dunque, senza aver registrato dei cali di fatturato rispetto agli anni precedenti, il bonus partite IVA non potrà essere richiesto.

Il calcolo esatto della perdita di fatturato ha poi una motivazione ben precisa: in base alle perdite registrate ogni mese a partite da aprile 2020, verrà calcolato il contributo a fondo perduto spettante.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate, potranno prendere parte alle richieste per il bonus partite IVA anche coloro che hanno già ricevuto altre tipologie di misure economiche a sostegno dei lavoratori per fronteggiare la crisi economica; in questo caso, però, gli aiuti potranno essere richiesti soltanto in parte, dal 20% al 60% dei 150.000 euro previsti, in base al fatturato.

Percentuali più elevate spetteranno invece a chi non ha ancora ricevuto aiuti dallo Stato.

Bonus partite IVA da 150 mila euro: le tre tipologie

Come abbiamo accennato in precedenza, esistono tre tipologie di aiuti per quanto riguarda il bonus partite IVA, tipologie che sono alternative: chi deciderà di richiederne una, verrà ovviamente escluso dalle due tipologie restanti.

I tre contributi alternativi sono:

- contributo Sostegni bis automatico, che è quel contributo a fondo perduto che spetta a chi ha già partecipato ai contributi Sostegni; verrà erogato automaticamente a questi soggetti un contributo pari a quello già ricevuto, erogazione che non necessita ulteriori domande e di cui si occuperà l’Agenzia delle Entrate;

- contributo Sostegni bis attività stagionali, riservato a coloro i quali hanno registrato i cali di fatturato del 30% di cui abbiamo già discusso, ossia nel periodo che va da aprile 2020 a marzo 2021. In questo caso, però, la domanda va presentata per poter beneficiare di questo bonus partite IVA, e gli importi verranno calcolati in base all’entità delle perdite di fatturato;

- contributo Sostegni bis perequativo, che invece calcolerà i propri importi effettuando una differenza tra i fatturati del 2019 rispetto a quelli del 2020. Per questo tipo di contributo, comunque, siamo in attesa di una guida ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, guida che vedrà la luce dopo il 10 settembre 2021 (come indicato dal DL Sostegni bis).

Bonus partite IVA a fondo perduto: le categorie escluse

Purtroppo, non tutte le categorie di lavoratori, pur appartenendo alle categorie già indicate, potranno ricevere il bonus partite IVA a fondo perduto.

I soggetti che hanno attivato la propria partita IVA dopo il 26 maggio 2021, data in cui il DL Sostegni bis è entrato in vigore, non potranno avere accesso alla misura; stesso discorso va fatto per le partite IVA cessate alla stessa data.

Non possono poi richiedere il bonus partite IVA gli enti pubblici, gli intermediari finanziari e le società di partecipazione.

Come presentare la domanda per il bonus partite IVA?

Per ottenere il bonus partire IVA con contributo a fondo perduto, è possibile già da adesso inviare le proprie domande all’Agenzia delle Entrate.

Il bonus partite IVA potrà infatti essere richiesto dal 5 luglio 2021 fino alla data del 2 settembre 2021.

Come specificato dalla guida ufficiale sui contributi a fondo perduto del Decreto Sostegni bis, realizzata a cura dell’Agenzia delle Entrate, esistono due modalità per presentare la domanda.

Un primo metodo prevede l’utilizzo del sito web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, sfruttando l’apposita area Fatture e corrispettivi, all’interno della quale è possibile accedere alla sezione denominata Contributi a fondo perduto.

Il secondo metodo prevede invece l’utilizzo di un software di compilazione di mercato, attraverso  cui il file verrà inviato sfruttando il canale Entratel/Fisconline (lo stesso canale usato per la trasmissione dalla dichiarazione dei redditi). Le domande inviate attraverso questa modalità sono partite due giorni più tardi, ossia il 7 luglio, ma termineranno ugualmente il 2 settembre di quest’anno.

Per poter procedere con l’invio della propria domanda, il soggetto possessore di partita IVA dovrà tenere a portata di mano, innanzitutto il codice fiscale del titolare o legale rappresentate, il settore relativo all’attività in cui si opera e, soprattutto, le cifre che serviranno per calcolare gli importi spettanti, ossia i ricavi ottenuti nel 2019 e le cifre di fatturato mensile (sia quelle relative al 2019 che quelle relativa al 2020).

Dopo aver inviato la domanda, verrà indicato il numero di protocollo dell’istanza, che conviene memorizzare perché potrebbe rivelarsi necessario nel caso in cui, successivamente, si avrà necessità di eventuali verifiche.

L’Agenzia delle Entrate effettuerà dunque la verifica dei dati trasmessi in sede di domanda e, qualora tali controlli risultassero in regola, il soggetto richiedente otterrà una ricevuta di presa in carico. Se invece qualcosa dovesse andare storto in fase di controllo, la domanda verrà scartata.

Attenzione: se ci si accorge di aver commesso degli errori di compilazione, non occorre compilare una istanza di rinuncia, perché in questo caso si verrà esclusi totalmente dal bonus partite IVA. Bisogna invece inviare una nuova istanza correggendo i dati: solo in questo modo la domanda compilata in maniera non corretta verrà sostituita e non si rischierà di perdere il contributo a fondo perduto.

Bonus partite IVA, come viene erogato?

Una volta presentata la domanda, verranno calcolati gli importi spettanti in base a quanto indicato in sede di compilazione; questo non vale ovviamente se si decide di avvalersi del contributo Sostegni bis automatico. Nel caso in cui, però, si riceva l’importo del Sostegni bis automatico e si richieda un nuovo contributo a fondo perduto, ovviamente il secondo contributo verrà scalato dalla cifra del Sostegni Bis automatico, per non superare il limite massimo previsto per la ricezione degli aiuti da parte dello Stato.

Le modalità di erogazione, invece, potranno essere scelte dal futuro percettore, scegliendo tra varie tipologie di accredito.

Può essere richiesto l’accredito su conto corrente (purché intestato o cointestato al beneficiario; un secondo modo è invece rappresentato dal credito d’imposta, che può poi essere fruito inserendolo in modello F24.

Una volta effettuata la scelta in fase di domanda, purtroppo, non è possibile cambiare la modalità di fruizione.

Bonus partite IVA, attenzione ai limiti degli aiuti di Stato

Ma, se si ha intenzione di richiedere i contributi a fondo perduto previsti da questo bonus partite IVA, bisognerà tener conto del Temporary Framework, ossia il quadro che stabilisce, in maniera temporanea, i limiti delle misure previste dallo Stato per sostenere i vari settori vessati dal Covid.

Il Temporary Framework ha infatti fissato dei limiti entro i quali gli aiuti non verranno corrisposti; per quanto riguarda i contributi a fondo perduto per le partite IVA di cui abbiamo parlato fino ad ora, nello specifico, vengono indicati anche dei requisiti.

Innanzitutto, l’attività per cui si richiedono i contributi a fondo perduto non deve risultare in crisi economica già nel 2019 (nello specifico al 31 dicembre di quell’anno); se si tratta di una piccola o micro impresa, inoltre, non deve aver ricevuto aiuti per salvataggi o eventuali ristrutturazioni, né risultare soggetta a procedure per insolvenza.

Per quanto riguarda le limitazioni, il Temporary Framework ha previsto differenti disposizioni.

Tra il primo marzo 2021 e il 27 gennaio 2021, il limite massimo di aiuti dello Stato prevede di non superare per il settore legato all’agricoltura i 100mila euro; per pesca e acquacoltura 120mila euro; per gli altri settori, 800mila euro.

Per il periodo che va da marzo 2020 alla richiesta del nuovo bonus partite IVA a fondo perduto previsto dal DL Sostegni bis, cambiano invece le cifre, ma non la divisione dei settori: per i lavoratori agricoli, il limite massimo è di 225mila euro, per pesca e acquacoltura è invece di 270mila euro; gli altri settori potranno invece raggiungere un totale di 1.800.000 euro.