Anno di bonus: potremmo definire così questo 2021, viste le decisioni più recenti in materia di sostegno economico a privati cittadini, liberi professionisti e imprese. Come in ogni racconto, però, c’è sempre qualcuno che rimane escluso. E nelle ultime manovre, è toccato ad alcuni tipi di partite iva.

Svista? Decisione consapevole? Fatto sta che il governo ha deciso di erogare un bonus partite iva a tutti coloro che non hanno potuto richiedere i contributi a fondo perduto previsti dai decreti economici precedenti.

Si tratta di un contributo il cui ammontare massimo è di mille euro, e che può essere richiesto previo soddisfacimento di alcuni requisiti. L’erogazione di questa nuova forma di sostegno è stata salutata con positività dai parlamentari, tra cui Matteo Salvini che pochi giorni fa commentava così ad Ansa:

Grande soddisfazione per i contributi a fondo perduto, oltre 4,5 miliardi, a favore delle partite Iva e delle attività danneggiate dalla crisi Covid a partire da palestre e piscine.

Fin qui tutto bene. Però, se non ti sei ancora messo in moto a richiedere il bonus per partite iva, sappi che il tempo è tiranno e hai tempo solo fino al 9 dicembre 2021. Scopri dunque nell’articolo tutti i dettagli sul nuovo contributo per gli autonomi e, soprattutto, corri subito dal tuo commercialista!

Cos’è il bonus partite iva?

Si tratta di un contributo perequativo a fondo perduto che ammonta fino a mille euro da richiedersi per via telematica all’Agenzia delle Entrate. L’erogazione è vincolata al soddisfacimento di alcuni requisiti, quali il bilancio, la dichiarazione dei redditi e il fatturato.

Le risorse totali stanziate dal governo per il bonus partite iva ammontano a circa 4,5 miliardi euro, ma restano ancora solo pochi giorni a disposizione per usufruirne. La finestra, infatti, si chiuderà presto in quanto le risorse devono essere esaurite entro la fine di dicembre 2021, come indicato dal Decreto Sostegni bis.

Bonus partite iva: chi ne ha diritto?

L’articolo 1-ter del Decreto Sostegni prevede che il bonus spetti a tutte i titolari di reddito d’impresa che hanno aperto partita iva tra l’1 gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018 e hanno iniziato l’attività nel corso del 2019 – a tale proposito, fa fede il registro delle imprese depositato presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura –. 

Anche il fatturato mensile entra di buon diritto tra i requisiti che l’Agenzia delle Entrate terrà in considerazione per l'erogazione del contributo economico. Nel dettaglio, per inoltrare la domanda per il bonus partite iva è necessario che la media del fatturato mensile e dei corrispettivi del 2020 sia inferiore a quella del 2019 almeno del 30%.

Ecco come lo spiega il Dott. Giuseppe Nebbia, titolare dello Studio Nebbia di Conversano:

Chi resta escluso dal nuovo bonus partite iva?

Impossibile accontentare tutti e, infatti, molti rimangono ancora esclusi anche da questo nuovo aiuto economico. Per quanto riguarda i liberi professionisti, non hanno accesso al bonus partite iva coloro:

  • la cui partita iva non risulta attiva nel momento in cui il decreto è stato emanato

  • che hanno richiesto la cessazione della propria attività prima del 23 marzo 2021

Inoltre, non possono fruire del bonus nemmeno:

  • gli intermediari finanziari

  • gli enti pubblici

  • le società di partecipazione

  • le aziende con fatturato superiore a 10 milioni di euro

Bonus partite iva fino a 1000 euro

Il fatto che l’ammontare massimo del bonus per autonomi e partite iva sia stato fissato a mille euro non significa che tutti ne riceveranno per forza di cosa mille. Infatti, l’importo effettivo che verrà accreditato dipenderà dal rapporto tra il limite di spesa stanziato dal governo e il numero di domande ricevuto e approvato.

A tale proposito, il Fisco si esprime nei seguenti termini:

Il contributo è previsto nella misura massima di mille euro, il valore dipenderà dal rapporto tra il limite complessivo di spesa stabilito per norma e l’ammontare complessivo dei contributi relativi alle istanze accolte.

Ma c’è un altro dettaglio da considerare: il decreto MISE del 12 novembre scorso ha previsto cinque aliquote percentuali, calcolate sulla base dei ricavi, della differenza tra il fatturato del 2019 e quello del 2020 e degli eventuali contributi a fondo perduto già ricevuti in precedenza.

Ecco le percentuali delle cinque aliquote:

  • 5% per ricavi e compensi 2019 tra 5 milioni e 10 milioni di euro

  • 10% per ricavi e compensi 2019 tra 1 milione e 5 milioni di euro

  • 15% per ricavi e compensi 2019 tra 400mila e 1 milione di euro

  • 20% per ricavi e compensi 2019 tra 100mila e 400mila euro

  • 30% per ricavi e compensi 2019 inferiori o pari a 100.000 euro

Non sono previsti contributi oltre i 10 milioni di euro.

Una volta ricevute tutte le domande, l’Agenzia delle Entrate provvederà a comunicare al singolo utente qual è l’importo effettivo che gli spetta.

Perché il bonus partite iva?

Il motivo principale per cui il governo ha deciso di stanziare ulteriori contributi e bonus è legato alla situazione economica dovuta al Covid-19, che ha avuto ripercussioni pesanti sulle partite iva titolari di reddito d’impresa e altri tipi di lavoro autonomo.

Le chiusure forzate, il crollo dei consumi e la diminuzione della mobilità dovuti alla situazione pandemica si sono sommate ai consueti problemi cui le PMI fanno fronte quotidianamente: dalla burocrazia alla pressione fiscale alla mancanza di credito.

Le ultime rilevazioni della CGIA Mestre, risalenti ad agosto 2021, non sono del resto molto incoraggianti. Secondo tali dati, tra febbraio 2020 e lo scorso agosto, i lavoratori indipendenti sono diminuiti di 320mila unità (-5,8%); mentre quelli dipendenti di 89mila unità (-0,5%).

La Cgia, riporta agi.it, propone perciò al premier Draghi di aprire un tavolo di crisi permanente, perché:

è necessario dare una risposta ad un mondo, quello autonomo, che sta vivendo una situazione particolarmente delicata. [...] in questo ultimo anno e mezzo oltre ai ristori (ancorché del tutto insufficienti), gli esecutivi che si sono succeduti hanno, tra le altre cose, approvato l’Iscro, esteso l’utilizzo dell’assegno universale per i figli a carico anche agli autonomi ed è stato introdotto il reddito di emergenza per chi è ancora in attività. 

Tuttavia, altre misure, oltre al bonus partite iva, potrebbero essere necessarie per aiutare i lavoratori autonomi in questo periodo di difficoltà.

Come presentare la domanda

Anzitutto, bisogna avere essere in possesso della dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento. In secondo luogo, bisogna collegarsi all’apposita area del sito dell’Agenzia delle Entrate e seguire la procedura: in pratica, la richiesta del bonus partite iva va fatta solo online.

Se non si ha praticità con PC, siti internet e burocrazia, si può presentare la domanda anche tramite un intermediario, come il caro buon vecchio commercialista.

Al momento della richiesta, si può scegliere una delle due modalità di accreditamento del bonus per partite iva:

  • accredito su conto corrente bancario o postale intestato o cointestato al richiedente

  • credito d’imposta in compensazione tramite F24

Inoltre, ribadiamo il concetto, la domanda per richiedere il bonus partite iva va presentata tassativamente entro e non oltre il 9 dicembre 2021!

Bonus partite iva o Iscro?

Questo è il dilemma… O forse no. La differenza tra i due può essere così riassunta: se il bonus partite iva è riservato ai titolari di reddito d’impresa, l’ISCRO, Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, viene definito dalla Fenailp:

un incentivo rivolto ai detentori di partita IVA che non siano iscritti ad alcun albo e rientrano nel regime della Gestione separata.

Inclusi nel bonus anche coloro che partecipano in società semplici o studi associati.

L’ISCRO prevede un importo mensile da spalmare in sei mesi, compreso tra i 250 e gli 800 euro. Ancora una volta, la cifra che si vedrà accreditata sul proprio conto corrente dipende dal fatturato dell’anno precedente dichiarato.

I requisiti. A differenza del bonus partite iva, la domanda per l’ISCRO non va inoltrata all’Agenzia delle Entrate, ma all’Inps, il quale provvederà a controllare che tutti i requisiti previsti dalla Circolare n. 94 del 30 giugno 2021 siano soddisfatti, cioè: 

  • non avere altre forme di previdenza obbligatorie

  • non avere un trattamento pensionistico diretto

  • non ricevere il Reddito di Cittadinanza

  • presentare un reddito da lavoro autonomo dell’anno precedente inferiore del 50% alla media dei redditi degli anni precedenti

  • non avere percepito, nell’anno precedente, un reddito superiore a 8.145 euro

  • avere versato regolarmente i contributi previdenziali obbligatori

  • lavorare con partita iva da almeno quattro anni

Come richiederlo. Se per il bonus partite iva è necessario utilizzare il sito internet dell’Agenzia delle Entrate, per il contributo ISCRO, il sito di riferimento è quello dell’Inps, in cui bisogna effettuare l’accesso tramite PIN Inps, SPID di livello 2 o superiore, Carta Identità Elettronica 3.0 o Carta Nazionale dei Servizi. (A proposito, siccome lo SPID sarà sempre più necessario per le operazioni online, se non l’hai ancora attivato, leggi qui: SPID PosteID: ecco come attivarlo veramente a gratis!).

In alternativa, ci si può rivolgere ai patronati o chiamare il call center all’803164 (da telefono fisso) o allo 06164164 (da mobile).

I tempi. Mentre ci sono ancora pochi giorni per presentare la domanda per il bonus partite iva, si sono conclusi i termini per l’ISCRO 2021. Ma niente paura: si tratta, infatti, di un piano di aiuti in vigore nel triennio 2021-2023, le cui domande devono essere inoltrate entro e non oltre il 31 ottobre di ogni anno.

I controlli incrociati. Breve vita ai furbetti: è vero che è l’Inps a gestire le pratiche dell’ISCRO, ma ciò non significa che l’Agenzia delle Entrate non ci metta lo zampino. Anzi, tutt’altro: una volta inoltrata la domanda, l'AE si metterà subito in modo per verificare la veridicità dei dati dichiarati e, se non risultano incongruenze di sorta, darà il via libera all’Inps per l’accettazione dell’istanza e la conseguente erogazione del contributo.