La legge di bilancio, dopo l’approvazione dei giorni scorsi, torna ad essere un tema di attenzione al punto da richiedere un ulteriore passaggio a Palazzo Chigi ed un nuovo possibile esame in Consiglio dei ministri nelle prossime ore prima che il Ddl vada al Senato. Il motivo che potrebbe richiedere al Governo questi nuovi passaggi è rappresentato dalla riscrittura ex novo di alcune norme e l’inserimento di alcune disposizioni. 

I temi centrali restano sempre quelli dei bonus legati al mondo dell'edilizia, la previdenza pubblica le modifiche apportate al reddito di cittadinanza e la spesa pubblica per la sanità. 

Partiti ovviamente in fibrillazione sui temi dei bonus edilizi nell’attesa di decidere in merito a provvedimenti complicati come il discusso tetto sull’Isee ('Indicatore della Situazione Economica Equivalente)con il quale il governo ha voluto limitare la platea degli aventi diritto (villette e abitazioni unifamiliari) alla proroga del Superbonus. Non è l’unico tema perché a tenere alta la tensione all’interno della maggioranza c’è anche il tema dei controlli che riguarderanno il reddito di cittadinanza.

Un collegamento tra i due delicati capitoli che impediscono, da 10 giorni, il perfezionamento del testo della legge di bilancio è evidente ed è tutto nella contrapposizione politica all’interno della maggioranza. Centrodestra e Italia Viva sono infatti contrari al Reddito di cittadinanza e vorrebbero limitarlo al fine di poter destinare le risorse per la fiscalità.

Mentre, per quanto riguarda gli incentivi per la casa, è il Movimento 5 Stelle a richiedere, anche per il prossimo biennio, la possibilità di cedere il credito maturato. 

Manovra Draghi: bonus edilizi importi insostenibili

I numeri delle operazioni già effettuate evidenziano però che il complesso dei bonus in edilizia hanno raggiunto quota 19,3 miliardi di euro, che è un importo difficilmente sostenibile, in prospettiva, per la finanza pubblica del nostro paese.

A questi oneri vanno ad aggiungersi anche i crediti inesistenti, come denunciato recentemente dall’Agenzia delle Entrate, che li ha stimati prudenzialmente in almeno ottocento milioni di euro.

Per questo motivo il governo sta pensando ad un intervento, sotto forma di decreto-legge, con il quale si introdurrebbe un meccanismo funzionale ad effettuare controlli preventivi anti-frode e riguardo a possibile riciclaggio di denaro sporco.

I dati sugli investimenti in edilizia continuano a confortare e cresceranno in modo importante (circa il 18%) nel corso dell’anno e continueranno anche nel prossimo, compensando la caduta avvenuta nell’anno di maggiore crisi della pandemia.

L’effetto sulla crescita impetuosa di quest’anno continua ad essere determinato principalmente dai lavori realizzati nel settore residenziale (+25,2%), in particolare sui condomini, in virtù degli incentivi forniti dal Superbonus e delle semplificazioni allo stesso apportate dal ministro Brunetta in occasione della definizione del degli accordi del Pnrr.

Il settore dovrà cercare di capire però come sarà il suo futuro successivamente all’adozione di misure di sostegno e il tipo di impatto di medio-lungo periodo che i fondi europei, connessi al Pnrr, potrebbero portare al comparto delle costruzioni. 

Andrebbe quindi valutata, sul settore dell’edilizia, anche la valenza strategica della politica economica espansiva sulla capacità di far davvero decollare la rigenerazione urbana. Risorse, ma anche condizioni che dovranno favorire un rapporto positivo fra pubblico e privato.

Manovra Draghi: nuovo esame per il Reddito di cittadinanza

Anche il reddito di cittadinanza, con le recenti riforme predisposte dal governo, richiede un nuovo esame presso il Cdm. Uno dei temi di discussione, è relativo alla certificazione di un possibile rifiuto di una proposta lavorativa da parte di un beneficiario del Rdc poiché nel nuovo meccanismo andrebbe ad abbassare l’assegno percepito e che, ad oggi, non trova modo di essere verificato da parte di un soggetto certificatore preposto a registrare l’eventuale rifiuto.

Infatti, per i percettori del reddito di cittadinanza che risultano occupabili subiranno, secondo le nuove regole, un decremento dell’assegno come conseguenza di un rifiuto di una proposta di occupazione, e potranno essere soggetti alla revoca del beneficio stesso nel caso in cui il rifiuto fosse perpetrato nuovamente per un’offerta ritenuta congrua.

Il testo finale della manovra andrà quindi a correggere una previsione dalla bozza precedente approvata dal consiglio dei ministri.

Un’altra novità in merito al Reddito di cittadinanza sarà rappresentata dall’introduzione di meccanismi funzionali al controllo e all’accertamento circa i comportamenti seguiti dal percettore della contribuzione.

L’obiettivo, secondo il premier Draghi, è di fare in modo che il reddito di cittadinanza non rappresenti un ostacolo all’accettazione di un lavoro regolare.

Inoltre, gli sgravi contributivi per le imprese saranno riconosciuti anche per le assunzioni dei percettori di reddito a tempo indeterminato parziale, a tempo determinato o col contratto di apprendistato (oggi sono solo per il tempo indeterminato full time).

Saranno riconosciuti benefici fiscali per le Agenzie del lavoro: il 20% dell’incentivo per ogni assunzione a seguito dell’attività di mediazione. 

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando sta valutando la proposta di affiancare alla cumulabilità del RdC con redditi da lavoro che risultano modesti e una maggiore tollerabilità verso lavori di breve durata.

Saranno previste misure antiabusi, con controlli ex ante dei requisiti di residenza e patrimoniali, un interscambio di informazioni tra le banche dati esistenti e una efficace collaborazione tra i soggetti che saranno tenuti ai controlli.

Manovra Draghi: le detrazione fiscale per i giovani

Intanto si stanno registrando le prime modifiche attuate alle norme esaminate in Consiglio dei ministri nei giorni scorsi circa le detrazioni fiscali a beneficio dei giovani e i limiti di importo annuale (scenderà da 2.400 a 2mila euro).

Manovra Draghi: più fondi per gli asili nido 

Invece, saranno accresciuti a partire dal 2026 i fondi che sono stati previsti per lo sviluppo degli asili nido dei Comuni. La progressione per anno del finanziamento crescerà fino a raggiungere gli 1,1 miliardi di euro annui a partire dal 2027.

Sono fondi che serviranno a raggiungere il livello essenziale della prestazione, che a regime dal 2027 avrà un tasso di copertura del 33% raggiungibile con obiettivi di servizio crescenti progressivi negli anni.

Manovra Draghi: opzione donna e ape sociale

Previsti anche altri due interventi che riguardano l’esenzione dall’imposta di bollo per i certificati digitali e il rifinanziamento del Fondo contro la violenza di genere.

Riguardo i temi previdenziali saranno soggette a revisione le decisioni prese nei giorni scorsi in merito ad Opzione donna e l’obiettivo di rivedere anche delgi aspetti dell’Ape sociale. 

Ritocchi in extremis che il governo sta realizzando come nel caso di Opzione donna che nel prossimo anno non vedrà salire a 60 anni la soglia di età per l’accesso, come, invece, era stato indicato nella legge di bilancio approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri.

Si è arrivati a queste modifiche dopo un intenso pressing delle forze politiche della maggioranza affinché il testo finale della manovra, che andrà al Senato questa settimana, dovrebbe riproporre per la proroga di gli stessi requisiti fissati già attualmente: 58 anni d’età (59 per le autonome) e un minimo di 35 anni di contribuzione, con l’assegno che sarà ricalcolato con il sistema contributivo e porterà ad uno sconto stimabile fino al 30%.

Resta confermata, nel 2022, per tutti l’uscita, prevista dalla manovra, di Quota 102 mentre rispetto, al precedente testo del Ddl di bilancio verrà ad essere ridotto di cinquanta milioni la dote per il prossimo anno del Fondo funzionale a gestire le uscite anticipate nelle Piccole e medie imprese che risulteranno in crisi. 

Sta acquisendo maggiore probabilità l’estensione ulteriore della platea di beneficiari dell’Ape sociale, aggiungendo ulteriori categorie di lavori gravosi a quelle (otto) già previste dal governo. Un obiettivo prevalentemente del Pd che, con i suoi senatori, visto il limitato tempo ormai a disposizione, potrà soltanto al Senato provare a correggere la manovra.

Tra i possibili correttivi che potrebbero arrivare dai gruppi parlamentari ci dovrebbe essere anche quello della Lega funzionale rafforzare la dotazione del Fondo che dovrà sostenere i pensionamenti anticipati delle aziende in crisi con meno di 15 dipendenti.

Manovra Draghi: tra le soluzioni quota 102

Tra le discussioni al Senato sulla legge di bilancio ci sarà sicuramente anche Quota 102 (uscita dal lavoro a 64 anni d’età e 38 di contribuzione) che il governo ha individuato come soluzione per rendere più graduale nel prossimo anno, l’uscita da Quota 100, che andrà a concludere la sua sperimentazione triennale a dicembre.

Per Draghi ormai la scelta fatta su Quota 102 rappresenta un punto fermo che non dovrà essere rimesso in discussione al senato, ma il dibattito che seguirà nelle commissioni dovrà essere funzionale a fornire indicazioni utili per il tavolo che si terrà il prossimo anno con le parti sociali per le possibili riforme nel 2023.

Manovra Draghi: il futuro della previdenza

Sul tema pensioni le principali sigle sindacali sono in attesa di una convocazione del premier per definire, in un tavolo di lavoro sulla previdenza, i possibili interventi strutturali da adottare sul settore a partire dal 2023.

Punto di partenza imprescindibile per il Premier Draghi è il sistema contributivo, che rappresenterà nella sua visione un punto fermo anche per il futuro, ma rappresenterà, sicuramente, un elemento di complicazione sul tema nei confronti anche della maggioranza e sindacati.

Va ricordato inoltre, che questi ultimi, stanno valutando da tempo, in caso di mancata convocazione da parte del premier, di indire mobilitazioni e scioperi a livello nazionale.