Ci stiamo avvicinando verso la definizione della nuova riforma fiscale, cui governo e parti politiche hanno indirizzato, negli ultimi mesi, tutte le loro risorse, il loro tempo e il loro impegno.

Stando a quanto trapelato dalle ultime news del web, ci sarà un grande cambiamento sulle aliquote Irpef, in relazione all’imminente entrata dell’assegno unico 2022, ma non solo.

Anche il famoso bonus Renzi potrebbe subire gli effetti di queste modifiche, finendo per essere assorbito e trasformato in detrazione fiscale.

Andiamo a scoprire qualcosa di più in questo articolo.

Bonus Renzi: cos'é, a chi spetta e come funziona?

In molti lo ricorderanno come quella dicitura a caratteri stampati sul fondo della propria busta paga, altri invece, lo ricorderanno come quel piccolo contributo che alla fine, doveva essere restituito.

Sta di fatto che il bonus Renzi, ha conquistato il primo posto nelle tematiche hot del 2014, l’anno in cui è stato introdotto temporaneamente nel sistema fiscale per poi essere reso permanente per tutti quei lavoratori in possesso di reddito da 8.174,00 euro ed entro i 26.600 euro.

A beneficiarne, infatti, erano solo coloro che possedevano un reddito da lavoro dipendente o assimilati e coloro che lo percepivano a titolo di cassa integrazione o Naspi.

Ad aggiungersi a queste categorie erano anche i lavoratori facenti parte delle Forze dell’Ordine, mentre negli esclusi dal beneficio rientravano i contribuenti incipienti e coloro che, pur avendo un’imposta lorda alta, avevano un reddito che superava la soglia consentita.

Tale contributo veniva concesso come credito Irpef direttamente nella busta paga da parte del sostituto d’imposta e, al momento della dichiarazione dei redditi veniva ricalcolato considerando quelli dichiarati dal soggetto.

Qualora l’importo del bonus Renzi fosse stato maggiore rispetto a quanto calcolato dal datore di lavoro, la parte che non veniva utilizzata poteva essere recuperata in dichiarazione, mentre, se l’importo del bonus Renzi era inferiore, la parte utilizzata doveva essere restituita.

Il video di Leonardo Pinna ci spiega il bonus Renzi in modo semplice:

L’unica scelta spettante al soggetto interessato era quella di decidere di revocarlo temporaneamente per tutto l’anno in corso, qualora vi fosse stato il superamento di determinati limite di legge.

Per questo motivo, prima di ricevere il contributo, come spiega insindacabili.it:

“ per tutti i lavoratori  e disoccupati, è importante fare un presunto all’inizio dell’anno del reddito che si percepirà nell’anno in corso [..] fondamentale per non restituire il bonus in sede di dichiarazione dei redditi o per non farsi recapitare un avviso di accertamento, dopo anni, dall’Agenzia delle entrate”

Ciò che è importante è che tale contributo venga inserito nella busta paga con la voce corretta, ovvero “credito ai sensi del D.L 66/2014".

Qualora questo non fosse possibile, si può recuperarlo quando ci si appresta a compilare la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

È molto imporrai ricordare che dal 2015 in poi, la cifra spettante ha subito un aumento da 80,00 a 100,00 euro mensili, erogati automaticamente sempre in busta paga.

A partire dal 1°luglio di quest’anno, invece, il bonus Renzi è cambiato molto in corrispondenza dell’introduzione di una nuova detrazione sui redditi da lavoro dipendente che ha capovolto l’importo e ha stabilito nuovi limiti di reddito da considerare.

Bonus Renzi: come richiederlo?

Per ottenere il beneficio del bonus Renzi, il lavoratore non doveva inviare alcun tipo di richiesta perché, come già detto nel paragrafo precedente, la somma spettante veniva inserita automaticamente dal datore di lavoro o dallInps nella busta paga mensile.

Spesso, nella procedura di calcolo si è sentito parlare del sostituto d’imposta, ovvero, come spiega wikipedia.org:

“ soggetto (pubblico o privato) che per legge sostituisce in tutto o in parte il contribuente nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, trattenendo le imposte dovute dai compensi, salari, pensioni o altri redditi erogati”

Una figura davvero importante dal punto di vista fiscale perché ha il compito di verificare l’effettiva spettanza del credito e sopratutto, il peso che questo ha sulla base dei redditi dichiarati.

Una volta appurato il diritto al contributo, è proprio questo soggetto ad erogarlo in busta paga ai lavoratori nei tempi e nelle modalità previste dalla legge.

Per fare ciò, spiega fiscoetasse.com:

“ il sostituto d’imposta utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza eventuale, i contributi previdenziali previsti per il medesimo periodo di paga, i quali non devono essere quindi versati.”

Infine, come ultima procedura, è tenuto ad indicare l’erogazione del bonus Renzi nel modello CU che andrà poi a rilasciare direttamente al lavoratore dipendente.

Nel modello 770 invece, dovrà indicare le ritenute i contributi che non sono stati versati per effetto del contributo rilasciato.

Bonus Renzi: cosa fare se non arriva?

Ma cosa succede se il bonus Renzi non viene indicato nella busta paga e, dunque, il lavoratore non può percepirlo?

In questa situazione le cose sono due:

  • o il datore di lavoro si è dimenticato di farlo inserire ( svista)
  • o quest’ultimo sta facendo il furbetto e lo ha recuperato senza corrisponderlo volontariamente

Poiché è proprio lo Stato a pagare il bonus Renzi sottraendone l’importo sulla delega dei contributi e delle imposte Irpef, viene previsto per legge che tale contributo venga rilasciato al lavoratore in busta paga.

A maggior ragione, in mancanza di questo adempimento scatta la denuncia da parte del dipendente che può scegliere di diffidarlo dal pagamento mediante lettera di sollecito o denunciarlo per appropriazione indebita del credito.

Spetterà poi all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza fargli passare la voglia di commettere atti illeciti a danni dei propri dipendenti.

Per riuscire a recuperare il credito insoluto, il lavoratore deve presentare la dichiarazione dei redditi per l’anno successivo, nella quale indicherà la mancata erogazione.

È probabile però che non tutti i lavoratori potrebbero riuscire ad ottenerlo poiché l’avvenuta erogazione in dichiarazione dei redditi dipende dai redditi complessivi del soggetto.

Bonus Renzi: cosa cambia dal 2022?

Stando a quanto trapelato dall’ultimo incontro con le parti politiche, per discutere della riforma fiscale 2022, il bonus Renzi di 100,00 euro in busta paga sembrerebbe essere stato riassorbito dalle detrazioni fiscali.

Una notizia che ha lasciato l’amaro in bocca e ha fatto storcere il naso a quei lavoratori che, ormai, si erano abituati a riceverlo ed ora hanno paura di veder calare il proprio reddito nel corso dell’anno che verrà.

Eppure, c’era da aspettarselo.

Nell’accordo stilato per definire le novità che interesseranno il taglio dell’Irpef si fa particolare riferimento anche alle buste paga dei lavoratori.

Il piano d’azione suggerito dalle parti politiche andrebbe ad intervenire proprio sull’imposta di reddito delle persone fisiche, portando l’aliquota ad un numero in meno (da 5 a 4) e considerando l'impatto dell’assegno universale del 2022.

Nella concretezza dei fatti però, il bonus Renzi non verrebbe cancellato per sempre, ma solo bloccato in via temporanea per essere erogato sotto forma di detrazione e favorire i soggetti con reddito medio-basso.

Con la rimodulazione delle detrazioni, i contribuenti con un reddito imponibile lordo di 50.000 euro avrebbero un risparmio di 920,00 euro mentre coloro che hanno un reddito da 40.000 euro, avrebbero un risparmio di 620,00 euro ( 51,00 euro in più al mese nello stipendio).

Da 50.000 euro in su, in busta paga si avrebbero circa 80 euro al mese, ovvero 900,00 euro netti all’anno.

Superata la soglia dei 60.000 euro, gli sgravi fiscali si attesteranno a 570,00 euro netti.

Logicamente questi sono calcoli approssimativi perché non ci è ancora dato sapere con certezza come verranno riordinate le detrazioni da parte del Ministero dell’Economia.

Ciò che sappiamo è che tale intervento interesserà anche la no tax area, riducendo considerevolmente le aliquote marginali effettive.

Nessuna fascia di reddito verrebbe penalizzata perché chiunque potrà godere del beneficio del nuovo bonus Renzi sotto forma di detrazione fiscale.

In più, anche lo Stato vedrebbe grande vantaggio perché la sostituzione di questo bonus favorirebbe un risparmio per le casse erariali di ben 16 miliardi di euro, che potrebbero andare ad aumentare le detrazioni da lavoro dipendente.

L’assegno universale 2022 invece, modificherà solo le detrazioni per figli a carico, corrispondendo fino a 1.000 euro a famiglia ( in base al valore Isee).

L'articolo di Enrico Danna vi spiega quanto sia importante il valore Isee per ottenere il beneficio dell'assegno unico universale.

Su questo tema, Confindustria palesa forte disappunto.

Spiega money.it:

“ Confindustria non si dice d’accordo con questa impostazione, proprio per gli effetti impercettibili sui redditi delle famiglie italiane. Landini è in attesa di una convocazione per discutere della spartizione degli 8 miliardi di euro: per loro, dovrebbero andare tutti ai lavoratori dipendenti e pensionati, senza pensare al taglio dell’Irap.”

Insomma, potremmo dire che tutta la questione della riforma fiscale sia ancora in fase di assestamento e che solo nelle prossime settimane potremmo darvi informazioni sicure. 

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Noi, come sempre, ci vediamo al prossimo articolo!!!