Con il Decreto Sostegni tramutato in legge il bonus smart working è stato prorogato anche per tutto il 2021.

Come per tutta la durata del 2020, anche nel 2021, il tetto massimo del beneficio è di 516,49 euro.

La precedente cifra erogata dal bonus era di 256,23 euro, la metà di quanto invece, dal 2020 fino al termine del 2021, sarà garantita ai beneficiari.

La manovra è volta ad aiutare i lavoratori dipendenti, i quali necessitano di alcuni strumenti utili al fine di ricavare un ufficio a casa propria.

Il bonus smart working infatti non viene erogato sotto forma di contributo economico in soldi, ma il datore di lavoro può scegliere di investire la cifra in alcuni strumenti per poi darli al proprio dipendente.

Abbiamo visto nel corso dell'emergenza epidemiologica come sia stato, e sia tuttora, importante il lavoro da casa in caso di necessità.

Per questo motivo il Governo ha deciso di continuare a elargire il contributo, fino a quando lo smart working non sarà più necessario.

È stata anche importante la conferma della cifra, che si temeva poteva essere ridotta e riportata alla sua natura iniziale.

Fortunatamente questo non è successo, e titolari e dipendenti possono tirare un sospiro di sollievo.

Nonostante in passato non fosse una prassi usufruire dello smart working, capiamo bene che potrebbe essere una modalità utilizzata da molti anche in post-pandemia.

In futuro potremmo vedere più persone lavorare da casa, e ormai tutti conoscono questo modo di svolgere il proprio impiego.

Prima di proseguire vi invitiamo a vedere l'esaustivo video YouTube di Raffaele Gaito, che approfondisce molto bene il tema dello smart working.

Bonus smart working: che cos'è

Il bonus smart working, in sostanza, consiste in un'agevolazione fiscale destinata ai datori di lavoro che elargiscono ai propri dipendenti dei fringe benefits.

Quest'ultimi sono una forma di retribuzione, al massimo di 516,46 euro, erogata sotto forma di servizi e di beni.

Un vero e proprio compenso lavorativo ricevuto non in denaro ma altre cose. Basti pensare al telefono aziendale o ai buoni pasto ad esempio.

Dunque si parla di bonus smart working in modo quasi colloquiale, poiché sempre più datori di lavoro utilizzano i fringe benefits per permettere ai dipendenti di lavorare più agevolmente fuori dall'ufficio.

Spesso infatti i lavoratori non possiedono nella propria abitazione sedie ergonomiche, o la giusta illuminazione e via dicendo.

Questo può provocare anche dei danni fisici da non sottovalutare, oltre che la diminuzione della produzione lavorativa.

Altro punto fondamentale è che la cifra da destinare a questo tipo di bonus è esentasse, e non va quindi a incidere sulla formazione del reddito.

Bonus smart working: a chi spetta

Il bonus smart working non spetta a particolari categorie di lavoratori, ma spetta a tutti i dipendenti a cui l'azienda può destinare i fringe benefits.

Dunque non esistono requisiti ISEE né di altro tipo, ma bisogna semplicemente capire se la propria azienda o il proprio datore di lavoro elargiscono i sopracitati benefici.

Non si può spendere il bonus smart working in tutto ciò che si vuole però, viene erogato proprio per la salvaguardia della salute degli italiani.

Dunque, si possono ricevere beni volti alla ricostruzione di un ufficio a casa sicuro e comodo, in grado di permettere la giusta comodità e sicurezza nel lavoro.

Si possono acquistare dunque:

  • sedie o simili ergonomiche, tipiche dell'ufficio;
  • scrivanie di vario genere che agevolino anche l'utilizzo di una connessione a internet;
  • strumenti d'illuminazione a scopo lavorativo, come le lampade.

Come abbiamo visto, il tutto è rivolto a preservare la salute fisica dei dipendenti costretti a lavorare da casa, inoltre agevola sicuramente anche il settore dell'arredamento.

Come richiedere il bonus smart working

Per richiedere il bonus smart working il lavoratore dipendente non può agire in autonomia, ma deve consultare sempre parti terze.

Nella fattispecie, nel caso si lavori nel settore pubblico, bisogna fare richiesta ai sindacati di categoria, e attendere che questi si muovano.

Altro discorso per il settore privato, in questo caso bisogna interpellare il proprio datore di lavoro che, una volta accettata la richiesta, si occuperà del resto.

Infatti il dipendente non può fare domanda, questo spetta al proprio datore di lavoro che, una volta ricevute le pezze giustificative, può far partire le procedure per ricevere il contributo economico.

Dunque non ci si deve preoccupare di documentazioni varie né di portali telematici, ma solo di consultare le figure preposte sopracitate e presentare quanto da loro richiesto.

Bonus smart working: connessione a internet luce e gas

Abbiamo capito che il bonus smart working va ad agevolare la creazione di una propria postazione d'ufficio direttamente a casa.

In molti dipendenti però si sono chiesti, e continuano a farlo, se spetti a loro pagare le spese di luce e gas e soprattutto la connessione a internet.

Infatti il dipendente in smart working utilizza le proprie utenze a discapito dei propri soldi.

Una cosa che in una situazione normale non avverrebbe, e in molti vorrebbero fosse chiarita la questione e magari ricevere un contributo economico.

Purtroppo la legislazione non obbliga il datore di lavoro a pagare le spese di connessione a internet o delle altre utenze.

A tal proposito si sono espresse però l'Agenzia delle Entrate e l'Amministrazione finanziaria.

Quest'ultime hanno specificato che, nel caso il dipendente effettui delle spese che vanno a favorire esclusivamente il proprio datore di lavoro, queste possono essere rimborsate.

Il compenso ricevuto per il rimborso di tali spese inoltre, non va a concorrere sul proprio reddito personale.

Per poter favorire di tutto ciò, bisogna però riuscire ad attestare che effettivamente si abbia pagato di tasca propria per un beneficio di terzi, in questo caso del proprio capo, e per farlo bisogna presentare una documentazione attendibile.

La possibilità dunque esiste, ma spesso per la difficoltà di gestione della questione i dipendenti rinunciano in partenza.

Sarebbe forse auspicabile che le normative in vigore venissero completate in modo univoco e chiaro, in modo che non spetti ai dipendenti informarsi a tal proposito.

Bonus smart working: fringe benefits

Abbiamo in precedenza parlato di fringe benefit, e di come entrino in relazione con il bonus smart working, andiamo ora però a spiegare più chiaramente che cosa sono.

I cosiddetti fringe benefits sono traducibili in italiano con benefici accessori, e sono infatti delle retribuzioni, in beni o servizi, aggiuntivi alla busta paga.

Possiamo fare alcuni esempi di fringe benefit come l'auto aziendale o alcune polizze, ma ancora  i buoni pasto o telefoni aziendali.

Con lo smart working è stata introdotta la possibilità di avere quindi arredo da ufficio, con le stesse modalità degli esempi sopracitati.

Questi benefici fanno parte delle manovre del welfare, e servo proprio per garantire un tenore di vita del lavoratore dipendente migliore.

Nel contesto del bonus smart working i fringe benefits hanno subito delle variazioni del tutto circostanziali e nuove.

Il datore di lavoro impegna del denaro per favorire il lavoro da casa attraverso alcuni mirati acquisti.

È stata introdotta la variazione alla normale procedura solo per sopperire al periodo infelice dell'emergenza epidemiologica, e come risposta alle esigenze che ha provocato.

A tutti gli effetti rientra dunque tra i fringe benefits e tra le misure di welfare, vedremo se al momento della fine della pandemia questa variazione rimarrà o se sarà ripristinata la normativa iniziale.

Bonus smart working: 516 euro sono pochi?

Abbiamo detto che il bonus smart working durante il suo percorso ha visto il raddoppio del proprio importo, ma è una cifra sufficiente per coprire le spese necessarie a lavorare da casa?

Sembra plateale la risposta di Federlegno, che dice a chiare lettere che la cifra non è sufficiente e che dovrebbe venire a sua volta raddoppiata, fino a raggiungere la cifra di 1000 euro.

Sicuramente l'emergenza epidemiologica ha modificato radicalmente le abitudini lavorative degli italiani, e in molti dipendenti probabilmente continueranno a lavorare da casa anche al termine della pandemia.

Ci chiediamo dunque se la misura non possa rimanere tra i fringe benefits anche in futuro, e se i fondi a disposizione non meritino di essere aumentati nuovamente.

La salute dei dipendenti deve essere sempre messa al primo posto, in qualunque luogo venga svolta la mansione lavorativa.

Seguendo questo principio cardine e base che sta alle fondamenta della nostra Repubblica, crediamo sia di fondamentale importanza che il Governo continui a dare risposte adeguate in merito.

Per il momento la cifra può comunque bastare per piccole spese destinate al fabbisogno minimo pro capite, una piccola scrivania e una seduta ergonomica o simili.

Vedremo come evolverà il mercato del lavoro e quali saranno le contromisure che verranno adottate, sperando che tengano conto delle esigenze dei lavoratori.

Smart working semplificato nel settore privato

Anche il settore privato ha visto una novità importante a proposito del lavoro da casa.

Infatti è stata prorogata la misura che autorizzava lo smart working semplificato proprio per il lavoratori del settore privato fino al 31 dicembre 2021.

Questo include la possibilità per i datori di lavoro di usufruire del lavoro agile per tutti i rapporti di lavoro subordinati.

Oltre a questo comporta anche l'obbligo, per i datori di lavoro, di inviare tramite comunicazione al Ministero del lavoro la data in cui cessa l'attività di smart working, e i nominativi dei dipendenti interessati.

La proroga di questa misura è importante poiché riesce a snellire le operazioni attraverso la modalità telematica, una vera e propria comunicazione agile, così come la modalità con cui verrà svolto il lavoro.

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere a proposito del lavoro in smart working, vincoli legislativi e orari da concordare.

La normativa vigente sta pian piano cambiando assimilando le necessità che questo nuovo sistema lavorativo porta con sé, ed è destinata a variare ancora di più.

La curiosità sul come si modificherà il lavoro in Italia da qui ai prossimi mesi è tanta, così come lo è la variazione legislativa.

Bisognerà approfondire sociologicamente ed economicamente i cambiamenti prima di poter definire finalmente la strategia da adottare, vedremo cosa accadrà.