I bonus spettano anche per lo smart working. Il bonus smart working consente ai dipendenti di riuscire a ottenere fino a 516 euro in beni e servizi per le attività lavorative svolte a domicilio. Ma chi sono coloro che potranno usufruirne? 

La crisi sanitaria ha senz’altro determinato uno smisurato aumento dello smart working o altrimenti definito come telelavoro. Al fine di agevolare il rispetto delle misure di distanziamento sociale essenziali ad arginare il propagarsi dei contagi, diverse aziende si sono viste obbligate a richiedere al proprio staff di svolgere le proprie mansioni lavorative dal proprio domicilio per periodi di tempo molti lunghi. 

I dipendenti per poter proseguire i propri compiti d’ufficio anche distanti dall’azienda sono stati obbligati, nella maggior parte, a dover acquistare nuove attrezzature informatiche ed elementi di arredamento, come sedie e scrivanie, oltre a rimodulare l’ambiente domestico. Per dare sostegno a tale tipologia di lavoro con il Decreto Sostegni, adesso divenuto legge, si è scelto di prorogare il bonus smart working.

Nel corso dei mesi e dei giorni più bui della crisi pandemica si è andato a stimare come pressappoco tutte le maggiori aziende e gli enti della pubblica amministrazione e più della metà delle PMI abbiano deciso di affidarsi allo smart working, sfiorando una soglia di 6,58 milioni di dipendenti in forma agile, dato equiparabile a un terzo della totalità dei dipendenti in Italia.

Quindi cosa è lo smart working? Come lo si fa seriamente? Qual è la differenza con telelavoro (o lavoro da casa)? Queste son le domande che si pone sul suo canale YouTube Raffaele Gaito.

Bonus smart working: come funziona

Il bonus smart working presume lo stanziamento da parte delle aziende di una somma di circa 516,49 euro in forma di voucher, riservato ai lavoratori dipendenti che vogliano acquistare beni e servizi funzionali alle attività di smart working.

Gli strumenti e l’oggettistica alla quale si fa riferimento prevede ad esempio apparati elettronici come il telefono aziendale o di arredi e mobilia come lampade, scrivanie, sedie, etc. il sostegno dunque non fornisce un versamento in denaro.

Al datore di lavoro spetterà la scelta o di acquistare apertamente il necessario al fine di rendere più agevoli le attività connesse allo smart working tra i propri dipendenti per mezzo di fringe benefit o di garantire a loro l’eventualità di optare cosa comperare tramite un voucher da spendere presso store convenzionati.

Nella prima circostanza il bonus smart working dovrà essere inserito nella busta paga ma senza costituire tassazioni né ai fini delle imposte sul reddito né a quelli contributivi.

Il budget in principio a disposizione sarà di 258,23 euro, una quota già disposta dal bonus smart working che è stata duplicata nel 2020 e poi prorogata anche per quest’anno per mezzo del Decreto Sostegni.

Assufficio ha stimato come lo scorso anno, il 2020, il bonus smart working sia stato per l’80% utilizzato da aziende che già avevano in precedenza applicato tale norma, il riferimento va senz’altro a multinazionali e grandi imprese, per le spese su apparati tecnologici funzionali alla didattica a distanza (DAD) e su dispositivi di profilassi individuale.

Il Bonus smart working a chi dovrebbe spettare? E quali sono i requisiti per accedervi? Riguarda senz’altro i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati così come normato dagli articoli 49 e 50 del DPR 917/1986.

Cosa sono i fringe benefit?

I fringe benefit altro non sono che quote destinate dal datore di lavoro a favore dei dipendenti, una scelta che vede l’utilizzarsi dei relativi sgravi fiscali. Quindi, quello solitamente è delineato con l’appellativo di “bonus smart working“, in verità è fondamentalmente un potenziale usufrutto del fringe benefit, per cui il decreto Sostegni si è impegnato a prorogare un raddoppio a 516,46 euro per tutto il 2021.

Vale a dire che per l’intero anno sarà esente da tasse (dato che non sarà generatore di reddito) la stima dei beni ceduti e dei servizi concessi dall’azienda ai propri addetti fino alla somma di 516,46 euro. In tanti hanno fatto riferimento al bonus smart working poiché questi importi potranno essere impiegati dallo staff dipendente per equipaggiare e arredare le postazioni di lavoro, ma in sostanza non è di per sé una invenzione.

In concreto, siamo di fronte a una decisione della società o impresa in questione, di consueto immaginata in maniera contrattualistica (si pensi a un contratto integrativo aziendale). Se l’impresa non ammette tali benefit, il dipendente non ha a disposizione alcun bonus smart working. Nulla impedirà altresì il dipendente di sostenere la scelta di questi strumenti presso il proprio datore di lavoro, una scelta che può rivelarsi di una certa utilità anche per lo stesso datore di lavoro, poiché detraibili.

Nel caso che nell’azienda vi siano già presenti mezzi di welfare aziendale, occorrerà verificarne le capacità. Nella circostanza in vi fosse la disponibilità di voucher, sarà essenziale andare a verificare quali spese siano previste. Altro caso in cui il dipendente potrà semmai provare a esortare la sua azienda ad aggiungere beni e servizi funzionali allo smart working.

Bonus smart working: come richiederlo

Per il bonus smart working non è prevista una richiesta da parte dei dipendenti, ma sarà concesso dalle aziende su base volontaria. Per avervi accesso occorrerà pertanto che il titolare dell’azienda non oltrepassi il limite massimo di spesa di 516,49 euro per la fornitura di beni e servizi agli impiegati e funzionari coinvolti nelle attività di smart working.

Scopo ultimo di tale proposta è difatti quello di andare da un lato a sostenere i consumi grazie alla compera di apparati e congegni utili al telelavoro e dall’altro di provare a produrre un beneficio per i lavoratori dipendenti, che per merito del bonus smart working potranno in tutta serenità portare avanti le quotidiane attività che svolgerebbero in ufficio anche dalla propria abitazione.

A tal ragione, si capisce, come il Governo abbia imposto che il bonus non venga dispensato sotto forma di denaro, poiché in altro modo potrebbe essere impiegato per accrescere i propri risparmi e non investito come da norma.

Altro intento dell’iniziativa sarebbe anche quello di incoraggiare una relazione di fiducia più stretta tra l’azienda e i suoi dipendenti. Sono diverse le imprese che infatti almeno in principio si sono rivelate dubbiose allorché si parlasse di introduzione massiva dello smart working, ma nella quasi totalità delle circostanze si è calcolato un accrescersi del rendimento produttivo.

Significativi i commenti dell’avvocato Riccardo Zanon. L’esperto di diritto del lavoro si è espresso al Corriere della Sera. 

Si tratta di un provvedimento che può essere utile per creare una maggiore consapevolezza della cultura aziendale di welfare. Vuol dire recuperare un filo comunicativo di fiducia quando si va all’interno delle aziende e la possibilità di poter davvero rendere il welfare aziendale lo strumento per la ripartenza delle nostre aziende, sostenendo allo stesso tempo famiglie e imprese.

Bonus tv 2021 fino a 100 euro e senza vincoli ISEE, vediamo come

Tra una pratica e l’altra, tra il lavoro e il riposo, rimanendo nel contesto casa, altro bonus di una certa importanza è quello della tv. Questo bonus può arrivare fino a 100 euro e senza vincoli ISEE. Vediamo come.

Queste tematiche non sono di immediata comprensione, in tanti non sono neanche a conoscenza della sua esistenza, ovviamente il riferimento è al Bonus Tv, e cioè un bonus dalla stima intorno ai 100 euro utile alla rottamazione del vecchio televisore. Di seguito andremo elencando i dettagli necessari e relativi al Bonus Tv.

Il MISE ha disposto per ogni cittadino un bonus del tetto massimo di euro 100 funzionale alla rottamazione del vecchio televisore, e al fine di disporre di questo supporto non vi sono vincoli di alcun tipo legati all’ISEE, sarà solo necessario che lo stesso bonus sia domandato esclusivamente una volta per ogni nucleo familiare.

Lo stanziamento da parte del MISE è avvenuto e conta 100 milioni di euro e stando a quanto disposto dalla Legge di Bilancio 2020, il decreto d’attuazione avrebbe dovuto essere confermato e ammesso entro la prima quindicina di febbraio. Per ora, si è quindi in attesa del provvedimento che dia il via al procedimento. Al momento non resta che capire i passaggi utili per cominciare le pratiche necessarie alla richiesta del Bonus tv.

La sostituzione del vecchio televisore

Con il trascorrere del tempo lo sviluppo della tecnologia ha compiuto passi enormi: grazie a tale innovazione saranno tanti gli articoli di utilizzo giornaliero non più idonei a tale mutamento tecnologico, nella fattispecie i televisori presenti in ogni abitazione andranno a subire in conclusione di 2022 una totale trasformazione del contesto delle reti tv e dunque sarà necessario attuare uno “switch” verso nuove tipologie di trasmissione della frequenza del digitale terrestre, che a partire dal luglio 2022 sarà il DVB T2.

Tra non molto sarà essenziale la sostituzione dei vecchi televisori con dispositivi con la capacità di dare sufficiente supporto alla rinnovata tecnologia e a tal ragione è stato concepito il bonus tv che sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2022.

Inizialmente il bonus tv è arrivato a mettere a disposizione una somma di 50 euro, da utilizzarsi come un buono sconto al momento della spesa relativa al nuovo televisore (o decoder). Il MISE ha progettato un nuovo bonus che può arrivare fino a 100 euro e potrà essere utilizzato per lo smaltimento dei dispositivi ormai obsoleti. Coloro che vorranno usufruire del bonus potranno richiedere per il l’accesso alle rinnovate norme di trasmissione del digitale due bonus:

1) 50 euro per le spese relative all’acquisto di un nuovo dispositivo;

2) 100 euro utili al fine di rottamare gli apparecchi ormai obsoleti.

L’accesso a questi bonus prevede che tali pratiche siano richieste esclusivamente da: nuclei familiari con ISEE fino a 20.000 euro; cittadini italiani.

Per la rottamazione del vecchio televisore non è necessario il requisito ISEE, il bonus sarà adoperabile per andare a smaltire i dispositivi comperati o in possesso in precedenza al 16 dicembre 2018, ossia la data di entrata a legge dello standard Hevc main 10.

Si riceverà il bonus nel momento in cui si andrà ad acquistare il televisore, e questo sarà consegnato direttamente con uno sconto proprio dai rivenditori che avranno aderito.