Il Decreto Sostegni bis ormai è legge. La sua entrata in vigore il 25 luglio 2021 ha portato all’introduzione di una serie di misure a cui altrimenti non si sarebbe potuto accedere. Va ricordato, infatti, che il provvedimento, pur nella veste di atto con forza di legge, deve essere convertito entro 60 giorni dal Parlamento per evitare che perda la sua efficacia.

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Per fortuna è andata diversamente.

Soprattutto per la grande mole di benefici contemplati nel provvedimento in cui rientra il fondo del valore di 500 milioni di euro voluto dalla cabina di regia capitanata dall’ex Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, per finanziare i comuni nella distribuzione dei bonus spesa accessibili mediante partecipazione a bandi di concorso.

Una misura rivolta esclusivamente ai nuclei familiari in evidente difficoltà economica e rimasti esclusi da altri aiuti e sostegni fino a questo momento emanati. 

In questo caso, la decisione su criteri e requisiti da rispettare per poter essere ammessi ai bandi di concorso, così come gli importi del bonus da erogare sotto forma di voucher di spesa, è presa direttamente dalle amministrazioni comunali a propria discrezione.

Ogni comune, infatti, stabilisce in completa autonomia i criteri e gli importi in base alla dotazione finanziaria concessa dallo Stato. Per questo motivo, non c’è da stupirsi se requisiti, condizioni ed importi dei bonus spesa variano da comune a comune.

Nella città di Bologna, ad esempio, vengono erogati bonus spesa fino ad un massimo di 1.200 euro. Una cifra molto consistente e mai erogata fino ad ora sul tutto il territorio nazionale: in media l’importo massimo non andava oltre 800 euro al mese.

Il bonus spesa, lo ricordiamo per chi non avesse partecipato ad alcun bando, può essere utilizzato esclusivamente per l’acquisto di beni di prima necessità, con alcune limitazioni sempre decise a livello comunale, e in alcuni casi per pagare gli affitti.

Bonus spesa: in cosa consiste

Il bonus spesa rientra nella schiera di aiuti economici predisposti dal Governo per fronteggiare la crisi economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Nel 2020 fu stanziato il primo fondo di 400 milioni di euro per finanziare l’erogazione dei bonus spesa a favore delle famiglie che versavano in condizioni economiche critiche. Potevano usufruire del beneficio tutti i nuclei familiari che incontravano serie difficoltà nel fare la spesa, pagare le imposte o arrivare a fine mese.

Il Decreto Sostegni bis, recentemente convertito in legge, ha portato ad un aumento del fondo di 100 milioni di euro rispetto al 2020.

500 milioni di euro sono distribuiti fra le amministrazioni comunali di tutta Italia per concedere bonus spesa alle famiglie residenti mediante la partecipazione ad un bando di concorso.

Secondo quanto disposto dal Decreto Sostegni bis, a ciascun comune non possono essere distribuiti meno di 600 euro. Nessuna indicazione, invece, viene fornita in merito alla modalità di funzionamento del bonus spesa poiché, come anticipato in precedenza, sarò lo stesso ente a stabilire i requisiti e le condizioni da rispettare per godere del beneficio.

Il Decreto si limita a predisporre solo delle linee guida a cui tutti i comuni devono far riferimento nella predisposizione dei bandi di concorso.

Ciascuna famiglia dovrà, poi, presentare domanda di partecipazione al bando del proprio comune per ottenere il riconoscimento dei bonus spesa rispettando le condizioni decise dal comune.

Bonus spesa: come funziona e quali requisiti

Lo ribadiamo ancora una volta per chiarire qualsiasi dubbio al riguardo, sono le singole amministrazioni comunali a decidere come vanno distribuiti i bonus spesa e a quali famiglie spettano. Ciascun ente inserisce nei bandi di concorso i requisiti e le condizioni da rispettare per ottenere il riconoscimento del voucher.

Anche se i bandi differiscono da comune a comune, tutti sono mossi dall’obiettivo di fornire un aiuto alle famiglie in condizioni economiche svantaggiate, che si trovano a dover fare i conti con problemi finanziari causati della perdita del lavoro o con una drastica situazione reddituale.

Molto spesso i Comuni hanno utilizzato l’ISEE come strumento per certificare lo stato di necessità di ciascuna famiglia che ha presentato domanda di partecipazione al bonus spesa.

Per quanto riguarda le modalità di erogazione dell’importo del buono spettante, anche in questo caso, ai Comuni è stata data ampia facoltà di scelta. Alcune città hanno fatto ricorso al tradizionale buono spesa cartaceo da ritirare presso gli uffici comunali, altre hanno optato per i voucher elettronici.

Non sono mancati i Comuni che hanno inviato alla residenza dei beneficiari una carta PostePay carica dell’importo del bonus spesa spettante, simile alla card consegnata ai percettori del Reddito di Cittadinanza.

A prescindere dalla modalità scelta da ogni comune, l’importo implicito del bonus spesa può essere utilizzato per comprare beni di prima necessità presso gli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa. A Napoli, ad esempio, il buono speso non è stato fatto recapitare ai beneficiari.

Il Comune ha aperto, invece, un credito presso uno dei negozi più vicini alla residenza del beneficiario. Man mano che quest’ultimo effettuava acquisti venivano scalati dei punti dal totale a disposizione, fino al completo azzeramento del credito.

Nelle linee guida del Decreto Sostegni bis è espressamente vietato l’utilizzo del bonus spesa per l’acquisto di bevande alcoliche, sigarette, smartphone, oppure spendere il credito in scommesse o giocando d’azzardo.

A Ravenna fino a 520 euro di bonus spesa

Le risorse economiche stanziate dallo Stato per i comuni della zona Cervia, Ravenna e Russi sono pari a 819 mila euro. Tale cifra dev’essere ripartita sotto forma di bonus spesa a ciascuna famiglia e potrà essere utilizzata esclusivamente per l’acquisto di prodotto alimentari e per il pagamento delle utenze

L’amministrazione comunale di Ravenna ha deciso i requisiti per beneficiare del bonus indicandoli nell’apposito bando consultabile dal sito internet ufficiale del comune

Innanzitutto, possono accedere al bonus spesa tutti i cittadini italiani o appartenenti ad uno stato dell’Unione Europea. Per i soggetti con cittadinanza extra UE sarà necessario presentare il permesso di soggiorno.

Inoltre, è indispensabile essere residente o domiciliato nei Comuni di Cervia, Ravenna o Russi, oltre ad essere stati interessati dalla perdita del proprio lavoro o, in alternativa aver subito un’importante riduzione di reddito che ha permesso di usufruire di altre misure economiche adottate per l’emergenza pandemica.

Diversamente, il bonus spesa non spetta alle famiglie che percepiscono il Reddito di Cittadinanza o qualsiasi altro tipo di pensione e ai titolari di conto correnti con giacenze superiori a 3.000 euro, per le famiglie composte al massimo da due persone, o 5.000 euro per quelle formate da più di due persone.

Veniamo ora agli importi. Questi sono plasmati in base alla composizione numerica del nucleo familiare.

Pertanto, un single potrà beneficiare di un bonus spesa del valore di 200 euro. La cifra aumenta a 240 euro per le famiglie composte da due persone, mentre dai tre ai quattro membri si avrà diritto ad un bonus spesa rispettivamente di 320 e 400 euro.

Oltre i cinque componenti si potranno avere 500 euro.

Novità a Bologna: fino a 1.200 euro di Bonus spesa

I bonus spesa del comune di Bologna sono molto generosi negli importi. Si potrà accedere all’agevolazione solo previo appuntamento presso il più vicino sportello sociale. Il giorno del colloquio il richiedente il bonus spesa dovrà portate con sé tutti i documenti da cui si possa desumere lo stato economico della famiglia, sia dal punto di vista del reddito che di risparmi.

Anche la città di Bologna ha deciso di non vincolare il riconoscimento del bonus spesa a specifiche soglie ISEE.

Ha optato, invece, sul soddisfacimento di due requisiti. Il soggetto richiedente dovrà dimostrare che lo stato economico della famiglia è cambiato in peggio a seguito dell’emergenza da Covid-19, oltre a non avere disponibilità liquide su conto corrente eccedenti i 10.000 euro.

Una volta analizzate le domande, il Comune invierà ai vincitori del bando un sms. A questo punto, il beneficiario del bonus spesa dovrà scaricare sul proprio smartphone l’App “Bologna Welfare”. Inseriti i dati richiesti verrà generato un codice che altro non è che il bonus spesa a cui si ha diritto.

Chi non ha dimestichezza con la tecnologia può sempre ritirate il voucher presso lo Sportello Sociale del comune. Tutti i bonus spesa hanno un taglio di 25 euro

A bologna l’importo del bonus va da un minimo di 500 euro fino ad un massimo di 1.200 euro e verrà distribuito a seconda della composizione numerica della famiglia richiedente.

Ai single verranno erogati due bonus spesa del valore di 250 euro ciascuno, per un ammontare complessivo di 500 euro.

Ai nuclei composti da soli due membri andranno 700 euro totali, divisi in due tranche da 350 euro ciascuna. L’importo del bonus spesa sale a 800 euro (due erogazioni da 400 euro) per le famiglie composte da tre soggetti, mentre ai nuclei formati da 4 persone andranno 1.000 euro complessivi.

Infine, l’importo del bonus spesa spettante alle famiglie composte da cinque o più componenti sarà di 1.200 euro (due erogazioni da 600 euro).

Qualora nel nucleo familiare fossero presenti ragazzi di età inferiore ai 18 anni si potrà richiedere l’aumento delle erogazione, non più di quattro in tutto l’anno. In questo caso, però, sarà necessario presentare una nuova domanda di accesso al bonus spesa.

Bonus spesa: a Caserta si acquistano libri e si paga la mensa

La città di Caserta è risultata destinataria di un fondo bonus spesa di ammontare pari a 310 mila euro. Quota parte di questi, circa 200 mila euro, sono stati utilizzati a copertura dell’erogazione dei nuovi voucher di spesa indirizzati alle famiglie in evidente difficoltà economica a seguito della crisi causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, che ancora imperversa nel nostro territorio.

In poche parole, ben 200 mila euro vengono messi a disposizione dei nuclei familiari mediante un nuovo avviso pubblico.

La rimanente parte (110 mila euro) verrà erogata sotto forma di ticket da utilizzare per il pagamento della mensa scolastica e dei libri di testo. Le modalità e le tempistiche di erogazione di queste sorte di cedole verranno illustrate dall’Ufficio della Pubblica Istruzione.