Non stiamo parlando di fantascienza, stiamo parlando della tecnologia che oggi più che mai vede una grandissima crescita intorno agli studi e alle ricerche fatte sul riconoscimento facciale.

Se non siete viaggiatori non potete sapere che è già da molti anni che per accedere negli Usa viene utilizzata la tecnologia biometrica con il riconoscimento dell’iride quando toccate il suolo statunitense scendendo dall’aereo.

Se non siete mai stati in Cina forse non sapete che, durante lo scorso lockdown, più della metà della popolazione è stata riconosciuta all’interno di una piazza dai dati biometrici registrati con un semplice scanner attraverso le telecamere sparse nei dintorni.

Perché dovremmo quindi sorprenderci se per fare shopping ci viene richiesto il nostro riconoscimento facciale al posto della nostra carta di credito?

Nel 2025 crescerà l’uso del riconoscimento facciale

Secondo una ricerca di Juniper Research, società che si occupa di compiere indagini e analisi nel settore legato alle tecnologie e allo sviluppo dei dispositivi digitali, con sede nel Regno Unito, entro il 2025 le persone che utilizzeranno il riconoscimento facciale, la tecnologia Face-Id per autorizzare i propri pagamenti, diventeranno 1,4 miliardi nel mondo, più del doppio del numero attuale che è pari a 671 milioni.

Si tratta di un incremento del 120% con un’ipotesi di valore che si aggira sui 3 mila miliardi di dollari.

Il riconoscimento facciale non è il solo sistema di pagamento che sta riscuotendo grande successo, si stanno diffondendo bene anche i sensori utili al rilevamento delle impronte digitali Touch-Id e il riconoscimento vocale Voice-Id.

Solo quest’ultimo sta crescendo di popolarità in modo eccezionale: nel 2020 erano 111 milioni gli utilizzatori, si prevede che nel 2025 si toccheranno i 704 milioni. 

Susan Morrow autrice insieme ad altri colleghi della ricerca di Juniper Research, afferma che: 

"Il riconoscimento basato su hardware specifici è in crescita, anche se la possibilità di ottenere lo stesso risultato con dei software ne limita l'adozione.”

Ci si chiede che cosa sia il fattore trainante di questa tecnologia e che cosa spinga le società produttrici di software ad investire nella ricerca:

Secondo Morrow è la crescita del bisogno da parte dei produttori di smartphone di trovare metodi sempre più sicuri per l’autenticazione, che abbiano dei sistemi di sicurezza robusti e vincenti contro le più moderne e altrettanto tecnologiche tattiche dei truffatori intenti nelle frodi.

Ed il pubblico apprezza o perlomeno testa.

Nel caso del riconoscimento vocale, il settore che ne è più interessato all’utilizzo, è quello bancario.

L’utilizzo sincronizzato con metodi multipli: vocale, sensoriale, biometrico in generale è già una realtà consolidata. 

Già oggi per accedere all’App della banca ci vengono richiesti controlli multipli sullo smartphone: con l’impronta digitale, con il riconoscimento facciale e con codici di conferma via sms, mail, otp, la cosiddetta “autenticazione forte” richiesta dalla direttiva dell’UE sui pagamenti digitali per la protezione dei dati e della sicurezza dei pagamenti. 

La difficoltà sta nel diffondere questa logica di sicurezza anche ad altri comparti al di fuori di banche e per i pagamenti. 

Anche se il settore e-commerce potrebbe essere il più ipotizzabile, diventa un lavoro macroscopico trasformare i dati delle carte di credito già memorizzate in pagamenti biometrici. 

Si tratterebbe di investimenti importanti e criticità che richiederebbero sforzi complessivamente controproducenti anche a fronte dello svantaggio sulla sicurezza. 

Più fattibile l’uso di applicativi tramite smartphone, si prevede che ci sarà tra quattro anni un’impennata che salirà al 520% sull’utilizzo della biometria per gli acquisti.

Dunque rapidità e sicurezza saranno i due fattori trainanti.

Rapidità e sicurezza i fattori vincenti della biometria

Ed è proprio la sicurezza che stimola anche le menti dei cybercrimini ad utilizzare nuove sofisticate soluzioni per accedere ai dati degli utenti.

Il cybercrimine è sempre più moderno, al passo con le nuove tecnologie, sono d’altronde anche più appetibili i nostri comportamenti spesso sconsiderati e superficiali.

A partire dai social o dall’uso di sistemi e-commerce per gli acquisti online anche per fronteggiare la pandemia, che ci ha costretto a stare dentro le nostre quattro mura, le “porte” che lasciamo aperte ai cybercriminali sono sempre più numerose e facili da intercettare. Lo confermano anche i dati di frode che sono in continuo aumento.

I dati biometrici, controllo vocale, controllo dell’iride, impronte digitali sono e saranno i nuovi sistemi di sicurezza che ci permetteranno di ridurre gli attacchi e misurare o arginare possibili perdite.

Lo sanno benissimo società come Apple Pay, Samsung Pay, Alipay, progettati dai grandi colossi internazionali per pagare con processi di pagamento biometrici semplificati a fronte della raccolta dei nostri dati.

Certo è che il concetto di Privacy qui va decisamente rivisitato. Il trattamento dei dati personali è l’argomento che farà discutere maggiormente.

Dove i riconoscimenti facciali sono più usati

La Cina è il paese apripista. E’ già dal 2017 che la Cina sta investendo sui riconoscimenti facciali, qui in Italia è solo da due anni che la corsa alle soluzioni biometriche sta prendendo piede.

I colossi cinesi Wechat e Alibaba che possiedono Wechatpay e Alipay, hanno creato le due piattaforme per permettere i pagamenti con i dati biometrici scansionati dallo smartphone. Dallo scorso anno addirittura il pagamento avviene direttamente in negozio e non solo: anche metropolitane, ristoranti, negozi, supermercati stanno adeguandosi alla rivoluzione che in Cina è già ampiamente passata dalla fantascienza alla realtà quotidiana. 

E sulla sicurezza come la mettiamo?

La sicurezza è al top, una fotocamera scansiona i dati biometrici dell’utente iscritto e li confronta con quelli in possesso all’interno della piattaforma di pagamento. Il margine di errore è davvero pari a zero, parliamo dell’accuratezza nel riconoscere i dati del soggetto e dei suoi movimenti facciali pari al 99,8%.

Non tutto però è funzionante alla perfezione. Se i movimenti sono riconosciuti, sono spesso i sistemi di riconoscimento che hanno qualche problema. Fotocamere non particolarmente sensibili, difficoltà tecniche di pagamento, esattamente come accade molto spesso con alcune carte di credito.

Meno lodevole è il fatto che la Cina da anni abbia già sperimentato una sorta di “sorveglianza” misurabile sui dati biometrici, a partire dalle violazioni del codice della strada, all’installazione massiva a scopo sperimentale di migliaia di telecamere che registrano praticamente tutto.

Ma non è solo la Cina a sviluppare questa tecnologia. 

Amazon negli USA sta testando la tecnologia di pagare con il palmo della propria mano, a cui sono associati i dati della carta di credito, presso i suoi store Amazon Books.

A Singapore in Asia, è possibile prelevare dal bancomat con un semplice sorriso, la banca Ocbc prevede di aprire 500 sportelli entro la fine dell’anno con questa tecnologia biometrica, certo si dovrà essere sempre di buon umore per sorridere all’interno dell’Atm sapendo di dover fare un prelievo. 

La sensibilità dei movimenti e delle espressioni del volto è l’argomento più accattivante. 

Quello che succede da noi è che certamente qualcosa che è ancora in fase di studio. Il sistema è stato avviato come in altre parti del globo, ma non siamo ancora nella condizione di effettuare pagamenti direttamente presso gli esercenti, e non abbiamo ancora una diffusione così capillare della tecnologia 5G che permette di diffondere importanti quantità di dati in tempi rapidi.

Anche i dati sulla privacy sono un punto dolente, c’è molta circospezione e scarsa fiducia sul fatto che i dati in possesso delle società finanziarie restino ad esclusivo utilizzo delle stesse. Il timore è che i dati possano essere diffusi a terze parti, ed è uno dei dibattiti che interessa tutti i paesi Cina compresa.

Nonostante tutto, la tecnologia avanza e la biometria da oggi e cinque anni sarà parte costante del nostro quotidiano modo di pagare i nostri acquisti, niente di più fantascientifico.