Riforma Irpef e Assegno unico ai figli. Queste due misure avranno un impatto importante sulla busta paga dei lavoratori dipendenti a partire dal mese di marzo 2022. La manovra fiscale ancora in discussione in queste ore per poter essere presentata in settimana in Parlamento per la finale approvazione, arreca con se una proposta di modifica non solo delle aliquote Irpef, ma anche della struttura delle detrazioni fiscali. Mentre per l'assegno unico ai figli, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla misura con il provvedimento del 18 novembre

Riduzione Irpef e Assegno unico ai figli avranno però un impatto diverso sulla busta paga.

Per approfondire tutti gli aspetti come richiedere e come funzionerà il nuovo assegno unico ai figli si legga l'articolo Assegno unico: per tutti con e senza ISEE! Ecco gli importi

La riduzione dell'Irpef, per alcuni lavoratori, comporterò un aumento del netto a pagare in busta paga, in quanto si ipotizza una rimodulazione delle due aliquote centrali, quella a 38% e 27%. 

L'assegno unico ai figli invece determinerà una riduzione della busta paga, compensata con il pagamento diretto da parte dell'Inps dell'assegno unico.

La somma delle due misure quindi stravolgerà la busta paga ed il lavoratore dipendente dovrà abituarsi a nuovi importi, che nella stragrande maggioranza dei casi sarà però superiore all'ultima busta paga di dicembre 2021. 

In altri termini, l'importo che ci si vedrà riconosciuti sul conto corrente, come somma della busta paga e dell'assegno unico, sarà più alto.

Ma per ora l'unica certezza è l'assegno unico con partenza il 1 marzo 2022, di cui si conoscono importi base e maggiorazioni.

Sulla riforma fiscale, per la quale i fondi messi a disposizioni sono solo 8 miliardi, invece la discussione è ancora in atto, ma si va verso una riduzione dell'Irpef per le persone fisiche e dell'Irap per le imprese.

Busta paga: aumenta dal 2022 con il taglio Irpef

La legge di bilancio 2022, ancora in bozza, in quanto soggetta a tutti i vari emendamenti che le parti politiche stanno presentando, ha messo sul tavolo 8 miliardi di euro per ridurre la tassazione sul lavoro e sui redditi sia delle persone fisiche che delle imprese.

Il punto di equilibrio che si sta cercando di trovare è se privilegiare solo i redditi delle persone fisiche, quindi con un doppio taglio dell'Irpef oppure anche i redditi delle imprese.

Con 8 miliardi la coperta è corta, e fare interventi efficienti non è facile. Infatti andare a tagliare di poco sia l'Irpef che l'Irap alla fine non genererebbe alcun beneficio per nessuno.

Per questo motivo, i tecnici del dicastero delle finanze stanno lavorando sui numeri, presentando diverse ipotesi.

Come riporta Ilsole24ore, un taglio di un punto dell'aliquota Irpef del 38% significa usare un miliardo. Mentre intervenire sull'aliquota del 27%, comporterebbe una spesa di due miliardi per ogni punto abbassato.

L'aliquota Irpef al 38% colpisce i redditi tra 28.000 euro e 55.000 euro, mentre l'aliquota al 27% colpisce i redditi compresi tra 15.000 euro e 28.000 euro. Abbassare quest'ultima aliquota, significa fa beneficiare della riduzione anche i redditi oltre i 28.000 euro, in quanto il calcolo dell'Irpef è di natura progressiva, e quindi ogni aliquota è applicata sulla differenza tra il reddito imponibile (al netto dei contributi previdenziali) e la soglia più bassa degli scaglioni.

Ad esempio chi percepisce un reddito di 35.000 euro, pagherà in misura piena le aliquote del 23 e del 27%, mentre l'aliquota del 38% si applicherà solo sulla differenza tra 35.000 euro e 28.000 euro.

Quindi scegliere se abbassare l'aliquota del 38% o del 27% non è così banale, in quanto si modificherebbe la platea dei beneficiari, che quindi avrebbero una minore tassazione in busta paga.

Busta paga: ecco l'effetto dell'assegno unico

Il 18 novembre il consiglio dei ministri guidato da Mario Draghi, ha ufficialmente dato il via libera all'assegno unico ai figli, firmando il decreto attuativo. Il 1 gennaio 2022 parte la nuova misura a beneficio delle famiglie italiane all'interno delle quali convivono figli fino a 21 anni di età

L'assegno unico ai figli ridisegna la mappa del welfare famigliare in quanto si consolida in un'unica misura, una serie di agevolazioni fiscali e bonus che erano invece frammentati. Bonus bebè, bonus mamma, detrazione fiscale per figli a carico e assegni al nucleo familiare, sono cancellati per far posto ad un'unica misura che è appunto l'assegno unico.

Mentre la detrazione fiscale per figli a carico e l'assegno al nucleo famigliare sono erogate in busta paga, direttamente dal lavoratore, il nuovo assegno unico a figli sarà pagato dall'Inps direttamente sul conto corrente del richiedente.

Cosa significa questo sulla busta paga? Per i lavoratori dipendenti significa non ricevere più ogni fine mese una somma pari alle detrazioni fiscali e all'ANF. La busta paga sarà più leggera, ma non il conto corrente che invece dovrebbe essere accreditato almeno dello stesso importo della vecchia busta paga.

Questo sempre che l'Inps liquidi con costanza ed ogni mese in modo puntuale l'assegno unico ai figli. Infatti il grande timore è che mentre i datori di lavoro sono puntuali nel pagamento della busta paga, in cui sono calcolati sia la detrazione per figli a carico che l'ANF, l'Inps, come sta dimostrando con l'assegno temporaneo ai figli, non è puntuale. E questo potrebbe creare non pochi problemi di liquidità alle famiglie. Ma proviamo a capire come Draghi stravolge la busta paga.

Busta paga: addio a ANF e detrazioni fiscali

Ogni mese, il datore di lavoro, nell'elaborazione della busta paga, calcola la detrazione fiscale per ogni figlio a carico, e l'assegno al nucleo famigliare. Il primo è calcolato sulla base dei redditi presunti che si realizzeranno nell'anno, per essere poi conguagliati nella dichiarazione dei redditi dell'anno successivo.

L'assegno al nucleo famigliare invece è calcolato sulla base della domanda presentata dal lavoratore all'Inps entro il 30 giugno. Il calcolo è basato su 13 tabelle Inps.

Per la detrazione fiscale dei figli si parte dal valore base di 1.220 euro per figli minori di tre anni. Per i figli oltre tre anni la detrazione base annuale si abbassa a 950 euro. Queste soglie sono aumentate rispettivamente a 1.620 euro e 1.350 euro in presenza di disabilità gravi.

Su queste soglie si applica un coefficiente ottenuto dividendo la differenza tra reddito imponibile Irpef e 95.000 con il reddito massimo di 95.000 euro in corrispondenza del quale si annulla la detrazione fiscale. Il coefficiente così ottenuto determina l'importo della detrazione fiscale da applicare

Se i figli sono più di uno, l'importo di 95.000 euro indicato nella formula va aumentato per tutti di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. Pertanto, sarà pari a 110.000 euro nel caso di due figli a carico, a 125.000 per tre figli, a 140.000 per quattro, e così via.

Invece l'ANF varia in base alla composizione del nucleo famigliare, al reddito imponibile dell'anno precedente ed alla presenza di componenti con disabilità.

Da luglio 2021 per equiparare l'ANF all'assegno temporaneo, sono stati innalzati gli importi di  37,5 euro per ciascun figlio fino a due figli e di 55 euro oltre tre figli.

Come scritto sopra i due importi dell'ANF e detrazione fiscale per figli a carico non saranno più presenti in busta paga. Ognuno può verificare quale sarà l'importo che non si ritroverà più nel 2022. Quando? Questo è ancora in discussione.

Assegno unico ai figli: i nuovi importi

Se ora sappiamo quello che non troveremo più in busta paga, concentriamoci su quello che sarà il nuovo assegno unico ai figli, e quali importi spetteranno.

L'assegno unico ai figli è universale quindi spetterà a tutti i figli di età inferiore a 21 (purchè chi ha tra i 18 e 21 anni, frequenti un corso formativo oppure svolga un tirocinio) e per qualunque livello di ISEE, anche in sua assenza.

A determinare l'importo dell'assegno unico è proprio l'ISEE che è stato fissato a 15.000 euro come soglia sotto la quale l'Inps erogherà sul conto corrente l'importo massimo. Questo scenderà al salire dell'ISEE per diventare fisso a 50 euro per ISEE oltre 40.000 euro o in assenza.

Ma veniamo agli importi. 

Per ciascun figlio:

  • 175 euro al mese co ISEE fino a 15mila euro,
  • da 175 a 50 euro con ISEE da 15mila a 40mila euro,
  • 50 euro con ISEE oltre 40mila euro.

Assegno unico: le maggiorazioni previste 

A questi importi base, si aggiungono poi le maggiorazioni. Fino al secondo figlio l'importo è raddoppiato. Mentre dal terzo figlio le maggiorazioni che scattano su ogni figlio sono:

  • maggiorazione di 85 euro con ISEE fino a 15mila euro,
  • maggiorazione da 85 a 15 euro con ISEE da 15mila a 40mila euro,
  • maggiorazione di 15 euro con ISEE oltre 40mila euro.

Per determinate famiglie scattano altre maggiorazioni.

In caso di genitori che lavorano entrambi si prevede una maggiorazione di 30 euro a figlio. Per mamme giovani, sotto i 21 anni ci sarà una maggiorazione di altri 20 euro a figli.

Per i figli con disabilità, indipendentemente dall'ISEE, ci sarà una maggiorazione per i minorenni di 105 euro al mese in più in caso di non autosufficienza, 95 euro in caso di disabilità grave e 85 euro in caso di disabilità media. In presenza di maggiorenni disabili e fino a 21 anni si riceveranno 50 euro al mese in più (che si sommano all’assegno previsto tra i 18 e i 21 anni) mentre oltre i 21 anni si continuerà a ricevere un assegno in base all’Isee che andrà da 85 a 25 euro al mese. 

Busta paga: cosa succede a gennaio 2022?

L'assegno unico a figli partirà il 1 gennaio 2021, ma l'erogazione scatterà con marzo. Quindi cosa succederà a gennaio e febbraio 2022 per i lavoratori dipendenti che percepiscono la busta paga? Ci sono alcune alternative allo studio.

La prima, è quella di mantenere in vita detrazioni fiscali e ANF per alcuni mesi per permettere a tutti di avere un ISEE e presentare domanda all'Inps. Successivamente procedere con i conguagli.

La seconda, è di lasciare in vita solo gli ANF che di fatti sono autorizzati fino a giugno 2022 e prevedere un importo compensativo pagato di default dall'Inps in attesa di ISEE e domanda per l'assegno unico. 

Terza via, quella di far partire l'assegno unico ai figli ma con l'ISEE 2021 che però risulterà scaduto a dicembre 2021, per poi procedere con i conguagli.