L’indicatore della situazione economica equivalente, generalmente abbreviato in Isee, è uno strumento sempre più importante per le famiglie italiane che permette di accedere a prestazioni sociali agevolate. In base al livello riscontrato proprio dall’Isee, cambia la possibilità di accesso ad alcuni servizi ma anche l’accesso ad eventuali aiuti forniti dai Governi sulla base di specifiche situazioni.

Spesso l’Isee, proprio per questo motivo, è la discriminante principale nell’assegnazione di aiuti e bonus che, purtroppo, sono stati protagonisti negli ultimi mesi a causa dei problemi dovuti al diffondersi della pandemia da covid-19. Dunque, alcuni bonus o aiuti richiedono un Isee inferiore ad una certa cifra, mentre altri proprio non richiedono l’Isee e sono quindi di più facile accesso, almeno dal punto di vista burocratico. 

Infatti, avere un Isee aggiornato non è poi così semplice, in quanto vi sono comprese moltissime voci differenti e ci si deve rivolgere a dei professionisti per essere certi di fare tutto secondo le procedure corrette. Per questi motivi, l’Isee tende a “spaventare” alcune famiglie italiane soprattutto per la sua complessità, proviamo dunque a vedere insieme come funziona e quali elementi vanno considerati e, di conseguenza, quali opportunità si possono cogliere o meno.

Se vuoi saperne di più su Isee e bonus, ti suggeriamo questo video del canale "Redazione The Wam":

Isee: cos’è e perché si fa

L’Isee, direttamente dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Socialiè l'indicatore che serve per valutare e confrontare la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L'accesso a queste prestazioni, infatti, come ai servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate (telefono fisso, luce, gas, ecc.) è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia.”

L’Isee è stato profondamente rinnovato nel 2015 rispetto alla sua forma originaria che aveva ormai quasi venti anni, con l’obiettivo di essere non solo più equo nel “fotografare” la vera situazione economica (e non solo) delle famiglie italiane, ma anche per essere più facilmente controllato e calcolato.

Sempre dal sito governativo, possiamo leggere anche che “Per ottenere la propria certificazione ISEE è necessario compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare.” Questa certificazione può essere fatta in qualsiasi periodo dell’anno, ma va tenuto presente che gli Isee approvati nell’anno corrente hanno validità fino alla fine dell’anno stesso, dunque fino al 31 dicembre 2021 nel caso di quest’anno.

Calcolo Isee: come e dove farlo

Innanzitutto, vanno definite le modalità per presentare la DSU, cioè la Dichiarazione Sostitutiva Unica sopra anticipata. Esse sono le seguenti:

  • INPS - la DSU può essere compilata on line, direttamente dall'interessato, utilizzando il servizio dell'INPS. 
  • CAF - la DSU può essere compilata e trasmessa attraverso i CAF, che prestano assistenza gratuita ai cittadini sulla base di una convenzione stipulata con INPS;
  • ISEE precompilato - dal 2020 la normativa ISEE introduce la DSU precompilata, caratterizzata dalla presenza di dati precompilati forniti dall'Agenzia delle Entrate e da INPS, cui vanno aggiunti quelli auto dichiarati da parte del cittadino. Il servizio è disponibile in via sperimentale sul sito dell'INPS, che mette a disposizione anche tre tutorial per spiegare le diverse fasi necessarie all'acquisizione della precompilata. Il cittadino può accedere al servizio direttamente o tramite i CAF, conferendo apposita delega.

Per quanto riguarda l’Isee corrente (per chi è già in possesso di Isee ordinario), sono state introdotte delle novità con il Decreto-legge n.34 del 2019, che introducono la possibilità di richiesta in caso si verifichi una delle seguenti condizioni:

  • Una variazione della situazione lavorativa ovvero un'interruzione dei trattamenti previdenziali, assistenziali e indennitari non rientranti nel reddito complessivo (dichiarato ai fini IRPEF) per uno o più componenti il nucleo familiare;
  • Una variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare superiore al 25% rispetto alla situazione reddituale individuata nell'ISEE calcolato ordinariamente.

Calcolo Isee: quali voci considerare

Entriamo ora nello specifico delle voci che sono richieste all’interno dell’Isee che, come già detto, è uno strumento che considera i nuclei familiari sotto il punto di vista reddituale e patrimoniale. Esso è diviso in sezioni, ognuna corrispondente ad una lettera.

Nella sezione A troviamo le informazioni riguardanti il nucleo familiare e la sua composizione (oltre naturalmente all’anno di riferimento), dunque innanzitutto il numero di componenti, ma anche l’età ed altre caratteristiche più specifiche. È richiesto per esempio di specificare se vi sono figli minori di 3 anni oppure se fanno parte del nucleo familiare soggetti con disabilità ed i diversi gradi di gravità della stessa. È inoltre richiesta una prima indicazione sulla situazione lavorativa del genitore o dei genitori per almeno 6 mesi dell’anno di riferimento.

Nella sezione B sono richieste indicazioni riguardanti la prima casa, cioè la casa di abitazione. È richiesto di specificare se sia di proprietà o in affitto (oppure altra casistica) ed in quest’ultimo caso va registrato anche il canone di locazione annuale.

Nella sezione C troviamo invece un approfondimento riguardante la casa di abitazione ed il suo valore complessivo ai fini IMU (e la quota capitale residua del mutuo, eventualmente). Si possono poi aggiungere i medesimi elementi per eventuali altri immobili di proprietà.

Nella sezione D si passa al patrimonio mobiliare, in particolare è richiesto (per ogni soggetto del nucleo) il dato più elevato tra i seguenti: la somma dei saldi al 31 dicembre del secondo anno precedente quello di simulazione della DSU di tutti i depositi e conti correnti bancari e postali posseduti; la somma delle giacenze medie del secondo anno precedente quello di simulazione della DSU degli stessi rapporti finanziari. Inoltre, va aggiunta anche l’indicazione riguardante il valore totale di eventuali altri patrimoni mobiliari posseduti.

Infine, nella sezione E, va indicata la somma dei redditi di tutti i componenti del nucleo familiare (riferiti al secondo anno solare precedente quello di simulazione della DSU) secondo tale criterio: “Il reddito del singolo componente è ottenuto sommando tutti i redditi di cui all'art. 4, comma 2 del DPCM 159/2013 (ad es. reddito complessivo ai fini IRPEF, redditi esenti, trattamenti assistenziali, previdenziali, indennitari esenti e percepiti per ragioni diverse dalla condizione di disabilità) e sottraendo tutte le spese e franchigie applicabili di cui all'art. 4, comma 3 del DPCM 159/2013 e ss.mm.ii. (ad es. deve essere sottratto, fino a d un massimo di 3000 euro, il 20% dei redditi da lavoro dipendente ed assimilati o, se più favorevole, un'analoga quota dei redditi da pensione e dei trattamenti, fino ad un massimo di 1000 euro).”

In ogni caso è possibile fare una simulazione sul portale che, anche se non costituisce naturalmente una attestazione Isee, è molto affidabile e permette di farsi un’idea.

Calcolo Isee: per cosa serve?

Come suddetto l’Isee è uno strumento importante per l’accesso a prestazioni sociali agevolate. Va considerata, soprattutto di questi tempi, l’importanza della dichiarazione anche ai fini dell’ottenimento dei bonus che il Governo ha messo a disposizione in questi mesi.

In particolare, ci focalizziamo sui bonus pensati proprio per superare questo difficile periodo di pandemia che, nonostante sembri andare verso un lento (ma definitivo, si spera) miglioramento, ha messo in difficoltà molte famiglie italiane. Il Decreto Sostegni è stato concepito proprio in funzione di ciò ed il Governo Draghi ha dovuto considerare attentamente quali bonus dovessero richiedere l’Isee e quali invece no (è una discriminante decisiva sul numero finale di soggetti e famiglie che accedono ai bonus).

Per esempio, il bonus asilo nido richiede l’Isee secondo questi criteri: bonus pari a 1.500 euro nei casi in cui non si presenterà l’ISEE oppure se questo supera i 40.001 euro; bonus pari a 2.500 euro nei casi di ISEE compreso tra 25.001 e 40.000 euro; bonus pari a 3.000 euro per gli ISEE inferiori a 25.000 euro.

Un altro bonus che richiede l’Isee è il bonus bebè, così distribuito: per ISEE inferiori ai 7.000 euro, l’importo mensile sarà di 160 euro; per ISEE compresi tra 7.001 e 40.000 euro, il bonus sarà pari a 120 euro; infine, per chi non presenta la certificazione ISEE o per quelli che superano i 40.001 euro, il bonus sarà pari a 80 euro al mese.

Calcolo Isee: quando NON serve?

Per completezza, riportiamo anche due bonus che invece NON richiedono l’Isee. Il bonus 2400 euro è uno di questi, non vincolato all’Isee e dunque concepito per essere più accessibile per i soggetti che:

  • Appartengono alla categoria dei lavoratori in somministrazione, a tempo determinato e stagionali, relativi al settore turistico o degli stabilimenti termali;
  • Appartengono alla categoria dei lavoratori stagionali che hanno un contratto di tipo dipendente, che appartengono a settori economici differenti da quello turistico o degli stabilimenti termali;
  • Appartengono alla categoria dei lavoratori appartenenti al settore dello spettacolo;
  • Appartengono alla categoria dei lavoratori autonomi occasionali.

Infine, il bonus mamma domani è un sostegno economico pari a 800 euro per future mamme o neomamme (può essere richiesto fino all’anno d’età della prole). Esso è svincolato dall’Isee proprio per essere di più facile accesso, in quanto è stato concepito per essere una misura fondamentale di incentivo alla genitorialità, dato che il calo della natalità in Italia è un grosso problema da tanti anni e l’incertezza della pandemia non ha di certo contribuito positivamente.