Lo studio proviene dal Politecnico di Milano e nello specifico è stato condotto dall’Osservatorio Climate Finance della School of Management.

I risultati presentati mettono in evidenza come il surriscaldamento globale, non solo è la causa principale degli eventi meteorologici sempre più estremi che ogni anno devastano il nostro pianeta, ma è anche a pieno titolo, un argomento oltre che climatico, soprattutto economico, come analizza il sito di Agi.it.

Dagli uragani, allo scioglimento dei ghiacciai con il conseguente innalzamento del livello del mare, dall’incremento degli episodi di piogge torrenziali, all’imponente desertificazione di ex lussureggianti foreste, il cambiamento climatico ha un costo non solo ambientale.

Secondo l’Osservatorio, negli ultimi dieci anni - lo studio fa riferimento al decennio 2009-2018 - l’innalzamento di un solo grado in più della temperatura terrestre, ha generato la riduzione media del fatturato delle imprese italiane pari al -5,8% e della redditività del -3,4%.

Solo nel 2018, anno definito particolarmente caldo, come riporta anche il sito di arpalombardia.it (l'Agenzia Regionale per la protezione dell'Ambiente), le aziende italiane, hanno registrato mancati ricavi per 133 miliardi di euro.

 Il 2018 è stato l'anno più caldo registrato nel nostro Paese da almeno 2 secoli. È quanto si evince dall'ultimo rapporto annuale "Gli indicatori del clima in Italia" pubblicato dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), sintesi degli studi elaborati dai servizi meteorologici e idrologici nazionali. 

Se poi indaghiamo sul territorio in termini di localizzazione delle imprese, il dato peggiore di perdita lo hanno subito le aziende del Nord-Est e del Centro Italia.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste lo studio dell’Osservatorio.

I danni calcolati dall’Osservatorio Climate Finance

Vincenzo Butticè, vicedirettore dell’Osservatorio Climate Finance della School of Management del Politecnico di Milano, spiega le fasi del processo di analisi.

E’ stato sviluppato un database in cui vengono incrociate tra il 2009 e il 2018, le imprese italiane numericamente 1.154.000 (22 milioni in Europa), con i dati relativi al clima

Nello specifico sono stati analizzati: temperatura, piovosità e irraggiamento solare.  

Il rapporto è stato confrontato con i dati degli anni precedenti tornando a ritroso sino al 1950  e si sono stabilite le connessioni che hanno legato il clima al tessuto economico.

L’Osservatorio in questo modo ha calcolato su basi empiriche, i danni reali e non puramente ipotetici, che il solo aumento della temperatura di un grado centigrado in Italia ha procurato al tessuto economico.

Le aziende più piccole, sono quelle che hanno perso in percentuale il maggior numero di redditività, parliamo del -4% a fronte di un fatturato del -5,3%.

Le grandi imprese, sono riuscite a destreggiarsi meglio agendo sui costi e sullo sviluppo dei processi. Sono riuscite ad arginare la perdita al -3,6% nonostante abbiano subito maggiormente una diminuzione quasi tripla il -14,6% della domanda e dei ricavi.

I settori colpiti dalla crisi climatica

Anche l’analisi sui settori che sono stati colpiti dal processo di innalzamento di un grado della temperatura, fornisce un dato interessante. 

Tra le aziende, i settori delle costruzioni e della finanza hanno subito il calo maggiore, determinato oltre che dai mancati incassi anche dai danni alle imprese clienti.

Le imprese di costruzioni, hanno perso di fatturato il -16,2% e il -6,8% di Ebitda (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization – che tradotto significherebbe gli utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti - trattasi di un indicatore economico utile a comparare il risultato operativo di una azienda), la finanza -11,8% e -5,9%. 

Le imprese che si occupano di estrazioni, hanno subito un contraccolpo analogo, accumulando il -10,4% e il -7,6%.

Altri comparti interessati al calo sono stati l’information technology, il real estate e la ricerca e innovazione. Tutti e tre i settori hanno registrato il medesimo calo di fatturato pari al -6,4% con marginalità differenti calate rispettivamente del -6,8%, -4,6% e -3%.

I settori che se la sono cavata meglio sono stati quello agricolo con il -3%; il manufatturiero che ha registrato un -5,2% di fatturato e -2,4% di Ebidta e il retail con il -4,5% e -3,1%. 

La geolocalizzazione dell’impatto della temperatura sul territorio economico

La geolocalizzazione dell’impatto della temperatura sul territorio economico come accennato poco fa, non è irrilevante. Un grado in più ha impattato nel Centro Italia in modo diverso dal resto del Paese.

Le aziende del Centro Italia hanno perso il -10,6% del loro fatturato e il -8,5% di Ebidta. In particolare nel dettaglio come evidenziato dall'Agenzia di stampa Adnkronos: Toscana -6,5%, Lazio -6,3%, Emilia Romagna -5,2%, Umbria -3,2%; Marche e Abruzzo non hanno prodotto stime comparabili.

Anche il Nord Est ha vissuto la medesima condizione decrescendo nel proprio ricavo del -10% e del -4,2%. Nel dettaglio: Veneto -7,1%, Trentino Alto Adige -6,7%, Friuli Venezia Giulia -6,4%.

Come se l’è cavata il Nord Ovest? Il calo c’è stato anche lì, ma in termini minori, calo della redditività del -6,8% e calo del fatturato più contenuto al -4,5%. In dettaglio: Lombardia e Liguria -3%, Piemonte -2,5%; unica con perdite maggiori la Valle d’Aosta -4,1%.

Il Sud e le isole, non hanno registrato grandi perdite, il cambiamento climatico è stato sentito di meno, cali marginali del -1% e -2,3% di Ebidta per il Sud, e -4,3% e 3,1% di fatturato per le isole. In dettaglio: Calabria e Sardegna -2%, Basilicata -1,9%, Molise -1,4%, Campania -1,2%, Puglia -1,1%, Sicilia 0,07%. 

La gestione del cambiamento climatico, la nuova sfida del futuro

Roberto Bianchini direttore dell’Osservatorio Climate Finance, afferma:

"La gestione delle conseguenze del cambiamento climatico e le strategie di mitigazione rappresentano la maggiore sfida che le economie mondiali dovranno affrontare nel corso nei prossimi anni”

Siccità, alluvioni, desertificazione dell’area del Mediterraneo, sono le sfide che le imprese si dovranno provare a vincere nei prossimi anni.

Così come eventi metereologici estremi costeranno ingenti danni al nostro territorio e alla nostra economia.

Continua Bianchini: “L'analisi mostra come un'alluvione possa costare alle aziende del territorio colpito fino al 4% di fatturato e una perdita di valore degli attivi di bilancio di circa lo 0,9%, che sale all'1,9% nel caso di un incendio di vaste proporzioni“.

Basta esaminare il calo del fatturato suddiviso per regioni: il Lazio ha perso circa 27 miliardi, la Lombardia -25,7, il Veneto -24,7, l’Emilia Romagna -17,3 e la Toscana -13,5. 

Le altre regioni, seguono con numeri dimezzati, ma sempre impressionanti: il Piemonte -6,1 miliardi, il Trentino Alto Adige -5 miliardi, il Friuli Venezia Giulia -4,2, la Liguria -2,5, la Campania -1,9, Puglia e Umbria -1,2. 

Restano sotto il miliardo di perdite: Sardegna, Sicilia e Calabria rispettivamente con 840, 716 e 600 milioni; Basilicata, Valle d’Aosta e Molise con 280, 250 e 156 milioni; mentre Abruzzo e Molise perdono rispettivamente 718.000 e i 531.000 euro.

Certamente la pandemia non ha reso facile la percezione del rischio climatico che proprio in queste condizioni estreme sembra essere invece cresciuta.

La valutazione si sofferma su come anche un evento indiretto come il Covid-19 e non per forza diretto come un’alluvione, abbia messo a dura prova domanda e offerta e come sia tuttora complicato riallinearsi ai modelli di approvvigionamento pre-Covid. 

Ecco perché questa dovrà essere la sfida che più di tutte dovrà essere affrontata, perché non si abbiano impatti così significativi sulla nostra vita e su tutto il tessuto economico.