Alcuni rumors di stampa avevano ipotizzato l’abolizione del Canone Rai nel 2022, o per lo meno il suo svincolo dalla bolletta dell’energia elettrica. Come ha riscontrato anche la Commissione Europa, la riscossione del Canone Rai all’interno della bolletta è un onere improprio e per tale motivo l’Italia dovrebbe rivedere questa tassazione, soprattutto in merito alle modalità di pagamento.

A inserire “l’imposta più odiata dagli italiani” – come la definisce Codacons – all’interno della bolletta era stato l’ex premier Matteo Renzi, quando nel 2016 lanciò lo slogan “pagarlo tutti per pagarlo meno”. L’intento nobile aveva permesso di ridurre la tassazione da 113 euro e 90 euro all'anno e aveva anche ridotto il numero di evasori.

Ma quanto c’è di vero sulla possibile abolizione del Canone Rai? Nessun provvedimento o comunicato del Governo ha mai sottolineato la volontà di escludere dalla bolletta il Canone Rai, sebbene molti esponenti politici siano a favore di questa linea.

Che cosa cambia da settembre sul Canone Rai? L’imposta tanto odiata resterà in bollette oppure verrà completamente abolita? Ecco quello che sappiamo e le ultime novità.

Canone Rai fuori dalla bolletta? I tempi non sono maturi

Sembrava una proposta alquanto sostenuta quella dell’uscita del Canone Rai dalla bolletta dell’energia elettrica, nonostante nessun comunicato ufficiale dell’esecutivo avesse mai paventato tale ipotesi. I giorni hanno, infatti, riportato la notizia senza specificare che l’uscita del Canone dalla bolletta non è che una proposta di alcuni esponenti parlamentari che intendono perseguire gli obiettivi e gli accordi presi nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La Commissione Europea – e questa è la verità – aveva sottolineato come la riscossione di alcune imposte all’interno della bolletta elettrica costituisse un onere improprio. Per tale motivo invitala l’Italia a rivedere la riscossione di tali imposte, senza specificarne la natura o la tipologia.

Sicuramente anche il Canone Rai è una delle imposte alle quali si riferisce la Commissione Ue, ma non è la sola. L’intervento del Governo, dunque, potrebbe andare a mirare su altre tipologie di tassazione.

Canone Rai in bolletta: cosa cambia a settembre?

Per il momento il Canone Rai rimane in bolletta: non è ancora stata presa alcuna decisione in merito all’uscita dell’imposta tanto odiata dalle bollette elettriche. Tuttavia, la decisione del Governo potrebbe essere inserita nel disegno di legge sulla concorrenza. In un primo momento la discussione sembrava dovesse prendere forma entro fine luglio, ma poi il provvedimento è slittato a settembre, di ritorno dalla pausa estiva.

Se, quindi, l’intento è quello di modificare le modalità di riscossione di alcune tasse, pare che ci sarà da attendere ancora qualche mese. A settembre se ne discuterà, ma i temi sono molto stretti.

La Commissione Europea ha, infatti, fissato un termine ultimo per l’adeguamento alle direttive (al 31 dicembre 2022) e il Governo dovrà avviare in velocità i lavori trovando al più presto una decisione definitiva.

Canone Rai, cosa cambia dal 2022?

Se per settembre non si prospettano cambiamenti, il Governo ha invece fissato alcuni margini di azione che dovranno essere intrapresi da subito. Sempre nell’ottica di adozione delle direttive della Commissione Europea, l’esecutivo si è impegnato in due direzioni:

  • ricercare la trasparenza per gli utenti nella bolletta elettrica, fornendo ai clienti il pieno accesso “alle sub-componenti che rientrano sotto la voce oneri di sistema”;
  • cancellare l’obbligo la riscossione di alcune imposte nella bolletta elettrica (le cosiddette charges unrelated to the energy sector), qualora queste ultime non siano direttamente correlate con l’energia.

Anche in questo caso, non viene fatto alcun riferimento al Canone Rai, ma è bene sapere che questo tipo di imposta viene riscossa in bolletta dal 2016, per effetto della riforma Renzi. Questa imposta e molte altre, quindi, dovranno trovare un metodo di riscossione diverso da quello attuale. Ancora non conosciamo, però, né le modalità né i cambiamenti al quale il Governo sta pensando.

Abolizione del Canone Rai: i favorevoli

Si è poi pavimentata l’ipotesi di completa abolizione del Canone Rai, ovvero “l’imposta più odiata dagli italiani”, secondo Codacons. L’associazione sarebbe favorevole alla sua completa abolizione, in quanto l’introduzione della riforma Renzi che prevedeva la riscossione tramite bolletta elettrica:

ha rappresentato una vera e propria vessazione a danno degli utenti, che si sono ritrovati a pagare bollette più salate a causa della decisione del governo Renzi.

Per Usigrai, invece, la cosa più importante è che:

finalmente il Servizio Pubblico abbia risorse certe, di lunga durata, autonome e indipendenti.

Ma nel Governo non è stato mai fatto alcun cenno alla possibile abolizione del canone. La discussione, ad oggi, riguarderebbe piuttosto la riscossione della tassa al di fuori della bolletta.

Canone Rai, la tassa più odiata dagli italiani

Ne abbiamo parlato sino ad ora, ma conosciamo esattamente la storia del Canone Rai? È bene fare qualche cenno al passato. L’imposta tanto odiata dagli italiani venne introdotta – e mai abrogata – nel lontano 1938, grazie a un decreto regio (numero 249) che stabiliva quanto segue:

Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento. 

Dunque, da tempo oramai gli italiani sono sottoposti a una normativa ben chiara: se possiedi uno o più televisori o apparecchi in grado di ricevere il segnale televisivo, sei sottoposto al pagamento dell’abbonamento Rai.

In seguito si sono susseguite numerose interpretazioni della norma, fino ad arrivare alla constatazione del fatto che l’imposta si applica a qualsiasi persone detenga un televisore, indipendentemente “dall’effettiva ricezione dei programmi della Rai o alla mancanza di interesse a riceverne”.

Inizialmente il Canone Rai costava 8 lire all’anno, mentre nel tempo si sono susseguiti molti aumenti: nel 1954 passò a 15 mila lire l’anno. Ma l’aumento più rilevante avvenne con il passaggio dalla televisione in bianco e nero a quella a colori: nel 1977 le famiglie dovettero pagare 25 mila lire all’anno per la tv in bianco e nero e circa 49 euro per la tv a colori.

A lungo andare le due differenze di prezzo si assottigliarono sempre di più (nel 1991 si trattava solo di 4 mila lire), sino all’unificazione nel 1992.  

Riforma Renzi, gli sviluppi recenti

Facendo un balzo di più di 70 anni, invece, arriviamo alla riforma Renzi. L’ex premier aveva inserito nella Legge di Stabilità la riscossione del Canone Rai all’interno della bolletta elettrica. Un intervento che aveva destato grandi proteste, ma che comunque ha contribuito a migliorare l’imposta sull’abbonamento televisivo.

Da un punto di vista del tutto oggettivo, la riforma Renzi ha abbassato il Canone da 113 euro a 90 euro (con un risparmio di 23 euro): questo canone, quindi, veniva versato per un ammontare complessivo di 9 euro al mese per 10 mesi. Inoltre, la riscossione in bolletta aveva drasticamente ridotto gli evasori, passati dal 30% al 4% n pochi mesi.

La Rai, grazie al pagamento del canone, ottiene ogni anno circa 1,7 miliardi di euro. Ma dobbiamo anche analizzare dove finiscono i nostri soldi.

Come funziona e quanto costa il Canone Rai?

Se la stima di ricavi annuali della Rai per il canone è pari a 1,7 miliardi di euro, occorre precisare che Viale Mazzini ne incassa “soltanto” 75,4 miliardi. Dei 90 euro che pagano annualmente le famiglie, infatti, soltanto una parte finisce nelle casse della Rai.

L’afflusso di denaro, prima di arrivare a Viale Mazzini, passa prima dall’Agenzia delle Entrate e poi dal Ministero dello Sviluppo Economico, che incassano l’importo restante. Una parte del canone – non tutti lo sanno – è destinata al Fondo per l’editoria e le antenne locali a capo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Nuovo bonus tv senza ISEE, ma serve il Canone Rai!

È finalmente stata fissata la data di apertura delle richieste per il nuovo bonus TV senza ISEE da 100 euro: l’incentivo viene concesso soltanto ai contribuenti che intendono rottamare il loro vecchio dispositivo. Dal 23 agosto si apre la possibilità di compilare e presentare l’apposito modulo per ottenere uno sconto del 20% sul prezzo di vendita del televisore, fino a un massimo di 100 euro.

Il bonus televisione da 100 euro, pur essendo senza limitazioni reddituali, viene assegnato previa soddisfazione di alcuni requisiti fissati dal decreto attuativo del Mise:

  • rottamazione del vecchio televisore acquistare prima del 22 dicembre 2018 e non idoneo alla ricezione del nuovo digitale terrestre;
  • essere residenti in Italia;
  • pagare regolarmente il Canone Rai.

Dunque il Canone Rai rientra anche all’interno della normativa fissata per accedere al bonus: soltanto i cittadini in regola con il Fisco potranno ricevere lo sconto. È possibile ottenere un solo sconto per ogni nucleo familiare ed è possibile cumulare il bonus TV senza ISEE con l’incentivo precedente da 50 euro: vediamo come nel prossimo paragrafo.

Bonus televisione 50 euro: requisiti e limiti

Un altro incentivo introdotto dal Governo ancora prima del bonus senza ISEE è il bonus televisione da 50 euro, che spetta però soltanto alle famiglie che rispettano determinati livelli reddituali.

Mentre il bonus senza ISEE è aperto a tutti, quest’altra agevolazione si rivolge solo ai contribuenti, residenti in Italia e in regola con il pagamento del Canone, che possiedono un reddito inferiore a 20 mila euro.

Per poter cumulare i due bonus tv, dunque, è necessario soddisfare anche il requisito reddituale e lo sconto massimo che si può ottenere viene ridotto a 130 euro anziché 150 euro.

Entrambi gli incentivi sono validi fino al 31 dicembre 2022, o comunque sino al completo esaurimento dei 250 milioni di euro di risorse stanziate dal Governo. Dato lo slittamento della data di switch off del digitale terrestre, comunque, si può godere di più tempo per cambiare i propri televisori.