Il canone Rai è uno dei tributi che gli italiani digeriscono più malvolentieri. Probabilmente, insieme al bollo auto, è il balzello più odiato nel nostro Paese. 

Forse è per questo che, il tasso di evasione, non si è mai azzerato. Anzi, nonostante l'inserimento del canone in bolletta, vi è stata una ripresa, negli ultimi anni, come evidenziato da ItaliaOggi.it in un articolo dello scorso 2 ottobre 2021:

"Ritornano gli evasori del canone Rai. Sono 2,67 milioni di famiglie nel 2019 con un incremento di oltre 270 mila unità rispetto ai 2,4 milioni del 2016 (anno in cui fu introdotto il pagamento in bolletta). L'imposta evasa ammonta a 241 milioni."

A latere, registriamo le dichiarazioni dell'ad Rai Carlo Fuortes, riportate da Adnkronos.com solamente qualche giorno fa:

"Il valore unitario del canone Rai in Italia è strutturalmente, come ben noto, il più basso in tutta Europa: 90 euro. Una somma distante da quelle degli altri Paesi al punto da rendere quasi irrilevante la compresenza compensativa, per Rai, della fonte integrativa degli introiti costituita dalla raccolta pubblicitaria."

Quindi, da un lato abbiamo il cittadino italiano, fruitore del servizio pubblico che, in maniera più o meno velata, paga l'orpello con mai celata ritrosia. Dall'altro, abbiamo chi gestisce l'azienda televisiva pubblica che rivendica la scarsità di risorse economiche che derivano dal pagamento del canone.

Questione di punti di vista, si dirà. Certo, nel 2022, il fruitore dei servizi, ha la possibilità di scegliere tra una infinità di opzioni. Dover per forza pagare per qualcosa a cui magari non è interessato, non è proprio il massimo.

Sorge spontaneo il quesito: perchè devo pagare il canone? Quale ne è il presupposto?

Canone Rai: cos'è e perchè si paga

Per rispondere alla nostra domanda, non c'è nulla di meglio che rivolgersi a quanto riporta il sito dell'Agenzia delle Entrate, ovvero:

"Il canone di abbonamento alla televisione è dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo e si paga una sola volta all’anno e una sola volta a famiglia, a condizione che i familiari abbiano la residenza nella stessa abitazione."

Il presupposto che fa scattare il pagamento del canone, quindi, è il possesso di un apparecchio televisivo, ovvero un apparecchio in grado di ricevere il segnale (digitale terrestre o satellitare), di decodificarlo e di visualizzarlo sia in modalità diretta che indirettamente, ovvero tramite l'ausilio di un decoder.

Vi è poi un secondo presupposto, introdotto dalla Legge 28 dicembre 2015, n. 208 al comma 153/a, ovvero:

"La detenzione di un apparecchio si presume altresì nel caso in cui esista un'utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica."

Ecco che quindi, si è proceduto all'addebito diretto in bolletta, anche per ovviare all'annoso problema dell'evasione del canone. A quanto pare, però, l'italiano è duro a morire, nei suoi comportamenti.

Canone Rai: se non guardo i programmi devo pagare ugualmente?

In molti, spesso, si saranno posti questa domanda. Diversi italiani, nel tempo, si sono anche chiesti se non ci fosse un modo per ufficializzare la cosa, ovvero oscurando, in qualche modo, i canali televisivi della rete nazionale.

Purtroppo la risposta a questo quesito è negativa: sia che vi piacciano i programmi della Rai, sia che non vi piacciano, che la guardiate o meno, il solo possesso dell'apparecchio televisivo atto a riceverli, vi obbliga al pagamento degli attuali 90 euro annui. 

L'addebito in fattura relativa alla fornitura di energia elettrica ha poi reso, di fatto, impossibile per molti il giochetto del silenzioso non pagare reiterato negli anni. E sì, perchè se una volta c'erano gli ispettori che venivano a casa vostra a controllare che non ci fosse alcun apparecchio televisivo (facendo vere e proprie ispezioni), negli ultimi tempi (sino al 2016), il tutto si limitava ad una comunicazione postale nella quale si invitava a regolarizzare la propria posizione ove in difetto.

Peccato che, arrivando tale "ammonimento" per posta ordinaria e non tramite raccomandata, era piuttosto agevole far finta di nulla e continuare a non pagare il balzello. Da qui, l'idea di rendere il canone in qualche modo obbligatorio, attraverso una soluzione che potesse ridurre al minimo i cosiddetti evasori.

Giova ricordare che il canone è uno solo indipendentemente dal numero di apparecchi che avete in casa, a livello di nucleo familiare. Quindi, anche se avete un televisore per stanza, il costo da pagare è sempre pari a 90 euro all'anno.

Vi starete chiedendo: non c'è proprio modo di sfuggire o di aggirare l'ostacolo? Legalmente, si intende.

Canone Rai: come fare per non pagarlo

In realtà, la soluzione per non pagare il canone c'è. Perfettamente legale, perfettamente in regola e con la possibilità di vedere tutti i canali televisivi, compresi quelli della Rai.

Paradossalmente, la soluzione ve la suggerisce e offre la stessa Rai.

Cerchiamo di capire come fare e quali sono i presupposti per evitare di incorrere in sanzioni e stare nel giusto.

Che cosa fa la differenza? Quale è la discriminante utile?

Se un tempo la diversità tra una televisione e un semplice monitor era abbastanza evidente, con i modelli di ultima generazione, gli apparecchi televisivi e i monitor paiono decisamente molto simili se non praticamente uguali. Se prima c'era il tubo catodico a dirci che quella era una tv, oggi, che è scomparso, c'è un altro particolare che fa la differenza: lo spinotto, quello al quale si collega l'antenna.

Se lo spinotto c'è, siamo in presenza di un apparecchio televisivo e quindi il canone va pagato. Se lo spinotto invece non c'è, ma ad esempio c'è una presa HDMI, allora siete a bomba

Vi sarà quindi sufficiente avere un monitor (magari di dimensioni ampie, minino 43 pollici tanto per intenderci) in grado di collegarsi ad una connessione internet tramite wifi e il gioco è fatto. Dell'antenna, non ve ne fate assolutamente nulla. Detto fatto, visto che la Rai ha sviluppato e predisposto il servizio Rai Play, potete vedere tutto ciò che volete, a costo zero, per gentile concessione dell'azienda pubblica.

Semplice, no?

Canone Rai: il futuro viaggia su internet

Ricapitoliamo: acquistate uno schermo sufficientemente grande, a livello di dimensioni, da potervi permettere una visione ottimale dei contenuti che vi interessano.

Collegate il monitor alla presa elettrica e alla rete wifi. Et volià, il dado è tratto. Siete a posto. Diversi apparecchi, poi, soprattutto quelli più recente, sono dotati di sistema Android, in grado di utilizzare tutte le app di streaming. Youtube, Prime, Dazn, etc, oltre a Rai Play sono solo alcuni dei contenuti che potrete vedere con quella che, a tutti gli effetti, potrete considerare la vostra smart tv

Semplicemente, anzichè essere collegati al digitale terrestre o al satellitare, fruite dei contenuti che vi interessano e volete vedere attraverso la rete, ovvero internet. Semplice, rapido, a basso costo e soprattutto a canone zero.

Ovviamente, non dimenticatevi di inoltrare all'Agenzia delle Entrate la dichiarazione con la quale informate di non avere televisori in casa e di essere quindi esentati dal pagamento del canone Rai (è sufficiente andare sul sito ufficiale per scaricare il modulo).

In questo modo, quindi, perfettamente legale, avete la possibilità di usufruire di una infinità di contenuti multimediali, di vedere ciò che più vi aggrada, senza preoccuparvi di dover elargire i canonini 90 euro annuali alla tv di Stato.

Ci sono altri casi in cui è possibile non pagare il canone in modo legale?

Canone Rai: le esenzioni previste

Innanzitutto occorre focalizzare bene una data: 31 gennaio 2022, termine ultimo per chi, non possedendo un televisore in casa, deve fare domanda per essere esentato dal pagamento del canone per l'intero anno in corso.

Giova ricordare che, se siete titolari di più utenze energetiche, non dovete essere possesori di alcun apparecchio radio televisivo in nessuna delle abitazioni presso le quali avete acceso il contratto di fornitura dell'energia elettrica.

Se vi dimenticate di presentare la domanda in tempo utile, potrete comunque beneficiare di una sorta di esenzione parziale (ovvero relativa al secondo semestre dell'anno in corso) se la domanda verrà presentata entro il 30 giugno del 2022.

Ci sono inoltre alcune casistiche specifiche, previste dalla normativa vigente, che riguardano l'esenzione dal pagamento del canone Rai. Vediamo di capire quali sono.

La prima esenzione riguarda gli anziani over 75 il cui reddito annuo non superi gli 8.000 euro. Sono ugualmente esenti i Militari aventi cittadinanza straniera e appartenenti alle Forze Nato, gli Ospedali Militari, Case del Soldato e Sale del Convegno dei militari delle Forze Armate, agenti diplomatici e consolari (solo in regime di reciprocità), nonchè riparatori tv e rivenditori.

Nel caso degli over 75, il reddito di 8.000 euro che garantisce il diritto all'esenzione, è da intendersi non per singola persona, ma per nucleo familiare. Quindi, in caso di coniugi, il limite degli 8.000 euro sarà dato dalla somma di entrambi i redditi. Nel caso in cui, oltre al coniuge, ci siano altri familiari conviventi, l'esenzione viene meno.

La domanda va presentata entro il 30 aprile 2022 per avere esenzione per tutto l'anno. In caso di inoltro successivo (per discorso relativo all'età o per dimenticanza) al 30 aprile ma entro il 31 luglio 2022, l'esenzione riguarderà esclusivamente il secondo semestre.

Canone Rai: di tutto, di meno?

Un famoso spot anche se un po' datato, recitava: "Rai, di tutto, di più". I più giovani sicuramente non se lo ricordano (probabilmente nemmeno erano nati), mentre le persone di mezza età, se scavano bene nell'album dei ricordi, troveranno reminiscenze in materia.

Ovviamente, il mondo è cambiato, quello televisivo in particolare. La nascita dei canali privati nei primi anni '80 e il loro proliferare successivamente, ha determinato un regime di forte concorrenza per la rete pubblica, prima assoluta protagonista del settore.

In seguito, sono nate le tv a pagamento, i canali tematici, etc, che hanno dirottato spettatori e pubblico verso altre forme di programmi ed intrattenimento. Ora, è il tempo dello streaming e della televisione via internet.

La raccolta pubblicitaria è il parametro che orienta budget e palinsesti: lo share ne determina il successo o la repentina scomparsa dagli schermi. Certo, non sono i 90 euro a famiglia che possono orientare un business plan o una programmazione aziendale. Soprattutto in tempi come questi.

Soprattutto in tempi nei quali le alternative non mancano. Legalmente e a costo zero.