Più tempo per poter pagare le cartelle notificate da inizio settembre e maggiori possibilità per chi non ha pagato le rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio. In tema pensioni il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico si è espresso in favore dell’estensione della platea per l’Ape sociale, il cui prolungamento è previsto fino al 2026. 

Ieri si è trovato un accordo in grado di sbloccare il programma Gol di politiche attive realizzato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che oggi sarà presentato alla Conferenza delle Regioni, e successivamente alla Conferenza Stato-Regioni per l’adozione. 

Venerdì è attesa in Cdm l’autorizzazione al documento programmatico di bilancio. Si iniziano a vedere i primi numeri della manovra che partirà da una dotazione  a disposizione di almeno 22-23 miliardi con i quali si dovrà andare ad assolvere ad una molteplicità di temi per cui si stanno susseguendo, ancora, riunioni tecniche dei dicasteri. 

Successivamente la tecnicità lascerà spazio al confronto politico che andrà ad autorizzare il documento con il programma di Bilancio venerdì 15 con la conseguente trasmissione della legge di bilancio alle Camere entro il 20 ottobre.

Ieri dal Parlamento sono pervenute al Governo le richieste per due impegni: più tempo per poter pagare le cartelle notificate da inizio settembre e maggiori possibilità per chi non ha pagato le rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio. 

Due richieste destinati a ad entrare nel decreto fiscale, in agenda per venerdì prossimo in Cdm, che sarà collegato alla legge di bilancio. I temi relativi alle procedure di recupero della ex Equitalia sono stati oggetto di esame da parte delle commissioni Finanze di Camera e Senato nella risoluzione approvata ieri. 

Gli impegni richiesti dai parlamentari al Governo sono stati molteplici: dalla riforma dell’inesigibilità che consenta di ridurre il magazzino della riscossione, alla stretta nei confronti dei contribuenti recidivi che non pagano le cartelle, dalla fusione graduale tra l’Agenzia delle Entrate e quella di Riscossione (Ader), ad una revisione delle sanzioni da ridurre nel caso di violazioni per errori formali. 

Cartelle esattoriali e rottamazione ter: più tempo per pagare

Come abbiamo già avuto modo di anticipare ieri, in tema di riscossione il Parlamento ha avanzato richiesta al Governo di concedere 150 giorni in più per effettuare i pagamenti delle cartelle notificate nei mesi successivi la ripresa delle attività di notifica e riscossione, ossia quelle inviate inizio settembre di quest’anno.

La proposta è stata accolta con favore da parte del Governo che pare stia riflettendo sulla possibilità di ridurre i termini a 120 giorni nel Dl fiscale. Obiettivo della richiesta è agevolare il lavoro dell’agente della riscossione, chiamato in poco tempo a notificare milioni di atti, e dall’altra di concedere maggiore tempo per i pagamenti ad imprese e cittadini colpiti dalla crisi economica. 

Stesso criterio adottato per l’altra richiesta proviene da tutte le forze ovvero l’allungamento dei termini per il pagamento delle rate dovute per la definizione agevolata nonché la concessione della sospensione corrispondente in favore degli altri debitori di Ader (18 mesi) almeno per quanto riguarda le scadenze 2021. 

Cartelle esattoriali: nuovo sistema sanzionatorio

Tra le richieste figura anche la revisione dell’attuale sistema sanzionatorio fiscale. In pratica si sostiente che sussista sproporzione tra la gravità dell'illecito e la sanzione comminata, tenendo conto dei casi specifici, ovvero l'omissione di versamento delle imposte dovute per accertate difficoltà economiche. 

Un ulteriore aiuto, chiesto dalle Camere al Governo, riguarda le imprese in difficoltà che possano beneficiare di un allentamento  dell’attuale procedura che  attualmente obbliga le amministrazioni pubbliche a verificare, e se il caso a bloccare, i pagamenti delle fatture superiori a 5mila euro qualora il beneficiario risultasse inadempiente agli obblighi di versamento derivanti dalla notifica di una o più cartelle

Pensioni: ipotesi quota 63 e lavori gravosi

Come conseguenza della recessione del 2020 (Pil negativo: 8,9%) per la seconda volta dopo la riforma Dini (1995) sulle modifiche al metodo di calcolo delle pensioni il montante contributivo subisce una lieve svalutazione.

Sulla base del calcolo dell’Istat, riportato in una nota diramata dal ministero del Lavoro, il coefficiente di rivalutazione sarà leggermente inferiore a 1 (per la precisione 0,999785) e di conseguenza genererà una riduzione del montante. 

La modifica del coefficiente (sotto 1) è dovuta per legge e deve essere calcolata sulla variazione media del Pil nominale dei 5 anni precedenti (tra il 2016 e il 2020) l’anno da rivalutare. 

Ieri le parti sociali hanno chiesto all’esecutivo di sterilizzare subito gli effetti negativi del Pil 2020 sulla rivalutazione del montante  come già accaduto in passato.

Concretamente un lavoratore dipendente che percepisce una retribuzione di 25mila euro con 8.250 euro di contributi versati (il 33%) si ritroverà nel montante 8.248 euro, cioè due in meno.

Un tema in corso di valutazione circa l’ingresso nel pacchetto di misure previdenziali in considerazione della manovra di bilancio, che dovrebbe destinare alla previdenza circa 5 miliardi, ripartiti tra il nuovo meccanismo di indicizzazione delle pensioni, e in parte per l’estensione delle categorie di lavori gravosi ammesse all’Ape sociale (assegno fino a 1.500 euro dal 63esimo anno fino alla pensione). 

Ieri, in audizione alla Camera, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico si è espresso in favore dell’estensione della platea per l’Ape sociale, il cui prolungamento è previsto fino al 2026. 

La commissione ha individuato nuove categorie di lavori “usuranti”, costituita da circa una trentina di lavori gravosi, che si potrebbero aggiungere agli attuali 15. Il costo complessivo stimato sarebbe pari a 126 milioni nel 2022 e risorse per oltre un miliardo nei prossimi tre anni fino ad arrivare ad un onere di 805 milioni nel 2026. 

Tridico ha, inoltre, indicato delle proposte per sostituire Quota 100, che scadrà a fine anno. Tra le ipotesi proposte da Tridico una sorta di Ape contributiva sulla falsariga di quella già lanciata nei mesi scorsi. 

Una ipotesi che il governo starebbe guardando con attenzione visto che si tratta di un’opzione sostenibile per i conti pubblici: il costo ammonterebbe a circa 450 milioni nel 2022, per poi salire a 935 nel 2023 e arrivare ad essere poco superiore agli 1,1 miliardi nel 2024 e nel 2025. 

I maggiori oneri sarebbero compensati dai risparmi di spesa superiori per circa 500 milioni l’anno a partire dal 2028. Secondo le stime dell’Inps, a poter usufruire di questo strumento potrebbero essere circa 50mila lavoratori il prossimo anno che salirebbero a 66mila nel 2023. 

Il requisito di 63-64 anni d’età, con almeno 20 anni di versamenti, necessario per poter accedere all’anticipo della sola quota contributiva dell’assegno, sarebbe funzione della speranza di vita. 

La pensione completa, compresa l’eventuale fetta retributiva, verrebbe erogata al raggiungimento dell’età di vecchiaia e il trattamento anticipato sarebbe parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo. 

Tridico ha ribadito anche l’ipotesi di riscatto gratuito della laurea, che però richiederebbe dai 4 ai 5 miliardi l’anno. E ha, inoltre, ricordato che l’opzione Quota 41 (uscita al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica), molto apprezzata dai sindacati, avrebbe un forte impatto sui conti (4,3 miliardi nel 2022 e un picco di 9,7 miliardi negli anni successivi). 

Politiche attive: programma Gol, finalmente trovato l'accordo!

Il programma Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori ha definito il criterio di assegnazione alle Regioni dei primi 880 milioni di euro. Emerge la perdita di peso relativamente al numero di percettori del reddito di cittadinanza nel riparto nella prima annualità di risorse. 

Gli 880 milioni, rappresentano il 20% del totale delle risorse a disposizione con il Pnrr, cioè 4,4 miliardi (che diventano 4,9 miliardi con i fondi React Eu).

Tra i cinque parametri individuati, rispetto a quanto previsto dallo schema di decreto Lavoro-Mef, si passa da 0,15 a 0,10, con 0,05 che sarà spostato a beneficio del criterio relativo al numero di disoccupati, che sale così da 0,30 a 0,35. 

Con questi correttivi ieri si è trovato un accordo in grado di sbloccare il programma Gol di politiche attive realizzato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che oggi sarà presentato alla Conferenza delle Regioni, e successivamente alla Conferenza Stato-Regioni per l’adozione. 

Il commissario straordinario di Anpal, Raffaele Tangorra ha seguito tutta la realizzazione del Gol in accordo con le autonomie locali e ha accolto le richieste formulate dalle quale è emersa evidente la forte critica nei confronti Rdc, che ha accomunato tutte le regioni del centro destra, che hanno richiesto l’adozione del principio della misurazione dei risultati. 

In base al decreto le regioni e le province autonome si impegnano a raggiungere il primo step degli obiettivi di Gol entro il 2022; ed assicurano anche che i percettori di ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito siano attivati entro quattro mesi dall’avvio della fruizione della prestazione economica. 

Le autonomie assicurano priorità sugli interventi che prevedono la formazione, in favore delle persone più vulnerabili identificate come le donne, i disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani con meno di 30 anni di età, lavoratori con almeno 55 anni. 

Il decreto prevede anche la nascita di una cabina di Regia, partecipata da Lavoro, Anpal, Regioni, che si occuperà di verificare l’attuazione e monitorerà il Gol, valutando le attività in termini di efficacia ed efficienza, anche in rapporto ai target e gli obiettivi definiti.

Tra le misure in corso di valutazione c’è un aumento molto importante del finanziamento a favore del Servizio sanitario nazionale. L’ipotesi più concreta è che siano assicurati 2 miliardi all’anno in più al Fondo sanitario nazionale che salirebbe a 124miliardi nel 2022 fino a 128miliardi nel 2024.