Quello che abbiamo visto negli ultimi mesi è stato un vero e proprio sterminio di incentivi, con la cancellazione di un quantitativo considerevole di bonus in cui l’ultimo colpito è stato il Cashback di Stato.

Dapprima oggetto di una lunga sospensione a partire da luglio scorso, in occasione della Legge di Bilancio 2022 è arrivata ufficiale e senza possibilità di cambi di programma la cancellazione definitiva del programma.

Ad onor del vero più che di una cancellazione potrebbe parlarsi di una riconversione dell’incentivo che cambia nome e veste e soprattutto beneficiari.

La Legge di Bilancio infatti altro non fa che rendere permanente un provvedimento già approvato con il Decreto Lavoro e Imprese, eppure il medesimo articolo che decretava il primo stop alla misura, al suo posto ne introduceva un’altra valida nel 2022 e simile in moltissimi aspetti.

Arriva infatti sulla scena un nuovo bonus con un importo che si aggira ed anzi supera i 500 euro a beneficiario e consiste sempre in contributo rivolto ai cittadini pronti a dire addio ai contanti e dedicarsi ai pagamenti con carta, parliamo del bonus bancomat. La cosa che lo distingue dal Cashback è che i suoi destinatari sono identificati nelle Partite Iva. 

Insomma il Decreto Lavoro ed Imprese stabilisce che i contribuenti abbiano comunque a disposizione un vantaggio se pagano con carta e non in contanti, ma esso ora è rivolto ai negozianti e non più agli acquirenti.

Si tratta infatti sempre di un rimborso, ma applicato con un credito d’imposta che azzera fino a giugno 2022 le commissioni sui pagamenti con carta agli esercenti. Poi altri due rimborsi arrivano per le Partite IVA e coprono i costi di installazione di casse smart e del POS.

Scopriamo meglio in cosa consiste questa novità che ha preso il posto del Cashback di Stato e che sarà attivo nel 2022!

Il Cashback di Stato riconvertito nel Bonus Bancomat. Chi sono i beneficiari?

Il perché di questo cambio di programma, cioè della sospensione e poi cancellazione del Cashback di Stato e l’arrivo al suo posto del bonus bancomat non deve stupire. Perché, se l’esecutivo si è dimostrato favorevole all’idea di creare incentivi che limitassero l’uso dei contanti, vista la posizione giocata da questi nell’evasione fiscale e il costo della loro produzione, una delle cose che però ha sempre preoccupato Draghi riguardo al Cashback era il fatto che esso, non facendo distinzione tra i beneficiari, assegnasse i finanziamenti pubblici a caso e non con interventi mirati. Cioè che i fondi pubblici non fossero destinati a chi ne avesse bisogno.

Il nuovo bonus bancomat avendo però come sola platea di beneficiari le Partite Iva di fatto indirizza i contributi statali verso una delle categorie più colpite dalla crisi, i lavoratori autonomi, e va ad arricchire seppur in minima parte la schiera degli ammortizzatori sociali pur mantenendo la sua funzione di lotta all’evasione fiscale ed ai contanti.

D’altronde limitare l’utilizzo dei contanti ha molteplici giovamenti per uno Stato, se si seguono i resoconti della Banca d’Italia si può vedere che l’Italia da sola spende nella produzione di monete e banconote quasi 7,5 miliardi di euro, che potrebbero essere meglio destinati soprattutto in vista delle tante riforme in arrivò, tra fisco, catasto e pensioni.

Se siete interesse un approfondimento sull’abolizione del Cashback di Stato vi consigliamo la visione del video YouTube a cura di Marco Cavicchioli:

  

Bonus Bancomat e Cashback uniti nella lotta all’evasione fiscale! Ma cosa cambia?

Cashback e bonus bancomat, come viene chiamato ormai per abitudine questo nuovo bonus, fanno parte di un progetto portato avanti dal governo che mira alla messa a punto di una serie di strumenti, sotto forma di incentivi, per spingere i cittadini italiani ad un maggiore utilizzo di carte e bancomat nei pagamenti a discapito dei contanti.

Tuttavia, se quando si acquista un prodotto il prezzo non cambia a prescindere da come si paga, per chi incassa le carte rappresentano un guadagno minore rispetto al denaro contante. Pagando infatti con carta il negoziante ha una serie di spese extra, prima di tutto le spese iniziali di acquisto o noleggio dei POS, che sono i dispositivi che permettono questo tipo di pagamenti. 

Dopodiché ad ogni pagamento con carta il negoziante paga una commissione alla propria banca.

Tutto questo complesso di spese vengono ammortizzate con il bonus bancomat che offre appunto un rimborso dei costi.

La prima parte di questo incentivo si caratterizza come un credito d’imposta che azzera completamente, perché rimborsa il 100% delle commissioni maturate dai negozianti tra il 1/06/2021 e il 30/06/2022.

Un primo passo avanti in questo senso era già stato fatto istituendo in passato un credito d’imposta del tutto simile, ma che coprisse solo il 30% delle spese relative alle commissioni, tale soglia percentuale viene innalzata fino ad offrire un rimborso completo e fino al prossimo luglio.

Dei tre crediti d’imposta questo è l’unico che non ha importi massimi, ma copre il totale delle spese per le commissioni maturate entro le date prestabilite.

Come funziona il rimborso del bonus bancomat quando si paga con carta?

Ma il bonus bancomat non termina qui è offre altre due tipologie di rimborso con credito d’imposta, dove i destinatari sono comunque le Partite IVA.

Nel precedente paragrafo si è spiegato nel dettaglio non solo in cosa consiste la prima parte del bonus bancomat, ma anche quali sono le spese aggiuntive che toccano ai negozianti che accettano i pagamenti con carta nei loro esercizi. Oltre alle commissioni ci sono delle spese iniziali da affrontare quando si fa questo passo, perché accettare carta o bancomat nella propria attività comporta la necessità di acquistare o di noleggiare un apparecchio, che sia appunto in grado di processare i pagamenti e che si chiama POS.

Questa parte di costi è coperta dalla seconda parte del bonus bancomat, perché essa consiste in un rimborso non totale, ma che varia in base alle entrate dell'attività comunicate nella precedente dichiarazione dei redditi e che comunque non può superare i 160 euro.

Con questo sistema spetta una percentuale di rimborso diversa che decresce al crescere dell’ultimo fatturato dichiarato in questa misura:

  • 70% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato inferiore o uguale a 200.000,00 euro;
  • 40% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato che non superi il milione di euro;
  • 10% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato di massimo 5 milioni di euro.

Non sono previsti rimborsi o crediti di imposta qualora il fatturato dell’azienda sia superiore a cinque milioni di euro dichiarati nel precedente periodo d’imposta.

Anche in questo caso perché le spese siano ammissibili c’è tempo fino al 30 giugno 2020, saranno cioè coperti da questo specifico credito d’imposta del bonus bancomat i costi sostenuti nel periodo compreso tra il 1/06/2021 e il 30/06/200.

L'ultimo credito d’imposta del bonus bancomat, con rimborso di 320 euro

Il bonus bancomat si compone poi di un'ultima parte e questa volta relativa ad un’altra spesa, a cui per altro la gran parte dei lavoratori autonomi è obbligata, e cioè l’acquisto il noleggio dei registratori telematici, che sono apparecchi di nuova generazione per i pagamenti elettronici. Perché non solo si incassano i soldi, ma i pagamenti vengono registrati e archiviati e inviati automaticamente agli organi di verifica. È facile capire quindi la loro importanza nel panorama della lotta all’evasione fiscale.

Dei tre crediti d’imposta che spettano con il bonus bancomat questo è l’unico ad avere una diversa tempistica nelle spese ammesse, perché sono coperti solo gli acquisti fatti nel 2022, anche se entro la fine dell’anno.

In compenso però il rimborso può arrivare al 100% delle spese, per quanto esso varia secondo il modello ricorrente, ovvero è calibrato sull’ultima dichiarazione dei redditi secondo questo schema:

  • 70% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato inferiore o uguale a 200.000,00 euro;
  • 40% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato che non superi il milione di euro;
  • 10% di rimborso, per gli esercizi con un fatturato di massimo 5 milioni di euro.

Ricordiamo poi che tutti e tre questi crediti che formano il bonus bancomat sono fruibili in contemporanea e cumulabili, perciò complessivamente offrono ai beneficiari uno sconto che supera i 500 euro.

Per quanto riguarda questo specifico credito d’imposta il rimborso non può superare i 320 euro a beneficiario.

Cashback e bonus bancomat: differenze e somoglianze nell’uso degli importi

Se abbiamo già detto di come Cashback e bonus bancomat differiscano non negli scopi, ma nella schiera di aventi diritto, un’altra sostanziale differenza riguarda la possibilità di usare gli importi.

Il Cashback consisteva infatti in un rimborso del 10% quando si pagava con carta, se questa fosse stata associata all’utente durante la registrazione al programma. Tale rimborso veniva erogato ogni sei mesi come pagamento diretto, cioè la somma spettante veniva versata sul conto corrente dei beneficiari. 

Nel caso del bonus bancomat si tratta sempre di un incentivo sotto forma di rimborso, ma per cui è prevista la modalità di utilizzo con un credito d’imposta a compensazione.

Il modo più semplice di spiegare cosa sia un credito d’imposta a compensazione è dicendo senza mezzi termini che si tratta di uno sconto sulle tasse. Cioè, stabilito quanto spetta di rimborso, questo non sarà versato ai beneficiari, ma tenendo presente che questi devono dei soldi di tasse a fine anno allo Stato, tale importo sarà appunto scalato da queste tasse.

Per ottenere il rimborso con credito d’imposta la procedura prevede sempre l’utilizzo del modello F24 che adesso può essere inviato telematicamente tramite la piattaforma web dell’Agenzia delle entrate.

Ridiamo che comunque nell’ambito del progetto di lotta ai contanti esiste il più ampio programma Italia Cashless, che oltre al Cashback di Stato comprende anche la Lotteria degli Scontrini, che per ora non è stata ancora cancellata.