Il cashback di stato per il 2021 va in pensione, secondo gli ultimi aggiornamenti in merito alla misura proposta dal governo in questi mesi. Il cashback ha previsto per i primi sei mesi di applicazione una serie di sconti, sotto forma di rimborsi, per chi avesse partecipato tramite l’applicazione ufficiale “Io” messa a disposizione per l’iniziativa.

Si tratta di una iniziativa che per il secondo semestre previsto per il 2021 non si terrà, secondo le ultime decisioni prese dal governo. Secondo le decisioni, tuttavia il cashback di stato ritornerà, ma bisognerà aspettare fino al 2022.

Con l’eliminazione del cashback di stato per quest’anno, verranno cancellate anche le diverse possibilità di avvalersi degli sconti sugli acquisti, come spiega Lapaginadeglisconti.it:

“Il Cashback di Stato è stato ufficialmente cancellato: dal 1° luglio niente più corse alla carta di credito, via le classifiche per raggiungere l’agognato super premio da 1500 euro, e addio ai rimborsi oltre le 50 transazioni semestrali.”

Sconti che tuttavia sono stati accumulati dagli italiani durante il primo semestre dell’anno, e sono molti i cittadini che si chiedono quando arriveranno i rimborsi. Vediamo in questo articolo cosa comporta la cancellazione del cashback di stato, e soprattutto se gli sconti accumulati sono a rischio.

Cashback di stato eliminato: quali erano gli sconti

Il cashback di stato non verrà replicato nel 2021, questo vuol dire che il secondo semestre previsto slitterà, e si terrà con molta probabilità direttamente il terzo semestre, quello che parte a gennaio 2022.

Il cashback di stato da un lato ha permesso a molti italiani di accumulare sconti, previsti tramite rimborsi, sulle spese effettuate nei primi sei mesi dell’anno. Si tratta di sconti del 10% su tutti gli acquisti effettuati, purché si raggiungessero almeno 50 transazioni.

Chi ha partecipato, ha utilizzato l’applicazione ufficiale “Io” che mette in diretto contatto il cittadino con l’amministrazione pubblica, app utilizzata anche per altre iniziative, come ad esempio l’accesso al bonus vacanze. Il cashback di stato tuttavia è stato criticato, e non poco, per alcune problematiche che si sono riscontrate durante lo svolgimento dell’iniziativa.

Va ricordato che questa misura è stata introdotta durante i mesi in cui la pandemia era più critica, anche come incentivo alla popolazione ad acquistare tramite i negozi fisici, per questo motivo sono stati esclusi dalla possibilità di rientrare a far parte dei pagamenti con sconti tutti gli acquisti online.

Questo è uno dei punti critici dell’iniziativa, anche se ha avuto un riscontro positivo in termini di partecipanti. Il cashback di stato però non è stato eliminato per questo motivo, ma la situazione è più complessa.

Perché il cashback è stato cancellato?

Il cashback di stato non ci sarà più nel 2021 per diversi motivi. Principalmente va ricordato che per lo stato l’impiego di questa iniziativa comporta un costo, che come spiega Hdblog.it non è indifferente: si tratta di 4,75 miliardi di euro impiegati.

Il costo troppo elevato per l’iniziativa è una delle cause per cui si è deciso di sospendere la misura, ma non è l’unica. Moltissimi italiani hanno ritenuto che la spesa minima di 50 transazioni per poter ricevere gli sconti sotto forma di rimborsi fosse eccessiva.

Soprattutto nel momento attuale, in cui l’Italia si trova in una ripresa economica dopo mesi di stop di moltissime attività, per i cittadini raggiungere la quantità di transazioni necessaria non è stato semplice, e alcuni ne sono rimasti esclusi.

Uno dei problemi principali di questa iniziativa è stato proprio questo, e bisogna tenere conto del fatto che le fasce più povere di popolazione difficilmente sono riuscite a partecipare.

Un'altra pecca dell’iniziativa riguarda i negozi: non tutti sono convenzionati con la misura, e questo vuol dire che spesso i cittadini si sono trovati a pagare presso negozi che non avevano confermato la partecipazione, e le transazioni sono state automaticamente escluse.

Cashback di stato come incentivo ai pagamenti elettronici

Gli sconti previsti dal Cashback di stato dovevano di fatto essere un incentivo valido per i pagamenti elettronici. Lo stato nell’ultimo periodo infatti sta introducendo diverse misure che possano garantire un utilizzo più esteso dei pagamenti tracciabili, ovvero in forme elettroniche.

La misura è stata presa nell'ottica più generale di sostenere la trasparenza fiscale tra cittadini e stato, e di garantire una limitazione al denaro contante in circolazione.

Dal bancomat alle carte prepagate, con questa iniziativa si esclude del tutto il pagamento tramite denaro in contante. L’incentivo tuttavia ha favorito solamente le persone già abituate a questo tipo di pagamento, e non ha avuto il riscontro sperato anche a causa di un effetto collaterale della misura: i furbetti del cashback.

Moltissimi infatti hanno raggirato il regolamento scegliendo di pagare attraverso tantissimi micro-pagamenti, soprattutto alle stazioni di rifornimento della benzina, per poter cumulare moltissime transazioni, di prezzo bassissimo. Questo per riuscire ad aggiudicarsi il montepremi finale che l’iniziativa ha stabilito per i primi 100.000 cittadini, classificati per numero maggiore di pagamenti.

Il premio finale del semestre è di 1.500 euro per tutti i classificati, anche se questo non esclude che tutti gli italiani che hanno partecipato riceveranno il 10% di sconto sui pagamenti avvenuti. Tuttavia il dubbio sugli sconti è dietro l’angolo: l’eliminazione del cashback comporterà dei ritardi o annullamenti negli sconti?

Sconti in ritardo: cosa sta accadendo ai rimborsi?

Sembrerebbe che gli sconti siano a rischio, data l’eliminazione del Cashback di stato. Ma questo non è dovuto solamente all’annullamento dell’iniziativa per il secondo semestre. Come spiega il collega Andrea Pinna in un articolo recente alcune transazioni non sono più valide:

“Da quando il cashback di Stato è stato sospeso, è iniziato (e anche finito, al momento) un accurato piano di setacciamento alla ricerca della transazione non valida.”

Si tratta di controlli accurati che hanno causato a molti cittadini l’esclusione dall’iniziativa, proprio a causa di raggiri a danno della misura e degli altri cittadini stessi.

Gli sconti tardano ad arrivare in diversi casi non perché il cashback è sospeso, ma la ragione è un’altra: i controlli hanno decretato quali sono le transazioni valide e quali invece vanno escluse. In parte la responsabilità è dei furbetti del cashback, che hanno pagato attraverso tante piccole transazioni per tentare di vincere il montepremi.

Il regolamento non prevedeva questo tipo di comportamento, ritenuto da un lato sleale, e dall’altro lato che ha provocato non pochi danni ai distributori di benzina, letteralmente assaltati da alcuni partecipanti al gioco. Per questo motivo le transazioni di piccoli importi vengono eliminate sia dal conteggio che dalla possibilità di ricevere gli sconti.

Se gli sconti tardano ad arrivare, la motivazione potrebbe essere collegata ai controlli recenti sulle transazioni, ma non solo. Possono anche verificarsi casi di errore dovuti ad una svista sulle indicazioni di alcune informazioni, come ad esempio il codice IBAN tramite cui accreditare gli sconti.

Quando gli sconti non arrivano: cosa fare?

I rimborsi del Cashback di stato possono tardare ad arrivare, anche se in questi giorni stanno avvenendo effettivamente le prime erogazioni, come spiega Smartworld.it

“Il rimborso (fino ad un massimo di 150€, a seconda della spesa) sarà accreditato entro fine agosto, e sarà accompagnato da un ulteriore messaggio di notifica quando il bonifico sarà stato effettuato.”

I prossimi mesi quindi saranno decisivi per l’arrivo degli sconti, direttamente sul conto in banca di chi ne può beneficiare. Ecco alcune situazioni in cui gli sconti possono essere in ritardo, o non arrivare proprio:

•Non sono state raggiunte le 50 transazioni necessarie a ricevere il rimborso;

•I pagamenti non sono stati effettuati con la carta correttamente collegata all’app “Io”;

•I negozi presso cui si è deciso di acquistare non partecipavano all’iniziativa;

•Ci sono errori nell’indicazione corretta del codice IBAN necessario a ricevere l’accredito;

•Sono state messe in atto azioni al pari dei furbetti del cashback per raggirare l’iniziativa;

•Ad esaurimento fondi messi a disposizione dallo stato per l’iniziativa.

Queste sono, in linea generale, le cause ricorrenti per cui gli sconti possono non arrivare o arrivare in ritardo. In alcuni casi è possibile trovare una soluzione, correggendo ad esempio alcuni errori. In altri invece, risulterà impossibile ricevere i rimborsi.

Supercashback: quando arriva la vincita?

Il supercashback è l’iniziativa interna al cashback che garantisce la vincita di una cifra di 1.500 euro ai primi 100.000 classificati per maggior numero di transazioni effettuate. Per questo montepremi gli ultimi giorni disponibili alla vincita c’è stata una gara al pagamento.

I partecipanti hanno gareggiato letteralmente per vincere il premio, creando pagine online dedicate a tutti i suggerimenti e i trucchi volti ad arrivare al traguardo. La competizione è stata alta, tant’è che si è arrivati a una classifica che vede in testa chi ha superato almeno le 700-800 transazioni.

L’iniziativa in questo senso ha attirato molti cittadini competitivi, e alcuni stanno aspettando di ricevere il montepremi finale. Montepremi e sconti tuttavia arriveranno nel prossimo periodo, anche se per il supercashback bisogna ancora aspettare, come spiega Wired.it in un articolo recente:

“Per il versamento del super cashback, saranno necessari cinque mesi invece dei due previsti inizialmente. Il decreto ha spostato la scadenza al 30 novembre 2021 e 2022 per i due semestri rimasti in vigore.”

I controlli ci sono stati, soprattutto dopo che si sono moltiplicati esponenzialmente i furbetti del cashback. C’è chi ha scelto di assaltare la pompa di benzina, chi ha deciso di pagare più volte di fila lo stesso casello, chi si è recato più volte al giorno al supermercato. Furbetti che, se scoperti, ora rischiano di non vedere più gli sconti.