Il cashback per antonomasia è diventato quello di Stato, noto ormai a tutti, grazie all’alta percentuale di rimborso prevista e soprattutto dal super premio da 1.500 euro messo in palio per i più accaniti. Ma in realtà questa pratica esiste da quasi 20 anni e, se è sempre sulla cresta dell’onda, un motivo ci sarà.

Chi lo ha inventato? Chi ci guadagna?

Il cashback dunque è un modo per avere, traduzione alla lettera, “soldi indietro”, dopo aver effettuato un acquisto. Se ad esempio si procede con un acquisto di 100,00 euro, in base alla percentuale di rimborso prevista dal programma a cui si aderisce, una parte di quel denaro viene rimborsata sul proprio conto.

Si tratta senza dubbio di una forma di guadagno interessante. Il prezzo dei prodotti è sempre lo stesso ma col vantaggio che si riceve una percentuale in ritorno. Sommando questi piccoli importi uno all’altro, acquisto dopo acquisto, ecco che ci si ritrova col salvadanaio pieno.

Come si legge sulla pagina Facebook Cashback & Marketing, il cashback può essere considerato un vero e proprio metodo di risparmio, che

è stato inventato da Hubert Freidl, imprenditore austriaco che nel 2003 ebbe l'idea di creare una piattaforma grazie alla quale i clienti potessero ricevere un ritorno di denaro per i loro acquisti e le aziende potessero fare marketing attraverso questo circuito.

Dal 2003 a oggi, sono davvero tante le aziende che hanno deciso di proporre il cashback per fidelizzare la propria clientela.

Ma come funziona questo strumento di marketing? Chi ha proposto il cashback di Stato? E soprattutto, chi ci guadagna davvero dagli incentivi all’utilizzo dei pagamenti elettronici?

Rispondiamo a queste domande.

Cashback di Stato, chi lo ha proposto?

Sono il M5S e il PD ad aver ideato questo meccanismo a livello statale. L’idea di base è quella di incentivare l’utilizzo delle carte elettroniche per aumentare la tracciabilità delle transazioni.

In realtà si tratta di una misura introdotta in accoglimento di una direttiva comunitaria. 

L’input ai controlli fiscali a raffica arriva dal Recovery Plan. Infatti la Comunità europea impone a tutti gli Stati di attuare i sistemi di anti-evasione per la pioggia di miliardi che arriverà prossimamente. 

Nella fattispecie, per quanto riguarda l’Italia, questo si traduce in 

248 miliardi ma L’Ue chiede, a fronte di tale somma, l’attuazione di tutta una serie di sistemi di anti-evasione. Per scongiurare il rischio che, appunto un terzo di questi vadano a beneficio dell'evasione fiscale. 

Cosa significa?

Che la Comunità Europea richiede un intervento legislativo da parte di ogni Stato membro ma rimettendo al governo in questione la scelta dello “strumento” da utilizzare. Per l’Italia, la decisione finale è caduta per l’appunto sul cashback. Il periodo di rodaggio è stato durante le festività natalizie del 2020. Il cashback di Stato è poi ripartito il 1° gennaio, per essere sospeso in tutta fretta al 30 giugno 2021.

Come mai? Cosa è successo?

Il cashback non piace all’Europa. Con l’arrivo di Draghi al governo, nel mese di febbraio, si è valutato il passo indietro (e vale la pena ricordare che Draghi è l’ex governatore della Banca Centrale Europea). 

Stretta sui rubinetti, dunque. Il cashback, nato come sistema anti-evasione, è stato poi abbandonato a se stesso.

Prevede un esborso di denaro, in qualità di ricompensa alla popolazione, praticamente soldi regalati. Il rapporto costi/benefici non sembrerebbe essere risultato favorevole, a primo impatto.

Ed ecco per l’appunto che la Comunità Europea si è indignata.

Il vuoto normativo lasciato nella regolamentazione del cashback (soprattutto in relazione alle modalità di vincita del super premio da 1.500 euro) ha portato al dilagare del malcostume dei cosiddetti “furbetti del cashback”, sottoposti poi a controlli da parte delle autorità. 

Un susseguirsi di operazioni fraudolente, sospensione del cashback alla fine del primo semestre, slittamento dei rimborsi, ricorsi al Consap: ecco alcune delle conseguenza a cui abbiamo assistito, in una macchina burocratica “impazzita e intasata” e ovviamente costi di gestione su costi da dover sostenere.

Cashback, chi ci guadagna?

Il nodo cruciale della questione dunque non riguarda il “sistema” cashback in quanto tale che, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, esiste già da vent’anni. Il punto riguarda la percentuale elevata di rimborso prevista da quello di Stato. 

Infatti sono tante le aziende o le piattaforme di pagamento che utilizzano il cashback come strumento di fidelizzazione o guadagno, ma con percentuali di rimborso che si aggirano intorno al 2-3% (si può arrivare anche al 5%, ma progressivamente nel tempo, acquisto dopo acquisto e migliorando il proprio status di acquirente tramite un sistema di accumulo di “punti”).

Il cashback di Stato invece ha riscosso così tanto successo, in quanto la percentuale prevista per il rimborso era di ben il 10%, su un importo massimo di 150,00 euro alla volta. 

Chiaramente un incentivo non da poco all’acquisto, che ha fatto gola a molti, soprattutto alla luce del fatto che, più il numero di transazioni effettuate sarebbe risultato alto, e più probabilità si guadagnavano di aggiudicarsi il super cashback da 1.500 euro!

Un guadagno certo per i cittadini, nell’immediato (resta da vedere infatti di quanto aumenterà la tassazione, anche sulle utenze di prima necessità, per recuperare tutto quel denaro sborsato).

E poi? Chi ci guadagna dall’adozione del cashback?

Esercenti

In realtà, si tratta della categoria meno contenta di tutte. Il fatto che il governo non abbia fissato un importo minimo per le transazioni elettroniche valide ai fini del cashback, ha mandato la situazione fuori controllo, lasciandola nelle mani dei furbetti che hanno rifornito l’auto di carburante, passando la carta elettronica anche per pochi centesimi, a ripetizione.

Presi alla sprovvista, i commercianti hanno reagito protestando, vedendo aumentare i costi di gestione ovvero le commissioni da dover corrispondere alla banca o ai gestori dei contratti del Pos.

C’è da scommetterci che oggi si presterà maggiore attenzione ai vari meccanismi di tariffazione, così da non incorrere più in scelte sbagliate. Esistono infatti diverse tipologie di contratti, con la fee (ovvero la commissione da dover corrispondere su ogni singola transazione) che può essere fissa, variabile o anche un mix tra le due opzioni.

Va da sé che un bar, che emette scontrini anche da un euro per un caffè, dovrà farsi consigliare e scegliere un piano tariffario differente da chi invece emette scontrini dall’importo medio molto più elevato.

Consumatori

Al di là delle possibili polemiche riguardanti il cashback di Stato, in realtà questo meccanismo di rimborso sugli acquisti fatti giova ai consumatori.

Non spiace a nessuno infatti, su un budget ad esempio di 500 euro per abbigliamento e scarpe, sapere di poter contare su un ritorno di denaro, a shopping ultimato!

Il cashback, attivo su tanti store online, permette inoltre di approfittare delle super offerte che spesso si trovano solo sul web, aggiungendo anche la percentuale di rimborso su quanto acquistato. 

Partecipare a un programma cashback inoltre, consente di accumulare punti sul proprio profilo utente, che si traducono in ulteriori vantaggi. Ad esempio un innalzamento della percentuale di rimborso oppure buoni sconto da utilizzare a loro volta su altri acquisti.

Gli acquirer del cashback

Chi sono? Si tratta di coloro che gestiscono le piattaforme tecnologiche sulle quali funziona il cashback. 

È qui che si concentra il vero business che rende oggigiorno il cashback un meccanismo vincente di guadagno.

Piattaforme come ad esempio Nexi, Banca Sella o Bnl Positivity sfruttano un sistema di guadagno che in pratica trasforma ogni utilizzo di una carta di pagamento elettronica, in soldi.

Come?

Il sito di cashback (uno dei più famosi è bestshopping.com) diventa un intermediario tra le aziende che vendono i loro prodotti e i clienti che li acquistano. 

L’azienda guadagna non solo perché fidelizza il cliente ma anche perché ne trova di nuovi. Infatti il cliente che si iscrive al programma di cashback “sceglie” il prodotto che gli serve tra quelli proposti dai vari brand presenti.

Il cliente “guadagna, spendendo”, tramite il rimborso e la raccolta punti.

L’acquirer trattiene una percentuale all’azienda, proprio per il fatto di aver attirato così tante persone.

Una formula vincente, soprattutto considerando il fatto che il cashback è sempre disponibile, 24 ore al giorno e per tutto l’anno su qualsiasi prodotto, cosa che invece è ben differente dallo sconto.