Cashback o non Cashback? È la domanda che aleggia tra le notizie sul Recovery Plan. E a porsela probabilmente sono anche i molti cittadini che hanno aderito all’iniziativa e magari stanno concorrendo alla classifica del Supercashback. Il Cashback di Stato è infatti una misura che, per incentivare pagamenti elettronici, garantisce un rimborso semestrale sugli acquisti fatti. Scopriamo di seguito cosa potrebbe succedere dal 1° luglio e come funziona.

Cashback di Stato: nel PNRR non c’è

In molti si interrogano oggi che fine farà il Cashback di Stato data la sua assenza nel documento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che Mario Draghi sta presentando alla Commissione Europea.

Il Cashback di Stato non farebbe parte quindi degli interventi per cui verranno chiesti fondi all’Europa tramite il Recovery Plan.

In effetti sarebbero 5 i miliardi necessari a supporto della misura e, senza l’appoggio europeo, è  possibile che il Cashback giunga al suo termine già dal 1° luglio di quest’anno con conseguente interruzione dei rimborsi. 

Ma questa non è una certezza. L’ipotesi è che la manovra non compaia nel documento perché potrebbe essere finanziata dai fondi statali, lasciando spazio quindi a questioni più imminenti.

Cashback di Stato cosa c’è da migliorare?

Date le difficoltà tecniche riscontrate nello sperimentale Extra Cashback di Natale e soprattutto la comparsa dei cosiddetti “furbetti”, è opinione di molti che se questa misura persisterà ne dovranno essere rivisti alcuni aspetti.

Il flop dell’Extra Cashback di Natale pare sia dovuto al fatto che la manovra doveva servire come test e non era ancora pronta per un così alto numero di utenti, tanto da mandare in tilt i sistemi informatici.

“Nel giorno di avvio dell’Extra Cashback di Natale il sistema ha contato 2,3 milioni di strumenti di pagamento attivati sia tramite la App Io, sia attraverso i canali alternativi messi a disposizione degli altri operatori. Nel dettaglio, sull’app della pubblica amministrazione sono state caricate 1.157.840 carte di debito e carte di credito cui si aggiungono 122.685 carte pagoBancomat.” startmag.it  

Riguardo alle altre migliorie è intervenuta anche la Corte dei Conti suggerendo che la spinta ai pagamenti elettronici dovrebbe vertere verso quelli di medio valore dove sono più facili i casi di mancata emissione dello scontrino.

“le incentivazioni dei pagamenti elettronici andrebbero concentrate relativamente agli acquisti di beni e servizi di modico valore o per i quali sono più probabili fenomeni di occultamento.” (Documento di economia e Finanza)

Questo anche per non disperdere risorse in settori dove non si registrano solitamente episodi di evasione, rendendo la misura più efficacie e mirata.

Tra le altre, possibile la proposta di decidere una soglia minima per le transazioni per evitare le micro operazioni frazionate che hanno caratterizzato la corsa al Supercashback negli ultimi tempi.

I furbetti del Cashback di Stato

Infatti anche in questo caso non è mancato chi ha cercato di ottenere rimborsi più alti e scalare la classifica del Supercashback con strategie non del tutto lecite, seppur non formalmente vietate.

Gli episodi ormai noti sono quelli legati alle piccole transazioni frazionate effettuate nello stesso punto vendita o presso le pompe di benzina, in modo da ottenere un maggior numero di pagamenti solo spezzettando un unico importo.

O altri casi in cui gli stessi proprietari dei POS hanno effettuato pagamenti verso loro stessi.

Situazioni verso cui a oggi non è stata emessa nessuna specifica direttiva e che sarebbero uno dei punti da migliorare qualora il Cashback di Stato completasse il suo ciclo vitale.

Cashback di Stato è davvero efficace?

"Fratelli d'Italia ha chiesto in ogni sede, con proposte puntuali presentate in Parlamento, di sospendere questo provvedimento da circa 5 miliardi di euro e di destinare quelle risorse ai ristori per imprese e lavoratori colpiti da una profonda crisi economica"

Con queste parole Giorgia Meloni tempi addietro ribadiva un pensiero che forse è passato anche per la testa di parte degli italiani.

Per il Cashback di Stato infatti sono stati stanziati rispettivamente 2,2 miliardi nel 2020, 1,75 miliardi per il 2021 e 3 miliardi per il 2022. Fondi che forse sarebbe utile destinare a manovre più urgenti per supportare il Paese a livello sanitario ed economico.

Anche perché chi ha analizzato la manovra in maniera più approfondita ci mostra come i soldi per i rimborsi arrivino dal debito pubblico, creando un circolo vizioso in cui il cittadino è incentivato all’acquisto con la prospettiva di un rimborso (e quindi di un risparmio) che andrà a risanare i buchi creati dalla stessa manovra.

“Con 150 euro guadagnate, ne spenderemo almeno il triplo per ripagare il debito, sotto forma di tagli ai servizi, alla spesa pubblica, aumento della pressione fiscale, riduzione delle tutele sindacali ai lavoratori, ecc. ecc.” (da il barbuto.blog)

Lotta all’evasione fiscale con il Cashback di Stato

Come si è visto, quindi, uno degli obiettivi con cui nasce il Cashback sarebbe quello della lotta all’evasione fiscale che grazie alla tracciabilità resa possibile dalle transazioni elettroniche ridurrebbe i pagamenti “in nero”.

Tra le affermazioni del Governo sulla manovra c’è stata anche quella di un eventuale aumento dei rimborsi grazie ai soldi ricavati dalla minor evasione fiscale (ma in caso contrario c’è anche la possibilità che i rimborsi diminuiscano). 

Questa misura si accompagna ad altre più o meno efficaci come la altrettanto discussa lotteria degli scontrini. 

Cos’è il Cashback di Stato

Il cashback non è un guadagno. O meglio, non è propriamente corretto parlare di guadagno col cash back. I soldi che si accumulano nel proprio conto non sono infatti un guadagno ma piuttosto un risparmio ottenuto sotto forma di rimborso di parte di un acquisto. Da cash-back.it

Per capire meglio gli effetti e l’efficacia della manovra è utile tornare un po’ indietro, al momento della sua nascita.

La misura fa parte del “Piano Italia Cashless” inserito nella Legge di bilancio 2020 e poi nel Decreto Agosto, regolato dal MEF dal 28/11/2020.

Lo scopo è appunto quello di incentivare i pagamenti elettronici oltre che per contrastare l’evasione fiscale anche per promuovere la digitalizzazione del Paese con conseguente riduzione dei costi di gestione del denaro contante.

La manovra è iniziata l’8 dicembre 2020 in via sperimentale con l’ “Extra Cashback di Natale” che è terminato il 31 dicembre e i cui rimborsi sono stati emessi a febbraio.

Il 1° gennaio di quest’anno c’è stata invece la vera partenza che, fino al 30 giugno 2022, si dividerà in periodi di 6 mesi alla fine dei quali verranno emessi i relativi rimborsi.

Rimborsi e importi del Cashback di Stato

Il rimborso consiste nel 10% della spesa effettuata e avviene ogni 6 mesi per un massimo di 150 euro a semestre e con almeno 50 transazioni di pagamento che non superino i 150 euro a transazione e i 1500 euro totali nei 6 mesi.

L’importo viene poi addebitato sul conto corrente entro 60 giorni dalla fine del periodo di riferimento.

Esiste poi il Supercashback, una classifica che premia i primi 100 mila acquirenti con un rimborso fino a 1500 euro, in questo caso commisurato al numero di transazioni effettuate.

Il rimborso non è valido per gli acquisti effettuati on line e nemmeno per i pagamenti contactless da smartphone. È possibile però il rimborso non solo in caso di acquisti ma anche per pagamenti di bollette, Imu, bollo auto ecc. purché non siano fatti on line.

I rimborsi relativi all’Extra Cashback di Natale sono terminati ormai il 28 febbraio e in caso di mancata ricezione è stata creata una piattaforma Consap con apposito modulo per i reclami (reclamicashback.consap.it)

Come funziona il Cashback di Stato 

Per poter partecipare all’iniziativa è necessario registrarsi con l’applicazione IO di PagoPa con Spid o carta d’identità elettronica, oppure a sistemi resi disponibili da banche o istituti convenzionati con PagoPa. Bisogna poi indicare il proprio codice fiscale, l’Iban e lo strumento di pagamento elettronico utilizzato.

Se in fase di registrazione la carta non dovesse essere accettata potrebbe essere perché non è stata richiesta alla propria banca l’abilitazione ai pagamenti on line.

Non è possibile registrare carte di altre persone nell’area personale dell’app IO, ma se non si possiede un conto corrente è sufficiente avere uno strumento di pagamento elettronico su cui anche poter ricevere un rimborso, come potrebbero essere le carte-conto con l’Iban.

È possibile consultare nell’app IO il numero di transazioni (i pagamenti compaiono entro 5 giorni) fatte e la quota maturata per il rimborso, oltre che la posizione in classifica per il Supercashback. 

Esistono comunque altri sistemi di pagamento on line qualora non si utilizzi l’app IO e lo SPID, come Satispay, Nexy, Hype, Poste Italiane e Postepay, o quelli di istituti bancari come Banca Sella.

Da fine marzo è stato inoltre abilitato l’uso di alcune carte di pagamento della grande distribuzione come Esselunga, Conad e Coop.

L’iscrizione è consentita a tutti i maggiorenni residenti in Italia e per gli esercenti l’adesione parte direttamente da chi gestisce i sistemi di pagamento (macchinette POS).

Cashback di Stato vs cashback on line

Il Cashback non è comunque cosa nuova. Già negozi, servizi delle carte di credito, siti e applicazioni ricorrevano a questa forma di rimborso allo scopo di fidelizzare il cliente e motivarlo all’acquisto.

Nel Cashback di Stato la percentuale del rimborso è più alta rispetto a quelli on line che però risultano più convenienti soprattutto per le grandi spese perché non pongono un limite agli importi.

Nato negli USA per incentivare i pagamenti elettronici ha visto poi sempre più larga diffusione. Ma l’Italia è rimasta un po’ indietro, siamo infatti tra gli ultimi posti (23esimo) per i pagamenti senza contante.

Una manovra efficace quindi o solo un modo dispersivo di recuperare risorse? 

Mentre si stanno decidendo i fondi da stanziare per il Recovery Plan rimane il dubbio su che fine farà il Cashback di Stato al momento lasciato in disparte, forse anche per la poca rilevanza rispetto a questioni più urgenti. È certo che se il rimborso dovesse durare fino al suo termine necessiterebbe di qualche aggiustamento.