E alla fine il Cashback di Stato, dopo la sospensione decisa dal Governo Draghi per la seconda sessione del bonus varato dal Governo Conte Bis, ripartirà. Dal 1° luglio il Cashback era stato sospeso dal governo in carica fino al 31 dicembre 2021.

Conti alla mano, infatti, il Governo Draghi aveva ritenuto non vantaggioso il provvedimento in relazione agli scopi che ci si era prefissati. Se è vero che esso ha certamente avviato un processo di digitalizzazione dei pagamenti e ha promosso la creazione di milioni di profili di identità digitale (SPID) necessari per usufruire del bonus, è altrettanto vero che si è trattato di una misura estremamente onerosa.

I 5 miliardi di euro previsti dal Governo presieduto da Giuseppe Conte per finanziare il Cashback durante il triennio 2020-22 sono stati ritenuti decisamente troppi. Soprattutto in un momento storico di grave difficoltà per i conti dello Stato. In cui ogni euro di investimento va accuratamente soppesato per essere speso nel migliore dei modi possibili.

Tuttavia, la misura non è stata del tutto accantonata. Già il solo fatto di aver frenato il provvedimento con una sospensione e non con una sua decisa eliminazione sottintendeva il fatto che il Governo volesse prendersi il tempo opportuno per riflettere sul Cashback di Stato per riproporlo in una formula nuova, che vada a gravare in misura più lieve sui conti pubblici, ma che al tempo stesso possa promuovere gli obiettivi che ci si era prefissati con la sua introduzione: la transizione verso una economia sempre più digitalizzata.

Ecco che, dunque, il Governo rimette sul tavolo la pratica del Cashback di Stato. Nell’articolo spieghiamo quali sono state le modalità di funzionamento durante il primo semestre di questa iniziativa, quali sono le intenzioni del Governo Draghi in relazione a questo bonus, come intende riproporlo a partire dal prossimo anno.

Cashback di Stato: che cos’è?

Il cosiddetto Cashback di Stato è una misura che, come detto, è stata introdotta dal secondo Governo Conte. L’iniziativa si inserisce all’interno di un piano di digitalizzazione del tessuto economico della penisola (Italia Cashless) che mirava a favorire la transizione verso un maggiore utilizzo della moneta digitale.

Questo, da un lato, allo scopo di favorire la tracciabilità dei pagamenti, dall’altro per incentivare i cittadini a prendere familiarità con gli strumenti digitali (quali ad esempio lo SPID).

Dopo un primo periodo di avvio, per così dire, sperimentale (dall’8 dicembre al 31 dicembre 2020), in cui ci si è impegnati soprattutto a calibrare nel modo più opportuno gli strumenti che sarebbero andati a gestirlo, dal 1° gennaio 2021 il Cashback di Stato è partito a regime con il primo semestre effettivo. Il quale, come già accennato, si è concluso il 30 giugno 2021.

Cashback di Stato: come funziona?

Il Cashback di Stato, nella visione del Governo Conte, sarebbe stato dunque suddiviso in semestri. Al termine dei quali i cittadini che avessero effettuato acquisti pagandoli in moneta digitale avrebbero ricevuto per essi un rimborso del 10%.

Con alcuni limiti. Innanzitutto, per ogni singolo acquisto non avrebbero potuto essere rimborsati più di 15 euro. Questo, in altri termini, vale a significare che per gli acquisti di importo superiore ai 150 euro non è stato più rimborsato il 10%, ma soltanto, appunto, 15 euro.

Un’altra limitazione ha riguardato il numero minimo di transazioni necessario per poter ottenere il rimborso a conclusione del semestre di riferimento. Il cittadino che avesse avuto intenzione di beneficiare del Cashback di Stato era infatti tenuto a effettuare almeno 50 transazioni in moneta digitale.

E poi, soprattutto, c’è il limite semestrale del rimborso, fissato a 150 euro. Vale a dire che per quanti acquisti si facciano, per quanto elevato possa essere stato l’ammontare del denaro speso in moneta digitale, il cittadino non ha potuto ricevere dal programma Cashback più di 150 euro. E cioè, le spese sostenute oltre i 1500 euro nel semestre dal 1° gennaio al 30 giugno 2021, non sono state rimborsate.

Va sottolineato che tale iniziativa riguardava esclusivamente gli acquisti effettuati presso esercizi commerciali stanziati sul territorio italiano, con l’esclusione degli acquisti effettuati online.

Per poter beneficiare del programma Cashback era necessario avvalersi dell’app IO. Su di essa si potevano registrare gli strumenti di pagamento utilizzati (bancomat, carte di credito, app di pagamento), il proprio Iban, e l’applicazione avrebbe provveduto a conteggiare i pagamenti e inoltrare il rimborso una volta terminato il semestre.

Il Super Cashback da 1500 euro

Oltre al Cashback, per così dire, ordinario, il programma prevedeva un ulteriore incentivo all’utilizzo della moneta digitale per poter portare a compimento i propri acquisti. È il cosiddetto Super Cashback.

Grazie a questa iniziativa, i 100 mila cittadini che nel semestre di riferimento hanno effettuato il più elevato numero di acquisti conteggiabili nel programma Cashback hanno ricevuto un ulteriore bonus. Il quale ammontava alla importante cifra di 1500 euro.

Sempre grazie alla app IO era possibile visionare la propria posizione in classifica e verificare il numero esatto delle proprie operazioni.

Cashback di Stato: quando sono stati effettuati i rimborsi e come fare reclamo se non ho ricevuto il denaro?

Come stabilito, i rimborsi per il primo semestre del Cashback di Stato sono stati regolarmente corrisposti entro sessanta giorni dalla data di conclusione della sessione. La quale, lo ricordiamo, scadeva il 30 giugno 2021. Questo significa che i bonifici sono stati inoltrati entro il 30 agosto 2021.

I rimborsi del programma Cashback sono stati gestiti dalla Concessionaria per i Servizi Assicurativi Pubblici (Consap). Qualora un cittadino, regolarmente iscritto all’iniziativa e in possesso dei criteri necessari per ottenere il rimborso, non abbia ricevuto il pagamento, esso è ancora in tempo per presentare reclamo.

Per farlo occorre recarsi sul portale Consap e presentare formale richiesta di reclamo. Ciò è possibile nei primi 120 giorni (4 mesi) a partire dalla chiusura dei termini di pagamento. Questo significa che può essere presentato formale reclamo per il mancato pagamento del programma Cashback fino al 29 dicembre 2021.

Cashback di Stato: a chi spettava il rimborso?

Il Cashback di Stato, così come ha funzionato durante il primo semestre di operatività, era una iniziativa dal sapore universalistico. Potevano infatti parteciparvi tutti i cittadini maggiorenni residenti sul territorio italiano. Vedremo nel prossimo capitolo che questa caratteristica potrebbe essere modificata in favore dei ceti meno abbienti.

Come anticipato, non erano previste distinzioni per le tipologie di acquisti, a patto che essi non venissero effettuati online.

Cashback di Stato: quali sono gli strumenti di pagamento validi?

Per quanto riguarda la tipologia dei pagamenti grazie ai quali è stato possibile ottenere il rimborso per i propri acquisti, sono inclusi quasi tutti gli strumenti che consentono di pagare presso un esercizio commerciale senza tirar fuori contanti dal portafogli.

Sono infatti incluse tutte le carte di pagamento che operano nei maggiori circuiti riconosciuti a livello internazionale (Visa, Mastercard, Maestro, e così via), sia bancomat che carte di credito o carte di debito.

Ugualmente, possono essere registrati sulla app IO anche gli acquisti effettuati mediante Satispay. Applicazione che, tra le altre cose, offriva la possibilità di partecipare al programma Cashback senza dover scaricare la app IO.

Ciò che non è utilizzabile (ma potrebbe esserlo in futuro) sono invece le app di pagamento quali Google Pay, Apple Pay o Amazon Pay. Questo perché, nonostante a tali strumenti sia perlopiù associata una carta di pagamento, i codici identificativi dei due strumenti non coincidono. E, al momento, quelli degli strumenti appena elencati non possono ancora essere registrati sulla app IO.

Cashback di Stato: le modifiche apportate al programma a partire dal 2022

Dopo avere ricapitolato quali sono state le modalità di funzionamento del primo semestre del Cashback di Stato, veniamo ora esaminare quali sono le modifiche che potrebbero essere apportate all’iniziativa a partire dal 2022.

Le prime indiscrezioni non sono confortanti. Ma è naturale, del resto, che se l’originario programma Cashback è stato sospeso per le perplessità del governo in carica in relazione alla sua copertura finanziaria, esso riprenderà a patto che esso risulti meno oneroso per i conti pubblici. E questo, d’altra parte, non può che significare un ridimensionamento del suo funzionamento.

In primo luogo, dunque, si studia un rifinanziamento globale dell’iniziativa, che prevedrebbe lo stanziamento di 500 milioni di euro l’anno (non più due miliardi).

Inoltre, si pensa ad un Cashback che sia specificamente rivolto ai cittadini con un reddito esiguo e dunque con un minore potere d’acquisto. Questo favorirebbe così un meccanismo di redistribuzione della ricchezza associato alla promozione degli strumenti di pagamento digitale.

Un’altra novità che potrebbe essere introdotta allo scopo di far ripartire su basi nuove e più sostenibili dal punto di vista finanziario il Cashback di Stato è un meccanismo di calcolo che sia in grado di premiare solo l’incremento degli acquisti effettuati con moneta digitale. Per essere più chiari: si cercherà di favorire coloro che tendono ad aumentare le proprie spese effettuate con gli strumenti digitali rispetto ai mesi precedenti. Non è ancora chiaro se questo sarà fatto con un ricalcolo delle percentuali di rimborso o con una esclusione dal programma di coloro che effettuano acquisti ma non aumentano il loro numero nel tempo.

Ciò che potrebbe essere modificato sono inoltre i limiti dei rimborsi effettuati. Sia il limite imposto per ogni singola transazione (lo ricordiamo: 15 euro), sia il limite imposto per ogni semestre (150 euro) potrebbe così essere ritoccati. Naturalmente, verso il basso. L’imperativo di Draghi, infatti, è quello di fare in modo che il Cashback risulti contemporaneamente sostenibile ed efficace.

D’altra parte, allo studio vi è anche l’ipotesi di diminuire la soglia del numero minimo di operazioni da effettuarsi per poter ottenere il rimborso alla fine del semestre (che nella prima sessione, lo ricordiamo, era pari a 50).