È risaputo, quando si tratta di regalare dei soldi, l’Europa (intesa come Unione Europea) non è mai troppo d’accordo, e così è stato anche per la misura del cashback.

È probabile che sia stato anche questo uno dei motivi che ha indotto il Governo guidato da Mario Draghi alla sospensione anticipata dell’iniziativa. Andiamo a vedere quali sono i punti critici del cashback secondo l’Unione Europea e i maggiori Paesi membri.

L’introduzione del cashback risale allo scorso dicembre 2020, quando in piena pandemia, il Governo con a capo il nuovo leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte, decise di dare un incentivo agli italiani per spendere il denaro senza utilizzare il contante.

Proprio il promotore del cashback, tornato prepotentemente alla ribalta nel mondo della politica (se mai ne fosse uscito) dopo un lungo tira e molla, insulti e battibecchi con Beppe Grillo, non sembra essere parecchio entusiasta dai provvedimenti adottati dal suo successore a Palazzo Chigi Mario Draghi, colpevole – tra le altre cose - di aver sospeso la misura da lui tanto voluta e sperimentata a Natale dello scorso anno.

Secondo il Movimento cinque stelle - contrario anche agli emendamenti del Governo sulla prescrizione -, è stata azzardata anche la scelta di sospendere il cashback.

Di tutt’altro parere sono le più alte cariche della BCE, che fin dal principio si sono mostrate piuttosto scettiche riguardo la misura di rimborsi prevista da cashback e super cashback.

L’Unione Europea ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione del Governo guidato dall’ex presidente della BCE di sospendere il cashback? Non è sicuramente fantascienza, visto che sarà la stessa UE a regalare/prestare i soldi del Recovery Fund allo Stato italiano.

Già a dicembre 2020 la misura era stata fortemente criticata da Yves Mersch, Membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale europea (BCE), che attraverso una lettera inviata all’ormai ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri.

Come ripotato da “Il Foglio” e “Il Sole 24 Ore”, nel messaggio inviato da Mersch per conto della Banca Centrale Europea, l’Italia avrebbe dovuto consultare la stessa prima di intraprendere una simile iniziativa che prevede letteralmente di “regalare denaro” ai cittadini.

Secondo la Banca Centrale Europea

l’introduzione di un programma di rimborsi per strumenti di pagamento elettronici è sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti e in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili. 

Il problema fondamentale secondo la BCE sono i mezzi che verranno utilizzati per il pagamento. Inoltre, i Paesi membri (dell’UE) devono sempre informare la BCE e richiedere pareri riguardo alle iniziative economiche di propria competenza.

La lettera della BCE all’Italia sul cashback

Innanzitutto, uno dei punti fondamentali riguardo all’iniziativa e allo scopo del cashback, è la dimostrazione che effettivamente la misura vada a disincentivare realmente l’evasione fiscale.

Ricordiamo che nel 2020, secondo le stime (come riportato da Starting Finance), l’Italia è risultato il Paese Europeo che in termini assoluti ha evaso di più. A seguire Germania e Francia

Nella lettera, prosegue Mersch:

si dovrebbe trovare una giusta proporzione alle limitazioni dei pagamenti con il denaro contante, rispetto ai benefici che si andrebbero effettivamente a conseguire tramite gli obiettivi posti a capo della misura.

Poi, nella lettera della BCE, si fa riferimento a un qualcosa che essendo letto a distanza di mesi fa un certo effetto.

Nella lettera si fa riferimento al fatto che si sarebbe andati ad incentivare i cittadini ad effettuare un elevato numero di transazioni digitali per competere ed ottenere il bonus. E praticamente è quello che è accaduto. Infatti, abbiamo assistito a una vera e propria “gara alle transazioni” (spesso anche inutili).

Questo ha infatti favorito chi ha effettuato un numero massiccio di operazioni per importi abbastanza piccoli, come accaduto per le micro-transazioni nelle stazioni di rifornimento per il carburante.

Situazione che si è verificata soprattutto per il super cashaback, classifica che premia i centomila utenti che hanno fatto maggiore utilizzo di strumenti di pagamento digitale, per aggiudicarsi un super bonus da 1.500 euro.

Pagamenti che ora tardano ad arrivare, proprio per il fatto che si è dovuto procedere a una rapida revisione di milioni di transazioni anomale. Ricordiamo che dal 15 luglio è possibile effettuare i ricorsi a Consap (clicca il link per saperne di più). 

Questa è un’altra motivazione che ha portato il Governo guidato da Mario Draghi a sospendere il cashback, e si ipotizza, a eliminare definitivamente il super cashback nel caso della probabile ripartenza della misura a gennaio del prossimo anno.

Ecco ora un video del canale YouTube del dott. Francesco Carrino, dove ci parla in maniera esaustiva della lettera inviata dalla Banca Centrale Europea al Governo italiano a dicembre 2020:

Perché Draghi ha sospeso il cashback e quali effetti ha sulla popolazione

La relazione costi-benefici dovrebbe stare alla base di qualsiasi manovra economica (ancor più se piuttosto onerosa), e questo un esperto economista come Mario Draghi lo sà bene.

Arrivato a Palazzo Chigi con il primo semestre quasi a metà del suo corso d’opera (primo gennaio – 30 giugno), non poteva sospendere la manovra da un momento all’altro. 

Così l’ex presidente della BCE ha dovuto aspettare il termine del 30 giugno per prendere una decisione riguardo al cashback. Decisione che poi ha avuto il culmine con la sospensione del secondo semestre che sarebbe stato in programma dal primo di luglio al 31 dicembre 2021.

Draghi, sostiene che l’utilizzo delle carte di pagamento elettroniche sia stato maggiore nel nord Italia rispetto al sud (soprattutto nelle grandi città) e quindi determinati cittadini siano stati avvantaggiati nel ricevere i rimborsi.

Quel che ha voluto dire il Presidente del Consiglio è che lo Stato ha agevolato chi già aveva una forte capacità di sopesa, andando a restituire il 10% di rimborso per ogni acquisto effettuato. Senza considerare il premio da 1.500 euro per i migliori centomila del super cashback.

Questo avrebbe quindi, per forza di cose creato una disparità di cittadini, andando a creare non poche differenze tra le varie fasce di reddito presenti nella popolazione dello “Stivale”. 

Praticamente le stesse perplessità che la stessa Banca Centrale Europea aveva mostrato rispetto al Cashback a dicembre dello scorso anno.

L’utilizzo del denaro contante è una possibilità importantissima per tantissime persone, che per diversi motivi non dispongono di altri metodi di pagamento che non siano il contante.

Senza contare che, soprattutto nelle grandi città, sono maggiori le attività commerciali che dispongono di strumenti come il POS, e che permettono quindi i pagamenti digitali.

Quindi si può dedurre che sicuramente l’evasione fiscale è incentivata dall’utilizzo del denaro contante, visto la difficoltà nel tracciare le operazioni di pagamento, ma è altresì complicato per buona parte della popolazione avere strumenti che siano diversi dal denaro liquido.

Non ci resta che attendere ora le prossime mosse del Governo guidato dall’ex presidente della Banca Centrale Europea, confidando che sia possibile ripartire con il cashback di Stato già a gennaio del prossimo anno, soltanto se questo mostrerà avere una vera efficacia che sia correlata dai dati.