La notizia della futura cancellazione del Cashback da parte del governo Draghi si fa sempre più concreta, e al momento l’esecutivo è al lavoro nel tentativo di apportare delle modifiche al Recovery Plan. Il MEF e il Ministro dell’Economia Daniele Franco hanno già messo mano, da qualche giorno, al testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il governo guidato da Mario Draghi sembrerebbe intenzionato a cancellare il bonus Cashback sulla spinta delle richieste dell’Europa. Il rischio che il bonus non venga rinnovato per il 2022 è concreto, in quanto la misura non sembrerebbe in linea con le direttive europee: le risorse che arriveranno dall’Europa dovranno essere usate per altri provvedimenti.

Ma il Cashback è un’esperienza così fallimentare, così come sostenuto da molte forze politiche?

O c’è anche del buono in questa iniziativa di Stato?

E, soprattutto, cosa succederà al Piano Italia Cashless, dato che il MEF sembrerebbe seriamente intenzionato ad apportare delle modifiche al Recovery Plan?

Analizziamo le ultime novità sul Cashback. 

Cashback: tutti i vantaggi dell’iniziativa 

Ricordiamo che il Cashback è l’iniziativa di Stato che prevede un rimborso pari al 10% della cifra spesa, per tutti i pagamenti elettronici ed effettuati presso negozi fisici. 

Il bonus cashback, fin dalla sua prima introduzione, è stato accolto caldamente dagli italiani, tanto da mandare in down l’app IO, necessaria per la partecipazione all’iniziativa, durante le prime settimane di introduzione.

Nelle intenzioni del governo Conte Bis, il Cashback di Stato avrebbe dovuto promuovere l’utilizzo dei pagamenti elettronici scoraggiando l’uso della moneta, e combattere l’evasione fiscale.

L’iniziativa fa parte del piano Italia Cashless, un piano che, oltre ad incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, ha ottenuto un importante traguardo secondario: oltre al fatto che, secondo le stime fornite da SatisPay, con l’introduzione del Cashback i pagamenti elettronici sono aumentati del 50% rispetto all’anno precedente, si sono ottenuti anche effetti positivi per gli imprenditori locali

Il Cashback è infatti riservato agli acquisti presso negozi fisici; gli italiani sono quindi di fatto stati incentivati ad effettuare acquisti presso attività locali, piuttosto che presso siti di eCommerce.

Inoltre, in Italia, com’è noto, è ancora molto diffuso il pagamento in contanti: questo significa che è più facile che avvengano dei pagamenti non regolari, in nero. Capita di frequente che, al momento di emettere scontrino fiscale, ne venga ritoccata la cifra al ribasso. E ancora, è molto diffuso il fenomeno per il quale, senza l’emissione della fattura, viene effettuato uno “sconto” sul prezzo finale delle prestazioni svolte in libera professione.

Le cifre dell’evasione fiscale in Italia sono in effetti preoccupanti: si parla di circa 200 miliardi di euro ogni anno. Si stima, inoltre, che nel nostro Paese l’economia sommersa valga almeno circa il 12% del PIL.

Il bonus Cashback è un’iniziativa che, in teoria, avrebbe potuto sensibilizzare i cittadini ad evitare le prestazioni non regolari, ad effettuare acquisti presso i rivenditori locali e a combattere l’evasione fiscale, oltre che avere un impatto positivo sulle piccole e medie imprese italiane.

E, secondo un sondaggio realizzato da The European House – Ambrosetti, è emerso che l’iniziativa ha incontrato il favore di circa 7 italiani su 10, i quali dichiarano di aver utilizzato più frequentemente i pagamenti elettronici

Il sondaggio ha evidenziato anche altri particolari molto interessanti, come l’aumento generale dei consumi rispetto all’anno precedente, soprattutto nel Sud e nelle fasce di popolazione più giovani.

Le criticità del bonus Cashback

Ma il cashback di Stato, in questo breve periodo di attività, ha già mostrato numerose criticità.

Prima fra tutti, la mancanza di misure contro i cosiddetti “furbetti del Cashback”, ovvero tutti coloro che sono riusciti a trovare degli escamotage, più o meno leciti, per ottenere maggiori possibilità per poter vincere il Super Cashback, ovvero il premio pari a 1.500 euro e destinato ai 100mila italiani che, per primi, hanno realizzato il numero di transazioni digitali più elevato.

Purtroppo, non essendo espressamente vietato dal regolamento, molti furbi hanno pensato bene di frazionare i pagamenti, realizzando numerose transazioni da pochi centesimi; altri ancora, più di recente, hanno invece acquistato un POS, realizzando delle transazioni a proprio favore (indirizzandole al conto corrente personale) per accumulare pagamenti e salire in classifica.

PagoPa ha comunque confermato di essere al lavoro nella realizzazione di un algoritmo che permetta di individuare le transazioni anomale: sembrerebbe che, molto presto, i disonesti che hanno realizzato transazioni illecite verranno addirittura puniti col ban; di fatto, cioè, non potranno più partecipare all’iniziativa.

Ma, oltre alla questione furbetti, c’è un altro punto critico che dovrà essere risolto affinché il Cashback possa effettivamente servire a contrastare realmente l’evasione fiscale, oltre che a promuovere i pagamenti elettronici.

Come fatto notare dal Comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana, che si è di recente espresso in merito al Cashback di Stato, il rimborso riguarda le spese effettuate presso tutte quelle categorie di esercizi per le quali il rischio di evasione fiscale è molto basso; in particolare, grande distribuzione e trasporti pubblici. 

Dato che in queste categorie di acquisti non si registra di fatto il fenomeno dell’evasione, concedere agli italiani il rimborso del 10% per acquisti legati a questi settori rappresenta in realtà uno spreco di fondi, che potrebbero essere utilizzati per altre iniziative.

Ecco perché anche in questo caso sarebbe necessario riformare il bonus, eliminando il rimborso legato a spese legate a settori in cui il fenomeno dell’evasione fiscale è nullo.

Il Governo Draghi contro il Cashback

Il premier Mario Draghi si trova quindi a dover prendere una decisione in merito ad un’iniziativa molto popolare tra gli italiani, che effettivamente potrebbe anche funzionare nella lotta all’evasione fiscale, ma che necessita di alcune modifiche per contrastare adeguatamente le transazioni irregolari.

Eppure, il premier sembrerebbe più intenzionato ad una cancellazione della misura: si parla addirittura di una sospensione del Cashback a partire dalla seconda metà del 2021 o, comunque, di un sostanziale ridimensionamento delle risorse destinate al provvedimento.

Di certo il Super Cashback così come oggi lo conosciamo subirà delle modifiche, per cercare quanto meno di evitare che i furbetti possano accumulare transazioni ricorrendo a subdoli trucchetti.

Molto probabile che, qualora i fondi destinati al Cashback verranno davvero ridotti, il primo provvedimento ad essere eliminato sarà proprio il Super Cashback.

Ma non è di certo il fenomeno dei furbetti del Super Cashback a preoccupare il premier Draghi.

La reale motivazione circa la volontà di Draghi di ridimensionare il Cashback deriva dal fatto che i circa 5 miliardi stanziati per finanziare l’iniziativa, sono in realtà dei fondi che derivano dal Recovery Plan, e quindi verranno pagati con il denaro concesso da Bruxelles.

E il bonus Cashback ha suscitato numerosi dubbi tra i membri della Banca Centrale Europea; nel dicembre 2020, quando il Piano Italia Cashless prese avvio, Yves Mersch (all’epoca membro del comitato esecutivo della Bce) aveva scritto all’allora Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, per elencare le proprie perplessità circa l’iniziativa Cashback.

Insomma, è chiaro che, nel tentativo di non scontentare l’Europa e per non compromettere l’ottenimento dei fondi europei (si parla di circa 209 miliardi di euro), Draghi potrebbe decidere di ridimensionare i 5 miliardi destinati al Cashback, indirizzandoli ad altri provvedimenti più urgenti.

In effetti, questo è quanto richiesto in maniera quasi unanime da tutte le forze politiche.

Fratelli d’Italia, per esempio, tramite la Presidente Giorgia Meloni, ha di recente indirizzato al premier una lettera nella quale richiede a gran voce di dirottare ai Ristori i fondi destinati al Cashback. 

Il Piano Italia Cashless sarebbe secondo il partito inadeguato per la lotta all’evasione fiscale, e sarebbe quindi opportuno destinare piuttosto il denaro europeo a tutti quei settori che sono attualmente particolarmente gravati dalla crisi in atto.

Il destino del Cashback è segnato?

Ma Fratelli d’Italia non è l’unico partito ad essersi dichiarato apertamente a sfavore del Cashback di Stato; quasi tutti i partiti politici, inclusi PD e Italia Viva, hanno espresso il proprio disappunto nei confronti del provvedimento.

Il Pd, in particolare, con le parole dell’ex viceministro Antonio Misiani, ha confermato delle perplessità nei confronti della misura, chiedendo a Draghi di destinare i 3 miliardi del cashback stanziati per il 2022 in iniziative come quelle del programma “lavoro di cittadinanza”: riformare cioè il Reddito di Cittadinanza e affidare, a coloro che hanno i requisiti per accedervi, degli incarichi presso progetti comunali che riguardino la cura del territorio o del patrimonio culturale, o attività rivolte a persone e/o comunità.

Gli unici a difendere il Cashback e il programma Italia Cashless restano i grillini: il Movimento 5 Stelle continua a difendere a spada tratta il provvedimento a favore dei pagamenti elettronici. 

Il senatore grillino Dell’Olio è di recente intervenuto per difendere la misura, che non sarebbe secondo il M5S uno spreco di denaro ma, al contrario, un successo che permetterà alle famiglie di risparmiare, contrastando inoltre il lavoro sommerso.

Ma il Movimento 5 Stelle, al momento, sembrerebbe l’unico partito politico convinto della necessità di mantenere il bonus Cashback.

Insomma, anche se il Cashback potenzialmente (e con le opportune modifiche) sembrerebbe avere le carte in regola per promuovere la lotta contro l’evasione fiscale, sembra altresì evidente che, molto presto, verrà accantonato. 

Anche se dovesse riuscire a resistere fino alla prossima Legge di bilancio, è molto improbabile che il rimborso del 10% sui pagamenti elettronici riuscirà ad essere prorogato per tutto il 2022.