Dopo la sospensione attuata durante l’estate, il Cashback di Stato potrebbe ora tornare, in una diversa veste, e permettere ai cittadini di ottenere rimborsi sugli acquisti effettuati con carte e app di pagamento anche nel 2022. 

Non è ancora chiaro quale sia il programma del Governo Draghi, ma le prime indiscrezioni lasciando intendere che ci sia la possibilità che il programma venga riproposto, già a partire dal primo semestre del prossimo anno

L’incentivo, per poter essere riconfermato, con molta probabilità assumerà una veste diversa rispetto al meccanismo della misura così come la conosciamo e così come era stata introdotta dal governo Conte

L’ostacolo più grande da superare rimane infatti la sostenibilità dell’incentivo. Ma dal momento che a molti cittadini il Cashback non è affatto dispiaciuto, il governo potrebbe valutarne il ritorno, sempre tenendo conto delle sue priorità. 

Le condizioni per ottenere i rimborsi potrebbero cambiare. Secondo i primi rumors, l’obiettivo del governo potrebbe essere quello di ripristinare la misura, ma renderla più sostenibile per le casse dello Stato.

E l’espediente che potrebbe essere trovato, potrebbe non piacere a molti. 

Cashback, pregi e difetti dell’incentivo secondo il nuovo governo Draghi

Che il nuovo governo non provasse particolare simpatia per il Cashback di Stato lanciato dall’esecutivo Conte è diventato palese quando, con il decreto su fisco e lavoro, ha decretato lo stop dell’incentivo a partire dal 1° luglio. 

Una scelta che ha lasciato scontenti i molti italiani che avevano aderito con piacere all’iniziativa che ha permesso loro di ottenere rimborsi sugli acquisti, con esclusione di acquisti online, con carte o app di pagamento, stabilendo un rimborso di 150 euro su 1.500 euro di spesa.

L’incentivo aveva infatti un obiettivo preciso: contrastare l’evasione fiscale, incentivando quanto più possibile i cittadini ad abbandonare il contante in favore di pagamenti effettuati con carte o app di pagamento, in quanto strumenti tracciabili. 

Il programma, avviato nell’ultimo periodo dell’anno del 2020, prevedeva altri tre periodi successivi: 

il primo semestre, dal 1° gennaio al 30 giugno 2021; il secondo semestre, dal 1° luglio al 31 dicembre 2021; il terzo semestre, dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022. 

Come ben sappiamo, però, le cose sono andate in maniera diversa e del secondo semestre non se ne è fatto più nulla, dal momento che il nuovo governo ha deciso di sospenderlo

Le ragioni sostengono l’idea che l’incentivo non fosse stato in grado di raggiungere gli obiettivi che si era prefissato. Secondo il Premier, il Cashback rappresenta uno strumento capace di incentivare all’utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili solo laddove l’evasione fiscale non è già di per sé particolarmente elevata. 

Non solo questa la ragione, però, perché è impossibile non ricordare che, proprio quando il Cashback aveva appena debuttato, la pandemia ha monopolizzato l’attenzione, rendendo necessarie, e anche in breve tempo, misure e sostegni statali in favore di imprese, cittadini e famiglie. 

Da questo punto di vista, il Cashback di Stato, secondo il nuovo governo, non poteva dirsi una misura sostenibile. I fondi riservati all’incentivo potevano infatti essere utili per l’introduzione e il rafforzamento di altri sussidi dal carattere emergenziale. 

Cashback sì o Cashback no, questo è il dilemma: il piano del governo 

È bene dirlo subito: non vi è alcuna certezza che il governo Draghi, dopo la sospensione estiva, decida per una ripresa del Cashback di Stato laddove lo avevamo lasciato. 

Secondo questa ipotesi, il terzo semestre (già programmato con inizio a gennaio 2022 e conclusione al 30 giugno dello stesso anno) potrebbe riprendere, offrendo la possibilità ai cittadini di usufruire di nuovi rimborsi. 

In caso contrario, e cioè se il governo invece decidesse di mettere lo stop definitivo alla misura, sarebbe ormai arrivato il momento di salutare per sempre il Cashback di Stato

Non è ancora possibile stabilire quale decisione prenderà il governo, ma se c’è una cosa certa è che, qualora si optasse per una ripresa dell’incentivo statale, le modalità e il funzionamento del programma subirebbero notevoli variazioni. 

I problemi, che hanno poi decretato la stessa sospensione, rimangono infatti due: 

l’incapacità dell’incentivo di raggiungere gli obiettivi laddove sarebbe più auspicabile che accadesse; le risorse da impiegare per il mantenimento della misura. 

Ed è su quest’ultimo punto che le prime indiscrezioni sui cambiamenti che il governo apporterebbe al Cashback di Stato fanno un po’ storcere il naso. 

Cashback, il grande ritorno che piacerà a pochi: cosa cambierà 

Il Cashback di Stato potrebbe dunque tornare dopo la sospensione del secondo trimestre a cui il governo ha deciso di dare lo stop. 

Se così fosse, è probabile che per gennaio 2022, i cittadini interessati potranno scaricare la App IO , sulla quale è possibile gestire il Cashback, e ricevere il rimborso sugli acquisti effettuati con carte o app di pagamento. 

Come già accennato, però, il Cashback non tornerebbe, nel 2022, senza prima aver subito alcune modifiche. 

Il primo ostacolo è, come abbiamo visto, la questione relativa ai costi. L’indecisione del governo è proprio incentrata su un bilancio dei benefici e dei vantaggi dell’incentivo e dei costi per sostenerlo. 

Per il governo, il Cashback potrebbe essere ripristinato se i vantaggi della misura saranno in grado, quanto meno, di coprirne i costi. 

Ma i problemi non riguardano solo le risorse economiche. Come abbiamo visto, una delle motivazioni che ha portato alla sospensione del Cashback è stato il mancato raggiungimento degli obiettivi. 

Secondo i dati pervenuti, infatti, l’incentivo è stato particolarmente apprezzato e sfruttato da parte di cittadini residenti in grandi città del nord, con un reddito medio-alto e quindi in buone condizioni economiche. 

L’impressione del governo è dunque quella di andare a incrementare, con il Cashback di Stato, la ricchezza laddove già è presente, andando così a creare situazioni di diseguaglianza tra le aree più ricche del Paese. 

Cashback nel 2022: un incentivo per cittadini con redditi bassi?

Per rafforzare la misura, dunque, il piano del governo sarebbe quello di rivolgersi esclusivamente ai cittadini con redditi bassi, in modo da abbattere le diseguaglianze o, comunque, non andare a favorire oltre misura le fasce più ricche della popolazione. 

Insomma, proprio coloro che maggiormente hanno aderito al Cashback potrebbero, se le cose dovessero andare davvero così, essere messi da parte e rinunciare ai rimborsi statali. 

Oltre a suscitare un certo malumore proprio in queste categorie della popolazione, però, le ragioni che sostengono la necessità di una tale modifica del Cashback potrebbero non convincere appieno. 

In effetti, la scelta, più che una decisione dettata dalla volontà di abbattere le diseguaglianze tra i cittadini, sembra avere un certo senso se si considera il secondo problema posto dal governo: il Cashback, allo stato attuale, pesa troppo sulle casse dello Stato, specialmente con tutte le incognite legate all’emergenza da Covid-19 che potrebbero caratterizzare questo inverno. 

L’obiettivo rimane dunque sempre quello di contenere i costi, rendere il Cashback una misura più sostenibile, con la possibilità di utilizzare i fondi in altro modo, tenendo conto delle numerose riforme e priorità con le quali il governo sta facendo i conti proprio nell’ultimo periodo (si pensi, ad esempio, alla riforma delle pensioni e al futuro del post Quota 100, per il momento ancora indefinito). 

L’idea di rendere il Cashback una misura riservata alle sole fasce della popolazione con il reddito basso o medio basso contempla dunque costi molto più contenuti rispetto alla formula iniziale con la quale è stato avviato l’incentivo. 

Ciò non toglie, però, che con questa nuova formula il Cashback di Stato possa diventare un incentivo esclusivo. 

Non è comunque nulla di definitivo. Come abbiamo già detto si tratta di semplici indiscrezioni e non è ancora possibile sapere cosa deciderà il governo nei prossimi mesi, né se il Cashback verrà o meno riconfermato per il prossimo anno. 

In attesa del Cashback di Stato… ecco il Bonus Bancomat!

Se il Governo Draghi non ha ancora le idee chiare su quale sarà il destino del Cashback di Stato, conferma comunque la volontà di introdurre delle misure volte a contrastare l’evasione fiscale

È infatti recente la notizia di un nuovo bonus, la cui introduzione è stata anche più volte tradotta come un’alternativa proprio al Cashback, dal momento che è ancora in dubbio la possibilità di un ritorno dell’incentivo a gennaio 2022. 

Il bonus bancomat è però rivolto agli esercenti e alle partite IVA, non ai cittadini. Proprio coloro che, nel dicembre 2020, lamentavano il poco tempo a disposizione per dotarsi degli strumenti giusti, quali POS o sistemi analoghi, per ricevere pagamenti elettronici da parte dei cittadini aderenti all’iniziativa del Cashback. 

L’incentivo prevede infatti uno sconto o rimborso sotto credito d’imposta, a seconda del fatturato relativo al precedente periodo di imposta, per esercenti o titolari di partita IVA per l’acquisto o il noleggio di POS o altri strumenti utili per il pagamento elettronico. 

Per il momento, anche il nuovo bonus bancomat potrà essere sfruttato da esercenti e partite IVA almeno fino al 30 giugno 2022

Sull’argomento, consigliamo anche di leggere il nostro approfondimento Sospeso il Cashback! C’è il Bonus Bancomat e 480€ per tutti! 

Benché in molti abbiano visto nel nuovo incentivo una sorta di sostituto del Cashback di Stato, non è comunque detto che l’esistenza di questo bonus, peraltro rivolto esclusivamente agli esercenti, decreti il definitivo abbandono dell’incentivo nato sotto il secondo Governo Conte. 

A ogni modo, l’unica cosa da fare è aspettare che il nuovo esecutivo prenda una decisione. E, qualora propendesse per il sì al Cashback, che le modifiche non taglino fuori troppi cittadini.