Al termine del primo semestre il 30 giugno 2021, il cashback è stato sospeso ufficialmente per il periodo che va dal primo luglio al 31 dicembre (secondo semestre) e una delle più grandi paure da parte degli aderenti alla misura è quella di perdere il diritto ai rimborsi. Andiamo a vedere insieme quali sono le regole per assicurarsi il rimborso dei soldi.

Non è un mistero di fatto, che il Governo guidato dall’ex presidente della BCE Mario Draghi, abbia sospeso temporaneamente la misura del cashback per un semplice fatto di analisi costi-benefici, che sarà sicuramente approfondita meglio nei prossimi mesi, prima di rilanciare l’iniziativa a gennaio 2022.

Se andiamo poi ad analizzare tutte quelle situazioni ove ci siano state delle transazioni poco etiche, il quadro risulta essere abbastanza chiaro del perché il cashback abbia avuto vita breve.

Vita breve almeno per ora, perché stando a diverse indiscrezioni, l’esperimento dovrebbe ripartire per quello che originariamente era il terzo semestre e risulterebbe così il secondo. Il periodo va dal primo gennaio 2022 al 30 giugno 2022.

Qual è l’importo minimo per partecipare al cashback

È ormai ampiamente risaputo, con questa improvvisa sospensione della misura del cashback che prevede un 10% di rimborso fino ad un massimo di 150 euro a semestre per i pagamenti effettuati tramite l’utilizzo di carte elettroniche, si vuole andare a colpire i famosi “furbetti del cashback”.

Di fatto, saranno annullate tutte le transazioni sospette, e i furbetti dei micropagamenti si vedranno estromessi dal piano di rimborsi introdotto dal Governo Conte bis.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio qual è l’importo minimo concesso per non risultare agli occhi dello Stato un “furbetto” dei rimborsi.

Non è indicato un numero vero e proprio, verranno annullate però tutte quelle transazioni con delle cifre irrisorie (si può supporre al di sotto dei 10 euro?) avvenute frequentemente e nello stesso esercizio commerciale

Esempio? Micro rifornimenti da cinque euro l’uno in una pompa di benzina, oppure più pagamenti nella stessa giornata nello stesso supermercato, così come i caffè pagati tramite un bancomat. 

Tutte soluzioni di pagamento tramite le quali si vuole cercare di scalare la classifica finale del supercashback che prevede un super premio da 1.500 euro per i primi cento mila utenti con più transazioni effettuate. 

Già in questi giorni, infatti, i cittadini “colpevoli” di aver effettuato delle transazioni sospette, sono stati raggiunti da un messaggio del Ministero delle Economia delle Finanze direttamente su proprio telefono, con una comunicazione di avvio delle verifiche di eventuali irregolarità.  

Quante transazioni servono per ottenere i rimborsi del cashback

Così come riportato sui vari siti istituzionali, come il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), le transazioni minime per ottenere i rimborsi del cashback sono cinquanta entro sei mesi, per un massimo di 150 euro rimborsabili per semestre e 300 euro annui.

Chi non raggiungerà questa cifra non otterrà alcun rimborso e avrà effettuato dei semplici pagamenti elettronici andando così a ridurre l’utilizzo del contante. 

Il rimborso per singola transazione sarà riconosciuto nella percentuale del 10%, ma non potrà superare i quindici euro.

Ricordiamo che lo scopo della misura voluta da Giuseppe Conte è quello di rendere tracciabili più pagamenti possibili, in moto tale da andare a ridurre in maniera sempre più progressiva l’evasione fiscale.

La cifra sarà erogata da Consap - la società che si occupa dei rimborsi per conto del MEF - direttamente sull’IBAN indicato al momento della registrazione all’iniziativa sull’applicazione “IO”. Per saperne di più sulla registrazione clicca qui.

Cashback di Stato vs Satispay: quali differenze

Sono parecchi gli italiani delusi che si erano ormai abituati a pagare con carte e bancomat. Il bonus cashback è sicuramente stato un incentivo per i cittadini (per alcuni, per altri no) nell’utilizzare più frequentemente strumenti di pagamento elettronici.

Vi è una buona notizia quindi per tutti quelli che attendono con ansia la ripresa del cashback da gennaio 2022. 

Mentre il cashback di Stato si ferma, lo stesso non si può dire per Satispay S.p.A., giovane società italiana che ha visto la luce nel 2013 e che gestisce un’applicazione che permette agli utenti di gestire i pagamenti digitali.

Cosa offre Satispay? La possibilità, per tutti gli utenti che si iscriveranno entro il termine del 31 luglio, di accumulare 150 euro di cashback fino al 31 dicembre 2021. Esattamente la stessa cifra cumulabile in un semestre con il cashback di Stato.

Ma quali sono le differenze con il cashback proposto invece dallo Stato?

Nel caso di Satispay chi si iscriverà all’iniziativa (utilizzando il codice promozionale “CASHBACK”) riceverà uno sconto del 10% per ogni operazione di pagamento avvenuta nei negozi fisici aderenti all’iniziativa. Il tutto per un massimo di 150 euro, e senza limiti di transazioni minime.

Ma facciamo un esempio. Se in un’ipotetica cena in un ristorante dovessimo spendere cinquanta euro, con il bonus rimborso del 10% proposto da Satispay ci verrebbero rimborsati 5 euro. L’incentivo ricevuto potrà essere poi immediatamente riutilizzato per altri acquisti.

L’applicazione si scarica direttamente sul proprio smartphone, e permette il pagamento di diversi servizi oltre che la spesa in normali negozi fisici: bollette, ricariche telefoniche, bollo auto e molto altro. 

Per ricevere i rimborsi basta – durante la registrazione – asscocciare un proprio IBAN, esattamente come avviene nell’App “IO” per il cashback di Stato.

Casback: le regole fondamentali per non perdere i rimborsi

Prima regola necessaria per avere diritto ai rimborsi del cashback è quella di aver effettuato un minimo di cinquanta operazioni di pagamento entro l’arco di un semestre: nel caso specifico dal primo gennaio 2021 al trenta giugno 2021. 

Si ottiene così un rimborso massimo del 10% per ogni transazione ma nel limite dei 15 euro a transazione e 150 euro a semestre. In un anno il massimo cumulabile è 300 euro. Situazione non più verificabile causa temporanea sospensione della misura.

Ma arriviamo ora al tasto dolente e al bonus più atteso (e cospicuo) dagli amanti dei pagamenti digitali: il supercashback

Ricordiamo che è un bonus che premia i centomila utenti che hanno effettuato più transazioni, con un premio da ben 1.500 euro, e come sappiamo è una delle principali cause che ha indotto il premier Mario Draghi alla sospensione del secondo semestre che sarebbe dovuto partire il primo luglio.

La classifica finale, che sarebbe dovuta essere resa ufficiale nella giornata odierna (sabato 10 luglio), sarà comunicata non prima della fine dell’estate, molto probabilmente ad inizio autunno. Questo secondo quanto riportato nella giornata di ieri dal Corriere della Sera.

La comunicazione avverrà direttamente tramite un messaggio sull’applicazione IO e comunicherà la posizione finale nella speciale classifica relativa al supercashback di Stato.

L’unica scadenza certa è quella fissata dal nuovo Decreto Legge del 30 giugno, che ha sottoscritto il mese di novembre come termine ultimo per l’invio dei pagamenti.

Questi ritardi sono dovuti agli ulteriori controlli (sempre più insistenti) per scovare i famosi “furbetti del cashback”, che hanno tentato in ogni modo di scalare la classifica per raggiungere il bonus finale da 1.500 euro.

Come? Attraverso micro-transazioni e micro-pagamenti che hanno rasentato quasi il ridicolo e ora, rischiano di far uscire (giustamente) i furbetti dalla tanto ambita top cento mila.

Ma il cashback di Stato ha effettivamente funzionato? Ecco un breve video YouTube del canale What's up Economy che ci illustra il report 2021 della Corte dei Conti riguardo questa misura.