Il discussissimo Cashback di Stato, iniziativa promossa dal governo Conte è giunto ai primi rimborsi.

Il programma prese il via l’8 dicembre 2020 e ha dato la possibilità di promuovere i pagamenti cashless al fine di ricevere un rimborso pari al 10% su ogni acquisto privato, raggiungendo un numero minimo di 50 transazioni.

Per ogni periodo del programma, è stato previsto un rimborso massimo di € 150.

Dopo il primo periodo prova tra l’8 e il 31 dicembre, è partito il primo semestre dal 1 gennaio fino al 30 giugno 2021. Attualmente il secondo semestre è sospeso, come previsto dal Decreto Legge del 30 giugno del governo Draghi, nulla invece si sa sul terzo trimestre che avrebbe inizio col 2022. Il programma non è stato sospeso al momento, probabilmente riprenderà ma con nuove regole per evitare che altre frodi possano essere portate avanti come questo primo esperimento ha mostrato.

Già il primo periodo, detto Extra Cashback di Natale non fu esente da polemiche sull’inefficienza dell’app, la mancata registrazione delle transazioni, l’impossibilità di caricare le proprie carte di credito ma anche le azioni ripetute per accumulare transazioni utili a scalare la classifica per ottenere il super premio misero alla luce diverse criticità in questo sistema.

Una interessante problematica sollevata era l'effettiva privacy che questo sistema poteva garantire all'utente.

Il parere del Garante per la Privacy dice infatti che

"l’Autorità si riserva di esaminare le caratteristiche dell’APP, relative, in particolare, […] al trasferimento di dati personali verso Paesi terzi, peraltro da attualizzarsi alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia relativa al caso Schrems II"

(Fonte PrivacyNetwork)

Proprio in relazione al caso Schrems II, sappiamo che l’invio di dati negli Stati Uniti è ormai ritenuto non sicuro da parte dell’Unione Europea. Il Governo USA, difatti, ha potere di accesso ai dati, un potere che, si badi, non è meramente ipotetico. Il Governo USA può accedere ai dati degli europei e, nei fatti, questo potere viene costantemente esercitato. Lo dice la sentenza Schrems, lo dicono le FAQ del Garante, lo dice la legge americana. 

Questa discutibile scelta quindi si spiegherebbe solo se il partner selezionato (la cui identità attualmente non è stata resa nota) sia un soggetto che non ha un omologo europeo, rendendo quindi necessario ricorrere all’invio di dati in USA per poter portare avanti il progetto.

L'utilizzo di questi dati, in ultima analisi, potrebbe essere utile a livello di marketing e taghettizzazione. Sappiamo che nell'era social parlare di privacy è sempre un azzardo, ma aspettarsi un rischio da parte di un app promossa dla governo italiano è qualcosa che fa riflettere e giustificherebbe i timori di molti utenti che non hanno voluto partecipare all'iniziativa, richiedendo quest'ultima l'inserimento delle proprie carte di debito e credito, dati estremamente sensibili in mani sbagliate.

Se si vuole approfondire il tema della privacy si rimanda direttamente all'articolo citato.

Rimborsi: come, quando arrivano e cosa fare in caso di reclami

Adesso, con la fine del primo semestre si aspetta il rimborso che avverrà sull’Iban inserito in fase di registrazione sull’App IO.

Dal 12 agosto Consap ha iniziato ad inviare i bonifici per il rimborso del Cashback ordinario per il primo, e unico, semestre 2021.

Le polemiche non si sono fatte attendere: infatti a partire dal 13 agosto, di conseguenza, i gruppi di discussione sui social dedicati sono stati presi d’assalto da chi il bonifico l’ha ricevuto ma anche da chi in realtà questa misura non l’ha ancora vista.

È bene sottolineare che è stata data la possibilità ai partecipanti di presentare ricorso entro il 29 agosto per contestare eventuali problemi con le transazioni effettuate ma che non sono state conteggiate dall’App Io o per quelle che non sono state ritenute valide per il programma. Sono state infatti tante le contestazioni e molti si sono visti comparire sull’App IO un messaggio che avvisava di una revisione delle proprie transazioni. Questo è stato il caso per esempio di chi ha fatto ripetute piccole transazioni, per esempio in pompe di benzina, per arrivare alle 50 transazioni minime richieste. Consap ha un periodo di 30 giorni per decidere in merito al ricorso. 

Nel caso di accrediti inesatti si può presentare reclamo sul sito Reclaim Cashback Consap.

Ma perché non tutti hanno ricevuto ancora il rimborso?A meno di problemi dell’App IO che attualmente non sono stati registrati, nella maggior parte dei casi, essendo gli aventi diritto circa 6 milioni, ci vorrà la fine del mese per Consap per completare i pagamenti, in linea con i tempi che erano stati indicati dal governo.

È bene inoltre chiarire che nessun messaggio o indicazione sarà presente sull’App Io. Ciò ha probabilmente alimentato il timore che qualcosa non fosse andato a buon fine. Sarà invece esecutivo sul proprio conto corrente direttamente l’accredito.

E se comunque non dovessi trovare nulla nel mio conto corrente?

A questo punto bisognerà controllare prima di tutto che l’iban fornito sia esatto. Per far ciò è necessario entrare nell’App IO e visualizzare il proprio IBAN e modificarlo in caso di errore. Basterà infatti cliccare su modifica e attendere qualche giorno per l’accredito.

E per chi ha usufruito di altri sistemi senza usare l’app IO?

Alcuni emittenti convenzionati come banche e fintech che hanno aderito all’iniziativa hanno permesso di partecipare iscrivendosi direttamente dalla loro app. Tra i più noti ricordiamo le carte (e le app) PostePay e quelle Hype.

Per poter aderire al programma di Poste Italiane è necessario

  • Essere in possesso di una carta di debito BancoPosta, di una Postepay oppure di una carta prepagata Postepay;
  • Aver abilitato il conto corrente in App BancoPosta oppure la carta prepagata in App Postepay;

Per ulteriori informazioni si invita a visitare il sito dedicato di Poste Italiane.

Anche in tal caso non verrà inviato alcun avviso per l’avvenuto pagamento, ma solo una notifica se sono attive le notifiche per i bonifici in entrata. 

In questo caso però è impossibile sbagliare IBAN: il conto corrente sul quale verrà versato l’importo, infatti, è lo stesso legato alla carta.

 L’unica cosa che resta da fare è quindi aspettare.

La battaglia al contante non è finita col governo Conte.

Infatti il governo Draghi con il  decreto Lavoro e imprese del 30 giugno 2021 ha introdotto una nuova misura di rimborso. Questo nuovo Bonus, oltre a ostacolare la circolazione del contante, provvedimento estremamente importante nell’era del Covid 19, dà la possibilità di tracciare ulteriormente i pagamenti e costringere anche gli esercenti più reticenti all’utilizzo del Pos.

Nonostante quindi il nome sia cambiato, lo scopo rimane lo stesso: combattere l’evasione fiscale.

Bonus Bancomat: La novità del Premier Draghi

Il provvedimento riguarda principalmente i titolari di partita Iva che cedono beni o erogano servizi dando ai clienti la possibilità di effettuare gli acquisti tramite carta, dovendosi quindi munire tramite acquisto o noleggio di dispositivi che consentono il pagamento elettronico, come i Pos

Ecco la prima differenza sostanziale, ad accedere non sarà più il comune cittadino, ma solo l'esercente, per incentivare l'utilizzo del Pos, spesso troppo poco utilizzato nel nostro paese.

La novità riguarda il credito di imposta sulle commissioni che dal 30% passerà al 100%, con l'aggiunta di un rimborso garantito all'esercente di 160 euro sull’acquisto o il noleggio del Pos. Si può arrivare ad ottenere fino a 320 euro se il commerciante acquista un modello di ultima generazione, così da rendere ancora più smart i pagamenti, per esempio con la possibilità di pagamento contactless o tramite i nuovi wallet Samsung o Apple.

Quali sono i requisiti che deve possedere un commerciante

I criteri fondamentali sono due:

L'introito annuo e la tipologia di Pos utilizzato. 

Per introiti annui che arrivano fino a:

  • Fino a 200 mila euro: credito di imposta arriva al 70%,
  • Fra i 200mila ed 1 milione di euro: credito d'imposta al 40%. 
  • Fra 1 e 5 milioni di euro: credito di imposta al il 10% dell’importo.

Con l’utilizzo di dispositivi di ultima generazione, queste percentuali possono aumentare.

Ad esempio arriveranno al 100% del precito di imposta per introiti fino a 200mila euro, del 70% tra i 200mila e 1 milione di euro e del 40% tra 1 e 5 milioni di euro. 

Come da clausola, non possono far richiesta i possessori di partita iva che superano i 5 milioni di fatturato.

La richiesta del credito di imposta avverrà tramite la dichiarazione dei redditi, inviando all'Agenzia delle entrate tutta la documentazione relativa alle spese effettuate per acquistare oppure noleggiare un dispositivo per il pagamento elettronico. Non è dunque necessaria alcuna registrazione come invece è avvenuto per il Cashback di stato.

Draghi quindi sembra dire addio a lotterie o iniziative volte ai consumatori, per ora, ma sembra piuttosto voler spingere gli esercenti ad utilizzare i mezzi elettronici di pagamento.

Se c'è qualcosa che la pandemia ci ha insegnato è che la circolazione del contante risulta pericolosa per i contagi e l'utilizzo di mezzi come contacless e o pagamenti elettronici tramite portafogli virtuali non solo diminuiscono la possibilità di contatti tra esercenti e consumatori, ma rendono tutti i pagamenti tracciati. Una bella botta per gli evasori fiscali che adesso dovranno giustificare la mancanza di un Pos all'interno della loro attività o si troveranno finalmente costretti ad accettare anche piccoli pagamenti, cosa che fino ad oggi veniva sfavorita dagli esercenti stessi con la scusante delle commissioni bancarie troppo alte.

Potrebbe essere la fine dell'evasione fiscale per quanto riguarda negozi, supermercati e altri esercenti? Probabilmente questa iniziativa non basterà, essendo infatti un bonus ad adesione libera da parte dell'esercente. L'evasione all'evasione fiscale richiede sicuramente più regole ma questo potrebbe essere un primo buon deterrente.