Mentre continua lo scontro sul blocco dei licenziamenti (prorogato dal Decreto Sostegni), il Ministro del Lavoro Andrea Orlando inizia a delineare la riforma degli ammortizzatori sociali e della cassa integrazione. La proposta - emersa nel confronto con le parti sociali - è quella di eliminare la cassa integrazione in deroga, aumentando invece di 200 euro la busta paga dei lavoratori che percepiscono gli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione ordinaria, in altre parole).

Ma tra le novità in arrivo, anche nel prossimo Decreto Sostegni bis, potrebbe persino cambiare il blocco dei licenziamenti, con la previsione di superare il doppio binario senza modificare le date ma puntando alla gradualità. In aggiunta, il Ministro ha proposto anche l’introduzione delle “scuole di mestiere” per i giovani fino a 29 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti neet).

Tante novità, quindi, sul fronte lavoro: dall’addio alla cassa integrazione in deroga all’aumento di 200 euro in busta paga per i lavoratori che percepiscono la cassa integrazione ordinaria, fino al nodo del blocco dei licenziamenti. Cosa può cambiare con la riforma degli ammortizzatori sociali e quali sono le novità in arrivo?

Blocco dei licenziamenti: quando finisce?

Gli ultimi incontri tra il Ministro del Lavoro e le parti sociali no hanno riguardato soltanto l’aumento degli importi dell’assegno Naspi Dis-Coll, ma anche un rafforzamento dei contratti di solidarietà e la più ampia riforma degli ammortizzatori sociali, cassa integrazione in primis. Innanzitutto, però, occorre risolvere il nodo del blocco dei licenziamenti al quale Orlando guarda con preoccupazione.

Al momento il Governo presieduto da Mario Draghi – grazie alla proroga nel Decreto Sostegni – ha previsto una scadenza a doppio binario del blocco dei licenziamenti, che – lo ricordiamo – è stato introdotto nel marzo 2020 dal Governo Conte bis. Due le date da segnare in rosso sul calendario:

  • 30 giugno 2021, data che segna la fine del blocco dei licenziamenti per le aziende che accedono alla cassa integrazione ordinaria;
  • dal 1° luglio al 31 ottobre 2021, invece, il divieto di licenziamento resta in vigore soltanto per i datori di lavoro che beneficiano dei trattamenti di integrazione salariale a causa del Covid-19 (assegno ordinario o cig in deroga).

Blocco dei licenziamenti: cosa può cambiare?

Il Ministro Orlando non dovrebbe apportare alcuna modifica alle date stabilite da Draghi, ma punta invece a rendere graduale il meccanismo dei licenziamenti. Se la data è fissata al 30 giugno 2021, tra le ipotesi c’è la possibilità di selezionare le imprese valutando non soltanto il settore di appartenenza, ma anche le loro dimensioni e lo sfruttamento della cassa integrazione.

I sindacati, invece, sono sul piede di guerra e intendono continuare il pressing sul Governo affinché venga confermato il blocco dei licenziamenti per tutti fino al prossimo autunno, portando la data al 31 ottobre 2021. Dall’altro lato della medaglia, invece, Confindustria non accetta la proroga nel Decreto Sostegni, mentre Confapi punta al 31 agosto come data ultima per la proroga del blocco dei licenziamenti generalizzato.

Il discorso sul blocco dei licenziamenti, quindi, è tutt’altro che concluso e destinato a protrarsi anche nelle prossime settimane, mentre inizia a delinearsi, invece, la riforma degli ammortizzatori sociali e della cig.

Cassa integrazione, addio a quella in deroga

Proprio sulla cassa integrazione, il Ministro Orlando ha in previsione una riforma volta a cancellare definitivamente la cassa integrazione in deroga, fornendo in cambio un aumento salariale per la fruizione della cassa integrazione ordinaria.

La cassa integrazione in deroga verrebbe superata dall’introduzione di una cassa ad hoc per le imprese con meno di 5 dipendenti, mentre quella straordinaria verrebbe estesa anche alle aziende con più di 15 dipendenti.

La pandemia, infatti, ci ha insegnato che un ammortizzatore sociale come queste, specie se utilizzato per lungo periodo, non funziona così com’è e va quindi rimodernato. Allo stesso modo, l’assegno previsto dalla cassa integrazione attuale non è sufficiente per garantire il sostentamento dei lavoratori e delle loro famiglie.

Cassa integrazione ordinaria: aumento di 200 euro in busta paga

A fronte di questa riflessione risulta inderogabile programmare un aumento in busta paga per i lavoratori che fruiscono della cassa integrazione ordinaria. Nel dettaglio si tratterebbe di 200 euro in più che finirebbero nelle buste dei lavoratori.

Ma la riforma non si limita all’aumento in busta paga, come anticipa il quotidiano La Stampa: è previsto un ulteriore aumento da un minimo di 998 euro fino a un massimo di 1.199 euro del massimale per il lavoratore in cassa integrazione che percepisce uno stipendio non superiore a 2.159 euro al mese. Al tempo stesso verrebbe aumentato anche l’importo della Naspi per i lavoratori che percepiscono al massimo il medesimo importo di cui sopra.

Riforma degli ammortizzatori sociali: cosa prevede?

La riforma degli ammortizzatori sociali, comunque, non riguarda soltanto l’aumento di 200 euro in busta paga per i lavoratori che fruiscono della cassa integrazione ordinaria e la cancellazione di quella in deroga. Orlando ha anche previsto l’estensione della cassa integrazione straordinaria anche alle aziende con più di 15 dipendenti e l’introduzione di una cassa integrazione ad hoc per le imprese con meno di 5 dipendenti.

La riforma degli ammortizzatori sociali, comunque, confermerebbe – secondo le prime ipotesi – la quattro cause che spingono un datore di lavoro a chiedere la cassa integrazione per i suoi dipendenti, ovvero:

  • crisi aziendale;
  • cessazione di attività;
  • riorganizzazione;
  • crisi locali e settoriali.

Infine, la riforma comprende anche altre misure, come per esempio il rafforzamento del contratto di solidarietà, estendendone la durata e portando fino all’80% della riduzione oraria. Potrebbe essere introdotta anche l’estensione dell’assegno familiare, che da luglio diverrebbe assegno unico per i figli a carico, oltre alla riduzione dell’assegno di disoccupazione a partire dal sesto mese (mentre attualmente è previsto dal quarto).

Cassa integrazione, boom di richieste a marzo 2021

Il 22 aprile 2021, INPS ha comunicato che ha marzo 2021 è stato registrato un boom di richieste di cassa integrazione pari al 293,1% rispetto al mese precedente. Complici, chiaramente le numerose chiusure previste dal decreto Draghi.

A marzo 2021 sono state in totale 620 milioni le ore di cassa integrazione autorizzate causa Covid-19, a fronte delle 157.849 del mese di febbraio 2021. 

Nel suo comunicato stampa mensile, INPS ha ribadito come nel mese di marzo 2021, a causa delle restrizioni legate alla pandemia di Covid-19, le imprese abbiano richiesto ancora di più la cassa integrazione, che si è rivelata nuovamente fondamentale nel periodo pandemico.

Nel dettaglio, scrive INPS “le autorizzazioni si riferiscono a 63.558 aziende per la cassa integrazione ordinaria con 279,1 milioni di ore, a 53.708 aziende per l’assegno ordinario con 226,7 milioni di ore e a 147.100 aziende per la cassa integrazione in deroga con 114,7 milioni di ore”.

Il settore che ha richiesto più frequentemente la cassa integrazione è stato quello del commercio, seguito dai settori del turismo e della ristorazione, che sono appunto i più colpiti dalle chiusure legate al Covid-19. La cig ordinaria è stata richiesta per la maggior parte da imprese legate alla “fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici ed elettrici” (con 49,7 milioni di ore), dal settore “metallurgico” (con 42 milioni di ore), “industrie tessili e abbigliamento” (con 37 milioni di ore). Per la cig in deroga, invece, spiccano il settore del “commercio”, che ha avuto il maggior numero di ore autorizzate (49,3 milioni), seguito da “alberghi e ristoranti” (con 35,4 milioni di ore). I fondi di solidarietà sono stati richiesti maggiormente da “alberghi e ristoranti” (94,1 milioni di ore), “attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese” (46,6 milioni) e “commercio” (33,1 milioni).

In relazione alla collocazione geografica, infine, sia per la cassa integrazione ordinaria sia quella in deroga e compresi i fondi di solidarietà è la Lombardia che si colloca al primo posto in Italia. Si parla rispettivamente di 63,5 milioni di ore autorizzate in cassa integrazione ordinaria, 29,9 milioni in deroga e 61,7 milioni per i fondi di solidarietà.

Cassa integrazione: cosa prevede il Decreto Sostegni?

Nel corso del trimestre sono state autorizzate in totale circa 1 miliardo di ore di cassa integrazione, ancora ben al di sotto dei numeri registrati nel 2020 (con  4,3 miliardi di ore), ma molto più elevati rispetto ai 276 milioni di ore autorizzate da INPS nel 2019, un anno nel quale non era ancora scoppiata la crisi pandemica.

Il boom di richieste della cassa integrazione nel mese di marzo 2021 sono da contestualizzare sulla base di due motivazioni:

  • la prima riguarda, come detto, le numerose chiusure territoriali e le restrizioni relative agli spostamenti che hanno giustificato la scelta delle aziende di adottare la cassa integrazione per i lavoratori;
  • in secondo luogo, occorre ricordare anche il contributo della proroga di 12 settimane di cassa integrazione causa Covid gratuita disposta dalla Legge di Bilancio 2021, che ha spinto moltissime imprese a fruirne nel corso dell’emergenza.

Ricordiamo, infine, che il primo provvedimento economico del Governo Draghi, il Decreto Sostegni, ha prolungato al 30 giugno 2021 l’accesso alla cassa integrazione ordinaria a causa del Covid-19, estendendo anche la possibilità di richiedere l’assegno ordinario e la cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre 2021 (mentre nella Legge di Bilancio la scadenza per le richieste era fissata al 30 giugno 2021).

In arrivo le “scuole di mestiere”: cosa sono?

Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, in vista dell’approvazione del Decreto Sostegni bis ha annunciato – in un’intervista per La Repubblica – l’introduzione delle “scuole di mestiere”, ovvero dei percorsi di formazione di “figure professionali richieste dalle imprese" nei "settori di specializzazione industriale del territorio"

Le scuole di mestiere saranno rivolge ai giovani fino ai 29 anni che sono inoccupati e non studiano (i cosiddetti neet, che sono il 23% dei giovani italiani).