La misura della cassa integrazione è stata ampliamente utilizzata dallo scoppio della pandemia ad oggi per tutelare il lavoro dei dipendenti di aziende e imprese in difficoltà. Questa misura di sostegno erogata dall’INPS è stata scelta in larga scala da datori di lavoro e imprenditori che si sono trovati ad affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia.

In queste ore sul canale ufficiale Twitter dell’ente previdenziale INPS è stata pubblicata una comunicazione, relativa alla cassa con anticipo del 40%:

“#InpsComunica Online tre tutorial con le indicazioni operative e procedurali per richiedere l’anticipo del 40% dei trattamenti di #integrazionesalariale con causale #COVID19.”

La cassa, ordinaria o in deroga, è disponibile per tutti i titolari di azienda e imprenditori che ne fanno richiesta sul portale ufficiale INPS, seguendo le istruzioni specificate dall’ente previdenziale.

Cassa integrazione INPS 2021: come funziona

Come spiega il sito ufficiale, è disponibile da giugno 2020 la possibilità di inserire come causale Covid-19, in questo modo l’ente di previdenza anticiperà il 40% delle ore autorizzate per il periodo per cui si chiede la cassa integrazione dei dipendenti.

I titolari possono chiedere il 40% della cassa in anticipo per i propri lavoratori, saltando i tempi di attesa necessari all'erogazione completa. Per attingere al 40% di anticipo è necessario però che l'imprenditore, titolare o datore di lavoro faccia una richiesta direttamente all'INPS e ponga la domanda di integrazione salariale a pagamento diretto.

Il datore di lavoro deve prima di tutto pianificare le sospensioni per poter porre i propri dipendenti in cassa integrazione, calcolando che il 40% di anticipo viene di fatto applicato sulle ore totali del periodo richiesto. Nella comunicazione ufficiale l'INPS poi aggiunge tre tutorial esplicativi per spiegare le modalità di richiesta sul portale ufficiale, in base alla tipologia richiesta:

Assegno ordinario fondi di solidarietà (FIS) con anticipo del 40%;

Cassa integrazione in deroga (CIG) con anticipo del 40%;

Cassa integrazione ordinaria (CIGO) con anticipo del 40%.

In tutti i casi il tutorial esplicativo dell'INPS mostra come procedere, entrando prima di tutto nell’area riservata del portale. Bisogna poi cercare l’ammortizzatore sociale scelto, selezionare la pagina che descrive servizio, compilare i moduli per effettuare la domanda.

L'INPS sta procedendo a digitalizzare moltissimi dei procedimenti per richiedere i bonus e i sostegni previsti per il 2021, per questo motivo chi vuole avvalersi di aiuti da parte dell'ente previdenziale deve necessariamente munirsi di SPID, carta d'identità elettronica o altri metodi per effettuare il login.

Quale cassa integrazione scegliere: le differenze

Abbiamo visto che esistono diversi tipi di cassa integrazione, applicabili ancora nel 2021. Vediamo quali sono le differenze tra le tipologie:

Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO): è rivolta a settori industriali o di edilizia, e sostituisce la retribuzione salariale dei dipendenti, a cui è stata del tutto sospesa o diminuita l'attività lavorativa. La cassa integrazione ordinaria si applica su lavoratori che hanno un contratto di lavoro subordinato, inclusi gli apprendisti;

Cassa integrazione in deroga (CIG): la cassa integrazione in questo caso interviene quando non è possibile applicare quella ordinaria, ed è applicabile su lavoratori subordinati, compresi gli apprendisti che hanno lavorato per almeno 12 mesi dell'azienda richiedente, questo tipo di trattamento può essere richiesto sia da imprese che da piccoli imprenditori e cooperative. L'indennità in questo caso è pari al 80% del salario normale;

Assegno ordinario fondi di solidarietà (FIS): I fondi di solidarietà vanno a sostenere il reddito nel caso in cui l'attività venga sospesa o terminata, ai lavoratori dipendenti di tutte quelle aziende che non rientrano nelle altre misure di casse integrazione (ordinaria e in deroga). E' rivolta ai lavoratori con contratto subordinato, inclusi gli apprendisti, e ha come obiettivo quello di evitare licenziamenti collettivi per determinati settori. Può essere applicato per un massimo di 12 mesi.

Cassa integrazione con causale Covid-19

L’INPS ha messo a disposizione dei cittadini la cassa integrazione con causale “Covid-19” da maggio 2020, per aiutare i datori di lavoro nel sostenere il salario dei propri dipendenti durante la crisi.

Con questa comunicazione l'INPS aveva dichiarato anche la durata della cassa, che inizialmente andava da un massimo di 9 settimane, estese poi ulteriormente di 5. Sono state applicate misure ulteriori per le regioni più colpite dal virus, in cui i lavori sono stati quasi completamente sospesi a causa delle limitazioni agli spostamenti e agli assembramenti.

Già nel 2020 era possibile chiedere l'anticipo del 40%, con la cassa integrazione ordinaria o in deroga, entro 15 giorni dall'inizio della sospensione o la riduzione del lavoro.

Successivamente nel novembre 2020 l'INPS ha comunicato ulteriormente le disposizioni per l'anticipo del 40% della cassa, specificando le misure per l'assegno ordinario di fondi di solidarietà sempre con causale covid-19. Nella comunicazione viene anche aggiunto quali sono le procedure per annullare eventualmente la domanda di cassa integrazione o per modificare i dati riguardanti il pagamento dell'anticipo del 40%, come l'IBAN del conto bancario.

La causale covid-19 quindi è ancora applicabile nel 2021, e allo stesso modo è possibile richiedere l'anticipo del 40% sulla cassa integrazione.

Cassa integrazione e blocco licenziamenti

Sappiamo che, con il nuovo Decreto Sostegno del governo Draghi, sono state stabilite le date per lo stop al blocco dei licenziamenti, un'altra misura presa negli scorsi mesi per evitare un boom di disoccupazione senza precedenti.

Il blocco dei licenziamenti di fatto impediva licenziamenti collettivi propendendo la cassa integrazione nel caso di sospensione e rallentamenti dei lavori. I licenziamenti per giustificato motivo sono stati esclusi per mesi, e sono state stabilite diverse date per applicare la cessazione di questa misura.

Il blocco cesserà di esistere il primo luglio 2021, per tutte quelle aziende in cui è possibile chiedere la cassa integrazione. Tutte le altre dovranno aspettare il primo novembre per uno stop al blocco licenziamenti.

Questa diversificazione delle date potrebbero causare diversi disguidi, per questo è utile organizzarsi prima del tempo. Da un lato lo stop del blocco licenziamenti definitivo spaventa gli italiani, che in un momento di crisi così dedicato rischiano di perdere anche i posti di lavoro fissi.

Dall'altro il blocco dei licenziamenti ha comunque portato le imprese e i lavoratori a doversi organizzare, con cassa integrazione e altri sostegni. Sono molte le aziende che hanno adottato un sistema di ammortizzatore sociale per sopravvivere al momento storico delicato che stiamo vivendo, prima tre tutti le compagnie aeree.

I dipendenti per esempio di Alitalia sono ancora in cassa integrazione, e ha dato non poche critiche in tempo di attesa, molto lungo, per poter accedere ai fondi a sostegno dei lavoratori.

Cassa integrazione a zero ore: cos’è e quando si applica

Si sente parlare spesso, anche di cassa a zero ore. Si tratta di una vera e propria cassa integrazione, l’ammortizzatore sociale per sostenere il lavoro, che viene però applicata fino a zero ore. Questo significa che l'azienda, per prendere tempo per organizzarsi superare la crisi, può decidere di sospendere totalmente l'attività dei lavoratori, o quasi.

In questo caso i lavoratori non lavoreranno più per un numero di ore un numero di ore settimanali, ma le ore lavorate saranno portate a zero. L'azienda può decidere di sospendere le ore del lavoratore a zero, oppure di ridurre solo una parte.

Può succedere per esempio, che un'azienda mantenga attive alcune parti della propria struttura, e porti a zero le ore di altri reparti. Il dipendente in questo caso, se si trova a zero ore, riceve soltanto l’80% della retribuzione prevista, senza retribuzione salariale aggiuntiva. Questo vuol dire che il lavoratore può ricevere parte di cassa e non vedersi accreditata nessuna entrata lavorativa effettiva.

Questo tipo di cassa è utilizzata da tutte quelle aziende che devono riorganizzarsi e non riescono a portare avanti i lavori per alcuni reparti. Sono moltissime purtroppo le aziende che al momento non riescono a riprendersi dalla crisi, anche perché non si vede ancora l’uscita dalla situazione pandemica. Per questo motivo molto spesso è stata presa la decisione di ridurre a zero ore il lavoro dipendente.