A seguito dell'aumento delle richieste di cassa integrazione Covid 19, richiedibili entro il 30 giugno ed ancora fruibili fino al 31 dicembre 2021 a fronte di accordi collettivi per una durata massima di 26 settimane, l'Inps ha dovuto bloccare le autorizzazioni in quanto il plafond per poter esaudire le eventuali effettive richieste (ossia quelle che da richieste di CIG si trasformano in utilizzo di CIG) è stato sforato arrivando al 120% delle risorse stanziate. Per un meccanismo automatico l'Inps congela le autorizzazioni fino a quando il Ministro del Lavoro ed il Ministro dell'Economia e delle Finanza non diano autorizzazione. Ma in questa circostanza, l'autorizzazione non è arrivata in attesa invece di una norma che assegnerebbe al presidente dell'Inps l'autorità di poter sbloccare la CIG quando è al di sopra delle risorse stanziate. Sta di fatto che ad oggi di quella norma ancora non c'è traccia.

Cassa integrazione Covid19: come funziona

Il Decreto sostegni, convertito in legge n. 69-2021 ha prorogato fino al 30 giugno la possibilità di fare richiesta della cassa integrazione per causa Covid, permettendo altre 26 settimane di fruizione fino a fine anno. La legge di bilancio 2021 aveva già esteso di altre 12 settimane la cassa integrazione Covid, di fatto allungandola fino al 30 giugno 2021. 

Per i datori di lavoro che utilizzano la Cig in deroga, che la legge di Bilancio già permette di utilizzare fino al 30 giugno 2021, invece, la cassa integrazione gratuita viene confermata per 26 settimane, che potranno essere utilizzate in maniera dilazionata entro la fine del 2021 oppure consecutivamente con termine ad ottobre. Un termine agganciato alla riforma degli ammortizzatori sociali sui quali il Ministro del Lavoro sta lavorando.

Inoltre con il Decreto Sostegni bis, i datori di lavoro che utilizzano la cassa integrazione ordinaria senza pagare le addizionali sono tenuti a non licenziare. Il divieto si applica in questo caso per tutto il periodo di utilizzo, fino alla fine dell’anno. Si ricorda che dal 1° luglio non ci sarà più il divieto di licenziare se non nel caso appunto appena sopra richiamato.

Cassa integrazione: cosa dice il decreto sostegni bis

All'art 40 del dl 73/2021 (decreto sostegni bis) è previsto per i datori di lavoro privati che:

  • interrompono o riducono l'attività a  motivo del COVID,  
  • che hanno avuto un calo di fatturato del 50% nel primo semestre  2021 rispetto al primo semestre 2019,

possono presentare domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria per una durata massima di 26 settimane, previa stipula di accordi collettivi aziendali di riduzione dell’attività  dei dipendenti in forza alla data di entrata in vigore del decreto: 26 maggio 2021 al 31 dicembre 2021. 

Questi accordi devono però essere ben definiti. Lo stesso decreto ne prevede i requisiti.

La riduzione media oraria non può essere superiore all’80 per cento dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Per ciascuno, la percentuale non può superare il  90 per cento nel periodo per il quale l’accordo  è stipulato. 

Il trattamento speciale di integrazione salariale, è fissato al  70 per cento della retribuzione globale che sarebbe loro spettata per le ore di lavoro non prestate, senza l’applicazione dei limiti di importo  previsti ddalla normativa vigente  la relativa contribuzione figurativa.

Il datore di lavoro non deve pagare alcune contributo addizionale.

Cassa integrazione Covid in deroga: come calcolare il trattamento

Il trattamento retributivo da corrispondere ai lavoratori messi in cassa integrazione a causa Covid deve basarsi sulla retribuzione al netto di eventuali aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali nel periodo di sei mesi antecedenti l'accordo. In presenza invece di aumenti aziendali, lo stesso  trattamento di integrazione salariale è ridotto di pari importo. 

Il fulcro per l'erogazione della cassa integrazione in proroga per Covid sta negli accordi collettivi che devono specificare anche  le modalità attraverso le quali l'impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, può modificare l'orario in aumento. Qualora, per esigenze produttive, si dovesse richiedere un numero maggiore di ore di lavoro, il trattamento integrativo dovrà essere ridotto di conseguenza. 

I trattamenti sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 557,8 milioni di euro per l'anno 2021. L'INPS monitorerà le domande respingendo quelle che dovessero comportare il superamento della soglia preventivata.

Il testo prevede la proroga per 28 settimane, quindi fino al 31 dicembre 2021, anche per gli assegni ordinari di integrazione salariale, sia per quelli dei Fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’INPS sia per quelli dei Fondi di solidarietà bilaterali cosiddetti alternativi.

Inps blocca le domande di CIG-Covide: esaurite le risorse

L'Inps ha bloccato le autorizzazioni sulla cassa integrazione Covid 19. In realtà è un blocco generale su tutti gli ammortizzatori sociali Covid-19. Il motivo risiede nel superamento del “plafond” a disposizione. L'Inps si è vista arrivare una valanga di richieste di cassa integrazione Covid in vista del fatto che essa scade il 30 giugno in forma gratuita. Dunque fino a fine giugno le aziende possono fare domanda, ma ciò non significa che poi effettivamente la utilizzino. Tuttavia, a fronte delle ore totali richieste, l'Inps calcolando l'esborso che potenzialmente dovrebbe sostenere, ha deciso di non autorizzare le domande, perchè il montante corrispondente alle ore richieste supera del 120% le risorse stanziate. Questo è un indicatore che mostra come le imprese italiane abbiano ancora incertezza sulla ripresa economica nel prossimo futuro. 

Certamente non è una buona notizia sia per le imprese che soprattutto per i lavoratori. Così il governo è corso ai ripari. Duante il consiglio dei ministri chiamato ad approvare il decreto legge sull’assegno unico, si è anche discusso di questa situazione, così come spiega l’ufficio stampa del ministero del Lavoro

è stata accolta la proposta del ministro Andrea Orlando previa una puntuale definizione da parte del ministero dell’Economia.

Al momento non c'è traccia della bozza di questa norma che permetterebbe all'Inps di poter sbloccare le autorizzazioni in caso di richieste CIG superiori al 100% delle risorse stanziate, considerato che poi la Cig effettivamente utilizzata è più bassa.

CIG bloccata: il rebus tra richieste ed ore effettive

L'Inps ha dovuto bloccare le richieste di ammortizzatori sociali Covid-19 perchè le risorse stanziate non sarebbero sufficienti a soddisfare il 100% delle ore di CIG richieste. Ma il nodo sta proprio qui. L'Inps autorizza le ore richieste senza sapere se poi quella richiesta si trasformerà in effettivo uso. Così l'idea è di passare ad un calcolo su quanto realmente utilizzato, ovvero allo stanziamento per il 2021, pari a oltre 7,2 miliardi. Il “tiraggio”, ovvero l’effettivo utilizzo, della cig richiesta nel 2020 è stato poco sopra il 40%, e nel 2021 si è arrivati quasi alla metà. Dunque l’utilizzo effettivo è di gran lunga inferiore rispetto alle ore di cig richieste dalle imprese e autorizzate dall’Inps.

Applicando questo criterio, lo sblocco delle richieste dovrebbe arrivare a breve. Nel frattempo sono state bloccate anche le domande presentate per utilizzare la cig ordinaria e in deroga, sempre con la causale emergenza Covid-19, presentate dalle imprese del commercio, della manifattura, delle costruzioni

Con il ricorso ad una norma specifica - spiega il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon - vogliamo dare una soluzione strutturale al problema, facendo riferimento ad un indicatore più preciso, le ore realmente fruite di Cig e non le autorizzate. Non c’è alcun problema di copertura». Anche Tridico conferma: «Non c’è un problema di finanziamento della cassa integrazione, ma di limiti contabili che insieme alla Ragioneria generale dello Stato stiamo superando.

Cassa integrazione: diverse le testimonianze

Non c'è solo il blocco delle nuove richieste, ma purtroppo si registrano anche ritardi nelle erogazioni di quanto ancora dovuto. Accade per un dipendente di un negozio di Firenze, che protesta per il ritardo nell’erogazione della cassa integrazione.

Mancano i mesi di marzo, aprile, maggio, spiega a Mattino Cinque, mostrando busta paga e documenti che attestano la sua situazione.  Senza i 400 euro di cassa integrazione, prendo 500 euro al mese, ne pago 450 di affitto. Bisogna rivedere le norme. A me hanno rifiutato anche il reddito di emergenza.

Anche nella provincia Monza-Brianza le cose non vanno meglio. Dopo una diminuzione continua da ottobre 2020 fino a febbraio 2021, a marzo il ricorso al riposo forzato è tornato ingentemente a crescere, passando da 218mila ore autorizzate a febbraio a 4,9 ,milioni autorizzati a marzo. In termini di unità di lavoro equivalenti, queste ammontano a poco più di 40mila unità, tuttavia, l’87% di queste è associato al mese di marzo 2021.