L’autocertificazione per spostarsi tra le Regioni cambia veste e si trasforma in un green pass: queste, stando alle ultime notizie, sono i dettami contenuti nel decreto riaperture (decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, all’articolo 10) annunciato dal premier in conferenza stampa, firmato dallo stesso Mario Draghi previa consultazione del Parlamento e delle Regioni, ed entrato in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

All’interno del decreto, oltre al certificato verde per spostarsi tra Regioni e per partecipare ad eventi sportivi o manifestazioni al chiuso, è contenuto anche il calendario delle riaperture dell’Italia a partire dal 26 aprile. Da tale data, appunto tornano le zone gialle per lo meno nelle Regioni in cui i contagi permettono un graduale allentamento delle restrizioni.

Potremmo dire addio all’autocertificazione dal 26 aprile? Probabilmente no, ma avremmo a disposizione anche il green pass: cos’è, come funziona, come si richiede e chi lo può ottenere. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle nuove regole per spostarsi tra Regioni dopo il 26 aprile 2021.

Autocertificazione, come cambiano gli spostamenti dal 26 aprile

Si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Dal 26 aprile tornano le zone gialle e moltissime Regioni italiane (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Marche Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Umbria, Veneto) possono procedere con le riaperture previste dal calendario annunciato da Mario Draghi nella conferenza stampa dello scorso 16 aprile.

I primi a riaprire saranno i bar e i ristoranti, che potranno effettuare il servizio sia a pranzo sia a cena, per un massimo di 4 persone per tavolo (salvo i conviventi), ma solo all’aperto. Un allentamento importante alle restrizioni, però, riguarda gli spostamenti.

Dal 26 aprile si torna a spostarsi liberamente anche fra Regioni inserite in zona gialla e bianca senza autocertificazione, mentre per passare in una Regione arancione o rossa occorre presentare il green pass (o certificato verde). Ma sulla data di introduzione di quest’ultimo non è stato fatto alcun riferimento. 

Spostamenti tra Regioni: quando serve l’autocertificazione?

La nuova autocertificazione si chiama green pass ed è stata annunciata in conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Per gli spostamenti da una Regione all’altra, quindi, dal 26 aprile cambiano le regole.

Per spostarsi tra Regioni entrambe inserite in zona gialla non occorre presentare né l’autocertificazione, né il green pass. Per spostarsi da una Regione gialla a un’altra inserita in una diversa colorazione (o viceversa), invece, occorrerà munirsi di certificazione verde – come indicato dall’articolo 10 del decreto riaperture –, per lo meno per i viaggi di piacere. 

Per quanto riguarda gli spostamenti motivati da lavoro, salute o necessità, in un primo momento basterà presentare il modulo di autocertificazione che già conosciamo. I pendolari, allo stesso modo, non avranno l’obbligo di presentazione del certificato verde.

Autocertificazione o green pass? La novità

Il green pass si potrà richiedere in qualsiasi momento, qualora sia necessario per spostarsi tra una Regione di colore diverso dal bianco o giallo o per partecipare a eventi o manifestazioni in cui è prevista la presentazione del certificato. Per ottenere il green pass, però, occorre rispettare determinate condizioni.

Il certificato verde viene rilasciato a coloro che:

  • hanno ricevuto la somministrazione di entrambe le dosi del vaccino contro il Covid-19 o sono stati vaccinati con il siero monodose di Johnson & Johnson da non oltre 6 mesi;
  • hanno passato il Covid-19 e sono guariti da non oltre 6 mesi;
  • hanno effettuato un tampone antigenico o rapido nelle ultime 48 ore e sono risultati negativi.

Sulla base del metodo attraverso il quale su ottiene il certificato verde, la durata è variabile. Inoltre, il decreto riaperture ha stabilito che coloro che ottengono il green pass da un altro Stato membro dell’Unione europea possono utilizzarlo anche in Italia. In altre parole, la validità del pass verde degli stati membri dell’Unione si estende anche all’Italia.

Green pass, quanto dura?

Il certificato verde (o green pass) che si sostituisce all’autocertificazione per gli spostamenti tra le Regioni arancioni e rosse, ha una durata variabile al variare delle modalità con le quali viene richiesto e ottenuto.

In particolare, il green pass ha una validità di 6 mesi per coloro che lo richiedono:

  • dopo aver effettuato la vaccinazione con entrambe le dosi o con il siero monodose contro il Covid-19 e hanno ottenuto il certificato vaccinale (secondo le modalità previste dalle singole Regioni italiane o dagli Stati europei);
  • dopo aver passato il Covid-19 ed essere guariti, previa presentazione di un certificato medico compilato e firmato dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero oppure dal proprio medico di Medicina Generale nel caso di paziente asintomatico o non ricoverato.

Per coloro che richiedono e ottengono il green pass dopo aver eseguito un tampone antigenico o molecolare risultato negativo, la durata della certificazione si limita a sole 48 ore, nel caso in cui la vaccinazione venga eseguita presso:

  • strutture sanitarie pubbliche;
  • strutture sanitarie private autorizzate e accreditate;
  • farmacie abilitate.

Green pass: come si richiede?

Il certificato può essere rilasciato da enti di diverso tipo a seconda delle modalità di richiesta: può presentarsi su un modello cartaceo oppure in versione digitale

Di seguito gli esempi possibili:

  • nel caso di pazienti guariti dal Covid-19, è possibile richiedere la certificazione presso le strutture dove si è stati ricoverati;
  • nel caso di guarigione in casa, invece, la richiesta va inoltrata ai medici di Medicina Generale o ai pediatri;
  • infine, nel caso di avvenuta vaccinazione, la richiesta è da effettuarsi presso le strutture sanitarie che hanno eseguito la vaccinazione contro il Covid-19.

Green pass o certificato verde: come funziona 

Il decreto riaperture – che fissa le regole in vigore dal 26 aprile al 31 luglio 2021, suscettibile però di alcune modifiche in corso d’opera – ha introdotto, all’articolo 10, la novità del green pass per spostarsi tra Regioni di colore diverso dal giallo o dal bianco. 

Il provvedimento stabilisce che “dal 26 aprile chi è munito di certificazione verde potrà spostarsi da una Regione all’altra anche se si tratta di zone rosse o arancioni”.

Per conoscere il funzionamento del green pass, però, dovremo attendere ulteriori istruzioni operative nell’apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in collaborazione con i Ministeri della Salute, dell’Innovazione tecnologica, dell’Economia e delle Finanze, dopo il parere ottenuto dal Garante per la protezione dei dati personali.

Green pass, privacy a rischio?

Proprio il Garante per la protezione dei dati personali ha sollevato alcuni dubbi sul green pass legati alla tutela della privacy del cittadino. La strada per l’entrata in vigore della certificazione verde, dunque, è tutta in salita: da un lato, queste criticità potrebbero inficiarne l’entrata in vigore; dall’altro lato, invece, il certificato precludere ad alcuni soggetti la possibilità di spostarsi tra Regioni, creando una sorta di disparità tra vaccinati, guariti e altre categorie sociali.

Il decreto riaperture, secondo il Garante, non rispetta le normative fissate dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali e non definisce con precisione il trattamento dei dati personali forniti dal singolo cittadino per richiedere e ottenere il green pass stesso, lasciando spazio a imprevedibili utilizzi futuri.

Il sistema proposto, inoltre, rischia di contenere dati incompleti o inesatti e dunque di concedere libertà sugli spostamenti ai cittadini provocando gravi effetti sulla popolazione.

Una questione a parte, infine, è quella che riguarda la durata del certificato: in alcuni pazienti, infatti, il decremento degli anticorpi potrebbe essere più rapido di 6 mesi e ciò solleverebbe diversi dubbi sulla libertà di spostamento per i guariti dal Covid-19. Se ciò non bastasse, molte categorie di persone che sono state vaccinate sin da gennaio (per esempio i medici) potrebbero restare esclusi dal certificato in tempi troppo rapidi.

Certificato verde per l’estate: l’ipotesi della card digitale

In attesa del vero e proprio green pass in arrivo entro l’estate, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha anticipato che si potrebbe utilizzare una sorta di card digitale sfruttando una delle seguenti opzioni:

  • certificato della Asl o autocertificazione che attesti i requisiti richiesti (ovvero l’effettuazione del vaccino contro il Covid, lo svolgimento di un tampone antigenico o rapido o l’aver passato il Covid e l’essere guarito);
  • tesserino sanitario, sul quale verrebbero caricati i dati richiesti;
  • tessera digitale.

Come nel caso del green pass europeo, inoltre, è molto probabile che venga sfruttata la versione digitale che utilizza un QR Code sul quale vengono inserite tutte le informazioni necessarie. Potrebbe essere sfruttata, secondo le ultime ipotesi, anche l’applicazione IO, già utile per ottenere e partecipare al cashback di Stato.

Autocertificazione o green pass falso: cosa si rischia?

Riprodurre il green pass, ovvero una certificazione cartacea o digitale potrebbe essere piuttosto semplice. Tuttavia, le persone che presenteranno una certificazione falsa potrebbero incorrere in pesanti sanzioni penali che si applicano nei casi di dichiarazione del falso a pubblico ufficiale o del privato che produce documenti contraffatti o alterati.

Le pene previste dal codice penale nei suddetti casi sono aumentate di un terzo e conducono alla reclusione in carcere da un minimo di 6 mesi fino a un massimo di 6 anni. 

In aggiunta a ciò, è prevista anche l’applicazione di una sanzione amministrativa qualora il pass verde per spostarsi tra Regioni risulti contraffatto o alterato e venga utilizzato per svolgere attività o spostamenti non concessi dal decreto in vigore. In questo caso, la multa va da un minimo di 400 euro fino a un massimo di 3 mila euro.