Chris Johns sull'Irish Times è sgomento per tutto il supporto che vede nei confronti della Brexit. È seccato dal fatto che molti a favore stiano andando contro i propri interessi economici, almeno secondo la sua opinione.

Johns osserva, ad esempio, che la Brexit potrebbe avere un impatto significativo sulla produzione britannica e potrebbe essere problematica per la crescita del reddito e le entrate fiscali. Rassegnato alla Brexit come dato di fatto, però, suggerisce di provare a rendere la transizione il più indolore possibile, ma insiste: "La Gran Bretagna ne uscirà più povera o molto più povera". Ma è troppo tardi per evitare i danni: "Abbiamo cercato di avvisare la gente dei pericoli della Brexit, ma è andata avanti e l'ha supportata comunque. Quindi adesso starà peggio."

A Johns manca una bella porzione di tematiche economiche avanzate dai sostenitori della Brexit.

Al momento anche i dati economici suggeriscono che gli inglesi stiano meglio oggi, ma il gioco della Brexit per molti è sempre stato uno in cui i sostenitori ritengono che l'indipendenza politica porterà guadagni economici nel lungo termine, anche se ci saranno problemi nel breve termine. Ciò non prova che i sostenitori stiano agendo contro i propri interessi economici, o che non capiscano le realtà economiche. Mostra semplicemente che le loro previsioni sul futuro sono diverse da quelle di Johns.

Ma l'incomprensione di quest'ultimo va ben oltre. Il motivo principale per cui presume che le persone staranno peggio è la sua mancata comprensione del processo di calcolo di costi e benefici. Una volta che andiamo oltre le nozioni di "homo economicus", ci rendiamo conto che i benefici della Brexit possono essere molteplici e non possono essere tracciati da alcun ufficio statale e non compaiono in alcun dato statistico. Ad economisti ed esperti che limitano i loro calcoli a statistiche misurabili, manca un grosso pezzo di come gli esseri umani misurano e valorizzano il mondo che li circonda.