Colf e badanti: come cambiano i rapporti di lavoro e le necessità durante il coronavirus? Come dobbiamo comportarci con la nostra colf in questi giorni in cui siamo sempre a casa? Possiamo licenziare la badante, in un momento in cui il suo costo è diventato non sostenibile? 

Sono tutte domande ed intrecci che si complicano in questo periodo di tranguillità lavorativa. Stando a casa, togliere la polvere, accudire l'anziano genitore, può portare a ripensare ai rapporti lavorativi e alle priorità. Ma cosa possiamo fare e come ci dobbiamo comportare?



Col e badanti: tutto si ferma ma il lavoro no

Per le colf e badanti il lavoro non si ferma e sembra non avere tregua. Fortunatamente, si potrebbe dire. L'emergenza coronavirus ha portato il Governo ad inserire l'intero settore tra quelli che sono ufficialmente autorizzati ad operare: quindi possono muoversi per andare al lavoro. E proprio per far fronte alle esigenze burocratiche, cioé dare alla colf e alla badante una giustificazione legale per muoversi, molte famiglie stanno provvedendo ad assumere regolarmente i propri collaboratori domestici. In estrema sintesi, si è registrato un numero significativo di nuove assunzioni. Che, ad essere sinceri, erano rapporti di lavoro che esistevano già da prima.

Colf e badanti: nessuno stop per il coronavirus

Non solo le convivenze: chi è impiegato nel settore domestico potrà normalmente continuare a svolgere la propria attività, ad ore o a tempo pieno, come colf, badante o baby sitter. Nessuna restrizione è, infatti, prevista per il comparto nell’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il settore domestico - spiega Andrea Zini il vice presidente di Assindatcolf, l'Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico - è nella lista delle attività non soggette allo stop. La definizione tecnica della categoria Ateco n. 97 identifica, infatti, tutti i datori di lavoro domestico, sia le famiglie che impiegano colf, badanti e baby sitter, che le comunità familiarmente strutturate, ovvero quelle realtà organizzate in convivenza ma senza vincoli di sangue come le comunità religiose, laiche o militari. Tuttavia, in considerazione dell’emergenza che stiamo vivendo, vorremmo fare un appello al buonsenso delle persone: sarebbe opportuno sospendere le attività non strettamente necessarie, ovvero quelle che non siano legate all’assistenza di persone non autosufficienti a cui, per ovvie ragioni, deve essere garantita una continuità.

Colf e badanti: come usare gli ammortizzatori

Ok, va tutto bene. La mia colf, o la mia badante, può venire regolarmente a lavorare. Ma io vorrei farne a meno: sono tutto il giorno a casa, e vorrei sospendere temporaneamente la pretazione lavorativa. Quale via posso intraprendere?

Le scelte da effettuare, grosso modo sono due: l’assenza non retribuita o l’utilizzo di periodi di ferie, qualora disponibili. Nel primo caso potrebbe essere preso in considerazione un anticipo del trattamento di fine rapporto come forma di compensazione monetaria per il mancato stipendio. Comunque non ci sono vincoli di legge: questo particolare settore non rientra nella moratoria dei licenziamenti contenuta mel decreto Cura Italia.

Dobbiamo ricordare, comunque, che i lavoratori domestici non sono destinatari di Cassa integrazione in deroga e dunque al momento possono fare affidamento solo sul reddito di ultima istanza: un fondo da 300 milioni le cui modalità di utilizzo sono ancora da chiarire, che dovrà essere comunque diviso con altre categorie a partire da quella dei professionisti. Per chi invece lavora dovrebbe scattare il premio mensile da 100 euro destinato alla generalità dei dipendenti che continuano a prestare servizio in sede. I datori di lavoro possono invece sfruttare il rinvio dal 10 aprile al 10 giugno del termine per il versamento trimestrale dei contributi.

Bonus da 100 euro per Colf e badanti

Ricordiamo che il decreto Salva Italia ha introdotto alcune agevolazioni per i lavoratori domestici. Tra questi ci sono: Voucher da 600 euro per il pagamento della baby sitter, congedi parentali, slittamento dei contributi previdenziali dal 10 aprile al 10 giugno.

Tra le misure approvate dall’Esecutivo - spiega Andrea Zini – anche un’altra importante novità che riguarda il settore: se il domestico è chiamato ad osservare un periodo di quarantena o di isolamento fiduciario certificato, questo sarà equiparato alla malattia e a pagare, però, non sarà la famiglia come avviene in condizioni di normalità, ma lo Stato. Se, invece, il domestico fosse contagiato nell’esercizio delle sue attività l’evento sarà trattato come infortunio, con tutte le tutele previste dall’Inail. Quello che ancora manca è un meccanismo strutturale, quale la totale deduzione del costo del lavoro, che sostenga il reddito delle famiglie e aiuti i lavoratori che, auspichiamo, potrà finalmente essere parte delle misure che il Governo metterà in campo per il rilancio dell’economia.