Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sull'impatto dei tassi d'interesse negativi e delle obbligazioni a rendimento negativo, ho pensato che fosse un'occasione per esaminare l'argomento da una prospettiva più ampia. Sono stati scritti molti articoli che fanno ipotesi sulle possibili implicazioni e si concentrano sul loro impatto a breve termine, ma non è molto frequente che un'analisi guardi un po' più in là nel futuro, cercando di collegare il denaro e il suo effetto sulla società stessa.

Cui Bono?

Cominciamo con una domanda che sta alla base di questo problema: chi beneficia di un prestito che deve rimborsare meno dell'importo preso in prestito? Ovviamente il mutuatario e non il creditore, che nel nostro caso è lo stato e quelli strettamente collegati ad esso. I tassi negativi e le obbligazioni a rendimento negativo favoriscono per definizione i debitori e puniscono i risparmiatori. Inoltre queste politiche sono un affronto ai principi economici di base e anche al buon senso. Contraddicono tutte le idee logiche su come funziona il denaro e non hanno basi né precedenti in alcun sistema economico organico. Quindi, oltre all'imposta nascosta rappresentata dall'inflazione, abbiamo anche un altro meccanismo che ridistribuisce la ricchezza dal cittadino medio a quelli in cima alla piramide.

Il concetto stesso di autorità centrale in grado di piegare e distorcere le regole, anche quando il risultato è illogico, ha implicazioni che vanno ben oltre le attività economiche quotidiane. Alla fine si divide la società in due classi, quelli che traggono profitto da questa riscrittura arbitraria e unilaterale delle regole e quelli che sono costretti a pagarne il prezzo, anche se non hanno mai avuto voce in capitolo.