L'Italia è grande abbastanza da destare preoccupazioni (è l'ottava economia più grande del pianeta), ma poiché priva d'eventi di rilievo, la maggior parte delle persone non sta prestando attenzione a quello che sta succedendo in questo paese. Noi riteniamo che l'Italia, nel corso dei prossimi 12 o 24 mesi, finirà sul radar di tutti in quanto ha il potenziale per far deragliare il progetto europeo.

Grecia, Portogallo e Irlanda erano test di prova di quello che accadrà. La Spagna rappresentava una sfida ardua, ciononostante è stata riportata in carreggiata a stento. L'Italia farà colare a picco l'intera struttura europea se continuerà a seguire la sua traiettoria attuale, e non c'è nulla che faccia presagire un cambiamento di direzione.

Il problema principale dell'Italia è il suo livello di PIL nominale stagnante, una sorta di "giapponesizzazione" della sua economia. Di solito le persone pensano alla deflazione quando sentono parlare del Giappone, il che non è un'associazione del tutto corretta. È vero che il PIL nominale è rimasto piatto dopo la crisi degli anni '90, la quale ha fatto diminuire i redditi. Tuttavia, se davvero fosse stato un periodo di deflazione, anche le spese sarebbero dovute scendere poiché i prezzi dei servizi sarebbero scesi in concomitanza. Ciò non è avvenuto ed è più corretto dire che il Giappone è stato intrappolato in una deflazione del PIL nominale e delle entrate, da qui la presunta necessità dell'Abenomics, o in parole povere, la creazione di uno tsunami di valuta per aumentare il PIL nominale e le entrate e quindi ridurre la necessità d'emettere obbligazioni. Come mostra il primo grafico, finora è stato un modesto successo. Si prega di notare che l'Abenomics non ha nulla a che fare con la creazione di prosperità reale (nessuno può essere così ignorante), ma si prefigge di tenere sotto controllo il problema del debito aumentando la tassa dell'inflazione.