Quali sono i movimenti sul conto corrente che richiamano l’attenzione del Fisco? Indubbiamente, prelievi, versamenti e bonifici sono i 3 movimenti per eccellenza che vengono scandagliati dal Fisco. Eppure, a volte non ci vuole molto per scansare il fosso del Fisco. D’altra parte, l’Amministrazione finanziaria persegue con forza le grandi somme di denaro e questa non è una novità, né una notizia appena sfornata.

Le azioni del Fisco sono facilmente percettibili controlla, esamina, persegue le transazioni di trasferimento di denaro per e fuori Italia, con un occhio più vigile per quelle estere. Ma, se un trasferimento di denaro molto ingente può sfuggire, sappi che è (forse) più facile intercettare le piccole somme di denaro, quelle per capirci che potrebbero riservarci solo fastidi. Basta pochissimo per finire nella trappola del Fisco e uscirne solo con una sanzione che lasca esterrefatti.

Perché prelievi, versamenti o bonifico sono controllati dal Fisco? È lì che potrebbe insinuarsi l’evasore fiscale. E, spesso, si finisce nel dover giustificare una transazione eseguita in buona fede, perché si ignorano le regole della tracciabilità del denaro.

Nessuno considera più di tanto la possibilità che possa scattare l’accertamento fiscale, nessuno vede arrivare un fulmine a ciel sereno. Per il Fisco oggi più che mai, non è difficile acchiappare i movimenti sospetti riferiti a prelievi, versamenti e bonifici che passano dal nostro conto corrente. Se fosse diversamente verrebbe a cadere tutto il castello che porta alla lotta in trincea contro la circolazione del denaro in nero.

Se guadagno l’ho dichiaro o me lo tengo stretto nelle tasche?

All’Agenzia delle Entrate, poco serve sapere se e quanto guadagni, semplicemente lo sa già. Come? Non perché ti sta appiccicato dietro spiando tutte le tue mosse, ma avvalendosi di sistemi informatici sempre più complessi che interfacciandosi tra loro consentono di ottenere un’enorme mole di dati riferiti a ogni contribuente. Dal tuo codice fiscale riesce a supervisionare ogni tua transazione non solo bancaria. In tutto questo, il Registro dei Rapporti Tributari fa da carro trainante o, meglio il mezzo a cui il Fisco attinge le informazioni.

In ogni modo, questo non deve impaurirti più del dovuto, né tantomeno gettarti nel panico. Molti lettori ci chiedono come e se è possibile individuare la categoria dei soggetti maggiormente a rischio di controlli fiscali rispetto ad altre. Una domanda pertinente, ma dalla risposta da un milione di dollari. Perché, non esiste una categoria di contribuenti su cui il Fisco si scaglia più volentieri.

O, quantomeno sarebbe strano pensare il contrario, in funzione di quella garanzia sui conti pubblici che non troverebbe realizzazione con un trattamento non equo. Tuttavia, i controlli del Fisco sulle attività di lavoro non seguono lo stesso numero di controlli, alcune sono più bersagliate di altre.

Intanto, i conti correnti rientrano a pieno titolo nel mirino del Fisco, senza necessariamente figurare come parte rilevante la categoria a cui appartiene l’intestatario del conto stesso. Sotto questo aspetto, occorre capire che il Fisco si allerta nel momento in cui ravvisa un movimento sospetto sul conto corrente e lì che parte con la presunzione che si tratta di un movimento illecito di denaro, ovviamente fino a prova contraria.

Ecco, perché i controlli fiscali vengono lanciati dal Fisco senza la presenza di un preavviso. Ciò non esclude che in molti non tengono conto delle possibili conseguenze e sfidando la sorte eseguono ogni transazione che ritengono utile sul proprio conto corrente, pur sapendo che i movimenti sono visibili e tracciabili dal Fisco.

Metto tutto i soldi nel conto corrente di mia moglie, così mi salvo?

Non so voi, ma ho immaginato la signora svignarsela con il malloppo. Battute a parte. La questione è più seria di quel che possiamo solo immaginare. Il trasferimento del denaro nel conto corrente di un famigliare, coniuge o amico non salva dai controlli fiscali, anzi li attira come calamite. In questo caso, infatti, parliamo d'intestazioni fittizie perseguibili per legge.

La giurisprudenza in più occasioni ha rimarcato la semplicità nell’individuare gli evasori fiscali. Ecco, perché, spesso sentiamo fatti di cronaca, in cui emergono accertamenti fiscali in seguito a controlli incrociati. Per cui, l’Amministrazione Finanziaria ha provveduto a sanzionare con multe dall’importo estremo i conti correnti di: parenti, genitori, moglie, figli e così via. D’altra parte, per il Fisco perseguire l’intestazione fittizia o il falso nome del conto corrente rientra fra i bersagli imputabili per contrastare l’evasione fiscale.

Sotto questo aspetto, balzano agli occhi i controlli incrociati del Fisco diretti nell’ispezione sui patrimoni di un contribuente, ma anche allargando il giro alla cerchia dei familiari e non solo. L’intestazione a soggetti diversi dal contribuente di beni mobili o immobili, le transazioni di trasferimento di denaro in nero, non sono pratiche sconosciute al Fisco, anche perché sono azioni molto diffuse.

I controlli eseguiti dall’Amministrazione Finanziaria sul conto corrente del Fisco sono più che legittimi. In questa fase, il Fisco non esegue alcun atto illegittimo, sta eseguendo dei controlli al fine di frenare l’evasione fiscale.

Come anticipato innanzi, l’intestazione fittizia è (quasi) una prassi comune per sviare i controlli del Fisco, spesso utilizzata per omettere il pagamento delle imposte riconducibili a IVA, IRES, IRPEF e così via.

Si consiglia la visione del video YouTube di Eugenio Vicari - Consulente Finanziario, che spiega perchè bisogna fare attenzione ai movimenti bancari. 

Il Fisco può avviare un accertamento fiscale sul conto corrente di mia moglie?

In linea generale, diversi sono gli elementi da considerare come campanello di allarme che possono allertare la presenza del Fisco sul conto corrente del coniuge o parenti. In altre parole, quando l’Amministrazione Finanziaria presume di trovarsi dinanzi a un movimento di somme di denaro non dichiarati o quando il tenore di vita supera il reddito dichiarato parte con l’accertamento fiscale, con la presunzione di aver intercettato un canale di denaro in nero, fino a prova contraria.

Ecco, perché esegue dei controlli incrociati sui conti correnti del coniuge, parenti o amici. A rafforzare questo concetto la Cassazione attraverso l’emanazione della sentenza n. 18109 del 2021, spiegando che il Fisco può attivare i controlli fiscali sulla presunzione di redditi non dichiarati e, quindi, di sottoporre a ispezione anche il conto corrente del coniuge o familiare.

Se trasferisco dei soldi a mezzo bonifico evito i controlli fiscali?

Spesso si tende a generalizzare anche le regole più elementari, come quella dei controlli del Fisco sul conto corrente. Sfugge che l’Amministrazione Finanziaria può contestare ogni movimento di denaro che transita dal conto corrente senza necessariamente tener conto della natura dell’operazione, ossia se si tratta di un versamento o bonifico.

Sotto questo aspetto, il Fisco può intervenire in qualsiasi momento in cui intravede dei redditi non dichiarati, in questi casi il contribuente deve dimostrare con prova certa il contrario di quanto presume l’Amministrazione finanziaria.

Nell’ipotesi in cui il contribuente non riesce a dimostrare con prova certa e documentale la provenienza della transazione eseguita sul conto corrente, il denaro viene tassato dal Fisco come reddito prodotto da incassi in nero e non dichiarati.

Intanto, i bonifici sono considerati tra i mezzi di pagamento tracciabili, a cui va indicata una causale che indica il motivo della transazione relativa alla somma di denaro.

Tuttavia, in presenza di un bonifico accreditato inavvertitamente la situazione potrebbe precipitare senza saperlo. Infatti, in questi casi il contribuente deve fare una scelta, tra cui:

  • può dichiarare l’importo del bonifico nella dichiarazione dei redditi, al fine di far sapere al Fisco la parte di denaro inavvertitamente accreditata;
  • può provare la natura delle somme di denaro accreditate, ossia che si tratta di denaro non tassabile, ritenute alla fonte disciplinato dall’articolo 23 del D.P.R. numero 6’’ del 1973.

In mancanza di quest’ultima regola, il Fisco sanziona le somme di denaro anche se provengono da redditi da lavoro. In questo caso, il contribuente non è riuscito a dimostrare con prova certa la provenienza del denaro.

Nel merito, l’onere della prova deve essere fornito dal contribuente, non viene ritenuta ammissibile la testimonianza, ma occorre presentare un documento idoneo con data certa, nella quale si evince il trasferimento di denaro, ad esempio un atto registrato direttamente all’ufficio delle imposte, la certificazione emessa da un pubblico ufficiale e così via.

Cosa posso non dichiarare al Fisco?

Esistono delle eccezioni che permettono di non dichiarate tutto all’ufficio delle imposte. Parliamo, ad esempio del denaro ricavato dalla vendita di beni usati, mobili vecchi, auto e così via, per cui non è necessario indicare l’importo nella dichiarazione dei redditi.

Come si legge dalla leggepertutti, la vendita di beni usati o meglio classificati di “seconda mano” non obbliga il contribuente alla produzione della dichiarazione. Tuttavia, se tale attività si trasforma a scopo di lucro la questione cambia e diventano redditi tassabili.

Non si ha l’obbligo di dichiarare le vincite alla lotteria o da gioco, perché sono già tassate alla fonte. Per le donazioni dirette a figli, coniugi o genitori si applica l’imposta del 4% sul un valore che non supera l’importo di un milione di euro, e quindi, esenti da dichiarazione. Mentre, per le donazioni tra sorelle e fratelli viene applicata l’imposta nella percentuale del 6% su un valore che non supera l’importo di 100 mila euro.

Stesso discorso seguono i risarcimenti per danni morali, i rimborsi di spese le trasferte, e così via per cui non vige l’obbligo della dichiarazione.

Infine, il Fisco può contestare qualsiasi movimento di denaro che transita sul conto corrente, quindi l’ufficio delle imposte parte presumendo di aver tracciato un reddito in nero. Il contribuente per scansare la multa salatissima, deve dimostrare con prova certa che il Fisco sta sbagliando.