Il 2021 non inizia bene per il conto corrente. Infatti dal 1 gennaio sono in vigore le nuove regole EBA sul cosidetto conto corrente in rosso. Ossia non sarà più così facile poter andare sotto zero, senza pagarne le conseguenze. Queste sono rappresentate dal diritto da parte della banca di respingere i pagamenti automatici che arrivano sul conto corrente come le utenze pagate tramite RID, le rate del mutuo ma anche le disposizioni di pagamento degli stipendi. E non solo. Se il "rosso" sarà prolungato, per oltre 90 giorni, la banca dovrà segnalarlo alla centrale dei rischi. Ma oltre alle nuove regole EBA per il conto in rosso, ci sono anche i blocchi del conto corrente nel caso di debiti non pagati per i quali viene emesso un decreto ingiuntivo o un pignoramento. Quindi dal 1 gennaio è doveroso avere sempre sul conto corrente disponibilità necessarie a far fronte ai vari pagamenti. Ma non sarà facile in un momento economico così critico.

Conto corrente: nuove regole europee sul "rosso"

Nuove regole dal 1 gennaio 2021 per i pagamenti degli addebiti automatici: se non ci sono disponibilità sufficienti a pagare, il conto non potrà più andare in rosso, e la banca respingerà i RID. Come meglio precisa Antonio Patuanelli, presidente dell'ABI:

Anzitutto riepiloghiamo la novità: dall'1 gennaio sono entrati in vigore i nuovi, più corti, limiti europei per la classificazione dei debiti come deteriorati con l'automatica classificazione in default di imprese e cittadini che abbiano ritardi di pagamenti superiori ad oltre 90 giorni rispetto alle scadenze concordate con le rispettive banche. Dunque, servirà maggiore attenzione. Da un lato nel rispetto delle scadenze concordate onde evitare di accumulare pagamenti arretrati; dall'altro bisognerà verificare meglio le entrate e le spese mensili e, altro fronte, controllare con attenzione il conto e le spese anche con carte di credito e bancomat.

In una nota di Unimpresa attraverso il suo centro studi, si spiega meglio cosa significherà questo per il cittadino.

Da gennaio chi ha il conto corrente scoperto corre il rischio di risultare immediatamente moroso nei confronti di vari soggetti, dalle finanziarie all’Inps, dai dipendenti alle aziende cosiddette utility (energia, gas, acqua, telefono). Non solo: le stesse nuove norme dell’Eba stabiliscono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente venga classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia classificata come non performing loan (i famosi «Npl»)e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi.

Conto corrente: come evitare che luce e gas siano staccati

Le nuove regole europee sullo stato di "salute" del conto corrente impongono alle banche di rifiutare un addebito diretto nel caso in cui il saldo presente sul conto corrente non sia sufficiente a pagare l'importo. Così imprese e famiglie si potranno vedere rigettati i pagamenti delle utenze come luce, acqua, gas, o i RID attivati per il pagamento delle imposte come la Tari, ma anche i pagamenti degli stipendi. In mancanza di disponibilità superiori ai pagamenti dovuti e tale per cui il conto non vada in rosso una volta effettuati gli addebiti, la banca blocca l’operazione e cancella il relativo Rid (disposizioni automatiche di pagamento). Le implicazioni sono deleterie sia per le famiglie che le imprese. Mentre prima una certa flessibilità era concessa ai titolari di conto corrente per poter gestire picchi di pagamento mediante l'istituto dello sconfinamento, ora devono prestare attenzione e monitorare in prossimità delle scadenze dei pagamenti se ci sono sufficienti fondi per poter eseguire le operazioni, pena la cancellazione degli stessi da parte della banca. Come ha sostenuto Antonio Patuanelli

Gli italiani hanno normalmente abitudini più flessibili rispetto a quelle del nord Europa: le banche dovranno accentuare le attività preventive per segnalare possibilmente in anticipo ai clienti quando si avvicineranno al default, per evitare che ciò avvenga. Si tratterà, quindi, di operazioni che implicheranno procedure tecnologiche e umane più attente e tempestive e la diligenza di clienti e banche.

Conto corrente: pignoramento in caso di mancati pagamenti

Il rifiuto da parte della banca di procedere al pagamento di un RID oppure di un addebito automatico, per effetto della nuova regolamentazione EBA, non solo significa essere inadempiente verso quel creditore, ma anche rischiare di andare incontro ad un pignoramento. Infatti può capitare che una cartella di tributi sia addebitata sul conto corrente oppure sia stato autorizzato un RID, per un pagamento rateale. Ad un certo punto la banca non paga più il RID perchè mancano i fondi necessari a non andare in rosso, in base alle nuove regole EBA. Ciò significa che l'ente pubblico che non riceve il pagamento potrebbe avviare il procedimento del pignoramento del conto corrente. Anzi è possibile che il conto corrente sia bloccato dalla notte alla mattina anche senza preavviso. Il creditore non ha l'obbligo di comunicare quale conto corrente pignorerà, ma ha comunque l'obbligo di notificare al debitore una serie di atti fino a quello che per mano del giudice porta al blocco del conto corrente.

I limiti del pignoramento sul conto corrente

Ci sono delle regole o limiti al pignoramento del conto corrente? Queste sono le stesse applicate indistintamente ad un conto di un pensionato e al conto correte di un avvocato? La risposta è che ci sono differenze, ed il conto corrente di un dipendente o di un pensionato è maggiormente tutelato dalla legge. Il conto corrente di un lavoratore dipendente o di un pensionato non può essere pignorato direttamente, sempre che il debito rimanga al di sotto di una certa soglia. Nel caso in cui sul conto corrente venga accreditato unicamente lo stipendio o la pensione, la legge prevede dei limiti alle somme da pignorare.

Quali somme possono essere pignorate? Nel caso in cui sul conto corrente sino presenti delle somme depositare prima della notifica del pignoramento, queste potranno essere sequestrate. O quanto meno quella parte che eccede la soglia impignorabile: questa equivale a tre volte l'assegno sociale, che per il 2020 è fissato in 460,28 euro al mese. Quindi (moltiplicando questa cifra per tre) arriviamo a 1.380,84 euro al mese. Sullo stipendio e sulla pensione, per tutte le cifre versate sul conto corrente dopo la data del pignoramento si applica il limite del quinto. Vuol dire che, se il conto è stato pignorato, stipendi e pensioni accreditate possono essere trattenute solo entro il limite del 20%. Il restante 80% deve essere lasciato disponibile per il sostentamento.

Il blocco del conto corrente: è possibile senza preavviso?

Una domanda che il titolare del conto corrente che si vede rifiutato dalla propria banca un pagamento per l'Agenzia di Riscossione, ad esempio, è se sia possibile che il creditore blocchi il conto. La domanda è si, ma è necessario che il creditore invii al debitore tutti gli atti che portano al blocco del conto corrente. Non è possibile bloccarlo senza alcuna comunicazione preventiva. Il pignoramento segue una procedura ben specifica in modo tale che il debitore possa essere messo nelle condizioni per poter ripagare il debito. Il creditore deve prima inviare la notifica di un provvedimento del giudice che ordina al debitore di pagare (il cosiddetto titolo esecutivo). Si tratta del decreto ingiuntivo notificato a mezzo ufficiale giudiziario o a mezzo posta con raccomandata nella consueta busta verde. Il mancato recapito perchè il debitore non era in casa o ha cambiato residenza non è opponibile. Infatti l'atto è depositato presso la Casa Comunale ed ha lo stesso valore di una notifica. 

In assenza di pagamento, segue il precetto che rappresenta l'ultima diffida per pagare il debito entro 10 giorni. In assenza di pagamento il creditore può procedere a pignorare il conto corrente. Ma cosa succede se il conto non ha disponibilità? Il pignoramento può essere fatto valere su altri beni di proprietà del debitore. 

Quindi è possibile bloccare il conto corrente senza preavviso ma prima il debitore riceverà un atto giudiziario ed un precetto. 

Conto Corrente: quando a bloccarlo è l'Agenzia di Riscossione

Anche l'Agenzia di Riscossione ha la possibilità di bloccare il conto corrente. In questo caso la cartella esattoriale funge già da notifica e non c'è necessità di precetto. Decorsi 60 giorni senza che sia stato pagato il debito o richiesta la rateizzazione, l'Agenzia può bloccare il conto corrente chiedendo alla banca di procedere in tal senso. Se però sul conto corrente è canalizzata la pensione, il blocco del conto deve essere autorizzato dal giudice. Il debitore ha tempo 60 giorni per poter chiedere la rateizzazione del debito e quindi ottenere lo sblocco del conto corrente. Ma nel caso in cui sul conto non ci sono fondi sufficienti, in base alla nuova direttiva EBA la banca può rifiutare il pagamento. Ed ecco che è come il cane che si morde la coda. 

La nuova direttiva EBA sarà sicuramente un pesante macigno per l'intera collettività.